lunedì 30 settembre 2013

Avishai Cohen Trio questa sera su DrKultur

Questa sera l'emittente tedesca DrKultur trasmetterà in streaming il concerto del trio del bassista Avishai Cohen, registrato lo scorso 26 aprile al Die Glocke di Brema. Per l'occasione era accompagnato dal suo trio con Nitai Hershkovits al piano e Ofri Nehemya alla batteria.

Foto di Steven Trooster
(Creative Commons)

Avishai Cohen è una delle figure maggiormente di spicco della scena jazz internazionale e uno dei più ricercati musicisti della nuova generazione. Anche se profondamente radicato nella tradizione bebop e post-bop, Avishai sta delineando una nuova direzione, facendosi notare sia come compositore che come improvvisatore e bandleader.
Cohen è nato a Kabri, una kibbutz del nord d'Israele, da una famiglia di musicisti. Cominciò a 9 anni lo studio del pianoforte, abbandonato 5 anni dopo in favore del basso elettrico, ispirato da Jaco Pastorius; solo all'età di 16 anni iniziò lo studio del contrabbasso, guidato dal maestro Michael Klinghoffer. 
A 18 anni si sposta a New York e, come lui stesso asserisce, il suo primo anno di permanenza fu il più difficile della sua vita; per guadagnarsi da vivere suonò nelle strade e nei parchi. Successivamente prestò la sua opera in diverse formazioni latin jazz oltre che, per un breve periodo, in trio con Danilo Pérez.

The Spiritual Side Of Wynton Marsalis

Wynton Marsalis scava nella sua ricca collezione di registrazioni ispirate spiritualmente, per The Spiritual Side Of Wynton Marsalis, una speciale collezione di 15 tracce che sarà disponibile in tutto il prossimo 22 ottobre per la Columbia/Sony Classical/Legacy.


La pubblicazione di The Spiritual Side Of Wynton Marsalis coincide con il tour, lungo un mese, di "Abyssinian: A Gospel Celebration Tour" con la Jazz at Lincoln Center Orchestra con il direttore d'orchestra Damien Sneed, e il Chorale Le Chateau che debutterà il prossimo 3 ottobre al Memorial Hall di Chapel Hill, Carolina del Nord e si concluderà alla Symphony Hall di Boston il 27 ottobre. 
Tra i musicisti che attraversano le 15 tracce di The Spiritual Side Of Wynton Marsalis ci sono artisti come Marcus Roberts e Eric Reed (pianoforte), Wycliffe Gordon (trombone), Wessell Anderson (sax alto), Victor Goines (sax tenore), il Dr. Michael White (clarinetto), Ted Nash (canne), e molti altri, tra cui la principale sezione ritmica di Wynton composta da Reginald Veal al basso e il batterista Herlin Riley.
Simeon Marsalis scrive nelle note di copertina, a proposito delle credenze spirituali di suo padre, "Sappiamo che Wynton è un laico umanista, la cui crescita è stata radicata nella filosofia cristiana da sua madre." Wynton riflette, "Spirituale significa le riflessioni più intime sul più alto e su una coscienza onnipervadente. Si tratta di un calore di base e dell'accettazione degli esseri umani nella gloria di una umanità ribelle." 
Le tracce che Wynton ha personalmente selezionato per The Spiritual Side Of Wynton Marsalis variano dai duetti, trii e piccoli combo fino a formazioni orchestrali, e sono stati scelti da sette album originariamente pubblicati dalle etichette Columbia e Sony Classical.

Presentazione stampa di "Aperitivo in concerto"

Aperitivo in Concerto”, rappresenta da anni un caso particolare nel panorama del teatro italiano: da una parte perché finanziato e sostenuto da fondi privati, e dall'altra perché fin dalla sua nascita ha puntato su nuovi repertori e interpreti, per offrire testimonianze di linguaggi musicali nuovi o riscoperti. Non a caso la programmazione di questa nuova edizione della rassegna, curata dal direttore artistico Gianni M. Gualberto, è stata dedicata all'improvvisazione afro-americana.


Così, ancora una volta, il laboratorio polietnico americano si propone come modello principale d' incontro tra culture diverse che vengono assimilate e rimodellate dai musicisti, in particolare quelli Jazz, che si alterneranno sul palco del Teatro Manzoni.
L'obiettivo di questa rassegna - spiega il direttore artistico Gianni M. Gualberto - è vedere come oggi esistano degli esempi di musicisti nel mondo della musica afro-americana che vantano un rapporto fortissimo con la tradizione popolare, ma che si presentano in una vesta talmente sofisticata e complessa da avere valenza quasi accademica”.
La nuove edizione di “Aperitivo in Concerto” è stata anche l'occasione di rafforzare la collaborazione su diversi progetti, in particolare uno sulla vitalità della cultura israeliana, tra il teatro Manzoni e il teatro Franco Parenti.
La collaborazione passa attraversa la simpatia naturale che c'è da anni con Fedele Confalonieri - spiega la direttrice del Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah - poi c'è stata anche la collaborazione di Gianni M. Gualberto con il nostro teatro per un progetto sulla vivacità della cultura israeliana”.

La nuova stagione srà inaugurata domenica 13 ottobre con con un nuovo, appassionante progetto del sassofonista David Murray, alla guida del suo Infinity Quartet e con la  partecipazione dell’ icona del neo-soul Macy Gray, che non si esibisce a Milano dal 2010.
La collaborazione fra una cantante dal timbro peculiare e dalla frequentazione di un neo-soul elegantemente patinato ma di grande intensità emotiva, con un artista che tramite il linguaggio delle avanguardie post- Albert Ayler scava nella tradizione dei grandi tenoristi del jazz come Coleman Hawkins, Ben Webster e Paul Gonsalves, porta a dei risultati straordinari quanto spettacolari: una rivisitazione modernissima della cultura vocale e strumentale africano-americana, che sa guardare con spirito innovativo sia alla drammaticità poetica di Billie Holiday che all’espressività aggressiva di una interprete R&B come Esther Phillips.

domenica 29 settembre 2013

Tom Harrell : Live At The Village Vanguard (video)

A 66 anni, il trombettista Tom Harrell è occupato come sempre: la sua attuale band ha pubblicato cinque eccellenti album dal 2007. E' un artista così prolifico che ha anche scritto e arrangiato musica per altre formazioni.
L'anno scorso, Harrell ha presentato una nuova formazione di jazz da camera, con la quale ha presentato un nuovo progetto senza piano. 
Quella band, chiamata Colors of a Dream, integra la maggior parte del suo solito quintetto di lavoro con nuove aggiunte - il sassofonista Jaleel Shaw e la bassista / cantante Esperanza Spalding.
Un veterano di bandleader come Horace Silver e Phil Woods, Harrell lo scorso 27 marzo ha visitato al Village Vanguard per presentare il passo successivo nella sua ormai straripante discografia solista.
Per l'occasione Harrell era accompagnato da Jaleel Shaw, sassofono contralto; Wayne Escoffery, sax tenore, Esperanza Spalding, basso / voce; Ugonna Okegwo, basso; Johnathan Blake, batteria

Ecco il video di questo bellissimo concerto, offerto dalla Wbgo:

sabato 28 settembre 2013

Vijay Iyer premiato con il MacArthur Fellows Program

Il grande pianista indo-americano Vijay Iyer, ha ottenuto il prestigioso "Genius Grant" della John D. and Catherine T. MacArthur Foundation, uno dei più importanti riconoscimenti americani.
Il MacArthur Fellows Program concede una borsa di studio di $ 625.000 a personaggi di talento che hanno dimostrato straordinaria originalità e dedizione nelle loro attività creative ed una spiccata capacità di auto-direzione.

