lunedì 31 dicembre 2012

Le mie personali classifiche del 2012

Come ho già fatto lo scorso anno, voglio dedicare l'ultimo post dell'anno ad un riepilogo di quelli che secondo il mio modesto parere sono stati i dischi e gli artisti che maggiormente si sono messi in evidenza nel corso di quest'anno, in quelle che ritengo siano le categorie più significative.


Come ho già detto l'anno scorso, queste classifiche lungi dall'avere una qualunque valenza critica, vogliono essere solo l'espressione di ciò che ho particolarmente apprezzato nel corso di quest'anno.
A differenza dello scorso anno, questa volta ho voluto ampliare la scelta ad una terna di nomi per ogni categoria.

Ed ecco le mie personali classifiche per il 2012:

Toast Of The Nation celebra il 2013

Come ogni anno la Wbgo e la Npr trasmetteranno in diretta otto ore di concerti dal vivo o registrati, per festeggiare l'arrivo del nuovo anno. L'evento, che si chiama Toast of the Nation, presenterà strepitosi concerti da Boston a Los Angeles, per celebrare l'arrivo della mezzanotte nei quattro fusi orari americani. 


Toast della Nazione ci accompagnerà sulla pista da ballo, con un pulsante potpourri di spettacoli dai più importanti luoghi del jazz in tutto il paese, come l'elegante Dizzy's Club Coca-Cola al Jazz at Lincoln Center e la nuova sede di The Checkout, il 92Y Tribeca, il Berklee Performance Center al celebre Berklee College of Music di Boston; il South Shore Cultural Center e il Jazz Showcase di Chicago, e, in California, una registrazione dal 55° Monterey Jazz Festival, uno dei festival più belli e completi negli Stati Uniti. 
I due show di New York e quello di Monterey andranno in onda in audio Neural Surround Sound, che mette l'ascoltatore in un posto in prima fila alla festa.

Ecco l'imperdibile programma della nottata (con l'ora italiana di programmazione):
03,00 - John Scofield with his Überjam Band al Berklee Performance Center di Boston;
04,00 - Henry Cole and The Afrobeat Collective dal 92Y Tribeca di New York;
05,00 - Wynton Marsalis with Vince Giordano: The Louis Armstrong Continuum – Music of the Hot Fives and Sevens al Dizzy's Club Coca-Cola;
06:30 - Dee Alexander's Funkin' with Electric Soul: A Tribute to Jimi Hendrix and James Brown al South Shore Cultural Center di Chicago;
07:30 - Clark Terry and Red Holloway Ring al Joe Segal's Jazz Showcase di Chicago (1990)
08:30 - Gordon Goodwin's Big Phat Band dal 55th Monterey Jazz Festival.

Per chi non potesse ascoltarli dal vivo, i concerti saranno replicati domani a partire dalle ore 18.

Clicca qui per ascoltare in diretta (o in differita) i concerti.

domenica 30 dicembre 2012

REPLAY: Gli imperdibili: Sunday At The Village Vanguard - Bill Evans Trio

(Pubblicata originariamente il 18 marzo 2012)
L'imperdibile di questa settimana si concentra su quello che viene considerato (giustamente) il più grande album per "piano trio" della storia del jazz; il leggendario Sunday At The Village Vanguard di Bill Evans.


Ecco un bella recensione di Gabriele Baldaccini, pubblicata sul sito Ondarock:
Quando all’inizio degli anni 60 la rivoluzione della free-music cominciava a dare i suoi frutti, sembrava che il resto del jazz non destasse più interesse e personaggi come Bill Evans venivano ritenuti alla stregua di pianisti da bar.
Stilisticamente in conflitto tra jazz e musica colta europea, Evans rivoluzionò invece la scena musicale afroamericana tanto quanto Coleman e Coltrane, entrando con forza a far parte dei padri fondatori del jazz modale.
Tecnicamente tra i più preparati del periodo, Evans fu pianista dal lirismo intricato e compositore dallo stile innovativo. Studiava gli incatenamenti armonici degli standard allo scopo di raggiungere, districandone gli stessi accordi, soluzioni melodiche ariose e in completa libertà.
L’evento che mostra palesemente queste sue attitudini, si manifesta tra il pomeriggio e la notte del 25 giugno 1961, ultimo giorno di un ingaggio di due settimane al Village Vanguard di New York.
Il trio, naturalmente, è quello con Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria; quel giorno, i tre musicisti sembrano confluire in un’unica perfetta concordanza di suoni e ritmi, dove lo scambio tra le rispettive improvvisazioni viene percepito in maniera spontanea ed estremamente istintiva, come se a suonare fosse un solo strumento.
Il tema di "Gloria’s Step" parte vellutato e trasversalmente avvinghiato alla parte improvvisata: Evans cerca inizialmente una variazione alla melodia portante, rapidamente trasformata da un leggiadro modulare in una progressione di accordi perfettamente concatenati che aprono la strada al solo ricco di tensione di LaFaro.
Ma il vero talento di Evans si esprime nelle ballad; ecco quindi che "My Man’s Gone Now" è un susseguirsi di inflessioni blues, che riportano il pianista ai ricordi dei primissimi approcci all’improvvisazione con l’orchestra del South Eastern Louisiana College, quando si sentiva affascinato dalla “possibilità di fare in musica qualcosa di bello che non è stato fatto da altri” - come scriveva Enrico Pieranunzi nella biografia “Bill Evans” dedicatagli nel 1994.

sabato 29 dicembre 2012

E' morta la celebre cantante di jazz e soul Fontella Bass

La celebre cantante soul e jazz Fontella Bass è deceduta lo scorso mercoledì in un ospedale della sua città natale St. Louis, per le conseguenze di un infarto sofferto alcune settimane fa; aveva 72 anni.


La Bass divenne nota sopratutto per aver scritto ed interpretato il celebre hit "Rescue Me", che nel 1965 divenne il primo disco a vendere un milione di copie per l'etichetta Chess con sede a Chicago, un decennio dopo Maybellene di Chuck Berry.
La Bess derivava da una famiglia profondamente radicata nella musica; sua madre era la cantante gospel Martha Bass, una delle leggendarie Clara Ward Singers. La nonna era la cantante gospel Nevada Carter, e all'età di 5 anni Fontella iniziò a suonare il pianoforte con la nonna quando cantava nei funerali della zona di St. Louis. All'età di sei anni cantava nel coro della sua chiesa e a nove anni accompagnava la madre in tour in Sud America e nel Sud-Ovest.
Fontella ha continuato ad andare in tour con la madre fino all'età di sedici anni. Da adolescente, la Bass fu attratta da una musica più profana. Cominciò a cantare canzoni R & B ai concorsi e alle fiere, mentre frequentava la High School di Soldano, dove si diplomò nel 1958.
A diciassette anni, iniziò la sua carriera professionale, lavorando presso il Showboat Club vicino Chain of Rocks, Missouri. Nel 1961, fece un provino per il Claxton Leon Carnival Show e fu ingaggiata per due settimane per suonare il piano e cantare nel coro.
Durante questo breve periodo a Claxton, fu sentita dal cantante Little Milton e dal suo direttore d'orchestra Oliver Sain che la ingaggiarono per suonare il piano nei concerti e nelle registrazioni di Little Milton.
Bass inizialmente suonò solo il pianoforte con la band, ma quando una notte Milton non si presentò in tempo, Sain le chiese di cantare e ciò le permise di ottenere un proprio posto come cantante nello show.
Milton e Sain poi si divisero e Bass decise di seguire Sain, che successivamente ingaggiò anche il cantante Bobby McClure, e il gruppo divenne noto come The Oliver Sain Soul Revue featuring Fontella and Bobby McClure.

Hamid Drake ad Aperitivo in Concerto

Aperitivo in Concerto” presenta, domenica 20 gennaio 2013, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), un progetto musicale, affascinante quanto peculiare, ideato in collaborazione con il noto Punkt Festival, diretto in Norvegia da Brian Eno.


La percussività africana e afroamericana di Hamid Drake, uno fra i più grandi e acclamati batteristi sulla scena musicale internazionale, dialoga con la nuova improvvisazione nordica. 
Un connubio appassionante proprio per la sua apparente improbabilità: da un lato la piena coscienza della propria eredità africana e della sua evoluzione nell’ambito della cultura afroamericana, dall’altro un’estetica che, per quanto ispirata al jazz, ha intrapreso un cammino che guarda alla tradizione europea, sia colta che popolare, di stampo ovviamente nordico.
Può trovare un terreno comune un incontro fra il patrimonio musicale africano ed afroamericano e il mondo inquieto delle brume e dei fiordi, di Nielsen e Sibelius, di Grieg e Halvorsen, o, in questo caso, dei norvegesi Eivind Aarset (eccellente ed originale chitarrista, a lungo collaboratore di Ketil Bjornstad, Dhafer Youssef e Nils Petter Molvaer), Jan Bang ed Erik Honoré (maestri dell’elettronica, ideatori dell’acclamato Punkt Festival), Arve Henriksen (affascinante trombettista dalle magiche sonorità)
La risposta, nettamente affermativa, la offre proprio questo originalissimo ensemble, fatto di timbri e ritmi inusitati, di melodie dal sapore antico eppure modernissimo che si trasformano in elettronici e percussivi rituali incantatorî.
Lo straordinario batterista Hamid Drake è nato a Monroe in Louisiana nel 1955; la sua famiglia si trasferisce poco dopo ad Evanston , Chicago. 
Drake si è immerso da adolescente nell’ascolto di R & B e funk, di tutto il Motown, Stax e Atco. Ha iniziato a suonare in gruppi di Rhythm & Blues, ancora giovanissimo, attirando l’attenzione del sassofonista Fred Anderson, suo mentore. Dal 1974 in poi la loro collaborazione diviene sempre più stabile ed è continuata sino alla recente scomparsa del leggendario musicista. 

venerdì 28 dicembre 2012

Sarah Vaughan And Other Jazz Divas (video)

Sarah Vaughan and Other Jazz Divas raccoglie una collezione di video di pubblico dominio di pezzi registrati per la televisione o per i film. Le altre Jazz Divas, oltre Sarah Vaughan, presenti nel video sono Lena Horne, Ella Fitzgerald, Dorothy Dandridge e Billie Holiday.


