domenica 9 febbraio 2014

Nasce "Tracce di jazz"

Cari amici, ho l'enorme piacere di annunciare che oggi nasce un nuovo portale dedicato interamente alla musica jazz. Si chiama "Tracce di jazz" e nasce dalla passione di tre persone, nessuna delle quali è un musicista, nè a vario titolo collaboratore di case discografiche, promoter, agenzie o magazine dedicati.


Non siamo critici musicali, ma solo semplici jazz fans come la maggioranza di coloro che ci auguriamo ci leggano, con l'unico intento di trasmettere l'amore e la passione per questa meravigliosa musica. 
Con me ci saranno Roberto Dell'Ava, uno dei principali blogger italiani in ambito jazzistico (Mondo Jazz) e Fabio Chiarini, mio vecchio amico, con cui ho condiviso anni fa l'esperienza del sito CiaoJazz, all'epoca uno dei punti di riferimento del jazz in rete in Italia.
Ma la nostra intenzione non è certo quella di chiuderci in noi stessi, anzi saremmo lieti di accogliere contributi interessanti e stimolanti da parte di altri appassionati come noi, che non avrebbero altre possibilità di far ascoltare la propria voce. Allo stesso modo siamo disposti ad accettare anche collaborazioni più durature di persone che mostrino di condividere i nostri ideali e la nostra passione.
Da parte nostra ci impegniamo ad occuparci di jazz a 360°, andando ad esplorare con la stessa curiosità tutte le varie sfaccettature della nostra musica, cercando di mantenerci sempre al passo con i tempi, aggiornando continuamente sulle novità, ma senza perdere di vista la sua storia gloriosa, informando sulle notizie d'attualità e raccogliendo il meglio che la rete offre in ambito jazzistico.
Cercheremo di farlo, affrontando la materia in maniera possibilmente competente ed accessibile, anche per lettori meno esperti, in modo da cercare di avvicinare più gente possibile alla nostra meravigliosa musica.
Da parte mia, devo purtroppo annunciare che con la nascita di "Tracce di jazz" questo blog termina i suoi aggiornamenti; sono stati due anni e mezzo divertenti e spesso ricchi di soddisfazioni, ma ora ho deciso di dedicare tutte le mie forze alla crescita ed alla stabilizzazione del nuovo sito.
Ma questo non vuol dire che "Tracce di jazz" non avrà un proprio spazio social, tutt'altro.
Il mio blog si unirà a quello di Roberto per gestire un blog collaterale al sito, con il quale continuare a commentare e discutere su vari argomenti sia all'interno che all'esterno del mondo del jazz. 
Ci sarà anche una pagina di "Tracce di jazz" sui tre social network principali, Facebook, Twitter e Google +, nelle quali pubblicheremo sia il materiale tratto dal sito, sia materiale inedito ed esclusivo.
Spero che continuerete a seguirci (possibilmente sempre più numerosi) con lo stesso affetto e con la stessa costanza che avete avuto finora con il mio blog, io cercherò di trasferire al nuovo sito il mio entusiasmo e la mia passione per questa musica.

venerdì 7 febbraio 2014

"Febbraio In Musica" al Teatro Tor Bella Monaca di Roma

Dal jazz alla classica, il palcoscenico del Teatro Tor Bella Monaca a febbraio presenta una serie di appuntamenti imperdibili. 


Si comincia domenica 9 febbraio con la matinée a cura del Conservatorio di Santa Cecilia per il ciclo “Domeniche in musica” che vedrà in scena Maria Pia De Vito e il Cecilia Jazz Vocal Ensemble in "Vocal Geographies": un viaggio in jazz attraverso i continenti e i secoli”. 
Il concerto prevede una prima parte con One Heart three voices, che dà il titolo all'album inciso in Francia nel 2005 dalla stessa Maria Pia De Vito insieme a David Linx e Diederik Wiessels per arrivare a Birdland dell'austriaco Joe Zawinul, il brano simbolo dei Weather Report. 
Protagonista del concerto è il Cecilia Jazz Vocal Ensemble, nato all'interno della classe di Maria Pia De Vito di canto jazz e di musica d'insieme del Conservatorio. Questo gruppo di oltre venti elementi svolge una ricerca improvvisativa e di repertorio che spazia dalla polifonia del tardo rinascimento ad autori contemporanei, per una pratica della voce e dell'improvvisazione jazzistica applicata a materiale della più diversa origine storica e geografica. 
Lo dirige Maria Pia De Vito, che è attiva dal 1980 in campo jazzistico, collabora con importanti musicisti della scena jazz mondiale e partecipa a festival internazionali. La sua ricerca su canto e voce abbraccia diversi campi: dalla personale elaborazione della lingua e cultura napoletana attraverso l’improvvisazione e l’incontro con culture diverse, free jazz ed elettronica, la prossimità con la musica barocca, il lavoro sulla forma canzone senza limitazioni di genere. È docente di Canto Jazz presso il Conservatorio di S. Cecilia in Roma. 
Le matinées a cura del Conservatorio Santa Cecilia proseguiranno poi ogni domenica alle 11 con altri appuntamenti, il 16 febbraio con il concerto “Da Buscaglione a Sinatra” e il 23 febbraio con “I grandi arrangiatori”. 

Diana Torto a Ferrara

Sabato 8 febbraio (ore 21.30) i riflettori del Jazz Club saranno puntati su Diana Torto, una delle voci più espressive dell’attuale scena jazzistica europea, accompagnata dal lirismo e dalla poesia di un grande maestro come John Taylor al pianoforte e da un ospite speciale, Julian Siegel ai sassofoni. Il trio presenterà Three Sides of a View, tre voci, tre differenti punti di vista per un vibrante dialogo in musica.


Reduce da Conversazioni con Noam Chomsky, la talk-opera su e con Noam Chomsky (regia di Fabio Cherstich, musiche di Emanuele Casale) andata in scena all’Auditorium Parco della Musica di Roma lo scorso gennaio, Diana Torto torna a fianco di John Taylor per calcare il palcoscenico del Torrione San Giovanni e presentare Three Sides of a View.
L’inossidabile collaborazione quasi decennale tra la cantante pescarese ed il pianista di Manchester, definito da The Guardian “Uno dei più grandi esecutori del jazz contemporaneo”,  ha raggiunto un equilibrio tale per cui l’identità musicale e umana dei due artisti ha trovato ideale compiutezza. 
Peculiare è infatti lo straordinario interplay che sorprende ogni volta laddove da ogni singola sfumatura, sia essa nota di pianoforte o canto, si dipanano nuovi racconti frutto di un vibrante caleidoscopio musicale.
Il percorso di Diana Torto è costellato da molteplici successi, basti menzionare che si tratta dell’unica cantante al mondo ad essere stata invitata per otto volte consecutive dalla prestigiosa WDR Big Band nell’arco di soli cinque anni. 
Da segnalare poi, oltre al già citato sodalizio con John Taylor, la collaborazione stabile con Kenny Wheeler con cui si è esibita in diverse formazioni partecipando altresì al tour inglese per l’ottantesimo compleanno del celebre trombettista e compositore canadese. 

giovedì 6 febbraio 2014

Stan Getz - Munich Philharmonic Hall 1990 (video)

Questo concerto, registrato alla Munich Philharmonic Hall, il 18 luglio 1990 è considerato l'ultimo registrato di Stan Getz, prima della sua morte, avvenuta il 6 giugno del 1991. La formazione del concerto era composta da Stan Getz (sax tenore), Kenny Barron (piano), Alex Blake (basso), Terri Lyne Carrington (batteria), Eddie Del Barrio, Frank Zottoli (synthesizer).


Stan Getz stava avendo un'estate piuttosto eccezionale del 1990, quando questa performance ebbe luogo presso la Sala Filarmonica di Monaco, in Germania. 
Aveva recuperato con successo dalla rimozione di un tumore maligno e sembrava che il susseguente cancro al fegato stesse cominciando a calare grazie ad una rigorosa dieta macrobiotica. Era sobrio da cinque anni, aveva un nuovo amore nella sua vita e, sopratutto, i suoi passaggi al sax erano ancora intatti. 
Ascoltando questo concerto, da cui è stato tratto un album doppio, si può quasi sentire l'esuberanza che un Getz rivitalizzato, sentiva in questi momenti. Era in buona forma ed il suo caratteristico lirismo non era diminuito dai suoi 63 anni autodistruttivi nel mondo del jazz. 
Ma mentre questo risulta un meraviglioso addio ad un gigante del jazz, questo ultimo concerto registrato non sembra affatto una retrospettiva sulla carriera di Stan Getz. 

Enrico Pieranunzi - The day after the silence

L'etichetta AlfaMusic ha appena ripubblicato The day after the silence, album del 1976 per piano solo di Enrico Pieranunzi, primo numero della collana Enrico Pieranunzi The Early Years.


