sabato 31 agosto 2013

Benny Golson - Live in Istanbul 2012 (video)

Ecco il video di un bellissimo concerto del grande Benny Golson, registrato il 6 giugno del 2012, al Nardis Jazz Club di Istanbul.
Inutile parlare di Golson, uno dei più grandi sassofonisti viventi, che con il suo inconfondibile sound caldo e con una tonalità fresca e rilassata, ha attraversato la storia della nostra musica sin dagli anni '50 suonando nelle band di di Todd Dameron, Lionel Hampton, Johnny Hodges, Earl Bostic, Dizzy Gillespie e Art Blakey and the Jazz Messengers con cui registrò il celebre album Moanin' nel 1958. 
Ma probabilmente il suo più duraturo contributo al jazz fu con il JazzTet, uno straordinario sestetto costituito nel 1959 insieme ad Art Farmer, che nella sua versione originaria comprendeva Curtis Fuller (trombone), McCoy Tyner (piano), Addison Farmer (basso) e Dave Bailey (batteria), che, tra gli altri, nel 1960 pubblicò lo strepitoso album Meet the Jazztet.  
Ma Golson è anche un eccellente songwriter, avendo scritto alcuni dei più noti standard di jazz quali Stablemates, Whisper Not, Along Came Betty, Are You Real? e sopratutto il notissimo Killer Joe. 
In questa esibizione, Golson si avvale di una ritmica interamente turca composta da Burak Bedikyan al piano, Kagan Yildiz al basso e Ferit Odman alla batteria con in quali presenta una serie di standard tra cui Sweet Georgia Brown e You and Night and Music.

Da non perdere!

Ten Freedom Summers

Ieri il Chicago Jazz Festival ha celebrato il 50° anniversario della "Marcia su Washington" presentando un estratto del capolavoro di Wadada Leo Smith, Ten Freedom Summers l'opera jazz che riflette sulla lotta per l'uguaglianza razziale e la libertà negli Stati Uniti.


Il sito dell'Huffington Post ha dedicato un bell'articolo a questa monumentale opera. Ecco un estratto:
"Questa raccolta di lavori di Wadada Leo Smith, uno dei più creativi compositori jazz americani, attraversa il frastagliato percorso verso la libertà tracciato da eroi americani tra cui Medgar Evers, Rosa Parks, Emmitt Fino, e Martin Luther King, Jr., ed eventi come Brown vs Board of Education, la marcia su Washington, e la vita e l'eredità di MLK e JFK. I leader, i sogni e gli incubi di generazioni sono le indicazioni ed i suoni, le immagini e le dinamiche, di questo lavoro impegnativo ma elettrizzante.
La ricerca per capire, l'esperienza e l'esercizio della libertà, sono al centro del lavoro di una vita del maestro Wadada Leo Smith. E' integrato nella sua musica, nel suo pensiero e nella scrittura così come nelle sue incisive improvvisazioni. Nato nel Mississippi nel 1941 ha vissuto la storia che attraversa Ten Freedom Summers. "Quando si vive al Sud, si fa costantemente parte del movimento dei diritti civili", ha detto ad un giornalista del Times di Los Angeles. Smith, un attivo protagonista nella Association for the Advancement of Creative Musicians sin dagli anni '60, ha creato una musica che usa il suono come leva per il cambiamento sociale.

Bruno Tommaso - Migranti

Teatro Eliseo di Nuoro, 26 agosto, poltrone piene e sul palcoscenico l’evento centrale della XXV edizione dei “Seminari Nuoro Jazz” e dei concerti collegati (21-31/8). 


Tommaso - compositore, arrangiatore, contrabbassista e didatta – ha scritto “I Migranti”, un’ampia partitura (“opera jazz”, l’ha definita) in dieci episodi che celebra ed intreccia varie vicende: la nascita del jazz; la migrazione come componente essenziale della sua storia; i valori interculturali che intessono la musica di matrice afroamericana; le “voci” dei dodici maestri dei seminari usate come in Ellington o Mingus, con parti cucite sulle personalità di ciascuno e in combinazione dialettica fra loro. 
Un lungo lavoro di gestazione, una manciata di ore di prove e poi la prima assoluta per una musica – melodiosa quanto complessa, ricca di humour e narratività – che suggella anche un passaggio di consegne: dal 2014 il nucleo storico dei docenti dei seminari verrà sostituito da un nuovo ‘blocco’ di insegnanti, con i soli Roberto Cipelli e Giovanni Agostino Frassetto a tessere un filo di continuità.

venerdì 30 agosto 2013

Kenny Barron and Mulgrew Miller Live Ginevra 2011

Questa sera l'emittente Espace 2 trasmetterà un concerto d'eccezione. Si tratta della registrazione del concerto di un duo di pianisti formidabili: Kenny Barron e Mulgrew Miller, registrato il 12 maggio 2011 al Victoria Hall di Ginevra in Svizzera.