Pur in presenza di filigrana ed altri difetti, le selezioni presenti in questo video costituiscono una striscia di performances, tematicamente correlate, di grandi dive del jazz. 
Ogni canzone è un gioiello che attende di essere scoperto dallo spettatore, per poterne apprezzare le sottigliezze e le sfumature. Ogni canzone ci viene consegnata con una accorata esecuzione da queste regine del bebop. 
Sarah Vaughan ottiene il maggior tempo sullo schermo, ma Ella, Billie, Lena, e Dorothy se la cavano altrettanto bene. Dall'amaro divertimento al caloroso soul, le canzoni di questo video coprono tutta una gamma di emozioni.
Naturalmente, alcune di queste canzoni sono completamente prive di sfumature, che le confina con il volgare. "My Heart Belongs to Daddy" è forse la più ovvia, con Dorothy Dandridge che intrattiene un ospite di "Daddy" fino a che non viene turbata da tutta la faccenda.
Ma è difficile ignorare l'altro numero di Dorothy, "You Do Something to Me." Inizia indossando un casto cappotto di pelliccia, cantando solennemente a un signore solitario.
Ma con il passare del tempo il numero si rivela, Dorothy inizia un boogie primordiale indossando un abito aperto che le fa apparire l'ombelico, e facendole mostrare le gambe e gli slip al mondo, mentre un'orda di uomini la insegue. L'insieme di queste due canzoni suggerisce come Dorothy Dandridge fosse una ragazza piccante.

Tin Hat – The Rain Is A Handsome Animal

Il quartetto Tin Hat ha pubblicato lo scorso mese di agosto il suo sesto album in studio, The Rain Is A Handsome Animal, per l'etichetta New Records Amsterdam. L'album è composto da 17 pezzi basati sulla poesia visionaria e modernista del poeta americano E.E. Cummings e, per la prima volta nella storia della band, si concentra in gran parte sulla magnifica voce della violinista Carla Kihlstedt.


Ciascuno dei membri del gruppo ha canalizzato il proprio rapporto con il lavoro di Cummings per contribuire con pezzi unici per il progetto, mostrandosi sia come compositori fantasiosi che come eccellenti esecutori.
Il lavoro che ne risulta è al tempo stesso universalmente accessibile e di difficile definizione, attingendo da differenti forme d'arte come folk, musica classica, musica americana, ed innumerevoli altre tradizioni, che, in buona sostanza, rende il progetto emblematico di ciò che è l'opera del Tin Hat e dello stesso Cummings.
Anche se questo non è il primo album del Tin Hat che ha presentato dei cantanti (tra cui Willie Nelson, Tom Waits, e Mike Patton in aggiunta alla Kihlstedt), questa è la prima volta che il gruppo si è concentrato quasi interamente sull'emozionante stile di canto di Carla. Intima, calda e robusta, la sua voce si integra perfettamente con i testi di Cumming, riuscendo a mettere insieme alcune delle più belle ed ambiziose composizioni della storia del gruppo. 
Con una musica che si fa beffe categorie e sfida le convenzioni stilistiche, Tin Hat è un quartetto collettivo devoto all'idea che i suoni più belli risiedano al crocevia tra improvvisazione e composizione.
Nato a San Francisco all'inizio del 1997, originariamente come trio (Tin Hat Trio), da musicisti newyorkesi di conservatorio trapiantati sulla West Coast, Carla Kihlstedt (violino), Rob Burger (fisarmonica/piano) e Mark Orton (chitarra), il gruppo si è trasformato e ampliato nel corso degli anni, pur mantenendo la sua unica sensibilità di musica da camera d'avanguardia.
Quando Rob Burger lasciò il gruppo nel 2004, Rob Reich prese il suo posto, mentre Mark e Carla decisero di ampliarlo in un quartetto invitando il magnifico clarinettista Ben Goldberg ad unirsi alla formazione, che quindi prese il nome attuale di Tin Hat. 
L'originale miscela di struttura, improvvisazione e classici contemporanei, ed elementi di folk, world e jazz proposta dal Tin Hat riflette le esperienze degli eccellenti componenti del gruppo.

Le tre date italiane del Jon Cowerd’s Mercy Project

Il Jon Cowerd’s Mercy Project (Jon Cowherd al piano, Steve Cardenas alla chitarra, John Patitucci al contrabbasso e Brian Blade alla batteria) sarà in concerto in Italia per tre date; l'8 gennaio al Modo di Salerno, il 9 gennaio al Moody Jazz Cafè di Foggia ed infine il 10 gennaio all'Ueffilo Jazz di Gioia del Colle.


Un altro ambìto traguardo raggiunto dal S.I.N.C. (South Italy Network Club) che si è aggiudicato le uniche tre date italiane.
Il S.I.N.C. è un organismo indipendente nato dalla volontà di tre club del sud-Italia (Moody di Foggia, Ueffilo di Gioia del Colle e Modo di Salerno) che unendosi in rete riescono a realizzare dei mini tour di artisti di alto livello internazionale, spesso abituati a spazi più grandi e a città più centrali. L’organizzazione degli eventi è caratterizzata da un’univoca trattativa contrattuale che successivamente lascia spazio alla libertà gestionale di ogni singolo club. L’accoglienza, la trasparenza, la professionalità, la storia organizzativa, l’onestà e l’amore per la musica sono gli elementi fondamentali per l’appartenenza al S.I.N.C.
Un piccolo riscatto culturale del Sud-Italia, spesso tagliato fuori dai tour dei grandi eventi internazionali.
Il Jon Cowerd’s Mercy Project è un quartetto formato da musicisti eccezionali, protagonisti indiscussi della storia del jazz e della musica contemporanea.
Il leader della band Jon Cowherd, pianista, arrangiatore e compositore è uno più apprezzati giovani musicisti di jazz al mondo. Nel 2012 esce il primo progetto a suo nome “Mercy”, a cui seguirà, dopo una serie di concerti,  un disco in uscita nell’Aprile del 2013.
Nella la sua prestigiosa carriera Cowerd ha suonato e registrato con varie personalità della musica mondiale quali Rosanne Cash, Joni Mitchell, Lizz Wright, Iggy Pop, Cassandra Wilson, Marc Cohn, Mark Olson e Victoria Williams, John Leventhal, Kurt Rosenwinkel e molti altri. 
John Patitucci è uno di quei musicisti che non ha bisogno di presentazioni. Nasce a Brooklyn nel 1959 da una famiglia di origine calabrese, è considerato una vera e propria leggenda del basso elettrico e del contrabbasso mondiale.

Artusi Jazz Inverno 2013

La neve è alle porte, la crisi è già entrata e Forlimpopoli decide di scaldare i cuori con la musica jazz. Terza edizione, dal 3 al 6 gennaio 2013, della rassegna Artusi Jazz Inverno, patrocinata dal Comune artusiano, a cura dell'associazione 'Dai de jazz' di Forlimpopoli che si presenta, dopo il successo del calendario estivo con Paolo Fresu e Kyle Eastwood, arricchita di due novità.


La prima è sicuramente il carnet di nuove collaborazioni con le realtà culturali del territorio: 'Mecuma', 'Barcobaleno' e 'Rumori in cantina'. La seconda riguarda la tappa a Bertinoro - evento fuori dalla rassegna classica- ma che timbra l'intenzione di 'Dai de jazz' di proporre musica anche fuori dalle mura di Forlimpopoli.
Partenza quindi il 3 gennaio con un doppio appuntamento. Alle 18, nella sala mostre della Rocca di Forlimpopoli, inaugurazione della collettiva 'Artè Jazz' e a seguire aperitivo musicale con il chitarrista di Vinicio Capossela, Giancarlo Bianchetti. Alle 20.30 'Il jazz tra passato e futuro': cena e dialogo all'Aldiquà di Forlimpopoli con il musicologo Maurizio Franco
Il 4 gennaio al teatro Verdi di Forlimpopoli (intero 20 euro, ridotto 17) lo spettacolo di 'Enchantment quartet' con Fabrizio Bosso alla tromba, Rosario Bonaccorso al contrabbasso, Lorenzo Tucci alla batteria e Claudio Filippini al piano. I tre proporranno, in chiave jazz, alcune delle colonne sonore composte dal leggendario Nino Rota.
Duplice appuntamento anche per il 5 gennaio. Alle 17.30, nella sala d'attesa della stazione ferroviaria di Forlimpopoli, la giovane promessa del piano Claudio Filippini propone 'Da solo... col treno'. Alle 21.30, nella Chiesa dei Servi a Forlimpopoli, Bosso e Bonaccorso assieme al chitarrista Roberto Taufic per 'In mezzo c'è solo il mare'. Spettacolo nato da un'idea di viaggio in musica pensato da Rosario Bonaccorso.