Foto di Tim Ferguson
(Creative Commons)

Ecco un estratto di un bell'articolo pubblicato sul sito Rediff Indian Abroad:
Vijay Iyer è l'unico indo-americano tra i 24 MacArthur Genius di quest'anno.
"Loro solo ti chiamano e ti scaricano la notizia", dice Vijay Iyer, ridendo del momento in cui ha ricevuto la grande notizia qualche settimana fa.
Non aveva idea di ciò che stava accadendo. Non si presenta una domanda per il 'Genius Grant', si ottiene la nomination confidenzialmente.
Iyer è anche all'oscuro di chi fosse stato il responsabile della sua nomina. "E' tutto molto fresco", dice. Non è nemmeno sicuro di quello che farà con essa.
I $ 625.000, pagati in rate trimestrali nell'arco di cinque anni, è un premio 'senza condizioni'.
Iyer li può utilizzare in qualunque modo voglia, per proseguire il suo lavoro creativo.
Come afferma la MacArthur Foundation, è "un investimento sull'originalità di una persona, sull'intuizione, e sul potenziale" ed è un sostegno a persone non a progetti.
"Anche se solo continuerò nella scia di ciò che sono, creando un sacco di musica, suonando un sacco di musica, scrivendo e parlando di musica con altre persone, e facendo il lavoro accademico, sarò molto felice", dice Iyer.
"Non penso di avere intenzione di cambiare totalmente la mia vita, penso che sarò solo un po' più libero di fare queste cose."
La borsa di studio arriva all'interno di una striscia di cose positive per Iyer. Sta iniziando una posizione di ruolo presso l'Università di Harvard in gennaio come primo Franklin D and Florence Rosenblatt Professor of the Arts.
Il suo ultimo album, uscito il 10 settembre è l'ultimo di una trilogia che affronta il tema delle esperienze di persone di colore nell'America post-9/11.

venerdì 27 settembre 2013

Harris Eisenstadt questa sera su BR Klassik

Questa sera l'emittente tedesca Br Klassik trasmetterà il concerto del September Trio dell'ottimo batterista Harris Eisenstadt, registrato lo scorso 30 giugno al Museion di Bolzano in occasione del Südtirol Jazzfestival Alto Adige.

Foto di Andy Newcombe
(Creative Commons)

Il batterista, percussionista e compositore Harris Eisenstadt si è esibito in una varietà di contesti diversi, tra cui jazz, improvvisazione creativa e gruppi di musica africana. 
Nato nel 1975 a Toronto in Canada, ha seguito le orme del padre batterista, ma avendo anche delle inclinazioni atletiche, avendo giocato a baseball e hockey. Anche se i suoi genitori dirigevano un'agenzia di pubbliche relazioni, Eisenstadt iniziò a gravitare verso la musica, suonando il drum-kit nel seminterrato del Upper Canada College a dieci anni, dove si diplomò qualche anno più tardi. Le sue prime influenze furono John Bonham dei Led Zeppelin, e i batteristi jazz Tony Williams, Elvin Jones, Tony Oxley e John Stevens. 
Da studente prese lezioni con il compositore di Toronto David Mott, quindi si trasferì a New York dove Barry Altschul gli fece da tutore, quindi lavorò al Knitting Factory. 
Conseguì la sua laurea con lode in letteratura e musica al Maine Colby College nel 1988 e successivamente conseguì il Master in Fine Arts di musica afro-americana alla California Institute of the Arts nel 2001. Mentre era a Los Angeles lavorò con KOLA (Kreative Orchestra of Los Angeles), collaborò con Adam Rudolph e Sam Rivers per il CD Vista
Ha collaborato con una serie impressionante di musicisti di alto livello, tra cui Yusef Lateef, Vinny Golia, Elton Dean, James Newton, Tony Malaby, Bennie Maupin, Wayne Horvitz, Nels Cline, Marty Ehrlich, Urban Bushwomen e molti altri.
Eisenstadt ha vissuto in Gambia per un paio di mesi, da allora ha suonato con compagnie di danze tradizionali dell'Africa Occidentale dal 1999 al 2003, e nella California del Nord, dove accompagnò il poeta Al Young, insieme al combo di Ralph Jones e Kenn Cox. 

Ahmad Jamal - Saturday Morning

Saturday Morning, titolo del nuovo album del pianista e NEA Jazz Master Ahmad Jamal, prodotto da Jazzbook Records, che presenta il suo quartetto, con il batterista Herlin Riley, il bassista Reginald Veal e il percussionista Manolo Badrena, è l'impressionante e tonificante seguito del suo premiatissimo Blue Moon


Con oltre sessanta registrazioni da leader, questo nuovo album rappresenta un altro capitolo sonoro nella vita musicale di questo artista duraturo; che dopo sei decenni sulla scena, finalmente si concentra su un album di proprie composizioni.
"E' un passaggio naturale quando si raggiunge la maturità e si ha una maggiore fiducia in se stessi", dice Jamal. "Quando si ha maggiore fiducia in se stessi, si comincia ad esplorare in se stessi. Ed ora sto esplorando il mio potenziale".
Tolta la sua bella reinterpretazione dell'immortale ballad di Duke Ellington, I Got it Bad And That Ain't Good, per I'll Always Be With You di Doris Day e Les Brown, della sua interpretazione impressionista dello standard, I'm In the Mood for Love, ed un "remix" di un motivo funky, One, registrato alla fine degli anni settanta da Jamal, scritto appositamente per lui dal compianto compositore Sigidi Abdallah, tutte le altre tracce di Saturday Morning, tra cui il pezzo dalle sonorità caraibiche, Back to the Future, The Line, Firefly, Edith's Cake, oltre alla title track, sono state scritte da Jamal, e presentano tutte le invenzioni e le dimensioni della sua unica arte; il suo profondo e potente amalgama di Errol Garner, Nat "King" Cole e Franz Liszt, i suoi intricati ed orchestrali arrangiamenti ed il suo caratteristico uso dello spazio e della dinamica.
"Ho un repertorio molto vasto", dice Jamal. "Ho iniziato a comporre quando avevo dieci anni, e le mie influenze sono di vasta portata: da Duke Ellington e Billy Strayhorn, Jimmy Lunceford e Fletcher Henderson a [Claude] Debussy e Maurice Ravel. A Pittsburgh, non c'era quella linea tra musica classica americana e la musica classica europea. Abbiamo studiato tutto".
Un pezzo di Saturday Morning merita una menzione speciale; Silver, una composizione melodica, venata di sonorità latine, che è qualcosa di raro nel canone di Jamal: un omaggio scritto per un altro artista - in questo caso - il pianista / compositore / direttore d'orchestra Horace Silver, compositore di molti standard jazz tra cui Song For My Father e Senor Blues.

Bologna Jazz Festival 2013

L’ottava edizione del Bologna Jazz Festival, organizzata dall’Associazione Bologna in Musica con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna, del main sponsor Gruppo Hera, della Fondazione del Monte, della Fondazione Carisbo e della Camera di Commercio, si terrà dal 26 ottobre al 27 novembre 2013.


Il festival verrà inaugurato dal ritorno in Europa di John McLaughlin e Zakir Hussain con lo speciale tour dal nome Remember Shakti, pensato per celebrare i 40 anni di amicizia e musica che li uniscono. Gli Shakti infatti nacquero alla fine del 1973, quando John Mclaughlin decise di sciogliere la prima e più celebre formazione della Mahavishnu Orchestra che aveva da poco pubblicato il leggendario Birds of Fire, per dedicarsi a un progetto totalmente acustico, di un genere che allora non aveva neanche un nome e che solo anni dopo il marketing avrebbe battezzato come World Music: un’inedita fusione di elementi jazz e rock occidentali e musiche di tradizioni diverse dell’India che affascinò anche Bologna, toccata da un tour mondiale del gruppo nel  ’77, e che tornerà dunque in città dopo 36 anni. (26 ottobre, Teatro Manzoni).
Un altro grande protagonista sarà il Jack DeJohnette Group feat. Don Byron (5 novembre, Teatro Duse), ovvero colui che è probabilmente il più grande batterista jazz in attività, titolare di innumerevoli progetti e collaborazioni (tra cui Gateway, New Directions, Special Edition, i Parallel Realities con Hancock e Metheny, e la trentennale militanza nel trio di Keith Jarrett), in uno straordinario quartetto che vede come ospite l’originalissimo strumentista e arrangiatore Don Byron. Il festival offrirà inoltre agli appassionati l’imperdibile occasione e porgli delle domande nel pomeriggio del concerto, in un incontro pubblico moderato dal critico Stefano Zenni (ingresso riservato ai possessori dell’abbonamento o del biglietto d’ingresso).

giovedì 26 settembre 2013

Il manoscritto di A Love Supreme

Questo raro documento, conservato al National Museum of American History dello Smithsonian, è lo schema, scritto a mano da John Coltrane, del suo leggendario capolavoro A Love Supreme.