Il duo per l'occasione ha proposto alcuni celebri standard quali It Could Happen To You, You Stepped Out Of A Dream, Never Let Me Go ed un paio di pezzi di Monk come I Mean You e Blue Monk.

Clicca qui per ascoltare il concerto, questa sera a partire dalle ore 22,40.

Ben Webster meets Oscar Peterson - Hannover, 1972

Questo video rappresenta una delle ultime performance dal vivo del leggendario sassofonista Ben Webster, registrata al Funkhaus di Hannover, in Germania, 14 dicembre del 1972


In questo video, registrato dalla Televisione tedesca, Webster, che morirà l'anno successivo, non mostra naturalmente più di avere la capacità di suonare note lunghe o a tempi accelerati, come faceva una volta, ma ancora riesce a rendere splendide reinterpretazioni di grandi classici del songbook americano, specie le ballads.
Per l'occasione la formazione che l'accompagnava una fantastica ritmica con Oscar Peterson, il bassista Niels-Henning Ørsted Pedersen ed il batterista Tony Inzalaco.
Webster, che resterà seduto per tutta la durata del concerto, offre magnifiche interpretazioni di classici come I Got It Bad and That Ain't Good e For All We Know, ma è assolutamente sublime su Come Sunday uno dei suoi cavalli di batteglia.

Un ricordo di Sathima Bea Benjamin

Il New York Times ha pubblicato un bel ricordo della cantante ed attivista sudafricana Sathima Bea Benjamin, scomparsa lo scorso 20 agosto nella sua casa di Cape Town. 


Ecco un estratto dell'articolo:
"Come il marito, l'acclamato pianista Abdullah Ibrahim, la Benjamin divenne nota solo dopo aver lasciato il Sudafrica. I due si trasferirono in Europa nel 1962, scossi da eventi come il massacro di Sharpeville di due anni prima. Successivamente essi dichiararono il loro sostegno all'African National Congress, vivendo in esilio a New York, raccogliendo fondi e sensibilizzando per la causa dell'antiapartheid.
Nel corso di una carriera di oltre 50 anni, la Benjamin ha mantenuto uno stile di elegante compostezza e deliberata sobrietà, cantando in un mieloso e vagamente fumoso mezzosoprano. 
Lei occasionalmente colorava la sua musica con le sonorità di quello conosciuto come "Cape Town rhythm". Ma anche nei ritmi più esuberanti il suo stile era sempre tranquillo, elastico, come se stesse sempre presentando delle ballads.
Beatrice Bertha Benjamin nacque a Johannesburg il 17 ottobre 1936. Suo padre, Edward Benjamin, era venuto in Sud Africa da St. Helena, un'isola coloniale britannica nel Sud Atlantico, mentre sua madre, Evelyn Henry, era di Mauritius e di origine filippina. I suoi genitori divorziarono quando lei era ancora bambina, e lei fu creciuta dalla nonna paterna, in un sobborgo di Città del Capo.
Iniziò a cantare nei locali notturni da adolescente, ed incontrò Dollar Brand, all'età di 20 anni. Iniziarono a lavorare insieme, registrando il suo primo album di inediti, "My Songs for You", nel 1959. 
Una sera, nel 1963, non molto tempo dopo che la coppia si era stabilita a Zurigo, la Benjamin era presente ad un concerto della Duke Ellington Orchestra, ed implorò il Duke di venire ad ascoltare il Dollar Brand Trio che suonava in un club della città. Impressionato da ciò che aveva sentito, Ellington organizzò per registrare il gruppo a Parigi. Quindi fece la stessa cosa per la Benjamin, producendo entrambi gli album per la Reprise.

giovedì 29 agosto 2013

The Three Little Bops

Sono sempre molto affascinato dal jazz applicato ai cartoons
Questo video che ho trovato nell'archivio di You Tube è particolarmente divertente. Si tratta di The Three Little Bops, una parodia de "I tre piccoli porcellini", in cui i tre protagonisti sono dei musicisti che cercano di fuggire da un lupo trombettista che vuole suonare con loro in tre jazz club differenti.


Il cartone della serie Looney Tones, diretto da Friz Freleng, venne pubblicato nel gennaio del 1957 e gli unici musicisti che vengono accreditati sono il cantante e comico Stan Freberg e il trombettista Shorty Rogers.
E' curioso invece il mistero che circonda gli altri componenti del gruppo. Per anni si è creduto che la formazione fosse composta da Stan Freberg (voce), Shorty Rogers (tromba), Art Pepper (sassofono), Pete Jolly (piano), Barney Kessel (chitarra), e probabilmente Joe Mondragon (basso) e Shelly Manne (batteria), ma ricerche successive hanno sconfessato questa ricostruzione, e fanno ritenere che ai sassofoni ci fosse Pepper Adams,  Red Callender (o forse Red Mitchell) al basso e Stan Levey alla batteria.
Sul blog JazzWax è possibile leggere un bell'articolo sulle ricerche fatte per ricostruire questa formazione.