Due grandi appuntamenti con Jazz Groove a Mestre

L'ottavo anno di programmazione della rassegna Jazz Groove al Centro Culturale Candiani di Mestre, in collaborazione con Città di Venezia, Assessorato alle Attività Culturali, Centro Candiani e Circolo Caligola, porta a gennaio e febbraio presso l'Auditorium due progetti molto diversi fra loro ma di pregio, che si terranno la domenica pomeriggio secondo una formula che ha visto ampia partecipazione durante tutto il 2012. 


Il primo, domenica 20 gennaio, vedrà protagonista il musicista cubano Omar Sosa, che presenta il suo quinto album di piano solo «Calma» (2011), lavoro che contiene 13 improvvisazioni capaci di fondere elementi stilistici del jazz, della nuova musica classica e dell’elettronica. 
Come già suggerisce il titolo, la sensazione complessiva che si ha è di rilassatezza e di introspezione; non vi è alcun tentativo di impressionare l’ascoltatore con il virtuosismo. 
Sosa esemplifica perfettamente oggi lo spirito di Duke Ellington: è creatore di una musica che trascende le categorie, testimoniata da oltre venti album pubblicati come leader. 
Nato nel 1965 a Camagüe (Cuba), studia percussioni e composizione al Conservatorio dell’Avana e solo più tardi, forte di queste basi teoriche, si avvicina al pianoforte, che diventa presto il suo strumento preferito, grazie al quale scopre i maestri del jazz, Thelonious Monk su tutti. 
Emigrato nel 1993 in Ecuador, Omar Sosa inizia a concepire una musica sincretica, in grado di conciliare i diversi linguaggi generati dalla diaspora africana. Capisce che lo swing, la danza, il rapporto con il corpo, sono qualità essenziali che si trovano nel jazz così come nelle musiche portoricana, caraibica, cubana, ma soprattutto che, al di là delle differenze stilistiche, tutti questi generi hanno un’origine comune. 
Nel 1995 si trasferisce a San Francisco, dove s’impone presto come un esponente carismatico del jazz latino. Nell’ultimo periodo trascorre sempre più tempo in Europa, avendo come base Barcellona. Oltre a proporre i suoi diversi progetti personali, il pianista cubano firma importanti collaborazioni con musicisti del calibro di Mino Cinelu, Paolo Fresu, Jaques Morelenbaum e Trilok Gurtu.

giovedì 27 dicembre 2012

REPLAY: La stella nascente Dominick Farinacci

(Pubblicato originariamente il 17 marzo 2012)
C'è un giovane trombettista che sta rapidamente crescendo nella considerazione dei critici e del pubblico americano e sta diventando uno degli artisti più richiesti nella scena dei jazz club newyorkesi: si tratta di Dominick Farinacci.


"Artista a 360°" come dichiarato dal grande Quincy Jones, Farinacci è un trombettista a suo agio in ogni registro della suo strumento, che possiede un bel suono limpido, pieno, che riprende le influenze di grandi trombettisti come Clifford Brown, Clark Terry o Art Farmer, mentre tra gli artisti moderni noto una certa somiglianza con il suono di Roy Hargrove (forse meno scoppiettante).
Farinacci è un artista di stampo classico, non un grande innovatore, ma eccellente esecutore di standard, in particolare di ballads che esegue con un grande senso lirico, ed anche ottimo improvvisatore in grado di reinventare musica su pezzi celeberrimi; un artista perfetto per gli esigenti club newyorkesi. 
Nato a Cleveland nel 1983, Dominck iniziò a suonare la tromba all'età di 11 anni. A tal proposito Dominick ha detto: "In realtà volevo suonare la batteria come mio zio, che era un batterista professionista a Cleveland. Così mia zia mi comprò un set di tamburi e mio zio li assemblò per me, ma fallì le audizioni per la banda! Allora il direttore disse di aver bisogno di trombettisti, e mi chiese se volessi provare questo strumento."
Le sue prime influenze furono Louis Armstrong e Harry James "Mi ricordo di aver sentito la registrazione di A Kiss to Build a Dream On di Louis Armstrong e di aver voluto suonare come lui. Anche You Made Me Love You di Harry James ebbe un effetto simile su di me, così ho imparato le loro interpretazioni ad orecchio, e provato a rendere il mio sound come il loro."
Presto iniziò a suonare nei club cittadini sia con propri gruppi che da sideman e gli ascoltatori cominciarono a conoscere questo giovane trombettista.
Superò un'audizione per la High School Grammy Awards All-Star Big Band in California dove ebbe modo di incontrare altri giovani musicisti provenienti da tutto il paese con analoghe passioni musicali, ed ebbe l'opportunità di suonare ai Grammy Awards "After-party". Fu selezionato per questa band prestigiosa per tre anni consecutivi. Inoltre frequentò il Berklee College of Music Summer Jazz Program, e gli fu offerta una borsa di studio per frequentare il Berklee dopo il diploma. All'età di 16 anni ricevette il prestigioso premio Yamaha Young Performing Artist, che gli dette l'opportunità di suonare un pezzo da solista presso la University of Illinois per un pubblico di oltre 2.000 persone. Fu anche selezionato per esibirsi con la Monterey High School All-star Big Band in un tour estivo in tutto il Giappone nel 1999.

Gregory Porter questa sera su TSF Jazz

Questa sera l'emittente francese TSF Jazz ritrasmetterà sul proprio sito il webcast del concerto del grande Gregory Porter registrato lo scorso 24 ottobre a Tolosa in occasione del festival Jazz sur son 31. Porter sarà accompagnato da Chip Crawford al piano, Aaron James al basso, Emmanuel Harold alla batteria e Yosuke Sato al sassofono.


Gregory Porter è il più sensazionale cantante emerso in questi ultimi anni; il suo album di debutto, Water è stato un clamoroso successo di critica e di pubblico, avendo ottenuto una sorprendente nomination ai Grammy come Best Jazz Vocal, una situazione non molto frequente per un album di debutto, rilanciando così la figura del cantante nero, divenuta da alcuni anni una vera rarità nel mondo del jazz.
Nato a Los Angeles, Porter fu drammaticamente segnato da ragazzo dall'assenza del padre. Nel semi-autobiografico lavoro teatrale "Nat King Cole and Me", ha raccontato la gioia e il dolore che provava mentre ascoltava i dischi di sua madre di Nat King Cole. A quanto pare, un giorno, quando sua madre sentì il suo giovane figlio cantare, osservò che egli cantava come Cole.
La sua carriera musicale ebbe una svolta quando, mentre cantava nei club di San Diego, incontrò il sassofonista, pianista e compositore Kamau Kenyatta.
Ma Porter, che non intendeva fossilizzarsi nei lavori teatrali, si trasferì a New York dove coltivò la propria carriera solistica, cantando nei celebri locali newyorkesi (specie allo Smoke dove è attualmente ospite fisso) e collaborando spesso con la Lincoln Center Jazz Orchestra di Marsalis.
Nel 2009 finalmente firmò un contratto con la Motema Records con la quale nel 2010 pubblicò il magnifico album di debutto Water.

Fly : Newport Jazz Festival 2010 (audio)

Il sensazionale trio Fly, composto da Mark Turner ai sassofoni, Larry Grenadier al basso e Jeff Ballard alla batteria fu ospite del Newport Jazz Festival il 7 agosto del 2010.


Fly è costituito da tre dei più validi e avanzati giovani jazzisti della scena mondiale, in una sintesi riuscita e pienamente compiuta tra totale conoscenza del linguaggi improvvisativi, tecnica sopraffina, interazione perfetta tra le rispettive intenzioni musicali di ogni musicista e l’esito espressivo del gruppo nella sua interezza, che risulta caratterizzato da intensità, carisma e rigore inusuali.
Il sassofonista Mark Turner, in possesso di uno dei fraseggi più ricchi e articolati che sia possibile oggi ascoltare, enunciato attraverso una voce strumentale meravigliosa in cui risuonano molti echi della grande tradizione del tenore, è riuscito in breve tempo a creare un proprio stile personale, Larry Grenadier è uno dei contrabbassisti più apprezzati e richiesti e Jeff Ballard uno tra i batteristi più dinamici e creativi saliti alla ribalta negli ultimi anni. 
Il trio si propone come una ideale sintesi tra conoscenza del linguaggio dell' improvvisazione, tecnica e interazione tra le rispettive concezioni musicali. 
Le origini di Fly risalgono agli anni dell' adolescenza trascorsi in California da Grenadier e Ballard, i due musicisti studiavano musicae suonavano prima di trasferirsi a New York. Lì incontrarono Turner e iniziò una lunga frequentazione. 
Per l'occasione il trio presenta dal vivo, fra l' altro, il materiale contenuto in Sky & Country secondo cd pubblicato con la ECM.