"The day after the silence", a quasi quarant'anni dalla sua prima pubblicazione può ritenersi un Album..."contemporaneo", perché uno degli aspetti del presente jazzistico è proprio la varietà di riferimenti, lo sguardo senza pregiudizi a tutto il passato al fine di costruire in modo nuovo la musica di oggi, cioè una maniera di concepire il jazz di cui Pieranunzi è stato, in Italia, uno dei primi esempi. Tra l'altro, gli influssi più avvertibili nel suo linguaggio di allora erano quelli di McCoy Tyner e Chick Corea, soprattutto per la concezione armonica di tipo tonale-modale, mentre le sue composizioni si rivelavano già personali e interessanti, offrendo un florilegio di situazioni differenti che rifletteva un mondo musicale ricco di spunti e di fantasia.
Un gioiello musicale di grande interesse, che era doveroso recuperare e in cui troviamo quella parte della personalità di Pieranunzi divenuta, negli anni, un retaggio sotterraneo, ma sempre vivo, nel suo ricco e immaginifico mondo musicale.

Quando Enrico Pieranunzi incise questo album, il primo in piano solo della sua carriera e il secondo in assoluto, l'Italia stava attraversando una fase politica esplosiva, di cui si sentivano gli effetti anche sulla nuova scena jazzistica, nella quale stava cominciando a ridursi lo iato con gli altri paesi europei; il jazz italiano si apprestava a vivere un vero e proprio rinascimento, che avrebbe portato a una crescita esponenziale nella quantità di musicisti e nella varietà delle tendenze. 
Dal periodo di isolamento dei grandi solisti come Basso, Valdambrini, Cerri, Kramer, modellati sul linguaggio americano, o degli artisti d'avanguardia, di marca più europea, come Gaslini, Intra o il Modern Art Trio, che davano respiro internazionale a un panorama nel quale c'era posto solo per l'eccellenza, si passò così a una fase ricca di talenti e proposte, nella quale Enrico Pieranunzi cominciò ad affermarsi grazie all'originalità e alla maestria tecnica ed espressiva presenti nella sua musica e di cui questo Cd è una chiara testimonianza. 
Negli anni settanta vennero infatti alla ribalta un gran numero di nuovi musicisti, che si affermeranno nel decennio successivo animando una scena completamente rinnovata, alla radice di quella odierna, e nasceranno anche le prime scuole popolari di musica, come quella del Testaccio, di cui proprio il pianista fu uno dei fondatori. Ma, nel clima generale di una fase storica cruciale, la sua figura rappresentava, per vari motivi, un'anomalia. 

Vijay Iyer - Mutations

E' stato appena pubblicato, per l'etichetta Ecm, il nuovo album del pianista indo-americano Vijay Iyer, intitolato Mutations, che presenta una formazione che presenta il piano ed un quartetto d'archi.

Mutations rappresenta il primo album di Vijay Iyer come leader per la ECM, ed è una registrazione che amplia la percezione del lavoro del pianista-compositore. 
Al suo centro c'è "Mutations I-X", una composizione scritta per quartetto d'archi, pianoforte ed elettronica. 
Un pezzo importante costruito su cellule e frammenti, che vira attraverso molte atmosfere, di momento in momento, propulsivo, avvolgente, lirico, luminescente, e stranamente bello.
Attraverso l'interattività tematica, l'intreccio di trame sonore acustiche ed elettroniche, e di alcuni decisivi interventi di improvvisazione su musica scritta, Vijay Iyer ha creato una suite multi-sfaccettata il cui soggetto è il cambiamento.
La Mutations suite è incorniciata da tre affermazioni personali: Spellbound and Sacrosanct, Cowrie Shells e Shimmering Sea, una lettura per pianoforte solo di una delle prime composizioni di Iyer, e Vuln, Part 2 e When We're Gone, pezzi creati nell'estate del 2013.

martedì 4 febbraio 2014

Ted Nash Big Band: "Chakra" - Live at the Lincoln Center (video)

Lo scorso 2 novembre la favolosa Ted Nash Big Band è stata ospite del Lincoln Center di New York, dove ha presentato dal vivo il suo ultimo progetto discografico Chakra


Per l'occasione la big band era composta da Ted Nash - conduttore, sax alto, flauto; Ben Kono - sax contralto, sax soprano, flauto, clarinetto; Charles Pillow - sax alto, clarinetto, flauto, ottavino; Dan Willis - sax tenore, clarinetto; Anat Cohen - sax tenore, clarinetto; Paul Nedzela - sax baritono, clarinetto basso; Kenny Rampton - tromba; Alphonso Horne - tromba; Ron Horton - tromba; Tim Hagans - tromba; Alan Ferber - trombone; Mark Patterson - trombone; Charley Gordon - trombone; Jack Schatz - trombone basso; Christopher Ziemba - pianoforte; Martin Vento - contrabbasso; Ulysses Owens - batteria.
Il polistrumentista Ted Nash esplora nuove tessiture e colori, creando un sound fresco espresso dall'emozionante ed imponente setting della Big Band.
Nash ha appena pubblicato il suo dodicesimo album da solista, "Chakra" dedicato ai sette chakra, e presenta una favolosa big band di ben 16 elementi presi tra alcuni dei più grandi musicisti di New York, con la quale esegue una nuova lunga composizione divisa in sette movimenti.

Shanir Blumenkranz "Abraxas" ad Aperitivo in concerto

Domenica 16 febbraio 2014, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano, “Aperitivo in Concerto” presenta un affascinante progetto dedicato alla musica di John Zorn, artista con cui da anni la rassegna ha stabilito uno stretto rapporto di collaborazione. 


Il gruppo Abraxas, guidato dal bassista Shanir Ezra Blumenkranz (collaboratore da anni dello stesso Zorn), rilegge in modo originalissimo, teatrale e trascinante, parte della produzione compositiva zorniana inserita nella raccolta denominata “Book of Angels”.
Blumenkranz (che si è anche esibito a fianco di artisti come George Garzone, Satoshi Takeshi, Hank Roberts, Daniel Carter, Sabir Mateen, Roy Campbell Jr., Tony Malaby, Jim Pugliese, Jamie Saft, Anthony Coleman, Mark Dresser, Anthony Braxton, Sonny Simmons, Ned Rothenberg, Marty Erlich, Trevor Dunn, Susie Ibarra, Cyro Baptista, Marc Ribot, Kenny Wollesen, Joey Baron, Erik Friedlander, Roberto Rodriguez, Louie Belogenis, Ikue Mori) e Abraxas reinterpretano l’universo creativo di Zorn in un modo del tutto innovativo e originale, esplorando innanzitutto le sue radici ebraiche, che in esso assumono la veste particolarissima di una tradizione mediorientale reinventata quanto inventata: il materiale linguistico è inconfondibilmente e arcaicamente ebraico, utilizzato però per composizioni che “trasportano” nella contemporaneità un mondo antichissimo e di radicali coerenza e personalità. 
Blumenkranz (che fa largo uso della peculiare, ancestrale sonorità del gimbri, conosciuto anche come guembri o sintir, strumento a tre corde utilizzato soprattutto dagli Gnawa, popolazione marocchina discendente dagli schiavi neri provenienti dai paesi dell'Africa a sud del Sahara) “spinge” la forza espressiva di tali arcane melodie ancora più oltre.

Note Noire - Incontri

Note Noire è un quartetto che unisce nel proprio repertorio il mondo musicale mediterraneo e quello mitteleuropeo. 


La musica è il guado possibile tra queste due sfere così inconsapevolmente collegate da tradizioni sonore conservate riposte nelle abili, preziose mani dei musicisti zigani; ma la musica non è mai pura conservazione e sempre trova la propria strada, come fa l'acqua, come fanno i popoli quando per necessità si muovono. 
Non è un caso che il suono di Note Noire si ispiri a quello degli ensembles di Django Reinhardt, vero e proprio traghettatore della musica europea verso il jazz nel periodo tra le due guerre, ma, allo stesso tempo, vettore di un'enorme quantità di timbri ed espressioni tipici della tradizione dei popoli del Vecchio Mondo.
La ricerca sonora di Note Noire parte dalle corde dei bouzouki rebetiko di Markos Vamvakaris per spingersi fino ai violini zigani dell'orchestra di Sandor Lakatos e alle più familiari composizioni di Goran Bregoviç, ma il quartetto inevitabilmente apre questi patrimoni a soluzioni figlie del suo tempo. 

Multiculturita “Europe Contest”

Terza edizione per il Multiculturita “Europe Contest”, organizzato dall’associazione Multiculturita J.S., con la direzione artistica di Michele Laricchia e il coordinamento artistico di Alceste Ayroldi.