Antonio Zambrini plays Nino Rota

Il grande pianista e compositore italiano Antonio Zambrini da vita, insieme al suo trio, ad un progetto in sinergia con una delle più importanti istituzioni internazionali legate alla cinematografia: la Fondazione Cineteca Italiana di Milano. Le melodie immortali di Nino Rota che hanno costituito le più importanti colonne sonore del cinema italiano,e che oramai sono entrate nell’immaginario collettivo di tutti gli appassionati di cinema e musica di qualità, rivisitate con maestria ed originalità. 
Il disco è arricchito nel packaging da alcune immagine inedite tratte dai set di alcuni film italiani entrati nella storia del cinema mondiale. 
Un opera davvero di prestigio e caratura straordinaria. (Fonte Abeat Records)


Sul sito Jazz Convention è stata pubblicata una bella intervista, a cura di Flavio Caprera, al pianista per presentare questo nuovo lavoro.
Ecco un estratto dell'intervista:
"Il lavoro su Nino Rota ha una radice duplice. Da un lato, registrando la serie di cd Philology con Lee Konitz, avevo arrangiato una serie di brani di Rota su proposta di Paolo Piangiarelli, il produttore delle registrazioni cui sono grato per l'opportunità che mi dette in quell'occasione. Con Lee Konitz furono poi realizzati tre cd appunto, con vario materiale e con alcuni miei brani scritti per lui, tra l'altro, mentre il discorso su Nino Rota rimase accantonato. I brani che avevo arrangiato servirono poi quando Cineteca Italiana di Milano, con cui collaboro da molti anni, mi propose di realizzare un concerto dedicato a Federico Fellini, in occasione di una ricorrenza a lui legata. Con Cineteca Italiana ho realizzato moltissime sonorizzazioni al piano solo, improvvisate naturalmente, per le proiezioni dei film muti. 

Jim Hall Trio: Newport Jazz Festival 2013

Lo scorso 4 agosto uno dei più grandi chitarristi della storia del jazz, Jim Hall è stato in concerto all'altrettanto leggendario Newport Jazz Festival.


L'82enne Hall era accompagnato per l'occasione da una ritmica composta da due grossi calibri come Scott Colley al basso e Lewis Nash alla batteria.
Il terzetto ha ospitato un altro ospite di grande rilievo, il fenomenale giovane chitarrista Julian Lage, per un acceso confronto/scontro generazionale di altissimo livello.
La formazione ha presentato un pezzo originale di Hall, uno di Lage, oltre ad una serie di celebri standard come All the Things You Are, My Funny Valentine e In a Sentimental Mood, classici pezzi della discografia di Hall. 

La Npr ha registrato questo imperdibile concerto che può essere ascoltato qui in streaming audio.

La Legacy pubblica un cofanetto di 34 Cd's di Herbie Hancock

La Columbia / Legacy Recordings il prossimo 12 novembre pubblicherà Herbie Hancock: The Complete Columbia Album Collection 1972-1988, un monumentale cofanetto di 34 dischi. Il cofanetto comprende l'intero catalogo di Hancock con la Columbia Records e CBS/Sony Japan, 31 album su 34 dischi, tra cui la prima uscita di otto album, originariamente pubblicati da CBS / Sony in Giappone. 
Altri tre album non sono mai stati pubblicati su CD (Sunlight, Magic Windows, Lite Me Up), mentre altri già pubblicati, sono fuori stampa da anni.


Il cofanetto si presenta come una cassa con coperchio rimovibile, che ospita 28 album singoli e tre album doppi (per un totale di 34 dischi). Ogni album sarà confezionato in cartone replicando la confezione originale, con gli originali artwork. 
Ad accompagnare i dischi ci sarà un libro di 200 pagine, pubblicato in esclusiva per questa collezione. Oltre a decine di fotografie rare, il libro conterrà diverse sezioni, a partire da un lungo saggio storico scritto da Bob Belden che ha vinto tre Grammy Awards per il suo lavoro con la Columbia / Legacy su "Miles Davis Series", sia per le note dell'album (due volte) che per la compilazione.
Il libro conterrà anche singoli commentari su tutti i 31 album di Hancock dello storico Max Schlueter. Il terzo elemento importante del libro è una delle discografie più dettagliate mai incluse in un cofanetto Legacy, assemblata da Richard Seidel. Incluse ci sono le formazioni complete e gli strumenti, i dati della registrazione (date, produttori, ingegneri, mixer, studi, ecc.), le date esatte di pubblicazione originale sia negli Stati Uniti che in Giappone, riferimenti incrociati per le presenza delle varie canzoni in altre parti del cofanetto, informazioni sulle classifiche Billboard, certificazioni della R.I.A.A., ed una discografia della carriera discografica solista di Hancock, prima e dopo i suoi anni alla Columbia.