La missione eroica di Dexter Gordon

Sul sito della New England Public Radio è stato pubblicato un bell'articolo, a firma Tom Reney, dedicato al sassofonista Dexter Gordon.


Ecco un estratto dell'articolo:
Il mondo del jazz ha conosciuto un gran numero di personalità carismatiche in tutta la sua storia, ma poche furono così mitiche e piene di colori come Dexter Gordon.
In un carriera multi sfaccettata durata mezzo secolo, Gordon salì alla ribalta negli anni '40, prima del crollo a causa delle droghe e di periodi di carcerazione negli anni '50, facendo poi due clamorosi ritorni a New York, uno immediatamente precedente, ed uno seguente ad un periodo di 14 anni di espatrio a Parigi e Copenaghen tra il 1962 e il 1976.
La missione eroica del jazzista è stata raramente legata così strettamente e trionfalmente alle esperienze di esilio e di ritorno, come quella di questo figlio di un medico di Los Angeles che lasciò casa a 17 anni nel 1940 per lavorare nell'orchestra di Lionel Hampton, dove fronteggiava Illinois Jacquet. 
Il tenorsassofonista di quasi 2 metri, descritto da Art Pepper come "un idolo nei dintorni di Central Avenue [Los Angeles]", alla fine degli anni '40 e nei suoi duelli al tenore con Wardell Gray accese la fantasia di Jack Kerouac e John Clellon Holmes.
In On the Road, il protagonista di Kerouac Dean Moriarty "si inchinò davanti al fonografo ascoltando un disco di bop selvaggio, 'The Hunt', con Dexter Gordon e Wardell Gray che soffiavano alla loro altezza davanti ad un pubblico urlante, che dava alla registrazione un volume fantasticamente delirante."
Holmes, che era nato a Holyoke nel 1926, dedicò il suo romanzo del 1958 The Horn alla storia di un tenorista di nome Edgar Pool. In The Hunt, egli sentì un "inno in cui noi gettavamo il nostro Dixieland intellettuale di ateismo, razionalismo, liberalismo, e trovavamo alla fine la vena ribelle del nostro gruppo."
Go di Holmes è considerato come il primo romanzo beat, i cui personaggi erano basati sulla panoplia di Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Neal Cassady e Herbert Hunke.

mercoledì 26 dicembre 2012

Cos'è il jazz?

Sul sito della CNN, il pianista Jonathan Batiste prova a rispondere all'annosa questione su come si può definire il jazz.


Ecco un estratto dell'articolo:
"Cos'è il jazz?
Questa è una domanda impossibile e con molte risposte. Dopo aver trascorso più di un decennio come artista jazz, ho raccolto alcune idee.
Come un ragazzo cresciuto a New Orleans, circondato dai suoni e dei ritmi della città, sono stato influenzato da una grande varietà di musica: bande musicali, blues, ragtime, R & B, soul,  rock 'n' roll, Dixieland ed altro ancora.
Ho suonato le percussioni nella band della mia famiglia, passando al pianoforte all'età di 11 anni. Da allora, la musica è stata parte della mia vita di tutti i giorni.
Ho avuto la fortuna di suonare con artisti ispiratori di tutti i generi, Wynton Marsalis, Prince, Busta Rhymes tra di loro. Ciò che mi ha dato le basi per essere in grado di suonare con musicisti così diversi, è stata la mia formazione jazz.
Il jazz è sottile, emozionale e accomodante. E' intellettuale, e talvolta anche scientifico. La maggior parte dei generi musicali non sono così multidimensionali, ciò in parte spiega perché sia una forma d'arte con un piccolo pubblico.
Nel stridente confronto con la musica pop, il jazz contemporaneo sembra troppo tortuoso per la maggior parte degli ascoltatori per poterne godere casualmente.
La sfida per il musicista jazz contemporaneo, per come la vedo io, è rendere questa arte sottile e complessa, appetibile al grande pubblico.
Alcune delle più grandi menti musicali di tutti i tempi furono artisti jazz. Essi sono stati in grado di padroneggiare gli strumenti, ridefinire la teoria musicale e innovare più volte il già formidabile corpo di lavoro venuto prima di loro. 
Molti di loro l'hanno fatto mentre navigavano attraverso il tumultuoso clima sociale in cui la musica fu generata.

Shai Maestro Trio su TSF Jazz

Questa sera l'emittente radiofonica TSF Jazz ritrasmetterà il webcast del concerto dei trio di Shai Maestro registrato lo scorso 10 ottobre al New Morning di Parigi. Maestro sarà accompagnato da Jorge Roeder al contrabbasso e Ziv Ravitz alla batteria.


Shai Maestro è sicuramente uno dei giovani protagonisti più interessanti del panorama jazzistico contemporaneo.
In questa occasione, assieme al suo trio, ha presentato il suo ultimo album uscito il 12 aprile scorso e intitolato semplicemente Shai Maestro Trio.
I tre musicisti propongono un repertorio prevalentemente originale in cui il retaggio del jazz piano trio si fonde con i ritmi e le armonie post boppistiche e moderne tra lasciti di antiche melodie sefardite, chord changes, sviluppi modali e percorsi ritmici sorprendenti.
Il pianista Shai Maestro è nato in Israele nel 1987 ed è considerato uno dei migliori nuovi talenti del pianoforte mondiale. Comincia i suoi studi nell’ambito classico prestissimo, già a 5 anni. Si avvicina al jazz all’età di 8 anni e frequenta varie scuole di musica con ottimi risultati. Approda anche al Berklee College of Music di Boston e di lì inizia la sua veloce e già prestigiosa carriera internazionale nell’ambito della musica jazz. Shai ha anche studiato musica indiana e Tabla suonanado col maestro Sanjey Kumar Sharma.
Negli anni succesivi si trasferisce a New York, dove attualmente risiede, suonando con i più importanti artisti jazz nei club e nei grandi teatri.
Il contrabbassista Roeder, originario di Lima, in Perù, è molto attivo in studio e sulla scena musicale di New York, facendo parte di numerosi progetti, come ad esempio il gruppo di Julian Lage, l'Avantrio e il Victor Prieto Trio. E’ membro fondatore e direttore artistico del gruppo di Sofia Reikoutsovitis che suona la musica sudamericana tradizionale, nonché composizioni originali jazz.

1959: The Year that Changed Jazz (video)

Questo straordinario documentario delle BBC si concentra su un anno fondamentale della storia del jazz, il 1959, in cui ci si allontanò dalle complesse forme del bebop, per sperimentare nuove forme che consentivano ai musicisti un nuovo modo di esprimersi ed esplorare. 


Il 1959 fu un anno di svolta per l'America: la nazione iniziava a trovare una sua strada, godendo di inaspettata libertà e ricchezza, mentre grandi sconvolgimenti sociali e politici erano proprio dietro l'angolo; l'integrazione razziale, il Vietnam, la crisi dei missili di Cuba; mentre il jazz era nel suo punto di massimo splendore.
In quell'anno quattro album fondamentali determinarono un definitivo punto di svolta nella storia del jazz: Kind of Blue di Miles Davis; Time Out di Dave Brubeck; Mingus Ah Um di Charles Mingus e The Shape of Jazz to Come di Ornette Coleman.
E' facile ora guardare indietro e capire il significato di questa musica. La storia, naturalmente, ha il modo di permettere che queste cose si stabiliscano. 
Il documentario inizia in maniera in qualche modo rudimentale, ma mentre si dipana, fornisce una grande visione delle circostanze politiche e culturali del periodo. E' incredibile con quanta difficoltà questa musica possa essere stata prodotta, considerando quanto violenta era in quel periodo la segregazione razziale e l'oppressione. 
E per alcuni aspetti, ciò aiuta a definire anche la musica, senza paura, fiduciosa e completamente onesta. Che si tratti di Charlie Haden mentre racconta di quando suonò con Ornette per la prima volta, o su come Mingus scrisse "Fables of Faubus", o dell'esperienza di Brubeck nel suonare il jazz americano nell'Europa dell'Est comunista, o del salto di Miles nel nuovo sound, esso dice molto sui rischi che questi musicisti stavano prendendo.

Parte Umbria Jazz Winter

Prendera' il via venerdi' prossimo a Orvieto Umbria Jazz Winter, che festeggia quest'anno la ventesima edizione e cerca di contribuire al rilancio della citta' dopo la disastrosa alluvione del 12 novembre scorso.


