sabato 4 gennaio 2014

Ellery Eskelin - Trio New York II

Trio New York è l'eccezionale ultima formazione del sassofonista Ellery Eskelin, che si avvale di due sidemem come l'organista Gary Versace e il batterista Gerald Cleaver, nata dalla volontà del leader di avvicinarsi ad uno strumento quale l’organo Hammond, emersa da un viaggio à rebours, diretto alle proprie radici musicali: sua madre, conosciuta come Bobby Lee, era organista a Baltimora negli anni ’60.  Recentemente questa formazione ha presentato il suo secondo album dal titolo Trio New York II.


Trio New York II nasce a seguito del primo, lungo tour intrapreso dal gruppo attraverso Europa, Canada e Stati Uniti e come il primo cd, di cui è naturale continuum, è costituito da pochi brani, perlopiù standard come We See (Thelonious Monk) o Just One of Those Things (Cole Porter), rivisitati con assoluta maestria, brio e raffinata eleganza. 
La scelta dei brani mi era chiara” afferma Eskelin “Ma ho impiegato mesi per elaborarli. È stato necessario interiorizzarli per potermi sentire libero alle prese con ognuno di essi”. 
Questo approccio non stupisce affatto visto che a parlare è uno degli artisti più rappresentativi della scena free newyorkese da trent’anni a questa parte. Era il 1994, infatti, quando Eskelin formava lo storico trio insieme ad Andrea Parkins e Jim Black dopo aver lasciato Baron Down (gruppo di Joey Baron costituito da sassofono, trombone e batteria), componendo oltre cinquanta composizioni, tutte pubblicate in differenti cd dall’etichetta svizzera Hat Hut.
Trio New York II non tradisce quindi la versatilità di pensiero del leader anzi, ciò che trasforma l’album in una seconda perla sonora è proprio l’intelligenza e l’originalità con cui viene manipolato il linguaggio della tradizione jazzistica per proiettarlo non nel presente bensì nel futuro. La competenza, si osi, chirurgica di Gary Versace all’organo e la sensibilità swing-and-free al tempo stesso della batteria di Gerald Cleaver sono elementi indispensabili, secondo Eskelin, a “far respirare” la musica e a donare la giusta flessibilità d’insieme. 

Ecco un estratto di una bella recensione pubblicata sul blog Scrivere di jazz:
.... E’ quindi una formazione quasi ideale quella del Trio New York che regala momenti intensi di piacere d’ascolto e  spunti di jazz d’alto livello attraverso le sei composizioni di questo cd. 
L’iniziale “The Midnight Sun” firmata da Lionel Hampton e Sonny Burke introduce all’ascolto al meglio, anche perché risulterà, poi, tra gli episodi più significativi dell’intero album. 
Eskelin e Versace esordiscono con un dialogo sinuoso e interattivo che si trascina piacevolmente per qualche minuto e che non cita per nulla il tema del brano che a sua volta compare solo dopo, quando viene esplicato con grande partecipazione e pervaso da umori struggenti che emozionano. 
Il trittico iniziale comprende poi una intrigante versione di “Just One Of Those Things” di Cole Porter, poco più di dodici minuti di fluido conversare dei tre musicisti, introdotto dall’esclusivo dialogo tra sax e batteria a cui si affianca successivamente l’organo Hammond deputato a sostituire l’assente contrabbasso. 
Poi è la volta dei soli: prima Eskelin, a ruota Versace e di seguito Cleaver. Momenti di piacevole ascolto si susseguono anche con la splendida versione della boppistica “We See” di Monk che insieme alle altre tre "My Ideal" "After You've Gone" e "Flamingo" danno l’esatta dimensione di quanto, questa intuizione di Ellery e soci, sia stata azzeccata. 
Non una scontata reinterpretazione ma molto di più: ovvero un rivivere con stimoli nuovi e un interplay ricercato e intriso di modernità, pagine immortali di americana memoria.
(leggi la recensione integrale sul sito originario)
  

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