Finalità del concorso è promuovere progetti musicali innovativi nell’ambito della musica afroamericana (jazz, blues, funky, soul, rhythm and blues, fusion), fornendo a talenti e gruppi emergenti l’opportunità di esibirsi di fronte a una giuria composta da musicisti professionisti e critici di settore, direttori artistici, oltre al pubblico.  
Il Multiculturita “Europe Contest” intende così promuovere la cultura e la pratica della musica afroamericano sul territorio e dare visibilità a giovani impegnati nella ricerca e nello sviluppo stilistico ed esecutivo di tale musica. 
Possono partecipare, solisti, gruppi, band, ensemble, la cui età non superi il trentacinquesimo anno. Nel caso dei gruppi (anche band o ensemble), si intende che l’età media non superi il trentacinquesimo anno di età. I progetti che verranno presentati dovranno contenere anche – e almeno – due brani originali a firma del solista, ovvero di un rappresentante del gruppo, band o ensemble. 
La partecipazione al concorso è totalmente gratuita.  
I premi: Euro 1.000,00 per il I° Classificato; euro 500,00 al secondo classificato. 
Al primo classificato sarà anche attribuito n.1 contratto per la partecipazione all’edizione 2015 del Basilijazz, rassegna partnership del contest. 
I gruppi che intendano partecipare dovranno inoltrare, a mezzo Poste Italiane o corriere, entro e non oltre il termine di adesione, fissato al 24 maggio 2014, la seguente documentazione: 

sabato 1 febbraio 2014

John Zorn/Thurston Moore - @

"@" è una favolosa registrazione in studio di due maestri della scena della downtown newyorkese. 


Entrambi sostenitori da lungo tempo di musica estrema e campioni della libera improvvisazione, John Zorn e Thurston Moore condividono una profonda connessione musicale e in quest'occasione si riuniscono per creare il loro primo lavoro insieme. 
Un programma vario e potente di improvvisazioni in duo, "@" presenta la comunità della scena downtown newyorkese ai suoi massimi livelli collaborativi.

Doveva accadere, presto o tardi, che le anime deliranti di Thurston Moore e John Zorn si ritrovassero in una stanza a far dell’improvvisazione un unico blocco di antimateria musicale.
E così ci siamo arrivati. “@” è il risultato dell’incrociarsi delle loro menti e dei loro strumenti. Chitarra e sassofono da anni devastati dal perpetuo sperimentare dei due newyorkesi ci hanno accompagnati qui nella terra di nessuno, in un vuoto pneumatico riempito con una naturalezza impensabile di note e non-note, di musica e della sua antitesi più estrema. 
Estremisti, questo sono Moore e Zorn. Antiesteti ora minimalisti ora strabordanti come fiumi zeppi di ferraglia scrosciante. E questo troviamo nei cinquanta minuti del disco. 

Mary Halvorson/Michael Formanek/Tomas Fujiwara - Thumbscrew

Thumbscrew è la prima uscita di questo nuovo trio cooperativo costituito di artisti sia anziani che giovani, che possiedono una certa similarità all'interno della scena del jazz moderno. 


Tutti e tre sono allo stesso tempo sia compositori che bandleaders, contribuendo ognuno alle composizioni della band, riuscendo a rendere Thumbscrew una unità ancora maggiore rispetto alla somma delle sue parti.
La chitarrista Mary Halvorson è uno dei musicisti più riconoscibili sul suo strumento emersi negli ultimi dieci anni. In un tempo relativamente breve, ha pubblicato una voluminosa discografia come leader e sideman, e si affermata come una voce importante nel jazz di oggi.
"Il preciso ed essenziale stile alla chitarra della Halvorson è semplicemente cazzuto.' secondo DownBeat.
Il bassista Michael Formanek è stata una forza importante sulla scena jazz degli ultimi 30 anni. Ha suonato e registrato con Tony Williams, Elvis Costello, Freddie Hubbard, Stan Getz, Tim Berne, Dave Liebman e molti altri.
Ha recentemente pubblicato due album molto apprezzati come compositore/bandleader per l'etichetta ECM: "The Rub and Spare Change" (2010) e "Small Places (2012). Entrambi gli album hanno ricevuto cinque stelle (il massimo) nelle recensioni di Downbeat.
Il batterista Tomas Fujiwara è cresciuto a Boston, studiando con il leggendario Alan Dawson per otto anni prima di trasferirsi a New York all'età di 17 anni, dove è diventato una presenza importante e onnipresente nell'attuale generazione della scena jazz, suonando con alcuni delle voci più importanti della musica di oggi.

Chiara Rosso - Elemento H2O

La raffinata vocalist piemontese Chiara Rosso torna con un disco ispirato all’acqua, alla memoria, alla femminilità: tra jazz e canzone d’autore, l’album rivela il mondo sonoro e tematico dell’autrice, circondata da musicisti del calibro di Franco Olivero e Riccardo Zegna.


L’Acqua è elemento di purificazione e sento il bisogno, in questo momento storico-sociale molto confuso e, per così dire, in decadenza, di tornare alla mia “essenza”, ricondurmi al mio essere, ritrovare la mia autenticità di persona, donna e musicista. L’acqua col suo fluire è emblema di femminilità, pace e rigenerazione. Dopo l’uragano, la quiete…”. 
E’ così che Chiara Rosso presenta Elemento H2O: un disco dichiaratamente ispirato alla simbologia dell’acqua, pubblicato dall’etichetta “tutta al femminile” Geco Records e distribuito da Egea Music. Un disco che porta Chiara nel territorio a lei più congeniale: a cavallo tra jazz e canzone d’autore, pop e ricerca, tra le leggendarie jazz vocalist del passato e le grandi interpreti rock americane.
Elemento H2O è un’opera suggestiva che vede tornare in pista l’autrice piemontese dopo alcuni anni di silenzio discografico. Nel 2007 il suo duo Hederix Plann si fece notare con Libero Arbitrio, ma Elemento H2O è molto differente, come nota Chiara: “Rispetto a Libero Arbitrio, figlio di un organico più sobrio di estrazione indie-rock, Elemento H2O è un disco introspettivo, sicuramente più maturo. Dietro ci sono anni di jazz, ma non ho dimenticato l’amore per il rock, la canzone d’autore, la musica etnica. É stato in qualche modo anticipato da una crisi personale, umana, spirituale. Ma dalle crisi si rinasce più forti. E in questo percorso di ricostruzione, l’acqua ha avuto una funzione fondamentale per me”… 

Festival di Cultura e Musica Jazz a Chiasso

Sarà dedicata a Duke Ellington, uno dei più autorevoli musicisti del Novecento, “Take the “C” train – Nel nome di Ellington”, la XVII edizione del Festival di Cultura e Musica Jazz di Chiasso, che si svolgerà dal 20 al 22 febbraio presso lo Spazio Officina, allestito per l’occasione dai vincitori del concorso indetto dall’Accademia di Architettura di Mendrisio. 


Come consuetudine, l’anteprima del Festival si terrà al Teatro Sociale di Como, venerdì 14 febbraio, con la Treves Blues Band.
Geniale pianista, compositore e direttore d'orchestra, Edward Ellington – detto Duke – si è sempre contraddistinto per la sua personalità e lo stile, un gigante che già dalle prime battute si stagliava come un vero signore, prima ancora che nobile della musica, rispetto alle figure dei primi interpreti della musica afro-americana.
A riscoprirne la ricca eredità saranno, a quarant'anni dalla sua scomparsa, i grandi artisti che gli renderanno tributo calcando il palcoscenico dello Spazio Officina di Chiasso, a cominciare da Archie Shepp, una delle leggende del jazz che, proprio quando Ellington scomparve dalle scene, scrisse con devoto affetto: “...la tua musica descrive nel modo più perfetto la visione morale, il coraggio e l'inesauribile ricchezza di risorse che hanno caratterizzato la lotta del popolo nero per la giustizia in questa società". 
Ma dentro una kermesse che anno dopo anno si rinnova attraverso l'originalità e la qualità delle proposte, non sono da meno le presenze di Fabrizio Bosso e Eric Marienthal nel progetto Colors of Life del talentuoso e abile pianista svizzero Lorenzo De Finti, o di Enrico Intra che si esibirà con la Civica Jazz Band di Milano. 

Marco Postacchini Octet feat. Fabrizio Bosso - "Do You Agree?"

Il sassofonista marchigiano Marco Postacchini pubblica il nuovo album Do You Agree, inciso per la Notami Records assieme al suo ottetto "MP’S Jazzy Bunch". Al disco hanno collaborato Fabrizio Bosso e il M. Massimo Morganti della Colours Jazz Orchestra.


Come nel precedente Lazy Saturday del 2010, anche in questo nuovo album, Marco Postacchini è accompagnato dal suo ottetto MP’S Jazzy Bunch: formazione ormai perfettamente solida e rodata, composta dai giovani musicisti marchigiani della Colours Jazz Orchestra diretta da Massimo Morganti. In Do You Agree?, Postacchini ha chiamato a impreziosire, per lo stile autentico e vivace, unito a una tecnica sorprendente, un nome illustre del jazz italiano come Fabrizio Bosso.
Musicista poliedrico, Marco Postacchini ha dalla sua una grande padronanza con la famiglia delle ance e dei fiati; qualità che gli permette di sviluppare a una musica propria, giovane e dal forte impatto sonoro. Marco firma otto delle nove tracce contenute in Do You Agree?, dichiarando anche una libertà espressiva matura e autentica.
Una musica, quella di Postacchini, che arriva piena di energia ed eleganza, complessa nei contrappunti sonori, ma pronta e curiosa all’incontro con nuove espressioni musicali. 
Pur dichiarando esplicitamente la sua apertura al futuro, Marco dimostra una personalissima affezione al jazz tradizionale nell’unica cover dell’album: Lullaby of Birdland, brano di George Shearing dedicato al sassofonista Charlie Parker, detto Bird.