Per cinque giorni Orvieto sara' la citta' invernale del jazz con un cartellone che comprende alcuni nomi importanti della vocalita' di ispirazione afro-americana. 
I cantanti sono infatti i protagonisti del festival, e due di loro, Gregory Porter e Dee Alexander, divideranno la scena del teatro Mancinelli nella serata inaugurale: Porter, di Los Angeles, e' l'astro nascente del canto jazz ed il suo disco di esordio fu candidato a vincere il Grammy Award, mentre la Alexander, di Chicago, e' gia' ben nota al pubblico di Umbria Jazz per essere stata ospite dell' edizione estiva con una insolita rilettura delle piu' famose canzoni di Jimi Hendrix. 
Ed al mancino di Seattle e' dedicato il progetto cui presta la sua voce Eric Mingus, figlio di una leggenda del jazz, con la band italiana Quintorigo. 
Ancora il canto jazz con il classico Kurt Elling, aspirante al Grammy con il suo piu' recente disco ''The Brill Project'', dedicato alla canzone popolare americana, mentre Paula Morelenbaum interpreta il Brasile di Tom Jobim, con il quale lavoro' a fianco del marito Jaques, grande violoncellista.
Sempre in tema di cantanti, Gino Paoli si esibira' in duo con Danilo Rea e Gege' Telesforo con la Nu Joy band. Non mancheranno naturalmente i canti religiosi con il Gospel Superchoir di Nashville diretto da Bobby Jones.

REPLAY: Guido Michelone - Miles Davis il sound del futuro

(Pubblicato originariamente il 15 marzo 2012)
Con questo libro, Guido Michelone non si propone di fornire un quadro completo ed esaustivo della carriera artistica di Miles Davis, nè ha pretese di affrontare l'argomento secondo inedite chiavi di lettura. Piuttosto vuole mantenere alta l'attenzione su un personaggio che ha segnato la musica del novecento, non solo in campo jazzistico. 

Si tratta in realtà di un collage di articoli dell'autore pubblicati in alcune riviste, collegati secondo un filo conduttore cronologico o diacronico. Sul trombettista di Alton si sono manifestati, spesso, pareri discordanti, soprattutto rispetto alla "svolta elettrica" e al periodo "critico" compreso fra il 1971 e il ritiro temporaneo dalle scene avvenuto nel 1975. Michelone si schiera a favore di quell' "evoluzione" stilistica, per molti, Arrigo Polillo in testa, una vera involuzione. 
Nel libro sono analizzate, infatti, con dovizia di particolari incisioni anche postume risalenti a quegli stessi anni. L'ultimo periodo di attività prima dell'uscita temporanea dalle scene gode di un particolare riguardo.
Il discusso On the corner viene rivalutato ampiamente e visto come una pietra miliare nella "funkyzzazione" del jazz e questo non potrà che rinverdire il dibattito all'interno degli addetti ai lavori o dei semplici appassionati su questo cd, che vanta una buona schiera di detrattori . 
La prospettiva scelta dal giornalista e studioso vercellese è racchiusa nel titolo e illustrata all'interno di tutto il testo. Viene rimarcato, infatti, il ruolo precipuo di innovatore che Davis ha avuto nelle varie epoche, non accontentandosi mai di ripercorrere strade già battute, ma guardando dal presente verso il futuro.
In verità il musicista afroamericano non sempre ha anticipato i tempi, a volte ha seguito vie già aperte da altri, si pensi all'uso del modale o al jazz rock, ma con la sua forte personalità ha determinato uno scarto rispetto al resto della produzione, sfruttando intuizioni, idee già in circolo per comporre qualcosa di originale, di più valoroso dal punto di vista musicale. 
La vicenda personale del trombettista è accennata solo in alcuni passi, quando serve a spiegare scelte di tipo artistico. E proprio alle varie arti vengono dedicati alcuni paragrafi.
Dal rapporto di Davis con il cinema come autore di colonne sonore o come attore alla sua passione competente per la pittura. Un intero capitolo è riservato alle arti figurative con paralleli intriganti fra stile pittorico e musicale. 
E' dato ampio spazio all'analisi del contributo dei collaboratori. Spicca fra gli altri il giudizio molto benevolo su Sam Rivers, una meteora nell'universo davisiano. Il polistrumentista venuto fuori prepotentemente negli anni settanta con alcune incisioni per la Impulse! e le sue storiche performances a Umbria jazz, secondo l'autore non è stato accettato e compreso dal leader carismatico per il suo solismo proiettato verso il free jazz e troppo avanzato per l'epoca (1964).

martedì 25 dicembre 2012

Bobby McFerrin & The Lincoln Center Jazz Orchestra - My Audiobiography (video)

Lo scorso 13 settembre il Rose Theater del Lincoln Center a New York ha ospitato un bellissimo evento, l'incontro tra il leggendario cantante Bobby McFerrin e l'altrettanto leggendaria Jazz at Lincoln Center Orchestra diretta da Wynton Marsalis, con il progetto My Audio Biography.


Due anni dopo il suo acclamato debutto al Jazz at Lincoln Center, Bobby McFerrin ritorna per aprire la stagione del 25° anniversario di Jazz at Lincoln Center, collaborando per la prima volta con la Jazz at Lincoln Center Orchestra diretta da Wynton Marsalis, per presentare quella che McFerrin descrive come la sua audio biografia.
Accompagnato dai nuovi inventivi arrangiamenti da parte dei membri del JLCO, l'iconico vocalist presenterà un menu globalmente stilistico della musica che ha influenzato il suo immaginario globale, la musica impressionista francese e l'opera, gli spiritual e il blues, il vocalese e lo scat, il soul e le ballate crooning.
Come sempre, l'effetto di McFerrin sarà al di là delle categorizzazioni, provante, ed unico nel suo genere.
Per l'occasione McFerrin ha selezionato una dozzina di pezzi di musica che hanno avuto un ruolo significativo nel suo sviluppo, inclusi gli spiritual associati a suo padre, Robert Sr., il primo uomo di colore a cantare al Metropolitan Opera.
Talentuoso esploratore musicale in grado di combinare jazz, folk, pop e classica con una moltitudine inesauribile di influenze e stili musicali McFerrin è cantante, improvvisatore, direttore d’orchestra, maestro delle più svariate tecniche vocali e ha una voce che potrebbe a buon diritto essere considerata patrimonio dell’umanità.

REPLAY: Gli imperdibili: Charlie Parker with Strings: The Master Takes

(Pubblicato originariamente l'11 marzo 2012)
Charlie Parker with Strings: The Master Takes è costituito da una selezione di incisioni in studio pubblicate originariamente in due LP negli anni cinquanta dalla Mercury Records. Le sessioni vedevano la musica di Parker immersa in un contesto atipico, il suono del suo sax è accompagnato da una sezione orchestrale d'archi e da una sezione ritmica jazz, invece che delle abituali quartetti o quintetti bebop. 
Anche grazie a degli arrangiamenti dei brani molto sdolcinati e commerciali, quindi più appetibili al pubblico mainstream dell'epoca, questi dischi furono i maggiori successi commerciali in vita per Parker, e nel 1988 sono stati ammessi alla Grammy Hall of Fame.
Alcuni esperti, criticando la troppa melensaggine degli arrangiamenti dei brani, avanzarono l'ipotesi che i dirigenti della Mercury avessero esercitato una qualche forma di pressione su Parker affinché registrasse degli standard, piuttosto che le sue composizioni originali, in modo da poter ottenere un maggiore riscontro commerciale. Altre fonti biografiche indicano invece che Parker abbia volutamente inciso tali brani, escludendo i suoi classici bebop di maggior difficoltà all'ascolto.
Nonostante questo, le incisioni "orchestrali" di Parker fecero scuola tra i jazzisti dell'epoca, e iniziarono ad essere pubblicati album sulla falsariga di quelli di "Bird": si vedano per esempio Clifford Brown with Strings del 1955, Lady in Satin di Billie Holiday del 1958, e Focus di Stan Getz del 1961, tra i tanti. 
(Fonte Wikipedia)


Nonostante la critica abbia spesso criticato queste registrazioni, considerandole troppo sdolcinate, ritengo che in questa circostanza le interpretazioni di Parker siano state tra quelle di maggior spessore della sua carriera; il suo playing raggiunge vette di lirismo e di intensità incredibili, rendendo i classici pezzi presentati assolutamente indimenticabili.
Personalmente non amo particolarmente le registrazioni with Strings, proprio a causa di quella nota dolciastra che spesso lasciano, ma questa fa eccezione grazie agli intricati voli del sax di Bird che riesce a limitare il predominare degli archi, che invece fanno da giusto corollario alle preziose e tumultuose improvvisazioni parkeriane.
L'album è stato giustamente inserito nella celebre lista 1.000 Recording to Hear Before You Die, con questa motivazione:
"Charlie Parker non solo contribuì ad inventare il torrido stile del jazz noto come bebop negli anni '40. Ma il più veloce sassofonista vivente, un noto drogato che impegnò regolarmente il suo strumento, dette un contributo ancora più significativo: insegnò agli spesso isolati musicisti jazz, ad espandere il loro pensiero. Era un modernista, un curioso cittadino del mondo che permise alle sue ossessioni, da Stravinsky e Bartók alle scale degli zingari, per non parlare di Bach, di permeare la sua arte.
Attraverso progetti come il popolare Charlie Parker with Strings, che è tra le prime registrazioni a presentare un solista jazz con una studio orchestra, Parker mostrò a tutti coloro che seguirono, come fosse possibile modificare il vocabolario del jazz, e di come gli intricati codici del bebop potessero diffondersi oltre il terreno fertile dei piccoli gruppi.

lunedì 24 dicembre 2012

Gli imperdibili: Vince Guaraldi - A Charlie Brown Christmas

A Charlie Brown Christmas è un album dal trio di Vince Guaraldi (Vince Guaraldi al piano, organo Hammond, Jerry Granelli alla batteria, Fred Marshall al contrabbasso), pubblicato nel 1965 come colonna sonora per l'omonimo speciale televisivo della CBS. E' certamente uno dei più popolari album natalizi di tutti i tempi ed uno dei più venduti album di jazz.

