sabato 24 novembre 2012

William Parker Orchestra: Essence of Ellington

Sul sito PopMaster è stata pubblicata una recensione del nuovo album della William Parker Orchestra dal titolo Essence of Ellington, recentemente pubblicato dall'etichetta Aum Fidelity.


Ecco un estratto, tratto dall'articolo:
"Si sa quello che si potrebbe pensare: ancora Ellington. Ancora altre interpretazioni degli stessi brani che sono stati coperti innumerevoli volte da qualsiasi musicista jazz e dai suoi fratelli. 
Siamo davvero tenuti a pensare che ci sia una nuova versione di Take the A Train là fuori da qualche parte, in attesa di essere ripresa? Non importa quanto velocemente o lentamente la si esegua, è ancora The Train
Lo stesso discorso vale per Caravan. Tutti abbiamo incontrato la signora, sappiamo che è sofisticata. Lasciamo riposare il Duca e Strays. Giusto? Beh, se questo tipo di pensieri restano sospesi tra le orecchie durante la lettura di questo articolo, allora credo che non si conosca William Parker. 
Nel 2010, Parker uscì con il suo album tributo a Curtis Mayfield I Plan to Stay A Believer, un album che mi dispiace di non avere tra le mani.
Ciò che permise affinchè tutti prendessero seriamente quella registrazione, fu proprio il modo inventivo con cui Parker lo approcciò, appropriandosi delle canzoni di Mayfield con il suo stile, per un lavoro per big band.
Che non è proprio quello dell'ultimo arrivato. Dopo aver lavorato con i gruppi guidati da David S. Ware e Peter Brötzmann, Parker ha avuto una carriera incredibilmente prolifica come bandleader nel corso degli anni '90 e nel decennio successivo.
Lui certamente non è un ingenuo e capisce quando c'è una buona occasione quando ne vede una. L'idea di riproporre Duke Ellington, sia che si tratti di un luogo comune nel mondo del jazz o no, è una di queste opportunità.
La musica di Duke Ellington colpisce per il profondo equilibrio tra classe da vecchia scuola e melodia e le brillanti ed audaci possibilità che il futuro può riservare, molto più di ciò che qualsiasi esperto di jazz classico possa voler ammettere.
In parole povere, la musica del Duca è dotata di uno spazio di manovra. E mentre è impossibile dire in ultima analisi se egli avrebbe concesso a Essence of Ellington un pollice in alto, penso che siamo tutti d'accordo che l'avrebbe accolto con un sorriso.
Registrato dal vivo a Milano, questo doppio CD è più che un semplice omaggio a Duke Ellington: è un omaggio onesto.
Metà delle tracce metà sono cover. Le altre sono originali di Parker. Tutto questo è incredibilmente fresco, talvolta esplosivo. Anche la riflessiva In A Sentimental Mood prende nuova vita in quanto striscia sotto la pelle allo stesso modo di un nuovo pezzo di melodia.
Oltre a mostrare i talenti del sassofonista Darius Jones, questo tipo di reinvenzioni mostrano il talento di Parker nel risistemare il vecchio complementandolo con qualcosa di nuovo.
Prendete per esempio Essence of Sophisticated Lady / Sophisticated Lady, con la voce di Ernie Odoom che raffigura con le parole i flussi di coscienza "alla Mingus", che attraggono l'attenzione anche dei fan non-jazz. Senza clamore, il vecchio classico è introdotto con alcuni swing delicati e con gustosi assoli di sax.
Per divertimento, provate ad ascoltare il secondo CD senza guardare i titoli dei brani. In questo modo Take the A Train mi ha colto di sorpresa mentre andavo al lavoro, dimostrando che ci sono ancora segni di un impulso rabbioso all'interno di questa vecchia bestia.
La band di Parker include, oltre ai già citati Jones al sax alto e Odoom alla voce, Kidd Jordan, Dave Sewelson, Sabir Mateen, Rob Brown, e Ras Moshe per arrotondare la sezione dei sax. Steve Swell, Willie Applewhite, Roy Campbell, e Matt Lavelle per quanto riguarda gli ottoni, mentre Dave Burrell e Hamid Drake suonano rispettivamente il pianoforte e la batteria. Se riconoscete almeno due di questi nomi, allora siete ben consapevoli a quanti culi dia dei calci questa banda.
Gli originali di Parker sono o solo marginalmente correlati o direttamente legati al Duca, non sembrando più la prima delle possibilità un grande tabù nel mondo del jazz (vedi Gershwin’s World di Herbie Hancock). 
Il bis della title track è quello che più o meno rende grazie all'uomo dietro la musica, mentre Portrait of Louisiana, dedicato al trombettista Clyde Kerr, riprende l'eredità degli insegnamenti del Duca, nel modo in cui sono stati sfruttati dalla Big Easy per artisti del calibro di Drake e Jordan. 
Le urla e i rumori grezzi della band sono significativi di quanto lontano la torcia del Duke può essere portata, sia stilisticamente che cronologicamente. 
Ed è questo l'unico modo con cui si può evocare l'essenza di Duke Ellington senza copiarlo nota per nota."

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