Pushing The World Away - Kenny Garrett

Pushing the World Away, diciassettesimo album di Kenny Garrett come leader, lo cattura al culmine della sua capacità creativa, sia come sassofonista che come compositore.


Garrett rende omaggio a un certo numero di sue influenze, di amici e di eroi che includono Chick Corea (Hey, Chick), Chucho Valdés (Chucho's Mambo), Sonny Rollins (J'Ouvert) e del confidente musicale di Garrett e co-produttore dell'album, Donald Brown (Brother Brown).
Avendo avuto come suoi mentori Art Blakey e Miles Davis, Garrett sente il dovere di portare avanti questa tradizione, incoraggiando i giovani talenti. Così ha riunito una vasta gamma di musicisti su questa sessione, nuovi arrivati, come vecchi compagni. 
Oltre al suo regolare componente del quintetto, Donald Brown, ha utilizzato altri due pianisti come Vernell Brown e Benito Gonzalez, entrambi laureati nell'informale scuola musicale di Kenny Garrett. I batteristi sono McClenty Hunter, Marcus Baylor e Mark Whitfield Jr. mentre il percussionista Rudy Bird è una nuova aggiunta.

mercoledì 28 agosto 2013

"I Have A Dream" for jazz ensemble, singer and choir

In occasione del 50° anniversario del celebre discorso di Martin Luther King, voglio segnalare un bellissimo video che riprende un lavoro scritto da Richard Thompson per jazz ensamble, cantante e coro, commissionato by Philip Matzigkeit in occasione dell'inaugurazione del Dr. Martin Luther King Memorial Mural, nella città di San Diego in California.
Questa registrazione fu una prima mondiale, registrata dal vivo al momento dell'inaugurazione il 20 ottobre 2012. 
La formazione era composta da: Richard Thompson al piano, Derek Cannon alla tromba, Tripp Sprague al sassofono, Rob Thorsen al basso, Russell Bizzett alla batteria, Leonard Patton voce, Jim Tompkins MacLaine, direttore del coro e il coro dei The San Diego Singers.

Rob Mazurek's Exploding Star Orchestra in diretta questa sera su Radio 3

Questa sera Radio 3 della Rai trasmetterà il concerto dell'Exploding Star Orchestra del cornettista Rob Mazurek, in diretta dalla Piazza del Nuraghe di Sant'Anna Arresi nell'ambito della rassegna "Ai Confini tra Sardegna e Jazz 2013" 


L'Exploding Star Orchestra  nacque nel 2005, quando il cornettista Rob Mazurek fu avvicinato dal Chicago Cultural Center and the Jazz Institute affinchè mettesse insieme un gruppo che rappresentasse il lato più contemporaneo e di avanguardia del sound di Chicago per un concerto al Millennium Park. 
Mazurek assemblò un'orchestra di musicisti improvvisatori di Chicago (tra cui diversi membri del Tortoise), la musica fu concettualizzata e composta a Manaus in Brasile, Fontevraud in Francia e a Chicago, e dopo varie prove nacque una suite dal titolo We Are All from Somewhere Else che raccontava una storia celestiale che univa stelle, razze, un anguilla elettrica, uccelli, fenici, e razzi (ed effettivamente il suono di un'anguilla elettrica fu registrato da Mazurek). 
La suite si sviluppò nel corso di più di una dozzina di esibizioni prima di essere registrata su disco ai Soma Studio di Chicago.

Quattro vite jazz - A.B.Spellman

Quattro vite jazz è uno dei testi fondanti della moderna critica musicale, un vero e proprio classico della letteratura sul jazz. Attraverso i case studies di quattro musicisti geniali ma spesso avversati dai contemporanei perché considerati troppo «difficili» o «sperimentali» – i pianisti Cecil Taylor e Herbie Nichols, i sassofonisti Ornette Coleman e Jackie McLean – Spellman offre un resoconto aspro e disincantato del conflitto tra le esigenze dell’entertainment e quelle dell’integrità artistica, tra le asfissie del mercato discografico e gli orizzonti potenzialmente infiniti della ricerca musicale. 


Ciò che emerge da queste pagine, nel vivido racconto in prima persona dei protagonisti, è una vicenda di battaglie quotidiane per la sopravvivenza, fra difficoltà economiche, droghe e discriminazioni razziali; ma anche una storia di speranza e solidarietà, di inaspettati riscatti e rari, luminosi successi. Pubblicato originariamente nel 1966 e tradotto oggi per la prima volta in italiano, Quattro vite jazz è, come scrive l’autore nella nuova prefazione, «una macchina del tempo, il ritratto di quattro musicisti impegnati nella creazione artistica e in lotta contro fattori violentemente ostili. Quando ci sono lotte così, le belle storie da raccontare non mancano mai. E soprattutto, non invecchiano mai».

