giovedì 23 gennaio 2014

Matana Roberts - Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile

E' stato recentemente pubblicato, per l'etichetta CST Records, il nuovo album dell'altosassofonista Matana Roberts, intitolato Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile, seguito dell'acclamato Coin Coin Chapter One: Gens De Couleur Libres del 2011


Guidata da una pratica estetica che ha soprannominato 'un patchwork di suoni panoramici' (in parte in omaggio al patrimonio artigianale della sua linea patrilineare), Coin Coin vede la Roberts rievocare un pò della più sfumata, riflessiva e sostanziale musica di liberazione americana del 21° secolo.
Coin Coin è stato anche un processo profondamente generoso e collaborativo per la Roberts, che ha sviluppato vari capitoli con una vasta gamma di musicisti provenienti da esperienze diverse nel corso di molti anni. 
L'acclamatissimo Capitolo One: Gens De Couleur Libres fu il culmine di due anni di visite regolari a Montréal e presentava quindici musicisti assemblati dalla scena jazz, sperimentale e avant-rock di quella città. 
Chapter Two: Mississippi Moonchile è stato invece sviluppato per un sestetto jazz più intimamente intrecciato di New York, ed è stato registrato con questo gruppo alla fine del 2012, dopo diversi anni di spettacoli locali e internazionali con questa line-up.
Mississippi Moonchile percorre il passo successivo nel complesso ed iconoclasta progetto della Roberts di memoria e di recupero, dove tropi storici e contemporanei musicali, frammenti parlati e racconti cantati e le cascate di note del sassofono contralto di Matana, sono supportati da musicisti dal talento prodigioso, come il pianista Shoko Nagai, il trombettista Jason Palmer, il bassista Thomson Kneeland, il batterista Tomas Fujiwara e la voce del tenore lirico Geremia Abiah.
Seppure delimitata da 18 titoli, l'album presenta un ininterrotto turbinio incantatorio di musica interamente composta, dove la struttura tematica e la libera improvvisazione viaggiano in una continua e fluida co-esistenza.
Mentre Chapter One era segnato da più parti definite, da una forte giustapposizione, ed una epica cacofonica, propria di una big band non convenzionale, Chapter Two si dispiega come un album coerente per tutta la sua lunghezza, incanalando il dramma e la catarsi di Gens de Couleur Libres in qualcosa di più misurato e circoscritto, giocando con le nozioni di dignità, rarefazione e moderazione. L'inclusione di un cantante lirico contribuisce in modo significativo al tono e alla tensione di Mississippi Moonchile, e serve da affascinante complemento alla voce della Roberts. 
I sei musicisti sono in un moto perpetuo di coalescenza e di divergenza, dove i temi melodici, gli occasionali passaggi in ostinato, e le voci letterali variamente distribuite ("Ci sono alcune cose che non posso raccontare ...") servono a mobilitare il tema prevalente delle singole narrazioni e delle espressioni personali. 
Le contorsioni di potere, orgoglio, vergogna, sofferenza, elogio, empatia, liberazione e trascendenza, sono materie prime per Matana nel senso più ampio e specifico; lei riesce a dare a questa materia prima un'altra forma bella e convincente in questo secondo capitolo della storia di Coin Coin.
(Fonte CST Records)

Dopo anni e anni di musica jazz pulita e edulcorata dalle esigenze degli audiofili o eccessivamente legata a delle strutture rigide e scolastiche, la proposta della Roberts è oltremodo scioccante: il ripristino delle matrici avviene senza compromessi, la radice culturale africana riemerge voluttuosa con inediti accostamenti sonori che hanno la forza mesmerica del canto ancestrale. 
La forza e l’energia che hanno reso unico e differente il pregevole capitolo uno "Coin Coin Chapter One: Les gens de couleur libres" sono ora forgiate da un ensemble ridotto a solo sei elementi, le voci che reggevano la struttura narrativa sono ora un magma evocativo che affida al tenore Jeremiah Abiah le tensioni, i toni e i colori di una rilettura viscerale che mette insieme frammenti di storia, vita comune e feste rituali.
Lo snodo stilistico resta il free-jazz che Matana Roberts modella sulle orme di grandi predecessori come Sun Ra, John Coltrane, Albert Ayler e gli Art Ensemble of Chicago, senza tralasciare gli elementi sviluppati dal dixieland e dal blues.
Quello che ancora una volta rende unico il processo creativo dell'artista è la rilettura degli elementi jazz attraverso l’interazione della musica modale con post-rock e musica tribale; inoltre la parola diventa puro strumento senza frammentare l’immagine sonora che l’artista definisce panoramic sound quilting e che l’ascoltatore percepisce come un nuovo archetipo di jazz strumentale.
L’uso più marcato di dialoghi e i contributi vocali di Jeremiah Abiah sono un altro elemento potenziale di disturbo, che invece fa vibrare spesso il suono più relaxed e meno impetuoso di questo secondo capitolo.
(estratto di una recensione di Gianfranco Marmoro pubblicata su Onda Rock)

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