martedì 11 dicembre 2012

Chiude il mitico Lenox Lounge

Sul blog Manhattan Transfer di Andrea Visconti è stato pubblicato un bel post sulla chiusura del mitico club di Harlem, Lenox Lounge.



Amanti del jazz, sbrigatevi: se volete gustare ancora una volta l’atmosfera di un club di jazz vecchio stile affretttevi! Il 31 dicembre chiude i battenti per sempre il Lenox Lounge, uno dei più venerati club di Harlem che ininterrottamente dal 1942 ogni sera ha in cartellone ottimi set di jazz per un pubblico di aficinados. Billie Holliday ha cantato qui e così pure Miles Davis, John Coltrane e Duke Ellington.
Sono settant’anni che il Lenox Lounge, come un’incrollabile colonna, è aperto appena a sud dell’incrocio della 125sima Strada su Lenox Avenue. Ha resistito ai cambiamenti di Harlem – quando era un quartiere vibrante di cultura, poi decaduto economicamente, successivamente infestato di droga e ora nuova meta dei newyorkesi bianchi. Ma dopo settant’anni non ce la fa più.
E’ costretto a chiudere stritolato da affitti che anche in questa zona sono diventati proibitivi. Siamo arrivati a 70 dollari per ogni piede quadrato, ma sono numeri che non vogliono dire niente senza un termine di paragone. Basti dire che a partire da gennaio il proprietario dello stabile chiede 20 mila dollari al mese, una cifra che sarebbe stata impensabile per Harlem fino ad alcuni anni fa prima che ci fosse il boom.
Alvin Redd, gestore del Lenox Lounge, è stato costretto a dire no. Chiude i battenti e si porta via il nome. Cioè il prossimo gestore di questo spazio anche volendo non potrà chiamarlo Lenox Lounge. Cosa ne farà Reed? Non si sa. E’ pensabile aprire un Lenox Lounge in uno spazio differente? E basta avere il nome per ricreare l’atmosfera che sta per scomparire?
Non è un caso che il nuovo affittuario dello spazio sia Richard Notar, un uomo conosciuto principalmente per il famosissimo ristorante di sushi Nobu, locale giapponese alla moda ormai da diversi anni. Il primo locale con questo nome è a SoHo ma altri hanno aperto in varie città al mondo. Notar prevede di aprire il suo nuovo locale in marzo. Dice che quello di Harlem non sarà un ristorante di sushi ma non rivela che cosa abbia in mente di fare.
Il cambio della guardia al numero 288 di Lenox Avenue si presta ad alcune considerazioni che si ripropongono ogni qual volta un locale storico chiude i battenti. Prima di tutto viene la rabbia nei confronti degli speculatori che stravolgono il valore immobiliare dei quartieri su cui mettono gli occhi e a farne le spese sono le istituzioni più vecchie e radicate. Secondo, viene da tirar fuori la vena nostalgica e rimpiangere quello che è vecchio e che sta per essere distrutto, pensando che il vecchio è necessariamente meglio di quello che verrà. In terzo luogo viene da manifestare spocchia nei confronti del nuovo: come osa uno estraneo alla cultura di Harlem venire a invadere il quartiere con le sue proposte di intrattenimentotrendy?
Viene però da chiedersi se alla base di questo cambio della guardia non ci siano i gusti del pubblico che stanno cambiando ed è giusto che sia così.
Forse settant’anni fa il Lenox Lounge era un locale all’avanguardia per Harlem e ci sono voluti vari decenni perchè diventasse un’istituzione.
Nella Harlem del 2013 ha ancora senso un locale di jazz vecchia maniera? Sarebbe bello pensare di sì ma la realtà è un’altra. Poco più in là della famosa scritta al neon del Lenox Lounge ci sono ristoranti gettonatissimi come per esempio Red Rooster, Corner Social e Chez Lucienne. Quest’ultimo più ancora degli altri due è l’esempio di come è cambiata Harlem.
Chez Lucienne è una tipica brasserie francese aparta quattro anni fa da un giovane parigino senza alcuna esperienza newyorkese. Era il suo sogno aprire nella Grande Mela ma non si poteva permettere gli affitti stratosferici di midtown. Per lui è stata una scommessa con la quale avrebbe potuto fare un buco nell’acqua. Gli è andata bene invece e questa brasserie, la prima a Harlem, ha trovato i consensi del pubblico. Il successo attira successo ed ecco che vari isolati lungo Lenox sono diventati ambiti da ristoratori affermati come Marcus Samuelsson. E’ lui ad avere aperto a Harlem il richiestissimo Red Rooster.
Forse la verità è che il jazz non va più come una volta. Dei locali storici è rimasto poco o niente. Il Cotton Club esiste ancora anche se è stato spostato in una nuova sede, poi c’è il Village Vanguard nel Greenwich Village e nient’altro. Il Blue Note va bene, ma non è certo uno dei locali storici e anche Birdland e Iridium fanno parte dei club più recenti.
Stiamo a vedere che cosa aprirà al 288 di Lenox Avenue. Se il jazz fosse un genere di musica che ancora riempie i locali possiamo stare certi che Notar riproporà il jazz. Ma c’è da scommetterci che aprirà un ristorante. Perchè è questo che il pubblico vuole a New York.

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