Sul sito Magazzino Jazz è stata pubblicata un bella recensione di questo volume targato Minimum Fax:
"Ora tocca a un saggio di critica militante notissimo agli specialisti, ma che dovrebbe stare nelle librerie degli appassionati: Quattro vite jazz, di A. B. Spellman. L’edizione originale (Four lives in the bebop business) è del 1966 e l’Italia in questo campo arriva con qualche anno (al massimo 46, 47 anni, poca cosa mi pare di poter affermare), di ritardo. Ma quelli della Minimum Fax sono come quei combattenti giapponesi nascosti nelle isole del Pacifico: è finita la guerra? Come, trent’anni fa? Non importa; fin che l’imperatore non me lo ordina combatto: banzai! Alla Minimum Fax hanno deciso di pubblicare bei libri sul jazz e fanno come i giapponesi: vanno avanti, se necessario fino al martirio. 

Remembering Marian McPartland

Marian McPortland fu una grande conduttrice di un celebre programma della Npr, dal titolo Piano Jazz, che presentava settimanalmente interviste e live sessions con alcuni dei più grandi interpreti di jazz. 


La Npr ha deciso di onorare la pianista, compositrice e presentatrice con una edizione speciale del suo programma, nel quale ha presentato alcune delle sue più belle canzoni.
Il grande valore come compositrice della McPartland appare in molte delle sue composizioni: armonie sofisticate con grandi accordi pieni e melodie arcuate e sorprendenti, oltre ad una enorme gamma emotiva. 
Ha composto pezzi per pianoforte che sono entrati nel repertorio jazz e canzoni - con testi di star come Johnny Mercer, Sammy Cahn e Peggy Lee - che sono considerati parte del Great American Songbook. Questo episodio di Piano Jazz condotto da Murray Horwitz, amico di lunga data della di McPartland, presenta sue composizioni originali e collaborazioni musicali con artisti come Sarah Vaughan, Karrin Allyson, Thad Jones, Elvis Costello ed altri.

Robert Glasper Experiment pubblica Black Radio 2

Con il suo album del 2012 Black Radio, il Robert Glasper Experiment definì un nuovo paradigma per la musica creativa, andando oltre i confini radicati di genere, per creare una visione singolare che raccogliesse da tutte le estensioni della black music contemporanea e non solo. Black Radio ha attirato consensi unanimi della critica ed ha consentito a Glasper di raggiungere le più alte posizioni in classifica della sua carriera oltre che conquistare il Grammy Awards, nei quali è stato premiato come miglior album R & B.


Il 29 ottobre, il R.G.E. alza la posta con l'uscita di Black Radio 2 (Blue Note), un altro lavoro che sfida i generi portando il modello di Black Radio ad altezze ancora maggiori. 
Il nucleo rimane the Experiment, come una delle band più incredibilmente versatili mai esistite, con Robert Glasper alle tastiere, Derrick Hodge al basso, Marco Colenburg alla batteria, e Casey Benjamin su vocoder e sassofono. Le parti vocali saranno affidate ad una serie sbalorditiva di cantanti tra cui Common, Patrick Stump, Brandy, Jill Scott, Dwele, Marsha Ambrosius, Anthony Hamilton, Faith Evans, Norah Jones, Snoop Dogg, Lupe Fiasco, Luke James, Emeli Sandé, Lalah Hathaway e Malcolm-Jamal Warner.
I fans possono trovare notizie sul nuovo album, ascoltare e acquistare musica, guardare i video esclusivi, vedere le date del tour imminenti e di più nella App ufficiale del Robert Glasper Experiment, ora disponibile esclusivamente attraverso l'App Store.

Mauro Ottolini feat. Frank Lacy - Heaven Sent

Qual è il modo migliore per celebrare l’anno appena trascorso ricco di soddisfazioni e riconoscimenti? Per Mauro Ottolini, reduce dalla vittoria del  prestigioso referendum Top Jazz indetto dalla rivista Musica Jazz come musicista dell’anno, è pubblicare un disco con il leggendario trombonista, cantante e polistrumentista statunitense Frank Lacy


L’album si chiama Heaven Sent, ed è un vero e proprio dono del cielo, sia per come è nato, sia per la profonda spiritualità che lo pervade. 
La genesi del disco ha a che fare con la materia delle fiabe: un giorno di un paio di anni fa Ottolini al mattino dopo un concerto a Milano si reca alla Stazione Centrale per fare ritorno a casa e si imbatte in uno smarrito Lacy che doveva vedersi con Don Moye, uno però si trovava a Milano e l’altro  a Marsiglia… Da qui parte l’invito a Lacy a fermarsi per qualche giorno a casa di Ottolini, dalle parti del lago di Garda. 
Alla fine dei 10 giorni, complice l’ascolto di un album di Lester Bowie, Ottolini propone a Lacy di registrare qualcosa, nell’ampia cucina di casa. 
Una serie di telefonate per convocare musicisti (presenti all’appello Daniele D’Agaro, Franz Bazzani, Stefano Senni e Zeno De Rossi) e all’amico Stefano Amerio (che impegnato in studio  però riesce comunque a giungere con Giulio Gallo) per poter catturare la musica su nastro e tutto è pronto. 
Le registrazioni che sono state scelte per il disco sono tutte "first takes", e catturano al meglio la magia che si è creata in quei giorni.