Registrato nel dicembre del 1964 e pubblicato nel 1965, A Love Supreme è la dichiarazione personale di Coltrane della sua fede in Dio e della consapevolezza di essere su un percorso spirituale. 
"Nessuna strada è facile", scrive Coltrane in una preghiera in fondo alle note di copertina dell'album, "ma tutte portano a Dio".
Se si fa clic sull'immagine qui sopra e si esamina una copia ingrandita del manoscritto, si noterà che Coltrane ha scritto quello stessa frase in fondo alla pagina. "Tutte le strade portano a Dio". 
L'opera è costituita da una successione di quattro suite. I nomi per ogni sezione non sono sul manoscritto, ma Coltrane successivamente le chiamò "Acknowledgement", "Resolution", "Pursuance" e "Psalm".
Nel manoscritto, Coltrane scrive che il motivo di A Love Supreme dovrebbe essere "suonato in tutte le chiavi contemporaneamente". Nella registrazione di Acknowledgement, Coltrane effettivamente verso la fine, ripete il tema di fondo in tutte le chiavi, come se avesse coscientemente esaurito ogni ulteriore percorso. 

Jose James - Yesterday I Had The Blues: The Music of Billie Holiday (video)

Segnalo questo straordinario concerto di Jose James, uno dei più impressionanti e sensazionali cantanti di nuova generazione, che per l'occasione affronta la difficile sfida di eseguire alcuni dei più classici successi tratti dal songbook di Billie Holiday.


Foto di Bruno Bollaert
(Creative Commons)

Il concerto fu registrato il 7 aprile del 2012 (giorno dell'anniversario della nascita di Lady Day) all'Ancienne Belgique di Bruxelles; James era accompagnato da una formazione che comprendeva Takuya Kuroda alla tromba; Michael Campagna al sassofono tenore; Kris Bowers al piano; Solomon Dorsey al basso e Richard Spaven alla batteria.

Billie Holiday stands in our history as the most important jazz singer of all time. She remains the finest interpreter of the human heart, finding the notes, words, and feeling to describe that most complex human emotion - love.
Her father, Louis Armstrong, gave her the harmonic language, jazz phrasing, and risk taking of a instrumentalist. Her mother, Bessie Smith, the Empress of the Blues, gave her the personal voice, style, feeling, and artistry of a powerful storyteller. Together she combined these skills into a new vocabulary of expression, taking the words and music of some of America's finest songwriters - Ellington, Mercer, Gershwin, Kern, Berlin, Arlen, Porter, Rodgers and Hart - to the level of a new art form. Jazz singing. She did not invent it but she perfected it and set the bar for every generation of singers to follow. This night is a tribute to her mastery of song, and to her indomitable spirit.

Ray Charles onorato con un francobollo dalle poste americane

Il leggendario Ray Charles ottiene un altro riconoscimento. La United States Postal Service onora il cantante con un francobollo commemorativo come parte della sua serie di "Icone della Musica", che in precedenza aveva onorato la cantante/chitarrista Lydia Mendoza di musica Tejano e la leggenda del country Johnny Cash.


Emesso nel giorno del compleanno di Charles (il 23 settembre), per l'occasione si sono tenuti due eventi: uno al Morehouse College's Ray Charles Performing Arts Center di Atlanta, Georgia - lo stato dove è nato Charles - e l'altro presso il Grammy Museum di Los Angeles. 
Ashanti si è esibito nell'ambito della manifestazione Atlanta e Chaka Khan ha cantato al Grammy Museum.
L'artwork del francobollo è basato su una fotografia di Yves Carrère. Il designer Neal Ashby, che con l'art director Ethel Kessler fu incaricato nella ricerca della foto giusta, ha detto che è stato difficile trovare un'immagine iconica, data la lunga carriera di Charles. "Ero alla ricerca di quel sorriso, quel leggero movimento del capo - quell'espressione quasi estatica che aveva quando si esibiva," ha detto. 
Alla fine, è stata selezionata una fotografia che fu utilizzata per l'album The Best of Ray Charles
"C'è Ray che si immerge negli applausi e la pura gioia del momento," ha detto Kessler. "Ho amato il colore della sua camicia e la diagonale della foto. E' pulita e grafica, sapevo che sarebbe andata bene in formato francobollo."
Il rilascio del francobollo di Charles coincide anche con un nuovo album compilation, Ray Charles Forever, che uscirà martedì, 24 settembre. Esso presenta registrazioni di standards tra cui "America the Beautiful" e "Ring of Fire", così una inedita versione di "They Can't Take That Away From Me", che Charles spesso eseguiva nei suoi spettacoli dal vivo.

Monte-Carlo Jazz Festival, 8° edizione

Come da tradizione da 8 anni a questa parte, il jazz approda all'Opera di Monte-Carlo con il Monte-Carlo Jazz Festival.


Il 26 novembre, in apertura, Brad Mehldau e Mark Guiliana presenteranno un nuovo spettacolo, “Mehliana”, mentre Juan Carmona e Larry Corryzel Quartet condivideranno con il pubblico la loro passione per il flamenco e il blues.
Il 27 novembre la Marcus Miller Band torna a suonare con l'Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo.
Il mitico gruppo “Remember Shakti” con John McLaughlin si esibirà il 28 novembre.
La serata del 29 novembre verrà dedicata ai nuovi talenti della scena jazz europea.
In chiusura, il 30 novembre il jazz, il soul e il funk saranno gli ospiti d'onore dello spettacolo di Maceo Parker (uomo di fiducia ci James Brown e personaggio chiave della funk music); James Hunter (soul man e blues man inglese) e Charles Pasi (giovane cantante e fisarmonicista, la nuova stella nascente del jazz e del blues).
Jon Regen sarà al Bar Americano dell'Hotel de Paris. Spesso paragonato a Harry Connick Jr o a Billy Joel, si esibirà ogni sera dal 26 novembre al 1° dicembre dalle 20 in poi.
Dal 26 al 30 novembre si segnala inoltre una mostra fotografica di Philip Ducap, dal titolo (Jazz at the Opera”, nell'Atrio del Casinò.

David Weiss - Endangered Species: The Music of Wayne Shorter

L'80° compleanno di Wayne Shorter ha portato tutto il mondo a celebrare la sua musica. Tra questi il trombettista David Weiss ha arrangiato ed orchestrato diverse composizioni di Shorter ed assemblato un band di dodici all-stars per esibirsi al Jazz at Lincoln Center Da questo splendido concerto è stato tratto Endangered Species: The Music of Wayne Shorter recentemente pubblicato da Motema Musica. 


La band che Weiss ha assemblato comprendeva una sezione di sassofoni che includeva Tim Green al sax alto, Marcus Strickland al sax tenore e soprano; Ravi Coltrane al sax tenore e Norbert Stachel al sax baritono e clarinetto basso. Diego Urcola e Jeremy Pelt insieme allo stesso Weiss componeva la sezione delle trombe mentre Joe Fiedler e Steve Davis sono al trombone. La sezione ritmica invece era composta da Geri Allen al pianoforte, Dwayne Burno al basso e EJ Strickland alla batteria. 
Questo gruppo spettacolare ha eseguito differenti versioni di queste composizioni che generalmente erano state composte per piccoli gruppi. Ma ancora esse conservano una certa somiglianza, mentre l'esecuzione di Shorter di una composizione come Nellie Bly con Art Blakey avrebbe avuto un sapore diverso rispetto a Fall con Miles Davis.
Con questo in mente, ci sono un sacco di momenti piacevoli. Gli arrangiamenti di Weiss forniscono un sfondo lussurioso al meraviglioso playing della band al completo creando l'atmosfera e la base per gli assoli. La sezione ritmica brilla grazie ad una eccezionale Geri Allen sia come parte del ritmica che come solista.

martedì 24 settembre 2013

Intervista a Caro Emerald

Sul sito di Panorama è stata pubblicata un'intervista alla cantante Caro Emerald, che sarà in concerto il prossimo 5 ottobre al teatro Nuovo di Milano, unica data italiana del suo tour. 

Diana Broeders
(Creative Commons)

La 32enne Caroline Esmeralda, con un diploma al Conservatorio di Amsterdam ed una voce che ha incantato il panorama artistico internazionale, sa mescolare le sonorità jazz con influenze pop, mambo e hip hop.
Una capacità che l’ha portata, dopo il successo del primo album Deleted Scenes from the Cutting Room Floor (più di un milione di copie vendute), a suonare nelle location più prestigiose del mondo, come Hampton Court Palace a Londra e l’Isle of Wight Festival.
Il nuovo album si intitola The Shocking Miss Emerald e dalla data di pubblicazione, lo scorso 5 maggio, ha già venduto 35mila copie nella sola Inghilterra, con Tangled Up, il primo singolo, che ha superato il milione di visualizzazioni su Youtube.