Un film, una storia jazz

Inizia domenica 9 febbraio (inizio ore 17), con cadenza bisettimanale, il ciclo di quattro appuntamenti "Un film, una storia jazz" che si terrà presso Musa Sapori e Saperi (corso Benedetto Croce 18, Bari). 


La musica jazz accompagna da sempre le immagini più belle della storia cinematografica mondiale. Pugliajazz ha intrapreso da tempo, un percorso di divulgazione di questa meravigliosa forma di espressione musicale ed è per questo che riteniamo utile, ma anche divertente, ripercorrere le tappe storiche della evoluzione del jazz facendoci aiutare dalle immagini dei film e dalle parole di un esperto di musica jazz.
La rassegna è curata da Alceste Ayroldi, saggista, critico musicale, firma stabile del mensile Musica jazz, docente di storia della musica e consulente artistico di numerosi festival jazz in Italia. Ayroldi presenterà il film aggiungendo delle note biografiche, storiche e aneddotiche tra i due tempi. A presentare la rassegna, con Alceste Ayroldi, ci sarà Francesco Micunco, patron di Pugliajazz, presidente dell’associazione culturale UnaNota Jazz, organizzatore dell’evento.
Il primo appuntamento (domenica 9 febbraio) è dedicato alle big band con il film Swing Kids – Giovani Ribelli, che consentirà anche di discutere del jazz durante il regime nazista. 
Domenica 23 febbraio sarà la voce il tema dominante con la visione del film La signora del Blues, dedicato alla vita di Billie Holiday.

lunedì 27 gennaio 2014

Per non dimenticare

Questo blog si unisce alle celebrazioni per "Il giorno della memoria", dedicato alle vittime della Shoa, lo sterminio scientifico del popolo ebraico, una delle più grandi tragedie della storia dell'umanità.


Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz. E videro. Videro donne e uomini ‘senza capelli e senza nome’. Li videro, fermi, ‘senza più forza di ricordare’, senza pace, senza amore, rapiti di tutto. Vivi e derubati della vita, per sempre. Accanto ai superstiti, le ossa nelle fosse comuni, il gas delle docce, la cenere dei forni crematori. Alla fine la conta fu ed è quasi impronunciabile: 6 milioni di ebrei. Senza dimenticare il massacro di circa 500mila persone tra Rom e Sinti.
Dal primo novembre del 2005, in seguito alla risoluzione 60/7, ogni 27 gennaio l’ONU ricorda la Shoah, lo sterminio scientifico del popolo ebraico. Ricordare l’orrore senza fine, per non dimenticare. Mai. Guai a dimenticare. Perché quelle immagine sbiadite, in bianco e nero, le parole, gli scritti, le testimonianze, non siano relegate ad un tempo troppo lontano. E quindi, nemico. Il non ripetersi mai più è l’unico comandamento che ci hanno comandato. Never Again. E per conservare quella stessa luce descritta nel Talmud: ‘Chi salva una vita, salva il mondo intero’.
(Diego Giorgi - Firenze Today)

John Zorn "Bar Kokhba" - Jazz In Marciac 2007

Dietro il nome di “Bar Kokhba” si cela una straordinaria formazione che si potrebbe caratterizzare come un sestetto di musica da camera jazz. Questo gruppo di famosi musicisti si assume il compito di reinterpretare e reinventare alcuni dei pezzi della celebre serie “Masada”, costituendo in tal modo la dimensione più raffinata e passionale delle composizioni di John Zorn.


Masada è un progetto musicale creato da John Zorn nei primi anni '90, con l'intento è di combinare elementi e forme musicali della tradizione ebraica con la tradizione jazz, in particolare quella che fa riferimento al free-jazz di Ornette Coleman. 
Consiste in una collezione di circa 200 pezzi che fanno riferimento a delle regole armoniche mutuate dalle scale utilizzate nella musica tradizionale ebraica.

Questo concerto registrato al Festival Jazz di Marciac nel 2007, presenta una "clamorosa" formazione con John Zorn, direzione musicale; Marc Ribot alla chitarra; Mark Feldman al violino; Erik Friedlander al violoncello; Greg Cohen al contrabbasso; Cyro Baptista alle percussioni; Joey Baron alla batteria.

Jazz Fiddler on the Roof

Da sempre, il violino esprime lo spirito giudaico dell'erranza. Le sue noti struggenti hanno accompagnato la diaspora del popolo ebraico e la sua malinconia, hanno ritmato le feste e le danze di tradizione yiddish, sono stati i fedeli compagni di viaggio delle orchestre ambulanti klezmer. 


Hanno espresso l'orrore, la sofferenza, l'annientamento della condizione umana nei lager nazisti. Anche ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento, gli ebrei non hanno rinunciato alla musica. Suonare significava, per molti, sopravvivere, tenere acceso un barlume di speranza contro le atrocità. Il violinista ebreo ritorna nei quadri di Marc Chagall. Ed è la figura centrale di un celebre musical americano, Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof), tratto da una storia di Shlomo Aleichem e reinterpretato in Italia alcuni anni fa dall'attore e regista Moni Ovadia.
Nella Russia zarista di inizio 900 vive Tevje, il lattaio del piccolo villaggio di Anatevka. Un uomo semplice, saggio, un tenace lavoratore vincolato alle tradizioni e alle prese con figlie da maritare, scelte incomprensibili e inaccettabili e un personalissimo rapporto con il suo Dio.
Tra l’usanza dei matrimoni combinati e la modernità misteriosa dell’amore, armato solo della saggezza della parola divina, ingenuamente e a modo suo il burbero Tevje riesce a non perdere né il coraggio né l’umorismo. 
Così legato alla sua Tradizione cederà di fronte alle continue insistenze delle figlie innamorate riconoscendo che la Tradizione, fecondata da nuovi eventi, partorirà inevitabilmente nuove abitudini?
Intorno a lui un microcosmo di personaggi che affrontano con semplicità e modestia la vita difficile degli Shtetl, fino all’amaro epilogo.

sabato 25 gennaio 2014

Ralph Alessi - Baida

Ci sono momenti magici in cui un artista può dire di essere finalmente "arrivato". Per Ralph Alessi, l'uscita di Baida - suo debutto ECM come bandleader - il momento è questo, nonostante il suo già vasto curriculum. 


Tra quelli della sua cerchia, Alessi è rinomato come musicista di musicisti, un richiestissimo trombettista di New York, che può suonare praticamente qualsiasi cosa a vista, e che si è distinto come improvvisatore in gruppi guidati da Steve Coleman, Uri Caine, Ravi Coltrane, Fred Hersch e Don Byron, nonché come leader di proprie formazioni. 
Ma Alessi ha creato qualcosa di straordinario con Baida, un album che sicuramente sedurrà un pubblico più ampio, grazie alla sua profondità atmosferica ed al suo fascino melodico. 
Per dar voce alla sua suite di composizioni, il trombettista ha convocato una poderosa band di New York, con il pianista Jason Moran, il bassista Drew Gress e il batterista Nasheet Waits
Come un vassello per il lirismo apparentemente senza fondo dell'album, questo quartetto di virtuosi suona con straordinaria finezza, ma anche una forza duttile che emana dalle singole performance, una sorta di tangibile muscolosità. 
Poi c'è l'argento del tono della tromba di Alessi, che, come ha scritto il New York Times, ha "una arrotondata luminescenza, come la luna in fase di piena."
(Fonte ECM)

Sonorità limpida, fraseggio obliquo, senso lirico, calibrata alternanza fra uso della sordina e campana aperta  sono tratti identificativi di un musicista la cui personalità si coglie anche sotto l’aspetto compositivo. 

Maria Schneider fa un salto nel mondo classico

Maria Schneider si sente "assolutamente frastornata" per essersi ritrovata in nuova compagnia ai Grammy Awards con il suo primo CD di musica classica contemporanea, "Winter Morning Walks" che presenta la soprano Dawn Upshaw.

