venerdì 24 gennaio 2014

Pat Metheny inventa il jazz a tinte forti

Sul sito de Il Giornale è stato pubblicato un articolo, a firma Antonio Lodetti, con un intervista a Pat Metheny che parla del suo album di prossima uscita Kin.


Ecco un estratto dell'articolo:
(...) Ora la Unity Band si è trasformata nel Pat Metheny Unity Group (a Metheny, Potter, Antonio Sanchez e Ben Williams s'è aggiunto il polistrumentista Giulio Carmassi) che pubblica tra pochi giorni il nuovo album intitolato Kin, votato all'improvvisazione e allo sviluppo del rapporto col sax tenore e con i numerosi strumenti suonati da Carmassi. 
«Questa band pian piano è diventata una combinazione di musicisti in cui la somma è meglio delle singole parti - spiega Metheny -; al tempo stesso ero impaziente di scrivere qualcosa di più ricco, che andasse oltre i limiti imposti dalla classica formazione a quartetto, ma senza perdere l'energia e l'intensità della band. Così se il primo disco era un attento documentario in bianco e nero, Kin è un lavoro in Technicolor».
Così l'album è una raccolta di brani molto lunghi e complessi armonicamente, basata sul gioco di squadra e sull'improvvisazione, «che diventa elemento principale della narrazione musicale. Abbiamo trascorso un anno spettacolare con oltre 100 concerti e ci è rimasta la voglia di continuare, però ognuno di noi era impegnato con i suoi singoli progetti. Così abbiamo deciso di ritrovarci nel 2014 per espandere il nostro discorso musicale. Giulio Carmassi è l'uomo ideale per questa nuova avventura perché è un jolly e con il suo apporto ci permette di sperimentare nuovi suoni e colori». 
Cinque solisti che, in brani come On Day One, Sign of the Season, Rise Up ricca di influenze sudamericane, senza sacrificare il loro virtuosismo, si mettono al servizio l'uno dell'altro creando una musica moderna e spiazzante. Non è un caso che l'album s'intitoli Kin. 
«Kin significa famigliare, parente, quindi in senso lato famigliarità e continuità col passato; significa che siamo antenati di qualcuno ma abbiamo anche noi degli antenati. In senso strettamente musicale è la piattaforma per unire elettronica e orchestra», sintetizza Metheny. 
Il suo obiettivo è sempre quello: esplorare le alternative al suono tradizionale del jazz è il filo rosso che unisce tutti i suoi dischi. 
Ed in questo è molto rigoroso: «sono molto critico, butto l'80 per cento delle cose che scrivo. Pensate che lo spartito del primo pezzo, On Day One, è lungo 34 pagine. Ogni album è un capitolo di una lunga storia. La mia carriera da Bright Size Life a oggi è una sola lunga canzone. Ma è importante che ciascun disco abbia la sua personalità distintiva. Il lavoro con lo Unity Group è particolarmente originale, questo album nuovo è molto più avanti del precedente ed è la prova che insieme possiamo fare qualsiasi cosa». (...)
(leggi l'articolo integrale sul sito originario)

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