Ecco un estratto dell'intervista:
La sua voce limpida e leggiadra ci riporta indietro nel tempo, quando la musica si ballava e si suonava nei jazz club cupi e pieni di fumo. 
"Ho scoperto il mio talento per il canto, quando mi è stata offerta una parte nel musical della scuola dove ho avuto modo di cantare un assolo. La canzone era Dream a Little Dream dei Mama’s and Papa’s e ancora oggi, ogni tanto canto quel brano durante i miei spettacoli".

Miles Davis & Dizzy Gillespie - Connection 1971

Avevo aperto due pagine di Youtube contemporaneamente.
Le due musiche, assai diverse, in certi momenti si mescolavano in maniera molto interessante e piacevole.
Una era quella elettrica di Miles Davis, l'altra era di Dizzy Gillespie col gruppo Giants of Jazz, tutti e due del 1971.
Visto che il caso mi aveva dato un suggerimento, ho pensato si mixare alcuni momenti dei due concerti, sovrapponendo le due piste senza particolare elaborazioni.
I risultati li potete giudicare da soli.
I video sono quelli dei due concerti originali.
(Alberto Arienti Orsenigo)

Keith Jarrett - Six Sonatas for Violin and Piano

Sul sito Counterpounch, è stato pubblicato un articolo sul nuovo album di Keith Jarrett, che la ECM pubblicherà nei prossimi giorni, nel quale il pianista ritorna ad esplorare la musica classica con un doppio album che presenta le Six Sonatas for Violin and Piano di Johann Sebastian Bach.


Ecco un estratto dell'articolo:
"Nessun tastierista di questa o di qualsiasi altra epoca ha avuto più vasti interessi di Keith Jarrett. I suoi contributi alla musica jazz si estendono dal sorprendente trattamento di standard a lunghe e spontanee esplorazioni dello spazio infinito oltre i limiti di forma e genere. La produzione della musica di Jarrett, rappresentata dalla sua prolifica produzione di registrazioni, sfida i confini che separano la musica classica dal jazz, l'improvvisazione dall'annotato.
La sua scelta degli strumenti è pure onnicomprensiva: sul doppio LP del 1979 Hymns / Spheres Jarrett improvvisa su inni e scene pastorali sul magnifico organo barocco presso l'Abbazia benedettina di Ottobeuren nel sud della Germania, la registrazione è stato finalmente ristampata dalla ECM questo anno su CD. Il Book of Ways del 1986 si estende su due CD e quasi due ore di elucubrazioni al clavicordo. Questo è il mezzo che sembrerebbe l'ideale per un tastierista come Jarrett, che ascolta con tale profondità ed intensità: il clavicordo è forse l'unico strumento che è ascoltato meglio dalla persona che effettivamente lo suona.
Le performances di Jarrett sul clavicembalo, soprattutto sulla musica di J.S. Bach, sono state ancora più illustri, anche se il risultato è trattato con scetticismo da alcuni specialisti. Le sue Variazioni Goldberg del 1989, forse trattano questo epocale insieme di pezzi per tastiera con troppo rispetto, abiurando accuratamente il virtuosismo appariscente a favore della considerazione sfumata. Ma questo atteggiamento produce delle meraviglie: il rilascio tenero di una nota prima della carezza della successiva, la predilezione per un'armonia inaspettata, l'ornamento irreprensibile ed inaspettato; la considerazione premurosa della logica contrappuntistica tra voci canoniche. Si ha la sensazione di ascoltare Jarrett che ascolta se stesso, piuttosto che suonare per noi.

Melissa Aldana ospite di Umbria Jazz Winter

La giovane sassofonista Melissa Aldana, vincitrice recentemente del Thelonious Monk International Jazz Saxophone Competition, parteciperà alla prossima edizione di Umbria Jazz Winter, che si terrà ad Orvieto dal 28 dicembre al primo gennaio. La giovane sassofonista oltre a suonare con il suo trio, sarà protagonista come special guest nel corso dell'intera manifestazione.


Melissa è nata a Santiago del Cile, e fu subito esposta alla musica grazie alla guida del padre, Marcos Aldana, (che gareggiò anche lui nella competizione. Fu semi-finalista nell'edizione del 1991, vinta da Joshua Redman) che l'ha aiutata ad affinare le sue abilità di sassofonista e improvvisatrice. 
L'incontro con il pianista Danilo Perez, nel 2006 portò ad una audizione presso il Berklee College of Music, dove Melissa ricevette una borsa di studio Presidential.
Arrivata a Boston con pochi soldi e senza saper parlare inglese, Melissa perseverò, trovando la guida dei sassofonisti George Coleman, George Garzone e Joe Lovano tra gli altri. Durante la sua permanenza a Boston, iniziò un rapporto con Greg Osby, che la invitò a registrare per la sua etichetta, la Inner Circle Music.
L'album risultante, Free Fall, vide Melissa “swing[ing] confidently and solo[ing] with verve” (Bill Milkowski, JazzTimes) a fianco del pianista Michael Palma, il bassista Lyles West e il batterista Ralph Peterson Jr.
Dopo essersi trasferita a New York nel 2009, Melissa si è esibita con Osby, Garzone, e Coleman, così come Benny Golson, Francisco Mela, e Antonio Sanchez.

sabato 21 settembre 2013

Learning to Listen: The Jazz Journey of Gary Burton

Per più di 50 anni, il vibrafonista Gary Burton è stata una figura di primo piano della scena jazz americana. Nel suo libro di memorie, Learning to Listen: The Jazz Journey of Gary Burton, pubblicato recentemente negli Stati Uniti, il nativo del sud dell'Indiana racconta una carriera discografica iniziata a Nashville nel 1960. 


Burton ha suonato con i giganti del jazz Stan Getz e George Shearing prima di formare il Gary Burton Quartet, un gruppo rivoluzionario che fuse jazz, rock e country.
Attraverso gli anni, il 70enne Burton, ha raccolto sette premi Grammy e pubblicato più di 60 album, collaborando con musicisti tra cui il pianista Chick Corea, il chitarrista Pat Metheny, il trombettista Arturo Sandoval e grande del tango Astor Piazzolla. La sua band attuale, il New Gary Burton Quartet, presenta il chitarrista Julian Lage, il bassista Scott Colley e il batterista Antonio Sanchez e ha pubblicato il suo secondo album, Guided Tour, nel mese di agosto.
Learning to Listen affronta anche il tema delle lotte di Burton con la sua identità sessuale. Fece pubblicamente "coming-out" in una intervista alla Npr del 1994 con Terry Gross e quest'anno ha sposato il suo compagno di lunga data.

A proposito di aver suonato su Last Date, album crossover strumentale di Floyd Cramer del 1960: "E' stata una delle mie prime esperienze di registrazione in studio, e, con mia sorpresa, ando tutto perfettamente, io ero solo sullo sfondo, suonando delle triadi. Avevo conosciuto Floyd quell'estate: faceva parte di questo gruppo affiatato di persone, che Chet Atkins aveva scoperto, che stavano diventando attivo in studio, al momento ero entusiasta di avere una parte in un registrazione ufficiale".

In uscita un cofanetto di 8 Cd's di William Parker

AUM Fidelity pubblicherà il prossimo 12 novembre, Wood Flute Songs: Anthology / Live 2006–2012, un cofanetto di 8 Cd che raccoglie inedite registrazioni di concerti multitraccia del bassista-compositore-direttore d'orchestra William Parker, destinatario del Doris Duke Foundation’s Artist Award per il 2013. 