Foto di ataelw
(Creative Commons)

Negli ultimi 20 anni, la Schneider si è costruita una reputazione come grande compositore jazz, arrangiatore e leader di bigband. I suoi ultimi due album hanno vinto i Grammy, "Concert in the Garden" per "large jazz ensemble" e "Blue Sky" per composizione strumentale (Cerulean Skies).
Il suo nuovo album - uno dei primi progetti finanziati dai fans, a presentare un orchestra classica - finora ha coperto quasi la metà del suo budget di 200 mila dollari, con donazioni che vanno fino a $ 10.000 per un credito di produttore esecutivo.
"Winter Morning Walks", un ciclo di canzoni basate sulla poesia del vincitore del Premio Pulitzer, Ted Kooser, ha ricevuto tre nomination, tra cui miglior composizione classica contemporanea, miglior assolo vocale classico (la Upshaw) e "best engineered classical album".
La Schneider, 53 anni, si ritrova nominata al fianco di grandi compositori contemporanei come Arvo Part, Esa-Pekka Salonen, Magnus Lindberg e Caroline Shaw, la cui "Partita per 8 Voices" ha vinto il Premio Pulitzer.
"E' da brividi essere in questa compagnia", ha detto la Schneider, intervistata nel suo appartamento con una camera da letto nell'Upper West Side di Manhattan. "E' come essere saltata in un altro serbatoio di pesce."
Il seme per la registrazione fu piantato nel 2004, quando il compositore argentino Osvaldo Golijov dette alla Upshaw una copia di "Concert in the Garden". La Upshaw immediatamente si connesse con la musica ed iniziò a frequentare l'annuale settimana di concerti del Ringraziamento della Schneider al club Jazz Standard.
"Fui affascinata dal modo in cui lei scriveva," ha detto la Upshaw . "La sua musica era piena di vera gioia imperturbabile, non aveva nulla di artificiale."
La Upshaw, vincitrice di Grammy per quattro volte, le si avvicinò con "questa idea selvaggia" di chiedere alla Schneider di comporre qualcosa per lei.
La Schneider non aveva scritto niente di musica classica, sin dal collegio nei primi anni '80 quando, sentendosi "terrorizzata" dall'enfasi del mondo classico sulla musica atonale, decise di passare al jazz.
In un primo momento fu riluttante ad accettare l'incarico, perché riguardava cose che non aveva mai fatto prima - scrivere per un cantante classico ed orchestra da camera e comporre musica per i testi - ma decise che gli occorreva "prendere dei rischi e provare cose nuove".

"Il saltarello del cannibale. Storia all’incontrario di un secolo di jazz italiano" alla Casa del Jazz

Sabato 25 gennaio, alla Casa del Jazz di Roma, inizia il ciclo di quattro lezioni “Il saltarello del cannibale. Storia all’incontrario di un secolo di jazz italiano”, che Vincenzo Martorella, uno dei nostri più accreditati storici della musica curerà per la Casa del Jazz in una nuova collocazione di sabato a mezzogiorno. 


Seguiranno altri appuntamenti l’8 e il 15 febbraio e il 1°marzo, sempre di sabato alle ore 12.  Le lezioni propongono un viaggio a ritroso nelle vicende del jazz italiano, che inizia con una serrata analisi dell’esistente, nel tentativo di mettere in luce le grandi bellezze e i paradossi, gli splendori e le difficoltà di un movimento che ha saputo non soltanto trovare una cifra stilistica assolutamente originale quanto una sua ormai inconfondibile collocazione all’interno del jazz europeo e di quello mondiale.
Attraverso le gesta dei protagonisti, Martorella accompagnerà gli ascoltatori in una passeggiata tra le epoche stilistiche, gli snodi estetici e le sfide linguistiche: dal trionfo televisivo dei grandi nomi di oggi fino alle incisioni dei precursori. In ciascuno dei quattro incontri – perfettamente autonomi, ma al tempo stesso tessere dello stesso mosaico – verrà esaminato un periodo storico, affrontato recuperando la stampa specializzata dell’epoca, le immagini e i suoni più significativi. Se la stazione di partenza è l’oggi, quella di arrivo sarà l’approdo alle primissime forme di jazz italiano, le stesse che nel 1919 un certo Capman, sulla «Tribuna Illustrata» di Roma definì, per via della loro cacofonica vitalità, e della volgarità delle danze connesse, il «saltarello da cannibali». 
Vincenzo Martorella è uno dei più autorevoli critici musicali del nostro paese. Storico della musica, ha insegnato "Storia della Musica Alternativa", presso la SSIS dell’Università di Bari, "Twentieth-Century Music History" presso la New York University, e “Storia della Musica” presso il Master in conduttore radiofonico e dei media digitali, organizzato dal  Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Università per Stranieri di Perugia. Negli ultimi anni ha collaborato con la Fonoteca O. Trotta di Perugia, e tenuto conferenze e guide all’ascolto in tutta Italia.

Le quattro date italiane del trio di Jeff Ballard in Italia

Jeff Ballard presenta il suo album di debutto come solista dal titolo Time’s Tales, con un tour europeo che terminerà a febbraio con quattro date in Italia.


Batterista del rinomato trio di Brad Mehldau e uno dei tre fondatori del collettivo FLY con Larry Grenadier and Mark Turner, Jeff Ballard conferma il sodalizio con il chitarrista Lionel Loueke e il sassofonista Miguel Zenon per la tourneè che farà tappa il 15 al Teatro Giotto di Vicchio (FI), il 16 al Teatro Nuovo di Capodarco di Fermo, il 17 al Modo di Salerno e il 18 al Nuovo Eden di Brescia.
50 anni da poco compiuti, Ballard dichiara: "Sono a metà della mia vita, volevo fare qualcosa di significativo. Così ho pensato di realizzare questo progetto con la band che amo. Time’s Tales è un racconto della mia vita fino a questo punto. Sono contento di chiudere il tour in Italia, paese a cui sono molto legato e dove ho vissuto per diverso tempo."
Batterista eclettico e con uno spiccato interesse per i ritmi africani e latino americani, Ballard non potrebbe aver trovato partner migliori per questa impresa, come il chitarrista di origini beninesi Lionel Loueke e il sassofonista portoricano Miguel Zenon. Due giganti internazionali.
Jeff Ballard ha mosso i primi passi come batterista accanto a Ray Charles, per poi iniziare vari percorsi artistici con Buddy Montgomery, Mike Stern, con Danilo Perez, Chick Corea New Trio e la Joshua Redman groove-oriented Elastic Band.
Chitarrista di Herbie Hancock e Terence Blanchard, Loueke ha lavorato con leggende come Jack DeJohnette e Charlie Haden, nonché con Gretchen Parlato, Esperanza Spalding e Robert Glasper. Già membro della John Simon Guggenheim Foundation, del MacArthur Fellowship e fondatore del collettivo SF JAZZ, Zenon ha lavorato con artisti del calibro di Bobby Hutcherson, Fred Hersch, David Sanchez e Steve Coleman.
Con suoni che vanno dal modern jazz ai ritmi tradizionali africani e latini fino ad arrivare a intensità heavy metal, Time’s Tales riflette l'identità poliedrica e avventurosa del trio di Ballard, che è stata affinata sui palcoscenici di tutto il mondo fin dalla sua nascita nel 2006.

venerdì 24 gennaio 2014

Edward Simon - Venezuelan Suite

E' stato pubblicato per Sunnyside Records lo scorso 21 gennaio, Venezuelan Suite nuovo album dell'eccellente pianista Edward Simon.  


Per questo progetto Simon ha assemblato Ensemble Venezuela, una band che unisce i membri della élite jazz e compagni musicali di lungo tempo come il clarinettista John Ellis, il sassofonista Mark Turner e il batterista Adam Cruz, "uno dei musicisti più apprezzati di New York" (New York Times), con alcuni dei migliori musicisti che Venezuela ha da offrire, come il flautista Marco Granados, il bassista Roberto Koch, il suonatore di maraca Leonardo Granados
Di particolare importanza è l'uso del cuatro, lo strumento venezuelano per definizione, presente in tutti i principali generi musicali del paese e in tutte le aree geografiche, suonate qui da un giovane virtuoso dalle possibilità illimitate, Jorge Glem, mentre compaiono come ospiti speciali il percussionista "Luisito" Quintero e l'eccezionale talento dell'arpista Edmar Castaneda.
Venezuelan Suite nasce dal desiderio di Simon di consolidare il suo patrimonio culturale, l'amore per la musica classica e l'esperienza di musicista jazz. 
Nonostante il suo folklore ricco e vario, la musica venezuelana deve ancora ottenere il riconoscimento che altre tradizioni musicali dell'America Latina hanno ricevuto. Da quando ha riscoperto la musica della sua terra, Simon è rimasto affascinato dalla sua bellezza, come è evidente dai canti popolari ascoltate in molte delle sue registrazioni a partire dal secondo album (Edward Simon, 1995). 
In essi vengono riflessi i suoni dei vari gruppi etnici che compongono la popolazione, un amalgama costituito prevalentemente da indigeni, spagnoli e africani, che si manifesta in una miriade di forme. Nel corso del tempo, il suo crescente interesse lo ha portato a voler scavare più a fondo e ad esplorare la possibilità di integrare il suo patrimonio culturale nella pratica in modo più olistico. 
Cioè, invece di fare adattamenti jazz di melodie popolari, come aveva fatto in precedenza e come ha fatto qui, in "El Diablo Suelto", ha cercato di creare un lavoro che fondesse i ritmi e il lirismo della musica venezuelana con la ricchezza e l'interazione dell'armonia e dell'improvvisazione jazz.