Ecco una bella recensione di questo album leggendario, pubblicato sul sito DeBaser:
Fermo la'! Questa Non è una compiléscion di Natale!
E' un magnifico capolavoro che Vince Guaraldi, pianista jazz, regalò al mondo nel 1965, nonchè la colonna sonora del primo episodio natalizio dei fantastici e insuperabili Peanuts, nati dalla penna del geniale Charles Schulz, intitolato appunto "Il Natale di Charlie Brown". 
Episodio che dubito qualcuno ancora non abbia visto, ma in tal caso il mio consiglio è quello di rimediare in fretta; sempre che vi piaccia il depresso Charlie, l'insicuro Linus, l'esuberante Lucy, e naturalmente lui, Snoopy, ovvero il bracchetto più "faico" del mondo!
Vince Guaraldi, aka Dr Funk, come venne soprannominato all'epoca, si occupò del sottofondo musicale di questi magnifici cartoni fino alla sua prematura scomparsa a meta degli anni 70, a soli 47 anni, e contribuì in maniera determinante al successo di questo ultimi presso un pubblico davvero trasversale, e in ultima analisi anche al mio "giovine" interessamento al mondo del jazz (apperò!).
Con una straordinaria sensibilità di cui evidentemente era dotato, riuscì con una soltanto apparente semplicità, a tradurre perfettamente in musica lo spirito umoristico, ironico, ma anche profondamente intellettuale e classicamente moderno di tali storie. 

Shortime di Fresu a Berchidda

A Berchidda torna Shortime, il consueto appuntamento di fine anno proposto dall'associazione culturale Time in Jazz. Venerdì 28, al Centro Laber (l'ex caseificio riconvertito in spazio culturale e di produzione per le arti), è in programma una serata (a ingresso gratuito) ricca di eventi tra musica, documentari e momenti dedicati ai più piccoli, che si snoderanno a partire dalle 18 fino a notte inoltrata. 


Il tutto raccolto sotto il titolo "Les jeux sont feu" che, giocando con il francese, rimanda al tema del fuoco, leitmotiv della venticinquesima edizione del festival che lo scorso agosto ha chiuso il ciclo quadriennale di Time in Jazz dedicato ai quattro elementi. 
Aprono la serata, alle 18, la violinista Sonia Peana e Paolo Fresu con il poeta e scrittore per bambini Bruno Tognolini, che insieme al grafico Beppe Chia presentano e danno un saggio dal vivo del loro "Nidi di Note", un libro più cd da leggere e ascoltare, pubblicato lo scorso marzo da Carlo Gallucci editore. 
Attraverso undici filastrocche scritte e recitate dallo stesso Tognolini, i brani originali dei due musicisti e le illustrazioni di Alessandro Sanna, "Nidi di Note" racconta e descrive l'omonimo progetto didattico ideato da Sonia Peana, e partito due anni fa tra Bologna e provincia, per avvicinare i bambini alla musica, fin dalla prima infanzia, attraverso il gioco. 
Dedicato ai più piccoli è anche il Cartoon Space, dove per tutta la serata, nel foyer del Centro Laber, si potranno vedere film di animazione. Le proiezioni per i grandi partono invece alle 19 con "Arrejonos", il documentario per la televisione firmato dal regista Gianfranco Cabiddu (e trasmesso su Rai3 lo scorso luglio), che indaga sul rapporto tra padri e figli attraverso due testimonial di casa a Berchidda: Paolo Fresu e il suo papà, Lillino. 
E sullo sfondo la terra, la Sardegna, teatro di vita e luogo affettivo che racchiude profondi significati per entrambi. 

domenica 23 dicembre 2012

A Christmas Jazz Compilation

In occasione del Santo Natale, spero di farvi cosa gradita presentando una compilation di alcuni dei più celebri pezzi natalizi presentati da alcuni tra i più importanti protagonisti della storia della nostra amata musica jazz.


Ecco in streaming questa compilation che ho predisposto con pezzi tratti dal sito Grooveshark:

A Christmas Jazz Compilation by bruce spring on Grooveshark

Richard Galliano su Rete 2

Questa sera l'emittente Rete 2 della RSI, trasmetterà il concerto solo di Richard Galliano, registrato lo scorso 8 giugno presso la Chiesa SS. Pietro e Paolo di Biasca.


Sembra inutile ricordare come Richard Galliano sia uno dei più grandi solisti viventi non solo della fisarmonica, ma anche dell’accordéon, la versione francese con bottoni invece di tasti, nonché dell’argentino bandoneon, strumento tanghero per definizione.
Nato nel 1950 a Cannes; suo padre, un emigrato italiano con la passione della fisarmonica, trasmise al figlio prestissimo i rudimenti dello strumento.
Tant'è che già a 10 anni il piccolo Richard era un musicista di tutto rispetto. Allontanandosi presto dagli insegnamenti paterni però, Galliano ha cercato di avvicinare il suo strumento allo stile jazzistico, che adorava, piuttosto che a quello della musica popolare.
Una scelta coraggiosa e indovinata, che lo ha trasformato in uno dei più apprezzati e richiesti solisti jazz al mondo.
La storia della sua carriera lo vedrà entrare in contatto di volta in volta con artisti francesi, italiani e poi americani. Fino all'incontro, inevitabile, con Piazzolla e con le musiche dell'America del Sud.

Vijay Iyer Trio a Parigi (audio)

Il trio del pianista Vijay Iyer fu ospite lo scorso 12 novembre del celebre locale parigino Ducs des Lombards. Iyer per l'occasione fu accompagnato dal suo trio composto da Stephan Crump al basso e Marcus Gilmore alla batteria.


Vijay Iyer è un compositore e pianista tra i più innovativi della scena jazz attuale, a lui alcune delle più importanti riviste specializzate di jazz, come Down Beat e Musica Jazz, hanno recentemente dedicato la copertina.
Nato in America da immigrati indiani si forma negli ambienti jazz americani collaborando con musicisti dalle più svariate origini e tradizioni, come il sassofonista Steve Coleman che a metà degli anni ’90 gli offrirà il posto di pianista nella sua band. La musica di Iyer accoglie in effetti una vasta gamma di influenze che provengono sia dall’oriente che dalla tradizione afro-americana.
Oltre a Coleman, anche Roscoe Mitchell, Amiri Baraka, Wadada Leo Smith, Butch Morris, George Lewis, Craig Taborn, Oliver Lake, Matana Roberts, DJ Spooky, High Priest of Antipop Consortium, sono stati alcuni dei nomi più rappresentativi della scena musicale afroamericana con cui ha collaborato Vijay Iyer.
Così dopo una lunga serie di esperienze il pianista statunitense di origini indiane si è rivelato uno dei protagonisti dell’attualità. 
Due cd per l’etichetta tedesca Act, “Historicity”, registrato in trio nel 2009, e “Solo”, pubblicato nel 2010, hanno illustrato il suo talento straordinario, in cui conoscenza e rispetto per la storia e la tradizione del jazz incrociano nuovi stimoli e ricerca sonora.

Bob Dorough with Miles Davis Sextet - Blue Xmas (video)

Nel 1962 la Columbia chiese a Miles Davis di registrare un pezzo per l'album Jingle Bell Jazz, una compilation di pezzi natalizi, interpretati dai più importanti musicisti dell'etichetta.


Davis allora si rivolse a Bob Dorough, un cantante e pianista non convenzionale, che aveva conosciuto a Los Angeles negli anni '50 e con cui avrebbe eseguito "Baltimore Oriole." Miles rimase colpito dal suo moderno e rilassato stile di canto.  
Secondo alcune fonti Davis si lamentò dell'intera operazione con Dorough dicendo "Cosa cazzo si aspettano che suoni per loro, White Christmans?"
Dorough, uno dei pochi cantanti ad aver mai registrato con Davis, lasciò Los Angeles con una nuova  canzone, Blue Xmas, ed il 21 agosto del 1962, si unì al sestetto di Miles ed all'arrangiatore Gil Evans negli studi di New York della Columbia per registrare questa "strana" canzone natalizia.
Per l'occasione la formazione era costituita da Miles Davis (tromba), Bob Dorough (voce), Wayne Shorter (sax tenore), Frank Rehak (trombone), Paul Chambers (basso), Jimmy Cobb (battera), Willie Correa (congas e bongos) con gli arrangiamenti di Gil Evans.
La cosa più rimarcabile di questa sessione, che per altri versi fu sempre giudicata estremamente deludente da parte di Davis, è che essa rappresentò la prima collaborazione tra Miles e Wayne Shorter che per l'occasione eseguì uno strepitoso assolo in stile coltraniano.
Ma ciò che colpisce particolarmente della canzone sono i testi, amari, cinici e disincantati che probabilmente non rispecchiavano ciò che lo Columbia aveva in mente per l'occasione.

sabato 22 dicembre 2012

E' morto il pianista Ken Chaney

Il pianista, direttore d'orchestra, compositore e insegnante chicagoano Ken Chaney, che ha suonato un single di soul jazz che vendette milioni di copie nel 1968, è morto lo scorso mercoledì a Chicago. Ieri avrebbe compiuto 74 anni.