Masterclass di Jim Black a Nuoro

Giornata nel segno di Jim Black, oggi a Nuoro, per il venticinquesimo Seminario jazz coordinato da Paolo Fresu.


Il batterista americano, nome di spicco del jazz "di confine", è il protagonista della masterclass internazionale che impreziosisce l'offerta didattica di ogni edizione dei corsi organizzati dall'Ente Musicale di Nuoro: un appuntamento che ha visto avvicendarsi negli anni jazzisti del calibro di Dave Liebman, Steve Lacy, Ralph Towner, Miroslav Vitous, Sheila Jordan, Airto Moreira, Uri Caine e il compianto "Butch" Morris (scomparso lo scorso gennaio), fra gli altri.
Jim Black comincia alle 15 la sua masterclass di tre giorni (andrà avanti fino a venerdì 30) alla Scuola Civica di Musica "Antonietta Chironi" (in via Mughina). Poi, in serata, è atteso in concerto a partire dalle ore 21 nel cortile della casa natale di Grazia Deledda per la rassegna Jazz a Nuoro che accompagna il Seminario: ad affiancarlo sul palco il giovanissimo pianista austriaco Elias Stemeseder (ventitré anni da compiere a ottobre) che, con il bassista Thomas Morgan, fa parte del Jim Black Trio (e che il pubblico di Nuoro Jazz potrà apprezzare anche in un piano solo al Museo MAN, giovedì alle 19).
Classe 1967, Jim Black è uno dei maggiori esponenti di quella generazione di musicisti che hanno portato il jazz nel ventunesimo secolo, oltre a essere uno dei batteristi più influenti del nostro tempo nonché leader della cult band AlasNoAxis con i suoi collaboratori di lunga data Chris Speed, Hilmar Jensson e Skúli Sverrisson. Basata su un approccio virtuosistico ma molto personale al jazz drumming, la sua estetica si è ampliata per includere ritmi balcanici, modalità rockeggianti e paesaggi sonori elettronici. 

martedì 27 agosto 2013

Mark Turner questa sera su Radio 6

Questa sera l'emittente olandese Radio 6, nell'ambito del suo programma VPRO JazzLive, trasmetterà il concerto del quartetto del batterista tedesco Jochen Rueckert, che presenta anche Mark Turner al sassofono, Lage Land alla chitarra e Matt Penman al basso.


Il batterista Jochen Rueckert 15 anni fa si trasferì da Colonia a New York, suonando in maniera continuata con il bassista Matt Penman, e collaborando sopratutto con rinomati chitarristi jazz come Pat Metheny e Kurt Rosenwinkel. 
Non fa differenza questo quartetto nel quale è presente il grande chitarrista Lage Lund al fianco del sassofonista Mark Turner. 
Nel concerto di questa sera, registrato il 29 maggio del 2013, le sottili, e ritmicamente stratificate composizioni del leader della band sono intervallate da canzoni di Herbie Hancock e Depeche Mode.

Art Blakey & The Jazz Messengers - Live Sanremo (1963)

Per celebrare Wayne Shorter ed in omaggio alla scomparsa di Cedar Walton, desidero segnalare questo magnifico concerto dei The Jazz Messengers di Art Blakey, registrato 50 anni fa, il 23 marzo del 1963, durante l'8 edizione dell'International Jazz Festival di Sanremo, con una formazione che presentava anche Freddie Hubbard, Curtis Fuller e Reggie Workman.
    
Il concerto presenta quattro classici standards, Skylark, In the Wee Small Hours of the Morning, That Old Feeling e I Didn't Know What Time It Was, più una composizione di Wayne Shorter (Children of the Night) ed una di Walton (Mosaic) entrambe registrate nell'album in studio Mosaic del 1961. 
(Ringrazio il blog Wittgenstein per la segnalazione)

Joe Lovano Nonet plays Miles Davis (video)

Sul sito della Cité de la Musique è stato pubblicato in versione integrale il video del concerto dello strepitoso nonetto di Joe Lovano (a mio parere una delle migliori formazioni degli ultimi decenni) registrato nella celebre location parigina il 28 ottobre del 2009.


Per l'occasione il grande tenorsassofonista presentò il suo omaggio a Miles Davis, presentando una sensazionale versione della Birth of the Cool Suite tratta dall'album Streams of Expression
Per l'occasione la formazione era composta da Joe Lovano, al sax tenore; Ralph Lalama al sax tenore; Steve Slagle, al sax alto; Gary Smulyan, al sax baritono; Larry Farrell al trombone; Barry Ries alla tromba; James Weidman al piano; Cameron Brown al basso e Lewis Nash alla batteria.  