Parker è un compositore straordinariamente prolifico, ed in questa occasione più della metà delle composizioni faranno il loro debutto su disco, tra cui i CD 6, 7, 8, che presentano del materiale completamente nuovo. 
Il cofanetto della serie Deluxe conterrà oltre nove ore di musica, e un libretto di 24 pagine con estese note ed immagini chiave.
Al centro dei Wood Flute Songs c'è il duraturo William Parker Quartet, con il batterista Hamid Drake, il sassofonista Rob Brown, e il trombettista Lewis Barnes. 
Questi quattro musicisti appaiono su ogni album, sia nel suo formato base che in forma estesa con ospiti speciali come Billy Bang, Bobby Bradford, James Spaulding, Cooper-Moore, Eri Yamamoto, Leena Conquest, e membri della Association for the Encouragement of Improvised Music (AMR) con sede a Ginevra, in Svizzera. 
Parker assemblò questo splendido quartetto per la prima volta nel maggio del 2000, per la registrazione dell'album, O’Neal’s Porch. Originariamente pubblicata nel gennaio 2001, per la propria etichetta Centering Records, l'album venne scelto tra i migliori dell'anno dal New York Times, JazzTimes, Downbeat e Allaboutjazz. 
Questo gruppo è stato un veicolo primario per il talento supremo di Parker come compositore, bassista e bandleader da allora, pubblicando cinque acclamati album per le etichette AUM Fidelity, RogueArt e Thirsty Ear, e generando gioia e stupore nel pubblico dei concerti di tutto il mondo.

venerdì 20 settembre 2013

Jack Kerouac recita su musica di Al Cohn e Zoot Sims (video)

Nella primavera del 1958 Jack Kerouac entrò in studio con i tenorsassofonisti Al Cohn e Zoot Sims per registrare il suo secondo album, un mix di jazz e poesia chiamato Blues and Haikus


L'haiku è una forma di poesia tradizionale giapponese con tre linee, non in rima, divise in cinque, sette e cinque sillabe. Ma Kerouac adottò un approccio più libero. 
Nel 1959, quando Blues and Haikus fu pubblicato, lo stesso Kerouac spiegò:
"L'haiku americano non è esattamente l'haiku giapponese. L'haiku giapponese è rigorosamente disciplinato da diciassette sillabe, ma dal momento che la struttura della lingua è diversa non credo che l'haiku americano dovrebbe preoccuparsi con le sillabe, perché il discorso americano è qualcosa di nuovo. . . tendente al pop.
Soprattutto, un Haiku deve essere molto semplice e privo di ogni inganno poetico e fare una piccola fotografia e tuttavia essere aereo e aggraziato come una Pastorella di Vivaldi."
Il numero di apertura di Blues and Haikus è un pezzo di 10 minuti intitolato "American Haikus." Esso presenta l'espressiva recitazione di Kerouac su una serie di poesie scandite dalle improvvisazioni al sassofono di Cohn e Sims. 
(Fonte Open Culture)

Ecco il video, con l'animazione dall'artista Peter Gullerud.

Franco D'Andrea sul palco del Mito

Sul sito de Il Manifesto è stata pubblicata una bella recensione di Marcello Lorrai, del recente concerto di Franco D'Andrea al Festival Mi.To.

Foto di Angela Bartolo

In apertura di serata, intestata al suo Sextet con guest Dave Douglas e Han Bennink, dal palco del Teatro Manzoni, Franco D'Andrea annuncia che inizierà in piano solo. Ha giusto cominciato ad improvvisare, e sta appena emergendo un Take The A Train, che in scena, brandendo una sedia di legno, irrompe Bennink: si butta per terra e senza tanti complimenti comincia a percuotere la sedia con le bacchette, con quella sua aria da impenitente Dario Fo della musica improvvisata. 
Sembra un siparietto concordato ma non lo è: il duo con Bennink avrebbe dovuto essere più tardi, ma l'alfiere dell'improvvisazione radicale europea non si è tenuto. Del resto D'Andrea sapeva benissimo chi si portava in casa, con Bennink: oltre alla confidenza con i suoi cinque fidati musicisti, se c'è una cosa che non è improvvisata, nelle due esibizioni del pianista per MiTo (la prima l'8 al Regio di Torino, distesa fra pomeriggio e sera e più articolata fra solo, i duo con gli ospiti, trio, quartetto e sestetto, la seconda il 10 a Milano tutta in serata), è l'intesa con il trombettista americano e con il batterista olandese, ospiti non occasionali. 
Il rapporto con Bennink è nato da uno specifico interesse di D'Andrea, che un paio d'anni fa lo ha invitato a unirsi al suo trio con Daniele D'Agaro, clarinetto, e Mauro Ottolini, trombone. Con Douglas, uno dei primattori del jazz di oggi, la conoscenza era già precedente: in una jam session nell'ambito dei seminari che D'Andrea conduce a Merano, Douglas, lì con un proprio gruppo, era rimasto colpito da come D'Andrea impiegava gli accordi in un pezzo degli anni trenta. 

Viceversa - Stefania Tallini

Viceversa è il nuovo atteso disco di Stefania Tallini, pianista e compositrice ormai affermata nel panorama jazz italiano ed europeo. Settimo album da leader, pubblicato ancora una volta da AlfaMusic che da anni affianca la musicista nella sua interessante evoluzione artistica.


Viceversa, è un album di grande originalità che si avvale della partecipazione di due grandissimi musicisti: Guinga, compositore, cantante, chitarrista, considerato una leggenda vivente della Musica popolare brasiliana e Corrado Giuffredi, tra i più acclamati clarinettisti del mondo, sia in ambito classico, che crossover.
Viceversa come reciprocità, come scambio tra i due interpreti e l'autrice che propone le sue composizioni avvicinandosi da una parte alle atmosfere più tipiche della musica "popolare" e dall’altra a quelle della musica colta, in un linguaggio che le attraversa entrambe. 
Ed è ancora il Viceversa della stessa pianista che in questo disco veste anche i panni dell'interprete suonando in quattro brani di Guinga.
Due interessanti novità caratterizzano l’album: Il duo di pianoforti nel brano d’apertura, in cui Stefania Tallini suona con se stessa; “Duke” e “Mae Do Mar”, due brani della compositrice cantati per la prima volta da Guinga, il secondo dei quali in portoghese, con il testo di un grande poeta dell'avanguardia brasiliana: Thiago Amud.

Gil Scott-Heron - L'ultima Vacanza. A memoir

Nel 1980 Stevie Wonder invitò Gil Scott-Heron e il suo gruppo ad accompagnarlo in un tour attraverso l’America: l’intento era quello di ideare insieme una festa nazionale in onore di Martin Luther King Jr. L’ultima vacanza è il racconto affascinante di cosa è accaduto durante il viaggio, e di come Heron si sia trovato coinvolto in un simile progetto. 


Cresciuto dalla nonna nel Tennessee, Scott-Heron parte dunque da umili origini per diventare poi uno dei musicisti più importanti della sua generazione: politicamente impegnato e con una forte coscienza sociale, selvaggiamente satirico ma profondamente empatico, viene definito “il padre del rap”. 
La morte inaspettata, nel 2011, ha determinato la scomparsa di uno degli artisti più eloquenti sulla faccia della terra: come ha avuto modo di dire Sarah Silverman, attrice e comica statunitense, “ha specchiato la bruttezza con la bellezza, l’audacia e il valore”. 
Autobiografia sentita e scritta meravigliosamente, L’ultima vacanza è piena di spunti sull’industria musicale, New York, il movimento per i diritti civili, l’America moderna, l’ipocrisia governativa, Stevie Wonder e il nostro posto in questo mondo. 
È un testamento adatto al genio generoso di Gil Scott-Heron e agli spiriti che l’hanno accompagnato. 

Sul sito Magazzino Jazz, è stata pubblicata una bella recensione del libro:
Grandmaster flash e RunDMC lo hanno riconosciuto come maestro. E lui con la penna si trovava davvero a suo agio: liriche ficcanti come quelle per il proto-rap The revolution will not be televised (1971!!) tornano ciclicamente, quando i giovani invadono rabbiosi le strade e cercano in giro fonti di ispirazione.

E' morto il chitarrista Jimmy Ponder

Jimmy Ponder, un chitarrista che è apparso in più di 100 registrazioni, circa un terzo dei quali come leader, è deceduto lo scorso 16 settembre a Pittsburgh, in Pennsylvania. Soffriva di cancro ai polmoni. 