Oltre a guidare i suoi gruppi dagli anni '70 fino ad oggi, Chaney da giovane pianista accompagnò molti dei giganti del jazz che erano di passaggio in città (soprattutto per suonare al Jazz Showcase), assemblando delle sezioni ritmiche locali per le loro settimane di concerti a Chicago: Milt Jackson, Eddie Harris, Slide Hampton, David "Fathead" Newman.
Avendo svolto il suo compito, poi Chaney sarebbe tornato alla musica facendo da mentore ad un elenco molto più lungo di giovani di Chicago, molti dei quali hanno espresso la loro gratitudine su Facebook: le vocalists Dee Alexander e Kimberly Gordon; i bassisti Steve Hashimoto e Frank Russell (membro del trio di Chaney nel corso degli ultimi 30 anni); il pianista William Kurk; il trombonista Norman Palm, il bassista Marlene Rosenberg, e il batterista Vince Wilburn Jr. (nipote di Miles Davis), il quale ha ricordato di aver guardato la banda di Chaney, The Xperience, aprire il concerto Miles at the Auditorium Theater negli anni '70.
Nato e cresciuto ad Edmonton, in Canada, Chaney da adolescente ha diretto orchestre da ballo, quindi ha fatto la sua strada oltre il confine a Detroit, dove ha lavorato per breve tempo, prima di trasferirsi a Chicago nei primi anni '60.
In possesso di una solida e grintosa tecnica percussiva ed una notevole conoscenza della teoria armonica, Chaney esplorò interessi di ampio respiro, come l'ethos dell'epoca. 
Nel 1965 prese parte alla prima riunione di quella che sarebbe diventata l'Associazione per l'Avanzamento dei Musicisti Creativi (AACM), e nel 1967, insieme ai colleghi pianisti Muhal Richard Abrams e la defunta Jodie Christian, iniziò ad insegnare teoria musicale ad alcuni dei musicisti autodidatti più giovani che entravano nel bastione dell'avanguardia.

venerdì 21 dicembre 2012

Doppio appuntamento con il jazz dal vivo questa sera

Questa sera le radio internazionali ci offriranno il webcast di due interessanti appuntamenti con il jazz dal vivo.


Alle ore 22,30 l'emittente France Musique trasmetterà in diretta dal Sunside di Parigi, il concerto del quartetto del trombettista Eddie Henderson, con Laurent de Wilde (piano), Laurent Robin (batteria) e Darryl Hall (contrabbasso) .
Nato a New York nel 1940, Eddie Henderson è considerato uno dei migliori trombettisti jazz in circolazione, dotato di un suono eccezionale, grande senso dello swing e un fraseggio personalissimo. Ha iniziato a suonare studiando con Louis Armstrong a soli nove anni proseguendo poi il suo percorso sotto la guida di Miles Davis. 
E’ apparso nella scena jazz alla fine degli anni ’60, suonando con Leon Thomas, Gary Bartz ed in un quintetto con Woody Shaw e Chick Corea. 
Nei primi anni ’70 è entrato nella band di Herbie Hancock, con il quale ha registrato album storici del passaggio al jazz-rock. Da leader, in quel periodo, ha registrato numerosi album per la Milestone Records, collaborando con Billy Hart, Bennie Maupin ed altri. 
Tra i musicisti con cui ha collaborato nell’incisione di dischi ci sono Joe Henderson, Kenny Garrett. Ron Carter, Joe Locke, Kevin Hayes. 
Ha fatto parte degli Art Blakey’s Jazz Messengers, Elvin Jones Jazz Machine, McCoy Tyner Big Band, Billy Harper Quintet, Mingus Big Band, Max Roach Brass Band. 
Da leader ha realizzato molti album, tra i quali Phantoms e Dark Shadows
Clicca qui per ascoltare in diretta questo concerto, questa sera a partire dalle ore 22,30.

Geri Allen and Timeline: Live From 92Y Tribeca (video)

Lo scorso 12 dicembre la grande pianista Geri Allen è stata ospite del locale newyorkese 92Y Tribeca, dove ha presentato il suo progetto Timeline, in formazione con Kenny Davis al basso, Kassa Overall alla batteria e il ballerino di tip tap Maurice Chestnut.


Talento fra i più creativi e ispirati della musica afro-americana moderna, la pianista Geri Allen, cresciuta a Detroit, ed emersa musicalmente nella Brooklyn degli anni ' 80 è una delle più celebri pianiste e compositrici jazz,
Nella sua carriera ha collaborato con grandi protagonisti del jazz come Ornette Coleman, Ron Carter, Ravi Coltrane, Tony Williams, Dave Holland, Jack De Johnette, Betty Carter e Charles Lloyd.
Della sua Timeline Band l'elemento più originale è la presenza di Maurice Chestnut: un «tap percussionist», cioè un ballerino di tip tap, dal ruolo tutt' altro che meramente coreografico. Un vero e proprio solista aggiunto al trio pianistico, con le sue invenzioni ritmiche, la capacità di dialogo serrato con i compagni, l'abilità nel trasformare il pavimento in un set di tamburi.
Non è una novità: la pianista e compositrice inserì l'elemento tap dance la prima volta in un suo disco degli anni Ottanta. A chi si stupiva troppo della scelta, ricordava la lunga eredità culturale del tip tap negli Stati Uniti.
In quanto al giovane batterista Kassa Overall, la Allen si vanta di averlo sfilato al marito, il trombettista Wallace Roney, che lo aveva invitato a casa per una prova, ancora adolescente: «Era affascinato dal suo modo di suonare, ma lo riteneva troppo giovane... io invece non me ne feci un problema e glielo soffiai sotto al naso». Mentre al contrabbasso c'è Kenny Davis.
La cosa bella, preziosa, degli autentici innovatori, nel solco delle avanguardie, è il loro studio del passato, l' ammirazione piena dei grandi venuti prima di loro.

“Attimi di jazz”, esposti a Padova 50 ritratti di Michele Giotto

Sono cinquanta ritratti di grandi artisti, quasi tutti passati in città nelle rassegne jazz, ma Michele Giotto li ha catturati anche altrove nelle sua interminabile ricerca nella luce di un genere musicale che lo appassiona. 


Venerdì 21 alle 18.30 nelle sale delle Ex Scuderie di Palazzo Moroni si apre la sua mostra fotografica dal titolo "Attimi di jazz": cinquanta ritratti fotografici in bianco e nero. 
Ci sarà ovviamente anche della musica dal vivo che è l’elemento in cui Giotto è costantemente immerso mentre opera nel buio delle platee. 
La mostra rimarrà aperta da sabato prossimo al 13 gennaio con ingresso libero. Orari: 9-13 e 15-19; chiuso il lunedì, Natale, Santo Stefano e capodanno.
Alla mostra sarà disponibile il catalogo con tutte le foto esposte e i contributi di Gabriella Piccolo Casiraghi, Francesco Martinelli, Stefano Merighi e Francesco Sovilla. 
Un bianco e nero rigoroso per il genere ma non istituzionale quello di Michele Giotto che restituisce le espressioni dei jazzisti durante i concerti o le prove. 
Molti sono quelli passati (più volte) sui palcoscenici cittadini come Benny Golson, ultra 80enne, l’anno scorso al Verdi con gli standard che tutti suonano ma che lui ha composto, a partire da Blues March o  I Remember Clifford; o Petra Magoni che con la sua “musica nuda” incanta da anni assieme al sodale contrabbassista Ferruccio Spinetti. 

Masterclass con Greg Hutchinson

Venerdi 21 dicembre alle ore 17,00, presso il Centro di Formazione e Produzione Artistica "L'Ottava", masterclass con Greg Hutchinson, uno dei più apprezzati batteristi jazz del momento, aperta a strumentisti e cantanti.


Ritmo e interplay. Le capacità di Greg Hutchinson si rivelano soprattutto nell’insegnamento di questi argomenti grazie alla sua particolare attitudine all’ascolto e al “desiderio di suonare in gruppo più che battere sui tamburi”. 
La concezione della batteria come uno strumento melodico, al pari di un sax, un piano o una voce, unita a un groove inimitabile rende il suo modo di suonare assolutamente unico.
Durante le 3 ore di lezione saranno affrontati i seguenti temi:
- Suonare in una sezione ritmica
- Come praticare
- Melodie di apprendimento
- Il successo nel business della musica.

Fin dal suo debutto professionale come turnista teen ager per il trombettista Red Rodney, Greg Hutchinson è stato un’eloquente testimonianza di come i giovani debbano dire la loro. 
Ancora oggi esprime la freschezza dell'invenzione che è stata una sua evidente caratteristica fin dall'inizio, equilibrata però con la maturità acquisita grazie alle collaborazioni con artisti del calibro di Betty Carter e Joe Henderson.