La nuova stagione del Blue Note di Milano

Giovedì 5 settembre riparte la programmazione del Blue Note di Milano (Via Borsieri, 37), l’unica sede europea dello storico jazz club di New York, che si appresta ad inaugurare quest’anno la sua undicesima stagione, dopo aver festeggiato lo scorso marzo il traguardo del 10° anno di attività, con un calendario di imperdibili concerti di artisti jazz e non solo, internazionali e italiani.


Nel mese di settembre, Blue Note di Milano ospiterà, tra gli altri: la miscela esplosiva del James Taylor Quartet (5, 6 e 7 settembre) composta da soul, funk, jazz, spy movies e r’n’b; il Restaurant Man Joe Bastianich nell’inedita veste di bluesman con la sua band The Ramps (15 settembre); Nick The Nightfly, con la sua orchestra, ensemble unico nel panorama italiano, in grado di spaziare dallo swing al funky, dal mainstream, al soul jazz (20 e 21 settembre); lo spettacolare sax di Chris Potter (25 settembre); l’incantevole voce di Patti Austin (27 settembre); Brian Auger (28 settembre), innovatore assoluto dell’Hammond B3 e pedina chiave nell’affermazione della musica jazz rock.

Dave Holland - Prism

Nei 40 anni trascorsi dal suo debutto discografico come leader, il bassista, compositore e direttore d'orchestra Dave Holland ha prodotto una notevole serie di incisioni e di gruppi che documentano il suo eclettico percorso musicale. Su Prism, il suo nuovo lavoro discografico che sarà pubblicato il prossimo 3 settembre, per l'etichetta Dare2 Records (l'etichetta di proprietà del bassista), Holland presenta la sua nuova band (dello stesso nome), un quartetto di all-star che comprende Kevin Eubanks alla chitarra, Craig Taborn al pianoforte e Fender Rhodes e Eric Harland alla batteria. 


Con composizioni di ogni membro della band, Prism stabilisce una nuova direzione musicale per Holland - un quartetto senza fiati ma con un suono esplosivo e viscerale, che mantiene un approccio organico complessivo.
Prism, il primo album di Holland in quasi tre anni, è una viaggio elettrizzante che è ugualmente groove-oriented come è all'avanguardia. Il magazine Jazzwise ha descritto il nuovo progetto come  "... la più viscerale registrazione da molti anni, che richiama l'intransigente carica del suo lavoro con Miles [Davis] negli anni '70, e della sua band Extensions della fine degli anni '80." 
Holland crede che questa nuova direzione musicale sia dovuta alla strumentazione. "Il suono di questo gruppo è diverso da altri progetti che ho fatto in precedenza. La maggior parte dei miei gruppi avevano dei fiati e solo raramente ho lavorato con le tastiere. Ma questa volta volevo un suono diverso ed ho iniziato a pensare ad un quartetto con chitarra, pianoforte e  Fender Rhodes, basso e batteria. Che ha certamente consentito alcune differenti direzioni musicali."

Rinasce oggi la mitica Bethlehem Records

A partire da oggi, Verve Music Group e Naxos of America pubblicheranno la ristampa dell'intero catalogo dell'etichetta Jazz degli anni '50 Bethlehem Records.


L'estesa discografia della Bethlehem Records contiene più di 250 album che ambiziosamente catturarono un'era di musica, tra cui il Cool Jazz della West Coast e il Bop dell'East Coast. 
Tra gli artisti che hanno registrato per l'etichetta ci sono: Nina Simone, Carmen McRae, Chris Connor, Mel Torme, Dexter Gordon, Charles Mingus, Art Blakey e Duke Ellington. 
Tutte le pubblicazioni sono state ottenute restaurando le registrazioni originali analogico e rimasterizzate in digitale per soddisfare il più alto livello di standard di qualità e chiarezza, inoltre ogni titolo sarà disponibile nella sua configurazione originale in vinile, in CD e in formato digitale.
Tra i titoli in uscita oggi troviamo Modern Quintet di Oscar Pettiford, Chris Connor Sings Lullaby For Lovers, Daddy Plays The Horn di Dexter Gordon, The Jazz Experiments of Charles Mingus, Little Girl Blue di Nina Simone e The Book Cooks di Booker Ervin.

lunedì 26 agosto 2013

Kenny Garrett questa sera su Orf

L'emittente austriaca Orf trasmetterà questa sera in streaming il concerto del quartetto di Kenny Garrett, registrato il 25 luglio allo Stadttheater di Gmunden in Austria.


Il sassofonista americano Kenny Garrett è considerato unanimemente un improvvisatore virtuoso. Il suo playing, che presenta spesso colpi di scena inaspettati e pause, gli è valso due nomination ai Grammy di quest'anno, oltre ad essere stato stato premiato come miglior sassofonista in Germania al JazzEcho. 
Insieme alla sua band (Vernell Brown al piano, Corcoran Holt al basso, Rudy Bird alle percussioni e McClenty Hunter alla batteria) è stato ospite del Festival Salzkammergut a Gmunden dove ha presentato il suo ultimo progetto discografico "Seeds From The Underground".