La morte di Ponder è stata confermata dal batterista/ingegnere George Heid II, un musicista di Pittsburgh che ha suonato con Ponder per circa 15 anni.
Nato il 10 maggio 1946, James Willis Ponder, crebbe a Pittsburgh ed iniziò a suonare la chitarra a 11 anni e da adolescente cominciò a frequentare i jazz club della città. 
A 17 anni, influenzato da Wes Montgomery, Kenny Burrell e altri, iniziò a lavorare con l'organista Charles Earland. Durante gli anni '60, Ponder diventò un un prolifico sideman, suonando in registrazioni di Donald Byrd, Johnny Hodges, Stanley Turrentine, Andrew Hill, Lou Donaldson, Jimmy McGriff, Shirley Scott, Dr. Lonnie Smith e Houston Person.
Nel 1969 Ponder pubblicò il suo album d'esordio da leader, Soul Crib, che fu seguito da una serie di uscite per etichette come Cadet, Impulse!, Milestone, Muse e HighNote. 
Le sue pubblicazioni di maggior successo furono All Things Beautiful (Muse, 1978) e Ain’t Misbehavin’(HighNote, 2000).
Ponder si trasferì a New York e poi a Filadelfia a partire dagli anni '70, ma alla fine tornò nella sua città natale, dove continuò a suonare. Fu anche un educatore, che condusse una masterclass alla Duquesne University oltre a dare lezioni private.
Heid descrisse Ponder come una persona spirituale. Egli cita Ponder di aver detto, "Dio ci ha dato questo dono della musica ... se riuscissimo a suonare con il 100% di cuore, anima e capacità, raggiungendo una persona per un momento, avremmo onorato quel dono e fatto il nostro lavoro."
(Fonte JazzTimes)

giovedì 19 settembre 2013

Ralph Alessi, Fred Hersch - Only Many

Only Many è il titolo del secondo lavoro discografico di Ralph Alessi per CAM Jazz, dopo il successo del suo album di debutto Cognitive Dissonance. Questa volta il trombettista condivide l'onore di apparire sulla copertina con Fred Hersch, pianista di grande classe, che è in perfetto accordo con il suo compagno di avventure. 


Only Many è prevalentemente un CD a quattro mani, prova della grande complicità creatasi in studio al momento della registrazione.
La breve, intensa introduzione, Ride, sembra essere quasi un monito per l'ascoltatore, una chiamata a concentrarsi su ciò che accadrà durante i 60 minuti del disco. 
Il vellutato Hands  composto dal solo Alessi, è il preludio ad una delle due "cover" dell'album, la meravigliosa San Francisco Holiday di Thelonious Monk, che non può mai essere menzionato e reinterpretato abbastanza. Bisogna aspettare quasi fino alla fine per ascoltare l'altro ospite virtuale, Paul Motian, con Blue Midnight.
Temi ipnotici ed estesi, da Monk a Motian, in cui l'improvvisazione e l'interplay regnano sovrani. Hersch e Alessi si inseguono, si rincorrono, si sovrappongono l'un l'altro e lentamente trovano sempre linguaggi e forme espressive diverse, con risultati assolutamente affascinanti e magnetici. 
Temi brevi, essenziali, quasi sempre di durata compresa tra due e quattro minuti, fatta eccezione per le due interpretazioni di altri compositori e la lunga suite Someone Digging in the Ground, che è il preludio a Snap, il gran finale.

Dianne Reeves - Live in Paris (video)

Voglio segnalare un video davvero straordinario, che riprende il concerto che la grande cantante Dianne Reeves ha tenuto il 3 novembre del 2010 al Théâtre du Chatelet di Parigi.

Foto di Evert-Jan Hielema
(Creative Commons)

La "divina" Reeves, a mio parere una delle più grandi voci jazz in circolazione, era accompagnata per l'occasione da una formazione eccellente che presentava due straordinari chitarristi come Russell Malone (in assoluto, uno dei mie preferiti) e Romero Lubambo, il pianista Peter Martin, il bassista Reginald Veal e il batterista Terreon Gully.

Un concerto affascinante e dalle sonorità soffuse, che consiglio vivamente anche per la sua eccellente qualità audio e video in HD (1080 px).

Nuovo album e tour mondiale per l'Unity Band di Pat Metheny

Pat Metheny e la sua Unity Band ha in programma di pubblicare un nuovo album agli inizi del 2014, prima di cominciare un nuovo tour mondiale.


Questa band stellare, che è composta, oltre che dal chitarrista, anche dal sassofonista Chris Potter, dal bassista Ben Williams e dal batterista Antonio Sanchez, si avvarrà per l'occasione dello straordinario poli-strumentista italiano Giulio Carmassi che aggiungerà piano e tastiere, insieme a fiati, contrabbasso, percussioni e voce nel mix del suono del gruppo.
"Mi ha detto che si è ispirato nel vedere una delle mie band quando si esibì in Italia, quando era giovane," ha detto Metheny," ha spesso pensato di poter avere il ruolo di polistrumentista in uno dei miei progetti".

Lester Young - Boston 1950

L'Uptown Records ha recentemente pubblicato Boston 1950, che presenta una serie di inedite registrazioni tratte dai concerti tenuti da Lester Young al club Hi-Hat di Boston nel maggio e giugno del 1950 e nel febbraio del 1953.


Ecco un estratto di una bella recensione di Pierre Giroux pubblicata sul sito Audiophile Audition:
"Nel suo saggio su Lester Young scritto per The Oxford Companion To Jazz, edito da Bill Kirchner, lo scrittore e musicista jazz Loren Schoenberg scrive quanto segue: "Young creò melodie e fraseggi che rimangono una parte vitale del linguaggio jazz. I suoi assoli hanno rivelato una perfezione architettonica che contrastava con la loro natura apparentemente spontanea". 
In queste registrazioni inedite fatte al Hi-Hat di Boston nel 1950 e nel 1953 ritroviamo Young in forma esemplare, con un gruppo di musicisti in sintonia, che si aggiungono alla sua già solida eredità. 
Quando Lester Young portò la sua band al Hi-Hat, era sulla quarantina ed aveva confermato la sua stellare reputazione grazie al suo lavoro da solista con la Count Basie Orchestra, ad una serie di incisioni con Teddy Wilson e Billie Holiday, ed infine in nei concerti della serie Jazz At The Philharmonic di Norman Granz. 
Per qualche motivo inspiegabile Young sembrava essere più impegnato dal vivo che in studio, e quindi, nonostante il modesto suono mono di questo disco, il tenore di Young è pieno del suo tono caldo e di swing.
Eseguendo per lo più una serie di standard del songbook americano, Young ed i suoi compagni di band navigano tra le improvvisazioni soprattutto su una briosa versione di "Too Marvelous For Words" e su un altrettanto swingante "You Can Depend On Me". 

mercoledì 18 settembre 2013

Il Cafe Montmartre di Copenhagen

Questo breve documentario della televisione danese, presenta alcune clips di alcuni dei grandi musicisti jazz che hanno suonato nel mitico Jazzhaus "Cafe" Montmartre di Copenhagen, senza alcun dubbio uno degli storici jazz club europei. 

Foto tratta dal sito ufficiale

Il club fu inaugurato nel 1959, in Dahlerupsgade, da Anders Dyrup con un ingaggio di due settimane di George Lewis. In principio il programma era dominato dal jazz di Dixieland (allora molto popolare in Danimarca). 
Poco dopo Stan Getz, che dal 1958 viveva con la moglie svedese a Copenaghen, iniziò a suonare regolarmente nel club. Egli fu seguito da molti altri musicisti jazz americani espatriati in Europa, tra cui Dexter Gordon (che visse negli anni tra il 1962 e il 1976 a Copenhagen) e Ben Webster (dal 1964 a Copenhagen e Amsterdam).
Il giorno di capodanno del 1961, il Jazzhus Montmartre riaprì sotto la guida di Herluf Kamp-Larsen nei nuovi locali dello Store Regnegad. Il Montmartre divenne uno dei principali jazz club in Europa, per molti anni il trio di Kenny Drew (piano), Alex Riel (batteria) e la gloria locale Niels-Henning Ørsted Pedersen (basso) fu la regolare sezione ritmica, che accompagnava i grandi ospiti ingaggiati dal club. 
Dal 1976, il club si trasferì a Nørregade 41, sotto la proprietà di Kay Sørensen (1938-1988), mentre Niels Christensen era il direttore musicale, assistito dal 1982 da Lars Thorborg.
Nel periodo tra il 1976 e il 1989 il Montmartre si affermò ulteriormente; oltre a stelle del jazz come Miles Davis, Dizzy Gillespie, Stan Getz, Sonny Rollins, Oscar Peterson, Nancy Wilson, Betty Carter, Elvin Jones, Art Blakey, Brecker Brothers e molti altri, il Montmartre presentò anche artisti di world music come Milton Nascimento, Gilberto Gil, Djavan, Tania Maria, Youssou N'Dour e King Sunny Adé, artisti funk/soul come James Brown, Tower of Power e Gil Scott-Heron.

A Bologna si cammina lungo la Strada del Jazz

Il 21 settembre, dal pomeriggio fino a tarda notte, le vie e le piazze del centro storico di Bologna – tra Via Orefici, Piazza Santo Stefano e Piazza Galvani – diventano il palcoscenico a cielo aperto di grandi appuntamenti jazz in compagnia di: Guido Pistocchi Dixieland Band, con la partecipazione di Renzo Arbore al clarinetto, Dena DeRose Quartet, Andrea Ferrario Quartet e il duo Cigalini/Zanisi, ospiti di questa terza edizione.