Gianluca Pellerito - Jazz My Way

Martedì 25 febbraio, alle ore 21.00, al Blue Note di Milano il batterista rivelazione del jazz italiano e internazionale Gianluca Pellerito presenta dal vivo il suo nuovo disco "Jazz My Way" (Emarcy/Universal).


Sul palco del jazz club milanese, insieme al giovane talento, saliranno quattro stelle del jazz italiano e internazionale: Michael Rosen, al sax tenore e soprano, Luca Meneghello, alla chitarra, Ross Stanley, al piano, e Marco Panascia, al basso.
«Sono molto contento di tornare al Blue Note di Milano, mi sento a casa. – commenta Gianluca Pellerito - Poter presentare al Blue Note il mio nuovo progetto Jazz My Way è davvero una grande emozione visto che ho un particolare feeling con il suo pubblico che da sempre mi vuole bene e mi segue
Jazz My Way”, pubblicato su etichetta Emarcy dalla Universal Music, è un tributo a Herbie Hancock, registrato lo scorso 28 dicembre ad Orvieto in occasione di Umbria Jazz Winter, per celebrare tre anniversari che hanno reso speciale il 2012: i cinquant’anni dal primo lavoro discografico del mitico pianista americano, i diciotto anni di Gianluca Pellerito e i dieci anni dalla prima partecipazione all’Umbria Jazz del giovane artista italiano.
Enfant prodige, suona la batteria fin da bambino. Ma oggi, forte degli studi alla celebre Berklee School of Boston, l’ancora giovanissimo Pellerito ha già all’attivo numerose e acclamatissime performance dal vivo; come questa che lo vede alle prese con il suo repertorio prediletto: quello del muscolare (e al tempo stesso raffinato) jazz-funk degli anni ’70, sulle note di temi universalmente noti dovuti alla penna del grande Herbie Hancock.

Pat Metheny inventa il jazz a tinte forti

Sul sito de Il Giornale è stato pubblicato un articolo, a firma Antonio Lodetti, con un intervista a Pat Metheny che parla del suo album di prossima uscita Kin.


Ecco un estratto dell'articolo:
(...) Ora la Unity Band si è trasformata nel Pat Metheny Unity Group (a Metheny, Potter, Antonio Sanchez e Ben Williams s'è aggiunto il polistrumentista Giulio Carmassi) che pubblica tra pochi giorni il nuovo album intitolato Kin, votato all'improvvisazione e allo sviluppo del rapporto col sax tenore e con i numerosi strumenti suonati da Carmassi. 
«Questa band pian piano è diventata una combinazione di musicisti in cui la somma è meglio delle singole parti - spiega Metheny -; al tempo stesso ero impaziente di scrivere qualcosa di più ricco, che andasse oltre i limiti imposti dalla classica formazione a quartetto, ma senza perdere l'energia e l'intensità della band. Così se il primo disco era un attento documentario in bianco e nero, Kin è un lavoro in Technicolor».
Così l'album è una raccolta di brani molto lunghi e complessi armonicamente, basata sul gioco di squadra e sull'improvvisazione, «che diventa elemento principale della narrazione musicale. Abbiamo trascorso un anno spettacolare con oltre 100 concerti e ci è rimasta la voglia di continuare, però ognuno di noi era impegnato con i suoi singoli progetti. Così abbiamo deciso di ritrovarci nel 2014 per espandere il nostro discorso musicale. Giulio Carmassi è l'uomo ideale per questa nuova avventura perché è un jolly e con il suo apporto ci permette di sperimentare nuovi suoni e colori». 

giovedì 23 gennaio 2014

Eli Degibri & Avishai Cohen questa sera su WDR 3

Questa sera l'emittente tedesca WDR 3 trasmetterà un concerto speciale della WDR Big Band diretta da Mike Holober, con ospiti due grandi musicisti israeliani, il sassofonista Eli Degibri ed il trombettista Avishai Cohen, registrato il 15 gennaio del 2013 alla Bayer Erholungshaus di Leverkusen, in un progetto dal titolo Two Minds - One Language.


I due musicisti jazz israeliana, Eli Degibri al sax tenore e Avishai Cohen alla tromba, condividono una lunga carriera musicale piena di somiglianze. Non solo sono entrambi nati in Israele, ma hanno anche lo stesso anno di nascita: il 1978.
In giovane età essi hanno scoperto l'amore per la musica, e poi le loro strade hanno continuato ad intrecciarsi anche all'estero, quando erano entrambi studenti al Berklee College of Music di Boston. 
Anche negli Stati Uniti, la loro carriera si è sviluppata in parallelo; pur amando entrambi l'hard bop e il post-bop, prendono molti dei loro riferimenti musicali dalle loro radici israeliane.
Ma pur parlando la stessa lingua, anche a livello musicale, sono differenti nello spirito. Il sassofonista e il trombettista hanno un proprio stile caratteristico, segnato sia dalla propria personalità che da ciò che vogliono trasmettere nella loro musica. Sia Degibri che Cohen hanno qualcosa da dire nel mondo del jazz, ma ognuno lo esprime a modo proprio. 

Night Bird Song: The Thomas Chapin Story

Il famoso regista Stephanie J. Castillo sta realizzando Night Bird Song: The Thomas Chapin Story, un documentario per rivelare al mondo questa importante voce del jazz, che continua a esaltare e testimoniare la sua musica per le generazioni a venire.


Attraverso il documentario, si scopre una storia mai stata raccontata e al di fuori dei libri di storia del jazz, della breve ma straordinaria vita di Thomas Chapin, una creativa forza musicale che emerse negli anni '80 nella scena jazzistica di New York, ed il cui stile originalissimo aiutò a spostare la musica in avanti negli anni '90.
Ammirato per la sua esuberanza come multi-strumentista, ed una volta direttore musicale per il leggendario Lionel Hampton, Chapin fu uno dei pochi artisti della sua generazione a prosperare in entrambi i mondi della città, sia nella scena sperimentale della downtown, che nella scena uptown di jazz tradizionale; il sassofonista-flautista si stava appena facendo un nome, quando la sua vita fu stroncata prematuramente. Chapin morì tragicamente di leucemia nel 1998, all'età di 40 anni.
Si incontrerà un'anima appassionata che viveva come se non ci fosse un domani, alla ricerca instancabile di fare ciò che amava.
A fronte di una condizione d'infanzia che lo mise a conoscenza ogni giorno della fragilità della vita, Thomas Chapin crebbe e guadagnò quota, vivendo il suo sogno di fare una musica moderna, coinvolgente, esilarante, che spinse il jazz in avanti.

Cinquecentojazz a Corropoli

Nuova edizione - la terza - del CinquecentoJazz a Corropoli, presso il Ristorante "Il Cinquecento". Nelle sei date previste si alterneranno nomi ben noti del miglior panorama Jazz, e torneranno gli attori Ottaviano Taddei, Elvezio Rosati e Piergiorgio Cinì ad aprire ogni concerto con letture di brani letterari.


Stagione questa che si pregia della presenza di artisti di fama internazionale: ciascuno di essi rappresenta, infatti, un punto di riferimento nel variegato mondo della musica Jazz.
Aprirà questa edizione la voce di Sinne Eeg (Danimarca) il 31 gennaio. Cantante e compositrice eccellente, insignita dei più alti riconoscimenti della musica Jazz in tutto il nord Europa. Sinne di esibirà insieme a Teo Ciavarella al piano, Domingo Muzietti alla chitarra, Massimo Giovannini al basso e Fabio Colella alla batteria.
Il 21 febbraio sarà la volta di Ralph Towner (USA), alla chitarra, fondatore degli Oregon, compositore e polistrumentista sensibile, capace di musica di un lirismo unico. Ralph ha segnato la storia della composizione del nostro tempo, sintesi della ricerca operata nel jazz e nella musica classica e contemporanea, non solo occidentale.
Il 7 marzo sarà la serata di Tiziana Ghiglioni, interprete eccezionale di standards di genere ma anche instancabile ricercatrice, fra le voci italiane piu' autorevoli. Con lei suoneranno Domingo Muzietti alla chitarra, Marco Di Natale al contrabbasso e Massimo Manzi, l'orgoglio italiano della batteria Jazz nel mondo.
Tuck & Patti saranno invece a Corropoli il 12 marzo. Duo, chitarra & voce, molto amato non soltanto nell'ambito della musica Jazz. Tuck Andress, caposcuola di un nuovo modo di pensare la chitarra, è apprezzato per la straordinaria capacità di costruire strutture armoniche e linee melodiche e di contrappunto che sembrano nate per accogliere la voce di Patti Cathcart, così sensuale e potente.

