venerdì 14 dicembre 2012

Sea Winds: Nico Marziliano

Nico Marziliano, pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, firma le tracce del progetto “Sea Winds”, la nuovissima produzione discografica dell’etichetta barese Fo(u)r, connotata da un forte sapore europeo specie per quanto riguarda le ultime correnti nordiche, oramai punto di riferimento dovuto anche per i jazzisti oltreoceano. 


Anche un segno pittorico di Mirò o un taglio sulla tela di Fontana è arte. Oppure il caos imbrigliato e fatto ordine con molteplici schizzi di colore, rammentando qui l’action painting di Pollock. O ancora chi destruttura e ristruttura un ritratto, come Picasso.
Lo stesso fa il jazz moderno, l’aspetto più composito ed avanguardistico del genere, famelico di sperimentazioni e travalicazioni di confini.
Sicuramente un’espressione di emozioni dirette e un immediato bisogno di creare un linguaggio originale e lontano dai cliché, spesso e per fortuna, impossibile da etichettare.
Dalle prime note si evidenzia una rimarchevole libertà interpretativa, non priva però di formule compositive moderne e arrangiamenti ben studiati su tonalità lontane, modali, cambi di tempo e strutture dalla non facile esecuzione.
In questa dimensione intervengono anche due notevoli musicisti, già in passato collaboratori di Nico Marziliano con l’”European Sound Project”.
Felice Mezzina sassofonista (qui al soprano) docente di musica, vincitore di svariati premi e nei credits di moltissimi progetti discografici, il quale estende il suo strumento con la ricercatezza del sound e una esplorazione improvvisativa fresca e sempre innovativa.
Achille Succi, al clarinetto basso, anch’egli docente (Siena Jazz, Conservatorio di Ferrara) forte dell’esperienza in importanti ambienti jazz italiani e internazionali sfoggia le proprie notevoli capacità tecniche e timbriche su uno strumento spesso ingiustamente sottovalutato e dal difficile approccio. Nella sezione ritmica Roberto Inciardi al contrabbasso e Franco Guarnieri alla batteria suggellano il lavoro contrappuntistico dei solisti e comunicano abilmente tramite un attento interplay elodico-ritmico.
L’album viaggia su trovate e contenuti particolarmente originali in una dicotomia che alterna momenti di chiara dedizione compositiva con ampi respiri immaginifici, quasi filmici verrebbe da dire (“Minor Tale”, “Autumn”), ad improvvisazioni più libere con intenti marcatamente free (“Modal Sketch” e il tributo “Ornette”).
Per ascoltatori dal palato fine ma anche per chi vuole discostarsi dal solito, lasciandosi coinvolgere da un disco che scompone e ricompone con la cognizione autoriale e l’estro artistico di musicisti navigati ed esperti e moderni nel vero senso del termine.

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