Testimonial dell’edizione 2013 è Renzo Arbore che il 21 settembre inaugura la messa in posa delle due nuove stelle in via Orefici: la prima stella è dedicata ad Ella Fitzgerald, the first lady of song, e l'altra è per il più grande clarinettista italiano, Henghel Gualdi.
Durante la Strada del Jazz il centro storico è pedonalizzato, tutti i negozi restano aperti fino a sera tardi, i bar e i ristoranti propongono cocktail e menù dedicati al jazz.
L'idea della Strada della Jazz è nata dal desiderio di legare i personaggi memorabili della città ai luoghi memorabili che hanno frequentato.
Il Quadrilatero di Bologna ha infatti rappresentato negli anni '60 il crocevia del jazz internazionale per la presenza al civico 3 di Via Rizzoli del Disclub di Alberto Alberti dove si vendevano dischi jazz d'importazione introvabili in Italia e s'incominciò con le prime edizioni del Festival Jazz di Bologna (dal 1958) che portò in città quei grandi musicisti che hanno fatto la storia mondiale del jazz. 
Davis, Gillespie, Mingus, di giorno giravano per le strade del centro di Bologna e poi si esibivano la sera, i giovani musicisti bolognesi stavano insieme ai loro idoli, imitandoli, ma soprattutto condividendo serate indimenticabili.
La Strada del Jazz è memoria di questa storia, il racconto di un'epoca, ma soprattutto è futuro. 
Questa strada diventerà l'Hollywood Boulevard del Jazz bolognese, grazie alla collocazione annuale di una stella di marmo sul marciapiede, in ricordo dei divi che l'hanno attraversata. 

Linda Oh: Sun Pictures

La bassista Linda Oh, ha appena pubblicato il suo terzo album da solista, dal titolo Sun Pictures, per l'etichetta Greenleaf di Dave Douglas.


Mentre il titolo dell'album è tratto da uno storico cinema all'aperto nella città natale di sua sorella, Broome in Australia, il suo concetto si basa sui viaggi della bassista all'estero.
"Ognuno di questi brani è una piccola parte dei miei recenti viaggi e delle mie esperienze nel suonare la musica," dice la Oh. "Penso che sia un buon processo continuare a scrivere, anche quando sei in viaggio o per lavoro o per suonare. Diventa un po 'difficile quando si deve correre da una città all'altra, ma cerco sempre di trovare il tempo."
Sun Pictures fu registrato come parte di una sessione gratuita presso la WKCR la stazione radiofonica della Columbia University a New York. In questo piccolo spazio, la bassista fu accompagnata dal batterista Ted Poor, dal sassofonista Ben Wendel e dal chitarrista James Muller. 
Il raduno di questi talenti fu un opportunità fortunata, visto che la Oh ci stava lavorando da tempo e, che alla fine, i loro programmi fossero tutti in linea.
"Pensavo che avremmo potuto lavorare molto bene insieme", ha detto. «Le stelle si erano allineate".
Linda Oh, non è solo uno dei migliori bassisti ad emergere sulla scena di New York nel corso degli ultimi cinque anni: lei è anche uno dei più notevoli giovani musicisti di qualsiasi strumento, così come un'eccellente bandleader e compositrice che è cresciuta su ogni nuova registrazione.

Dianne Reeves - Beautiful Life

Una delle più autorevoli voci jazz al femminile nel mondo, Dianne Reeves, sta per pubblicare il suo album di debutto per la Concord Records, Beautiful Life, il prossimo 11 febbraio 2014. 


L'album mette in mostra la sublime abilità della Reeves di fondere elementi di R & B, musica latina e pop, all'interno del quadro del jazz del 21° secolo. "Nella sua essenza", dice la Reeves, "La vita è bella e volevo celebrare ciò che viene troppo spesso trascurato."
Non c'è alcuna trascuratezza in Beautiful Life, un viaggio di 12 canzoni che include cover memorabili di "Waiting in Vain" di Bob Marley "Dreams" di Fleetwood Mac, "I Want You" di Marvin Gaye e "32 Flavors" di Ani DiFranco. 
Inclusi nel resto dei brani, che coprono l'intero spettro dal jazz al soul, ci sono due nuovi pezzi "Cold" e "Satiated", che sono emotivamente vulcanici. 
Prodotto da Terri Lyne Carrington, Beautiful Life vanta un cast stellare che comprende i bassisti Esperanza Spalding e Richard Bona, i cantanti Gregory Porter e Lalah Hathaway, i pianisti Robert Glasper e Gerald Clayton e George Duke cugino della Reeves e suo frequente collaboratore.
La Reeves, vincitrice per quattro volte di Grammy, ha registrato e ampiamente cantato con la Lincoln Center Jazz Orchestra e Wynton Marsalis, che ha detto di lei, "Ha una delle voci più potenti, mirate e accurate di questo o di qualsiasi altro momento." 

martedì 17 settembre 2013

Kurt Rosenwinkel New Quartet - Live North Sea Jazz Festival 2013 (audio)

Lo scorso 14 luglio il quartetto del chitarrista Kurt Rosenwinkel è stato ospite del celebre North Sea Jazz Festival, dove ha presentato l'ultimo album Star Of Jupiter.

Foto di Peter Stracina
(Creative Commons)

Il pubblico del North Sea Jazz Festival ha una certa familiarità con il chitarrista Kurt Rosenwinkel da oltre un decennio. Il suo playing introverso ed emotivo viene sempre accolto con un rispettoso ed affascinato silenzio. 
Il mentore di Rosenwinkel, Gary Burton, portò il prodigioso chitarrista fuori dal Berklee College of Music prima della laurea, in modo che potesse unirsi a lui in tour. Lui non tornò mai più ai suoi studi, ma la sua carriera musicale sicuramente non ne ha sofferto. 
In giovane età Rosenwinkel fu in tour con "nonni del jazz" come Joe Lovano, Paul Motian e Joe Henderson. In seguito ha suonato con suoi contemporanei tra cui Brad Mehldau, Joshua Redman e Larry Grenadier. 
Anche se ha imparato la sua arte nel solco della tradizione del jazz straight-ahead, Rosenwinkel è un musicista da sempre aperto all'innovazione. Lui oltre ad essere un compositore di talento, è anche famoso per le sue splendide, nuove interpretazioni di standard. 
Il suo ultimo album, Star Of Jupiter, nel quale era accompagnato dal suo nuovo quartetto, con il pianista Aaron Parks, il bassista Eric Revis e il batterista Justin Faulkner (lo stesso del concerto), contiene solo proprie composizioni originali.

Clicca qui per ascoltare questo concerto, offerto dall'emittente olandese Radio 6.

Ecco un video tratto dal concerto:

Trane & Miles

Trane e Miles è un nuovo breve film romanzato, riguardante una immaginaria serie di incontri tra John Coltrane e Miles Davis, durante la creazione del più venduto album jazz nella storia della musica, Kind of Blue


Nel marzo del 1959 e di nuovo nel mese di aprile dello stesso anno, Miles Davis pubblicò questo leggendario album con compagni di band come Coltrane, Bill Evans (piano), Paul Chambers (contrabbasso), Jimmy Cobb (batteria) e Cannonball Adderley (sax contralto).
Nel corso della nascita di questo capolavoro, che includeva pezzi come So What, Blue And Green, e All Blues, Davis e Coltrane nei loro incontri discutono i molti cambiamenti che stavano accadendo in quel momento: l'insorgenza del rock 'n roll, la nascente forza della televisione, l'emergente movimento dei diritti civili, e l'evoluzione del jazz stesso. 
Sia durante le sessioni della band  che successivamente, Trane & Miles ritrae questi vitali incontri tra veri giganti del jazz, uomini la cui musica ha allo stesso tempo guidato e raccontato i cambiamenti che incombevano su di loro.
Oltre agli incontri "intra-band", Davis interagisce anche con un dirigente della sua etichetta, l'innovativo produttore Teo Macero della Columbia Records.

Melissa Aldana vince il Thelonious Monk International Jazz Saxophone Competition

Melissa Aldana, una tenorsassofonista, cilena di nascita, ma con base a New York, ha ottenuto il primo posto, ieri sera al prestigioso Thelonious Monk International Jazz Saxophone Competition per il 2013.