Matana Roberts - Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile

E' stato recentemente pubblicato, per l'etichetta CST Records, il nuovo album dell'altosassofonista Matana Roberts, intitolato Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile, seguito dell'acclamato Coin Coin Chapter One: Gens De Couleur Libres del 2011


Guidata da una pratica estetica che ha soprannominato 'un patchwork di suoni panoramici' (in parte in omaggio al patrimonio artigianale della sua linea patrilineare), Coin Coin vede la Roberts rievocare un pò della più sfumata, riflessiva e sostanziale musica di liberazione americana del 21° secolo.
Coin Coin è stato anche un processo profondamente generoso e collaborativo per la Roberts, che ha sviluppato vari capitoli con una vasta gamma di musicisti provenienti da esperienze diverse nel corso di molti anni. 
L'acclamatissimo Capitolo One: Gens De Couleur Libres fu il culmine di due anni di visite regolari a Montréal e presentava quindici musicisti assemblati dalla scena jazz, sperimentale e avant-rock di quella città. 
Chapter Two: Mississippi Moonchile è stato invece sviluppato per un sestetto jazz più intimamente intrecciato di New York, ed è stato registrato con questo gruppo alla fine del 2012, dopo diversi anni di spettacoli locali e internazionali con questa line-up.
Mississippi Moonchile percorre il passo successivo nel complesso ed iconoclasta progetto della Roberts di memoria e di recupero, dove tropi storici e contemporanei musicali, frammenti parlati e racconti cantati e le cascate di note del sassofono contralto di Matana, sono supportati da musicisti dal talento prodigioso, come il pianista Shoko Nagai, il trombettista Jason Palmer, il bassista Thomson Kneeland, il batterista Tomas Fujiwara e la voce del tenore lirico Geremia Abiah.
Seppure delimitata da 18 titoli, l'album presenta un ininterrotto turbinio incantatorio di musica interamente composta, dove la struttura tematica e la libera improvvisazione viaggiano in una continua e fluida co-esistenza.

Intervista a Franco Cerri

Sul sito de La Repubblica è stata pubblicata una bella intervista al grande chitarrista Franco Cerri, all'interno della quale parla dei suoi rapporti con i grandi del jazz.


Ecco un estratto dell'intervista:
A proposito di menomazioni alla mano, lei ha suonato con Django Reinhardt. 
"Suonato è dir poco. Siamo stati amici. La prima volta che lo vidi esibirsi alla tastiera - improvvisava il tema di una melodia francese - mi accorsi che andava su e giù nella scala cromatica con un solo dito, l'indice. Era pazzesco".
Come ci riusciva? 
"Veniva dal violino. Era un grande talento. Il resto, forza di volontà. Mi raccontò che aveva perso l'uso dell'anulare e del mignolo della mano sinistra da piccolo. Era andata a fuoco la roulotte in cui viveva e gli si era parzialmente atrofizzata la mano".
Veniva da una famiglia di nomadi. 
"Era un gitano e non se ne dimenticò mai. Disegnava roulotte e continuò a viverci dentro. Per tutta la vita. Con lui e Stèphane Grappelli, grandissimo violinista, agli inizi degli anni Cinquanta, abbiamo fatto alcune serate meravigliose. Django fu un genio. Totalmente analfabeta. Ma sono sicuro che non fu lui a scegliere la chitarra, ma la chitarra a scegliere lui".
Come può accadere che sia uno strumento a parlarti? 
"Qualcosa di misterioso. Tu puoi fare centinaia di cose nella vita. Ma solo una, o al massimo due o tre, sono quelle autentiche che hai dentro. E non escono se quelle non vengono a bussare alla tua porta. Duke Ellington, che conobbi a Bologna, disse che un grande musicista è sempre sull'orlo del suo spartito. Ma una mano misteriosa deve buttarcelo dentro. A Duke era piaciuto come suonai quella sera".
Era lì ad ascoltarla? 

mercoledì 22 gennaio 2014

Simona Premazzi - The Lucid Dreamer

La pianista italiana, ma con base a New York, Simona Premazzi ha sviluppato una mole impressionante di lavoro come compositore e bandleader. Simona ha recentemente pubblicato il suo terzo album, "The Lucid Dreamer", per l'etichetta Inner Circle Music, con la sua nuova formazione composta dalla sensazionale tenorsassofonista Melissa Aldana, dal bassista Ameen Saleem, dal batterista Jochen Rueckert e come ospite speciale, l'inimitabile Greg Osby al sax contralto e soprano sassofono.

Foto tratta dal sito ufficiale

La Premazzi proviene da una piccola città alla periferia di Milano, dove ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di 9 anni. Musicista di talento, Simona si è laureata presso il conservatorio di musica di Milano dove ha seguito gli studi iscrivendosi alla Jazz School Academy e alla scuola di musica CPM per studiare sotto la guida incomparabile di due formidabili maestri del jazz come Massimo Colombo e Franco D'Andrea.
Da studente è diventata membro di due delle band più interessanti dell'Accademia; la Mingus Fingers Septet, ovviamente incentrata sulla musica di Charles Mingus, seguita da un periodo di lavoro di quattro anni con la "Big Band" di Enrico Intra, con la quale è andata in tour in tutta Italia e suonato a fianco di musicisti di livello internazionali tra cui, Markus Stockhausen, David Raksin, Franco Cerri, James Newton, Tiziana Ghiglioni, Dave Liebman, Eddie Daniels, Enrico Rava, Paolo Fresu e molti altri.
Dopo essersi trasferita a New York nel 2004, ha ottenuto il riconoscimento per il suo lavoro di improvvisazione e per il suo abile approccio come compositore, con uno stile inconfondibile ed una profondità in ognuna delle sue composizioni.
L'album di debutto della Premazzi, "Looking For An Exit", in trio con Ari Hoenig e Joe Sanders, è stato selezionato tra i migliori album in trio usciti tra il 2004 e il 2008, dalla prestigiosa rivista giapponese Jazz Hihyo.
Il suo acclamato secondo album, "Inside In", ha presentato la sua band, The Intruders con Stacy Dillard al sax, il bassista Ryan Berg e il batterista Rudy Royston.

Miles At The Fillmore – Miles Davis 1970: The Bootleg Series Vol. 3

Il prossimo 24 marzo la Columbia/Legacy pubblicherà la terza uscita della sua premiatissima serie The Bootleg Series, Miles At The Fillmore, un cofanetto di quattro Cd di Miles Davis che documenta le quattro serate al leggendario locale di rock psichedelico di New York, Fillmore East, nel 1970. 


Il cofanetto includerà più di due ore di musica inedita di questa band innovativa, che includeva Keith Jarrett, Chick Corea, Steve Grossman, Dave Holland, Jack DeJohnette e Airto Moreira. 
Originariamente pubblicato in forma pesantemente modificata ed altamente incompleta come doppio LP, Miles Davis At Fillmore, nell'ottobre del 1970, e successivamente pubblicato su CD nella metà degli anni 1990, la musica è tratta da concerti del giugno del 1970, quando Miles, uno dei pochi artisti jazz mai ingaggiati dal Fillmore, aprì la serata per Laura Nyro.
Il cofanetto, che vanta un favolosa nuova copertina, conterrà anche un booklet di 36 pagine con un'intervista a Carlos Santana, un saggio sulle registrazioni e sulla musica inedita da parte dei produttori Richard Seidel e Michael Cuscuna, insieme a un saggio supplementare di Cuscuna che copre lo sviluppo della musica di Miles in questo momento cruciale della sua carriera.
L'anno trascorso tra il mese di agosto del 1969 ad agosto del 1970, fu forse quello più produttivo della carriera di Miles Davis.
In quel breve lasso di tempo, il trombettista registrò abbastanza materiale per il suo doppio album in studio Bitches Brew, un album singolo in studio Jack Johnson, tre lati di un altro doppio album in studio, Big Fun e quattro brani del doppio album Live-Evil.

Sarah Gillespie - Glory Days

E' stato appena pubblicato Glory Days, terzo album della cantante britannica Sarah Gillespie che con il suo personalissimo mix di jazz e folk ha spinto la critica inglese a paragonarla a un mito vivente come Joni Mitchell.


Ecco un'estratto di una recensione di Tino Montanari, pubblicata sul blog Disco Club:
(...) Questo nuovo lavoro Glory Days, prodotto dal polistrumentista di origine israeliana Gilad Atzmon al sassofono, fisarmonica, clarinetto e chitarre elettriche, oltre a Sarah chitarra e voce, si avvale di musicisti di grande valore  come Enzo Zirilli (che risiede e lavora stabilmente a Londra da anni) alla batteria e percussioni, il fido Ben Bastin al contrabbasso, Kit Downes al pianoforte e Marcus Bates al corno francese, alle prese con una serie di canzoni tutte scritte dalla penna di Sarah Gillespie (eccetto il famoso conclusivo traditional St.James Infirmary).
Una chitarra acustica introduce Postcards To Outer Space, il brano di apertura dell’album, una performance per voce e chitarra, di impronta “mitchelliana”, seguita dalla title track Glory Days (nessuna relazione con il brano di Springsteen), dedicata alla defunta madre Susan Ann Broyden, una perfetta folk-song, con fisarmonica e corno francese a dettare il ritmo, mentre Sugar Sugar è un altro esempio di melodia folk jazz, che valorizza le capacità della band. 
Oh Mary è il secondo brano per chitarra e voce, dove si dimostra la bravura di strumentista di Sarah, mentre il valzer Signal Failure viene ripescato dall’EP The War On Trevor, per poi passare all’arrangiamento esotico e sensuale di The Bees And The  Seas, con la fisa di Atzmon e gli strumenti di Bastin e Zirilli sugli scudi. 