Ada Montellanico Quintet feat. Giovanni Falzone alla Casa del Jazz

Venerdi 21 dicembre alla Casa del Jazz di Roma, Ada Montellanico con il suo quintetto, ospite Giovanni Falzone, presenta il suo ultimo lavoro discografico "Suono di Donna"


"Suono di donna" è un album  che esprime progettualità, eccellenza di pensiero, condivisione di intenti. È un atto d'amore verso la forza delle idee dell'universo poetico femminile. 
Ne è protagonista  Ada Montellanico, una delle più importanti autrici e cantanti del jazz italiano,  alla guida di una formazione dagli originali impasti timbrici: tromba, basso tuba, trombone, clarinetto basso, chitarra, contrabbasso e batteria.
Grazie ai superbi arrangiamenti del grande trombettista Giovanni Falzone vincitore del Top Jazz 2011,  questo insolito organico riesce felicemente ad esaltare i mille rivoli di una voce ambrata e vellutata. Una magnifica artista che mette in atto una sontuosa opera di destrutturazione e ricomposizione dei brani interpretati,  per comporre un mosaico prezioso e luminoso. 
È una tessitura trasparente ed ariosa nella quale vengono sapientemente disposti i molteplici impasti timbrici di un organico di valore assoluto.
"Suono di donna" è una gemma rara per il modo con cui la vocalist affronta in modo obliquo i vari orizzonti espressivi omaggiati per  svilupparli policromamente sia sul piano ritmico che su quello melodico. È un progetto trasversale, che unisce mondi diversi e compositrici del calibro di Carla Bley, Joni Mitchell, Bijork, Maria Schneider e la stessa Montellanico. 

Emanuele Cisi a Torino

"Se entro la mezzanotte del 21 Dicembre 2012 il Pianeta Terra dovesse staccare definitivamente la spina, quale sarebbe la colonna sonora ideale?" A questa domanda risponde l’Associazione culturale MADE che presso Labloft a Torino propone, per la serata più “calda” dell’anno, il concerto "Jazz 'till the End". 


Alle 21.21 del 21-12-2012 suonerà il magico sound di Emanuele Cisi (sax tenore e sax soprano) nato a Torino e ormai tra i musicisti jazz più apprezzati della nuova scena europea, accompagnato da una band internazionale composta da tre grandi musicisti provenienti da mondi lontani, ma uniti dall’universalità del Jazz: Humberto Amesquita, originario di Lima, Perù, trapiantato in Italia da qualche anno, virtuoso del trombone nonostante la sua giovane età, già padrone del più profondo senso del linguaggio del jazz. Phil Donkin, origini inglesi, ma adottato dalla migliore scena musicale di New York, è un contrabbassista che interpreta il ruolo del proprio strumento al meglio, con solidità, sicurezza e fantasia. Adam Pache, porta dall’Australia la sua solarità e il suo relax naturale, che grazie anche al micidiale swing acquisito durante la sua lunga permanenza a New York, lo rendono tra i migliori batteristi in circolazione.
Tra composizioni originali di Emanuele Cisi e audaci rivisitazioni di standards, il personale sound di questo gruppo inedito assemblato dal sassofonista torinese regalerà al pubblico una notte di grande jazz".
Nato a Torino nel 1964, Emanuele Cisi è oggi uno dei sassofonisti più apprezzati sulla scena jazz internazionale.
Un suono personale e ricercato, un approccio energico, uniti a una profonda conoscenza della tradizione e a uno spiccato senso della melodia e dello swing, sono i tratti salienti del suo stile.
Dal 1995, anno in cui fu dichiarato vincitore della categoria Nuovi Talenti nel Top Jazz della rivista Musica Jazz, ha inciso sette cd a suo nome e decine come co-leader o sideman, in vari paesi europei per etichette italiane e straniere (tra cui Blue Note, Universal) collaborando con alcuni dei più importanti musicisti della scena mondiale come Clark Terry, Jimmy Cobb, Billy Cobham, Albert “Tootie” Heat, Walter Booker, Jimmy Owens, Billy Hart, Cameron Brown, Joey Calderazzo, Ron Carter, Joe Chambers, Paul McCandless,  Nat Adderley, Area II, Aldo Romano, Daniel Humair, Kenny Wheeler, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Paolo Fresu, Furio Di Castri, Sting e molti altri.

giovedì 20 dicembre 2012

Omer Avital in diretta questa sera su TSF Jazz

Ancora un'altra strepitosa diretta, questa sera sul sito della magnifica emittente all-jazz francese TSF Jazz che questa sera trasmetterà in diretta dal locale parigino Ducs des Lombards, il concerto di Omer Avital che sarà accompagnato da una sensazionale formazione di all-stars composta da Joel Frahm al sassofono, Avishai Cohen alla tromba, Omer Klein al piano e Daniel Freedman alla batteria.


Omer Avital, è uno strumentista straordinario, che ha saputo incorporare nel proprio stile svariate influenze etniche assorbite durante la sua formazione, coniugandole con delle spiccate doti jazzistiche in una cifra personale caratterizzata da grande vigore e drammaticità, per la quale è stato accostato da un critico come Ben Ratliff del New York Times a storici esponenti del contrabbasso jazz quali Charles Mingus e William Parker.
Residente negli USA dall’inizio degli anni ’90, Avital ha suonato con importanti musicisti tra cui Roy Haynes, Al Foster e Kenny Garrett, oltre a essere stato uno degli animatori della nuova scena jazz sorta in quel periodo intorno allo Smalls, collaborando con future stars quali tra gli altri Mark Turner, Joshua Redman e Brad Mehldau.
C’è tutto un mondo a colori nella musica di Avital, un caleidoscopio di influenze che fa del compositore, arrangiatore e virtuoso del basso una delle realtà più brillanti della scena newyorkese.
Avital, attraverso l’improvvisazione jazzistica, ha saputo riassumere nella sua musica le molteplici influenze presenti nell’incredibile melting pot israeliano: dalle sue radici nordafricane e yemenite sino al sofisticato cosmopolitismo del mondo yiddish trapiantato a New York, la musica di questo eccezionale contrabbassista riflette il dinamismo culturale di aree del mondo in cui l’arte sa donare speranza ai molti drammi della vita quotidiana.
Il suo jazz è pregno di umori e tradizioni provenienti dagli angoli più diversi del mondo, dal jazz classico alle indiscutibili influenze klezmer, passando talvolta – e senza troppi complimenti – per il Latin, con una disinvoltura onnivora che ricorda il Willem Breuker Kollektief.

Kurt Rosenwinkel – Star Of Jupiter

"Quello che la mia musica tratta in generale - e questo album non è differente - ha a che fare con il rapporto che ognuno di noi ha con l'universo in generale e di come usiamo la nostra intuizione per ascoltare quello che ci sta dicendo."


E' arrivata a lui in sogno. Quello che il chitarrista e compositore Kurt Rosenwinkel descrive come "comprensione" della proporzione profonda, si manifesta come Star of Jupiter, il titolo del suo decimo album come leader, uscito lo scorso 13 novembre per l'etichetta Wommusic. 
Non è una entità letterale, ma piuttosto una filosofia, come gli è stata rivelata "La 'Stella di Giove' mi fu data come una chiave per trascendere i cicli di forma, illusione e paura che esistono su questo piano terreno dell'esistenza. Il sogno era potente ed è continuato nella vita reale."
Essa divenne una forza tangibile nella realizzazione di questo album. Una celestiale collezione di composizioni del tutto originali, tutte, tranne una, mai registrate in precedenza, Star of Jupiter trasporta gli ascoltatori in un viaggio verso la scoperta, la verità e la pace definitiva.
Il suo primo album in quartetto dal rivoluzionario The Next Step del 2001, Star of Jupiter offre una variazione di quella formazione, assemblando un gruppo stellare che include il pianista Aaron Parks, il bassista Eric Revis, e il dinamico giovane batterista e concittadino di Philadelphia, Justin Faulkner.
Star of Jupiter è un allontanamento da ciò che aveva in precedenza contribuito a definire la musica di Rosenwinkel, eppure è sorprendentemente inclusivo dell'ampio spettro della sua identità musicale. L'uso brillante dello spazio di Rosenwinkel è accoppiato ad una melodia profondamente coinvolgente ed a groove sensuali, che si evolvono lentamente e costantemente; una qualità nella musica di Rosenwinkel che si identifica completamente con un caldo avvolgimento.
"Essere in grado di avvampare su una semplice progressione per un lungo periodo di tempo ...", dice, "non ho mai avuto una band che davvero voleva farlo e mi piace il fatto che questo è qualcosa che facciamo ... immergersi e sperimentare il calore di quel groove."
"E' qualcosa che abbiamo scoperto come band e volevamo assolutamente inserire sull'album. Quel groove pieno di soul ... è una qualità della band, che naturalmente trova e mette in risalto nella musica, che mi rende molto felice, perché sento che è una vera espressione di ciò che sono come artista e come persona; meditare sulla sensualità e la trascendenza, anche se le cose possono sembrare complesse e intellettualmente impegnative sotto la copertura".