Grazie alla vittoria, la 24enne Aldana, ottiene una borsa di studio di $ 25.000 ed un contratto discografico con la Concord Music Group. Al secondo posto si è classificato il tenorsassofonista Tivon Pennicott, mentre l'altoista Godwin Louis è arrivato terzo.
Melissa è nata a Santiago del Cile, e fu subito esposta alla musica grazie alla guida del padre, Marcos Aldana, (che gareggiò anche lui nella competizione. Fu semi-finalista nell'edizione del 1991, vinta da Joshua Redman) che l'ha aiutata ad affinare le sue abilità di sassofonista e improvvisatrice. 
L'incontro con il pianista Danilo Perez, nel 2006 portò ad una audizione presso il Berklee College of Music, dove Melissa ricevette una borsa di studio Presidential.
Arrivata a Boston con pochi soldi e senza saper parlare inglese, Melissa perseverò, trovando la guida dei sassofonisti George Coleman, George Garzone e Joe Lovano tra gli altri. Durante la sua permanenza a Boston, iniziò un rapporto con Greg Osby, che la invitò a registrare per la sua etichetta, la Inner Circle Music.
L'album risultante, Free Fall, vide Melissa “swing[ing] confidently and solo[ing] with verve” (Bill Milkowski, JazzTimes) a fianco del pianista Michael Palma, il bassista Lyles West e il batterista Ralph Peterson Jr.

Gabriele Coen Quintet "Plays The Music Of John Zorn" al Museo Ebraico di Bologna

Questa sera, alle ore 21, nel cortile del Museo Ebraico in via Valdonica 1/5, secondo appuntamento con la rassegna musicale Olam Tzelilim-Universal Jewish Sounds, nell'ambito di bè bolognaestate 2013. In programma per la serata "Gabriele Coen Quintet. Plays the music of John Zorn" con Gabriele Coen sax e clarinetto; Benny Penazzi violoncello; Luca Venitucci fisarmonica; Danilo Gallo contrabbasso; Zeno De Rossi batteria. 


Foto di Lorenzo Gaudenzi
(Creative Commons)

Il repertorio del quintetto è in questa occasione interamente incentrato sulla musica di John Zorn, il paladino dell’incontro tra jazz contemporaneo e musica dalle radici ebraiche, a cui si vuole rendere omaggio anche in occasione del suo sessantesimo compleanno. Il concerto bolognese vede per la prima volta insieme Gabriele Coen, con importanti esponenti della scena jazz italiana come il batterista Zeno de Rossi e il contrabbassista Danilo Gallo. 
Le serate del MEB estateduemilatredici, organizzate dal Museo Ebraico di Bologna nell’ambito di bè bolognestate 2013, costituiscono ormai un vero e proprio punto di riferimento nell’estate bolognese e lo spirito, l’identità e in particolare la qualità delle proposte artistiche da sempre ne decretano il successo. 
Il programma è incentrato su alcuni eventi musicali, nei quali Gabriele Coen con il suo quintetto reinterpreta in modo originale la tradizione musicale ebraica in chiave jazzistica. Una rassegna musicale tesa a evidenziare come le sonorità nella tradizione ebraica rappresentino da sempre una fusione e rivestano un carattere transnazionale, in cui si è riversata la particolare attitudine a combinare la specificità degli elementi musicali ebraici con gli emisferi sonori di altre culture e tradizioni, dalla musica rinascimentale europea, alle contaminazioni col mondo arabo. 

Fried Generation - MOF

E' uscito ieri per Auand Records “Fried Generation”, secondo lavoro del quintetto MOF (Manuel Trabucco, sax contralto & soprano; Filippo Vignato, trombone; Frank Martino, chitarra, programmazione, live electronics; Stefano Dallaporta, contrabbasso, basso elettrico; Diego Pozzan batteria, percussioni).


I cinque musicisti, conosciutisi tra le aule del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, prendono il nome da un grande parcheggio adibito in passato a mercato ortofrutticolo e posto nel cuore della città emiliana.
Approfondendo il lavoro iniziato con il primo disco ‘Embarrassing Days’ del 2009 (Catsound Records), i MOF stuzzicano il pubblico introducendolo in un mondo fatto di mescolanza continua del linguaggio jazzistico con sonorità derivate dalla musica elettronica, utilizzata sia in modalità compositiva che in improvvisazione, fondendosi con gli strumenti acustici.
Il disco Fried Generation rappresenta uno sviluppo ulteriore di questo concetto alternando brani energici e ricchi di interplay (A.M., The One Who Met Miss Jones, Dramma in B) momenti meditativi (Leo Rising, You’re Doing It Wrong, Morning, Finally Fried) e composizioni più elaborate dal punto di vista della scrittura (The Unconscious Choice, Pay Pray Play, Eureka).
Tredici brani spesso uniti l’uno con l’altro per confezionare un disco concept fatto di musica non autoreferenziale che segna nuovi traguardi e punti di partenza per il gruppo e, allo stesso tempo, lancia uno sguardo tragicomico sullo stato di salute di una generazione.

lunedì 16 settembre 2013

Pharoah Sanders questa sera su Orf

L'emittente austriaca Oe1 della Orf, trasmetterà in streaming audio questa sera il concerto del leggendario Pharoah Sanders, registrato lo scorso 17 maggio a Diersbach in Austria in occasione del INNtöne Jazzfestival 2013.


Per l'occasione il sassofonista era con il suo quartetto, composto da William Henderson al piano, Gene Calderazzo alla batteria e Oli Hayhurst al basso.
Nato Farrell Sanders, inizia la sua carriera suonando il sax tenore in California, ad Oakland. Si trasferisce a New York nel 1961. Lì suona con Sun Ra da cui riceve il nome d'arte Pharoah, in qualche caso indicato come Pharaoh, (Faraone). Sale alla ribalta nel 1965, anno in cui entra nella band di John Coltrane, iniziando a sperimentare con quella musica che successivamente sarà conosciuta come free-jazz. Sempre nel 1965 registra con Trane "Ascension", opera manifesto del free-jazz, oltre che Meditations
Partecipa nel 1968 all'incisione di Communications, album della JCOA: Jazz Composer's Orchestra Association di Mike Mantler e Carla Bley nel quale suona, usando le parole di John Zorn, "il più intenso e illuminante solo di sax tenore mai registrato". Ornette Coleman stesso lo "proclama" il miglior sax tenore al mondo.

Due nuovi album per Ben Goldberg

Alla metà degli anni '80, il clarinettista di Berkeley Ben Goldberg scatenò il movimento di musica ebraica radicale con il New Klezmer Trio, una band che combinava le turbolente improvvisazione del jazz d'avanguardia, con le melodie tradizionali Ashkenazi. Decine di formazioni hanno camminato attraverso la porta che egli aprì, il più famoso dei quali fu il Masada di John Zorn, mentre Goldberg cominciò ad esplorare nuove strade musicali. Egli decostruì brani bebop con Junk Genius, e profuse l'attenzione sulle infinitamente intriganti composizioni di Thelonious Monk con il suo album in trio, senza piano, Plays Monk. Più di recente ha composto fiorite canzoni d'arte con l'avventurosa formazione da camera Tin Hat, e con diversi propri progetti.

Foto di Michaelz1
(Creative Commons)

Benchè registrati a quattro anni di distanza, i due nuovi album di Goldberg, "Unfold Ordinary Mind" e "Subatomic Particle Homesick Blues" servono come delle affascinanti pietre miliari, tracciando la sua traiettoria come songwriter ispirato. 
"Unfold Ordinary Mind,", una sessione in quintetto dello scorso aprile, presenta composizioni chiaramente ispirate dalla sua recente immersione nel songwriting. L'album trabocca di melodie sinuose. Un reticolo di linee che si intersecano, la cui musica ha spesso imprevisti colpi di scena e si trasforma. Come in "Stemwinder" , che si snoda per nove minuti, costruendo lentamente un climax scricchiolante.
Guardando al personale dell'album, e conoscendo la lunga storia di Goldberg, come mago di composizione spontanee, ci si potrebbe aspettare una sessione temerariamente sminuzzata. Il batterista Ches Smith suona spesso ad alto volume, perennemente impostato sull'alta velocità. E Nels Cline era un iconico e fromboliere chitarrista underground di Los Angeles, prima di aggiungere una scossa frizzante di succo creativo a Wilco. Ma Cline è sempre pronto ad una lucidatura lirica, che si avvale di un brillante tono bruno che si può trasformare in luminoso.