Visioninmusica a Terni con Stefano Di Battista e Joshua Redman

Al via a Terni la decima stagione di 'Visioninmusica'. Dal 23 gennaio al 3 aprile, presso l'Auditorium Gazzoli, è di scena la dinamica rassegna di musica contemporanea con artisti di grandissima fama e grandi novità. 


Era il 2004 quando 'Visioninmusica' muoveva i primi passi nella scena musicale nazionale: un decennio segnato da musica, produzioni, lezioni-concerto, nel corso del quale si sono esibiti artisti provenienti da ogni angolo del pianeta.
Si comincia con 'Nicki Nicolai & Stefano Di Battista Jazz Quartet' in 'Mille Bolle Blu' il 23 gennaio: è un'esclusiva regionale l'appuntamento che avrà come protagonisti l'inconfondibile voce di Nicki Nicolai e l'estro creativo di uno dei più noti musicisti jazz italiani, Stefano di Battista. Coppia nella vita e coppia artistica sul palcoscenico, a Terni, accompagnati da uno straordinario Trio - Andrea Rea al pianoforte, Roberto Pistolesi alla batteria, Daniele Sorrentino al contrabbasso - i due reinterpreteranno gli anni d'oro della musica italiana e internazionale in chiave swing e jazz, proponendo brani come 'Se stasera sono qui', 'Non gioco più', 'Se telefonando', 'Che sarà', fino a 'All my loving' e 'Smoke on the water'.
Mountain Men in 'Nothing Zero None' saranno in scena il 6 febbraio: in esclusiva regionale, dopo il successo della performance live dello scorso anno, l'atipico duo franco-australiano in occasione dell'edizione 2014 presenterà una selezione di brani tratti dai primi due album: 'Spring time coming' (2009) e 'Hope' (2013), oltre ad alcuni brani che fanno parte del loro nuovo lavoro discografico.
Il 20 febbraio è la volta di Get The Blessing in 'Lope & Antilope': è una delle date più attese della prossima stagione e vedrà ospite, in anteprima assoluta per l'Italia, una delle band più originali ed eccitanti dell'attuale scena musicale britannica.
Per presentare la band basterebbero i nomi di Jim Barr e Clive Deamer, rispettivamente, bassista e batterista dei Portishead. Nata a Bristol da un'idea della sezione ritmica della leggendaria formazione trip-hop, i Get The Blessing si completano con i fiati e l'elettronica del sassofonista Jake McMurchie e del trombettista Pete Judge. Il loro disco di debutto, 'All is Yes' (2008), ha vinto con merito un 'BBC Jazz Awards', nonostante il jazz sia solo una delle tante influenze della band, il cui minimo comune denominatore è la passione per il genio di Ornette Coleman, ma non solo. Trascendendo dalle catalogazioni, fondono le loro diverse anime, dando vita a un sound che rimane unico.

martedì 21 gennaio 2014

Pino Russo - Novecento

Giovedì 30 gennaio 2014 dalle ore 21,30 appuntamento al Jazz Club di Torino. Il nuovo anno si apre con la presentazione del nuovo cd di Pino Russo intitolato "Novecento" edito dalla prestigiosa etichetta discografica Spasc(h).


Come facilmente intuibile dal titolo, questo progetto si propone di prendere in esame la musica di tre autori che hanno lasciato un segno importante e tangibile nella storia del jazz e nel panorama musicale mondiale non solo del loro tempo, ma anche del presente e del futuro; Miles Davis, Thelonious Monk e John Coltrane. Un originale approfondimento raccontato da una chitarra in solo.
Dalle liner notes del disco:
Per alcuni la semplicità è una conquista. Per altri una vocazione. Per altri ancora - come nel caso di Pino Russo - un processo evolutivo. Nell'arco dell'apprendimento di un artista, solitamente, all'acquisizione di stili e tecniche segue la maturazione espressiva e la saggezza che conduce alla personalizzazione del proprio linguaggio. 
È qui, al limite estremo e ultimo dell'essere lettore delle proprie opere e di quelle degli altri, che Pino Russo si può dire musicista completo. Perché pone, fra gli obiettivi prioritari del proprio lavoro, il decifrare ciò che è complesso, articolato e annodato attraverso una comunicazione sensoriale che permette a chiunque di elaborare una propria visione della musica. 
Un compositore, o un interprete, non ha l'obbligo di assecondare il pubblico ma il dovere di spiegare - suonando - le ragioni delle sue scelte e perché le ritiene così importanti per l'arricchimento proprio e degli altri. Pino Russo ha raggiunto la propria semplicità attraverso un atto seduttivo che lega il forte carattere dell'esecutore all'esemplare autenticità dell'improvvisazione. 

Stefano Bollani – Carioca Live (Blu-ray)

Esce in formato Blue-ray, Carioca Live, il concerto evento di Stefano Bollani, registrato durante la tournèe estiva dell'album Carioca al Festival di Villa Arconati, Bollate, il 23 luglio 2009.


C’è un legame profondo che unisce Stefano Bollani e la musica brasiliana; qualcosa di più intenso e complesso rispetto a una semplice corrispondenza artistica o a un’affinità estetica. 
L’istrionico ed eclettico jazzista italiano lo ha ampiamente dimostrato dando alla luce alcuni progetti discografici come l’album Falando de amor - appassionato tributo al grande Antonio Carlos Jobim - o il più recente e pluripremiato Carioca, dalla cui costola è ora nato il Dvd Video, Carioca Live, registrato dal vivo in occasione della relativa tournée.
Ad accompagnarlo sul palco troviamo una strepitosa formazione “mista”, composta da artisti brasiliani come il sassofonista Zé Nogueira, il chitarrista Marco Pereira, il contrabbassista Jorge Helder, il percussionista Armando Marçal, il batterista Jurim Moreira e da due musicisti di casa nostra, il sassofonista Mirko Guerrini e il clarinettista Nico Gori; con questo “dream team” Bollani ha intrapreso un lungo viaggio alla scoperta del samba e del choro, vere e proprie colonne sonore portanti della musica popolare di Rio de Janeiro, dalle cui radici è poi fiorita la bossa nova. 
E in concerto si svelano progressivamente le anime più segrete e affascinanti di questo ricco repertorio: tra le atmosfere raccolte e sfumate di brani come Luz negra, Samba e amor o A voz do morro, ma anche tra i ritmi trascinanti di Segua ele, Ao romper da aurora o della pirotecnica versione di Tico Tico (il pezzo senz’altro più celebre, contrappuntato da continui cambi di tonalità), nelle sempre diverse combinazioni di organico, tra assoli, duetti e funambolici passaggi all’unisono, dove il virtuosismo non prevarica mai sullo spirito autentico delle composizioni originali.

David Krakauer - The Big Picture

Il virtuoso del clarinetto David Krakauer annuncia l'uscita di uno dei suoi album più avventurosi fino ad oggi, The Big Picture


L'album presenta una straordinaria formazione che comprende: David Krakauer al clarinetto, Jenny Scheinman al violino, Adam Rogers alle chitarre, Rob Burger alle tastiere, organo, fisarmonica, vibrafono, Greg Cohen al contrabbasso, Jim Black alla batteria e percussioni, Sheryl Bailey alla chitarra, Nicki Parrott al contrabbasso e campionatore.
Un artista di grande fama, il clarinettista e visionario culturale David Krakauer presenta il suo nuovo progetto, The Big Picture, in omaggio alla sua personale scoperta del proprio patrimonio culturale e, in senso più ampio, al viaggi che tutti noi facciamo per trovare un significato e una connessione nella nostra vita. L'album è stato prodotto da Joseph Baldassare e registrato da Roy Hendrickson.
The Big Picture presenta l'eccellente sestetto di Krakauer, con una nuova costellazione di musicisti, scelto meticolosamente per il loro virtuosismo, con stimolanti nuovi arrangiamenti e reinterpretazioni di colonne sonore di film di noti compositori di musica da film classici, tra i quali, Marvin Hamlisch, Wojciech Kilar, Vangelis, Sergei Prokofiev, Ralph Burns, Jerry Bock, John Kander e Fred Ebb. I film includono alcune gemme come La scelta di Sophie, Il pianista, Cabaret, Radio Days e Funny Girl.
Ogni film ha un legame speciale con l'ebraismo, sia per quanto riguarda il regista, gli attori, il compositore, o la tradizione ebraica; partendo dai temi della guerra e della persecuzione per arrivare alla satira sofisticata e alla farsa.