Auguri Wayne!

Questo blog si unisce con gioia alle celebrazioni per il compleanno di Wayne Shorter,  che ieri ha raggiunto la notevole età di 80 anni.
Citando il New York Times, "Mr. Shorter has built a legacy of perpetual flux and the revelations of the unresolved. His most admired and emulated pieces — like “Orbits,” raise questions, ponder them (sometimes ferociously) and leave them hanging in the air. The technical means involve ambiguous harmonies and melodic lines that can sound childlike but are also wily about where they won’t touch down.
While his compositions were already remarkable in the 1960s, Mr. Shorter went on to apply his questioning spirit to the shape of a performance. With Weather Report and even more so with his own groups, he took to scattering the elements of a composition along the way instead of stating them at the outset. He treats bass lines or single phrases as clues and implications, toying on the spot with tempo, crosscurrents, inflection and attack; anything can be up for grabs, yet the composition retains an identity. As with all great jazz, the musical complexities disappear into emotional richness. Mr. Shorter conveys a constant search, a willingness to step into the unknown and test fate."    


Shorter sta celebrando già da tempo questo importante anniversario con una serie di concerti in giro per il mondo con il suo ormai leggendario quartetto (con Danilo Perez, John Patitucci e Brian Blade).

Dexter Gordon : Body And Soul

Questo video rappresenta a mio parere uno dei momenti più alti di jazz cinematografico. Questa clip è tratta dal meraviglioso Round Midnight, film capolavoro del 1986 diretto dal regista, e grande appassionato di jazz, Bertrand Tavernier, ed interpretato da uno straordinario Dexter Gordon che per questo ruolo ebbe una nomination ai Premi Oscar. 


Dal film è stata tratta una eccezionale colonna sonora, quasi tutta registrata dal vivo sul set, che vide la partecipazione, oltre che dello stesso Gordon, anche di Herbie Hancock, Freddie Hubbard, Ron Carter, Tony Williams, Bobby McFerrin, Pierre Michelot, Billy Higgins, John McLaughlin, Chet Baker, Bobby Hutcherson, Wayne Shorter, Lonette McKee e Cedar Walton, molti dei quali presenti anche nel film.

Una lunga estate di addii

Questa estate è stata purtroppo funestata dalla scomparsa di una lunga serie di grandi artisti di jazz: la cantante Jane Harvey, che lavorò con Benny Goodman, Duke Ellington e Bing Crosby negli anni '40 e '50; la cantante Sathima Bea Benjamin, moglie di Abdullah Ibrahim e che che cantò con l'orchestra di Ellington al Newport Jazz Festival nel 1965; il grande tastierista e produttore George Duke, un artista eclettico e prolifico, che fu uno dei primi sperimentatori negli allora emergenti jazz/fusion e funk, ma ugualmente a suo agio nel straightahead jazz, nel rhythm-and-blues e nella musica brasiliana e il batterista Steve Berrios, celebre esponente di jazz latino, come fondatore della Fort Apache Band, e collaboratore di innumerevoli artisti quali Mongo Santamaria, Kenny Kirkland, Randy Weston, Alphonse Mouzon, Hilton Ruiz, Pucho and his Latin Soul Brothers, Art Blakey, Joe Panama, Max Roach, Joe Chambers, Michael Brecker, Tito Puente, Chico O’Farrill, Larry Willis, Grover Washington Jr., Freddy Cole, the Mingus Big Band, Sonny Fortune, Ray Mantilla, Eddie Henderson, Willie Colon, Paquito D’Rivera tra gli altri.
Ma in particolare vorrei soffermarmi un attimo a ricordare la scomparsa di un paio di leggende che ci hanno recentemente abbandanato; si tratta di Cedar Walton e Marian McPortland


Cedar Walton è stato un raffinato pianista profondamente radicato nella tradizione jazzistica, un grande boppista, perfettamente a suo agio sia nei pezzi più vibranti come nelle ballads, interpretate sempre con grande lirismo. Un eccellente improvvisatore ed in possesso di una grande carica di swing che lo pone tra i più grandi di sempre del pianismo jazz.
Oltre ad aver avuto una grande carriera solista, specie in trio, con una sterminata produzione discografica che comprende album registrati con etichette come Prestige, Muse, SteepleChase, Criss Cross, Timeless e diversi con l'italiana Red Records, Walton ha collaborato con quasi tutti i grandi della storia della nostra musica; negli anni '60 fece parte dei mitici Jazztet di Art Farmer e Benny Golson e di alcune delle più interessanti versioni dei Jazz Messanger di Art Blakey, quella con Wayne Shorter e Freddie Hubbard o quella con Woody Shaw.