lunedì 31 dicembre 2012

Le mie personali classifiche del 2012

Come ho già fatto lo scorso anno, voglio dedicare l'ultimo post dell'anno ad un riepilogo di quelli che secondo il mio modesto parere sono stati i dischi e gli artisti che maggiormente si sono messi in evidenza nel corso di quest'anno, in quelle che ritengo siano le categorie più significative.


Come ho già detto l'anno scorso, queste classifiche lungi dall'avere una qualunque valenza critica, vogliono essere solo l'espressione di ciò che ho particolarmente apprezzato nel corso di quest'anno.
A differenza dello scorso anno, questa volta ho voluto ampliare la scelta ad una terna di nomi per ogni categoria.

Ed ecco le mie personali classifiche per il 2012:
- Artista dell'anno:
1) Brad Mehldau
2) Omer Avital
3) Dave Douglas/Joe Lovano

La scelta per i primi due posti è stata piuttosto contrastata, alla fine è caduta su Mehldau per i suoi bellissimi due album pubblicati nell'anno; Ode e Where Do You Start che sono la definitiva consacrazione di un artista ormai maturo e destinato a diventare una delle star del movimento jazzistico internazionale.
Ma non da meno è stato Omer Avital, vera rivelazione dell'anno, di cui è stato un sicuro protagonista sia per il suo bellissimo album Suite of The East, ma anche per diversi altri progetti come ad esempio lo strepitoso Third World Love.
Il terzo posto ex-equo tra Douglas e Lovano è il risultato sia della loro collaborazione, da cui è scaturita una grande tourneè estiva con il Sound Prints Quintet, che di propri progetti solisti che gli hanno visti impegnati nel bellissimo Be Still pubblicato recentemente da Dave Douglas e della collaborazione di Lovano nell'album di John Abercrombie di cui tratterò in seguito.



- Album dell'anno:
1) John Abercrombie Quartet - Within A Song
2) Omer Avital - Suite Of The East
3) Brad Mehldau - Where Do You Start/Ode

A differenza della scelta dell'artista, quella dell'album è stata incontrastata. Non appena ascoltato per la prima volta questo bellissimo album Ecm del quartetto di John Abercrombie, Within A Song(con il contributo determinante di Joe Lovano), avevo già deciso quale sarebbe stato l'album dell'anno, e i numerosi ascolti successivi non mi hanno fatto cambiare idea.
Non so cosa mi abbia colpito particolarmente di quest'album, ma certamente la perfetta combinazione tra quattro musicisti eccezionali (da non dimenticare il contributo della ritmica con Drew Gress e Joey Baron) e una ispirata scelta di pezzi di grandi artisti degli anni '60, ha partorito un album che, secondo me, è tra i più belli degli ultimi anni.



- Artista rivelazione dell'anno
1) Shai Maestro
2) Linda Oh
3) Cécile McLorin Salvant

Questo blog è sempre molto attento ai nuovi protagonisti che si affacciano sul panorama jazzistico internazionale e questa categoria vuole premiare artisti al loro album di debutto o che comunque stiano muovendo i loro primi passi.
Anche in questo caso ho avuto pochissimi dubbi sulla scelta del pianista Shai Maestro che ha pubblicato quest'anno l'omonimo album di debutto, una produzione sorprendente che ha messo in mostra la grande padronanza tecnica e le sue ottime capacità come compositore.
La bassista Linda Oh oltre a mettersi in mostra come ottimo sideman del Sound Prints Quintet ha anche pubblicato un elettrizzante album dal titolo Initial Here.
Cécile McLorin Salvant non ha ancora pubblicato il suo primo album, che uscirà agli inizi del nuovo anno, ma si è già messa in mostra in diversi progetti e sono convinto che grazie alla sua incredibile voce, diventerà presto una delle cantanti più richieste in circolazione, sperando che non decida di buttar via il suo enorme talento con progetti discutibili.



- Formazione dell'anno
1) Third World Love
2) Sound Prints Quintet
3) Pat Metheny Unity Band

Anche in questo caso pochi dubbi; la scelta è caduta sul Third World Love, composta da quattro eccezionali musicisti come il trombettista Avishai Cohen, il sorprendente pianista Yonatan Avishai, il già citato Omer Avital ed il batterista Daniel Freedman, in grado di pubblicare un album come Songs and Portraits che avrebbe meritato anch'esso la citazione tra i più belli dell'anno.
Non sono certamente da meno le altre due formazioni; il Sound Prints Quintet (con Joe Lovano, Dave Douglas, il pianista Lawrence Fields, la bassista Linda Oh e il batterista Joey Baron), che però non ha ancora formalizzato con un album il progetto, e la Unity Band di Pat Metheny (Pat Metheny, Chris Potter, il giovane bassista Ben Williams ed il batterista Antonio Sanchez), che invece, secondo me, ha pubblicato un album qualitativamente decisamente inferiore.



- Artista italiano dell'anno:

1) Fulvio Sigurta’/Claudio Filippini;
2) Enrico Pieranunzi;
3) Franco D'Andrea;

Non voglio dimenticare naturalmente i protagonisti del jazz italiano; quest'anno ho voluto fare una scelta in qualche modo controcorrente votando ex-equo due artisti che secondo me si sono messi in grande evidenza come il trombettista Fulvio Sigurta’ ed il pianista Claudio Filippini. Oltre al loro ottimo lavoro da solisti, sono rimasto particolarmente impressionato dal loro emozionante album in duo Through The Journey certamente uno dei più belli nel panorama nazionale nel corso di quest'anno.
Meritano però sicuramente una citazione anche due "vecchi" storici come Enrico Pieranunzi per il suo strepitoso album Permutation in un trio di all-stars con Scott Colley al basso e Antonio Sanchez alla batteria, e Franco D'Andrea con il suo Traditions And Clusters.



Vorrei fare ancora un altro paio di segnalazioni; innanzitutto vorrei consegnare un ideale premio alla carriera al grande Ahmad Jamal che alla veneranda età di 82 anni ha ancora pubblicato un nuovo grande album come Blue Moon che lo conferma come uno dei più grandi artisti viventi.
Infine vorrei segnalare Gouache di Jacky Terrasson come "Album delusione dell'anno". La cosa paradossale di quest'album è che all'interno di una raccolta di pezzi noiosa e tendenzialmente virante verso un pop di mediocre fattura, è presente un piccolo gioiello, una tra le più belle canzoni che ho sentito quest'anno; una meravigliosa versione di Oh My Love di John Lennon, che però deve la sua bellezza alla straordinaria voce della succitata Cécile McLorin Salvant.


Un'ultima breve considerazione personale; noto con grande sorpresa che queste classifiche siano composte quasi esclusivamente da gente bianca. 
Almeno per ciò che mi riguarda, sembra che le nuove tendenze di molti artisti di colore si dirigano verso una forte contaminazione del jazz con altre musiche nere e che l'enorme successo di artisti come Robert Glasper ed Esperanza Spalding stiano trascinando molti giovani artisti neri verso direzioni che non gradisco particolarmente. 
Sono curioso di vedere il prossimo anno se si tratti di un fatto casuale o di una tendenza consolidata.

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