domenica 18 novembre 2012

Umbria Jazz Winter 2012

Edizione speciale questa per Umbria Jazz Winter. La versione invernale del Festival raggiunge le venti edizioni. Un traguardo importante per questa manifestazione, nata nel 1993, che si è ritagliata un posto molto particolare nel panorama dello spettacolo italiano, non solo del jazz.


Il Festival si svolge secondo una formula consolidata e di successo, affinata nel corso degli anni e centrata sul connubio tra turismo e spettacolo di qualità, con il valore aggiunto dell’ospitalità di una delle più belle città dell’Umbria, ricca di storia e cultura. Per non parlare della buona cucina. A legare questi tratti distintivi della manifestazione resta il cartellone proposto dal direttore artistico Carlo Pagnotta. 
Molti, infatti, i nomi importanti in programma: Kurt Elling propone un omaggio allo storico palazzo dell'editoria musicale a New York. Un raffinatissimo lavoro, dopo i numerosi tributi a Chicago, molto newyorchese. Evitando gli autori più celebrati nell'ambito del jazz (con l'eccezione di Duke Ellington e Jimmy Hamilton), Elling sceglie brani composti al civico 1619 di Broadway scavando nel repertorio di Sammy Cahn e Jimmy Van Heusen, Sam Cooke, Harry Warren, Burt Bacharach, Paul Simon e Carole King (da sola e in coppia con Gerry Goffin).
Esordio a Umbria Jazz, e resident anch’egli per l'intera manifestazione, per quello che la critica americana ha definito il più sensazionale cantante emerso in questi ultimi anni: Gregory Porter. Il suo album di debutto, Water è stato un clamoroso successo di critica e di pubblico, avendo ottenuto una sorprendente nomination ai Grammy come Best Jazz Vocal, una situazione non molto frequente per un album di debutto. Nel febbraio 2012 è uscito il nuovo attesissimo album, intitolato Be Good: una raccolta di dodici pezzi, in gran parte inediti e scritti dallo stesso Porter, più alcuni standard come Work Song, God Bless the Child e Imitation of Life, la title track di un film candidato all'Oscar del 1959 con Lana Turner e Sandra Dee.
Dee Alexander è una delle più apprezzate voci della scena di Chicago e il pubblico di Umbria Jazz ha imparato negli ultimi anni ad apprezzarla per il suo essere a proprio agio con tutti i generi, dal gospel al blues, dall’R&B al soul, riuscendo a dare un tocco particolare a tutte le sue interpretazioni, grazie ad uno swing e un groove del tutto personali. Anche la Alexander sarà a Orvieto per i cinque giorni della manifestazione.
Gino Paoli con Danilo Rea: uno speciale concerto il giorno di Capodanno a base di voce e pianoforte in cui si potranno ascoltare insieme uno dei più grandi interpreti della canzone d’autore italiana e uno dei più lirici e creativi pianisti di oggi, che non mancheranno di regalare al pubblico grandi sorprese.
Giovanissimo, nato nel 1986, è invece Jonathan Baptiste. Con un eccellente background di studi alle spalle, un primo lavoro a suo nome a diciassette anni e un debutto alla Carnagie Hall di New York a soli diciotto anni, il pianista e cantante originario di New Orleans è anche un ottimo polistrumentista, a suo agio con il sax e il basso.
Grazie a tutto questo Baptiste può essere considerato una delle nuove grandi promesse della cultura musicale jazz americana. A dimostrazione di ciò sono le sue già numerose collaborazioni con grandi nomi quali Wynton Marsalis, Alvin Batiste e Donald Harrison.
Dopo dieci anni torna a Orvieto Jaques Morelenbaum, special guest nel Cello Samba Trio di Paula Morelebaum. Nato nel 2003, l’ensemble rielabora con sonorità cameristiche e raffinate alcune fra le più note pagine di autori storici di samba in Brasile.
Ancora ritmi latini con Pedrito Martinez, scoperto nell’ultima edizione estiva di Umbria Jazz. Nativo di Cuba, è un percussionista, congas in particolare, cantante e autore che sta ottenendo un grandissimo successo a New York: musica nuova ancorata alla tradizione afrocubana.
Pattuglia italiana numerosa e di livello, a iniziare dal superquintetto di Giovanni Tommaso con Pietro Tonolo, Flavio Boltro, Danilo Rea e Roberto Gatto: una reunion di un gruppo che è stato protagonista nella prima edizione del 1993.
Mauro Ottolini Sousaphonix Bix Factor è il nuovo progetto discograficoeditoriale  del musicista veronese e del suo ensemble Sousaphonix, un concept album dedicato alla musica degli anni venti e trenta. In programma brani tratti dal repertorio jazz tra gli anni 20 e la metà degli anni 30, con musiche della tradizione di New Orleans e Chicago che finora nessuno in Italia ha mai inciso, compresi alcuni brani originali e il secondo movimento di Ebony Concert di Igor Stravinsky.
Giovanni Guidi si presenta con due musicisti giovani, ma di grande esperienza: l’americano Thomas Morgan, bassista prediletto da Paul Motian negli ultimi anni della sua vita e collaboratore di Steve Coleman, John Abercrombie, Mark Feldman, Craig Taborn, Jim Black, tra i tanti e il portoghese Joao Lobo, richiestissimo batterista tra i giovani musicisti
europei più interessanti. Ambedue hanno già collaborato con Giovanni, Morgan nei quintetti e Lobo nel quartetto e nella Unknown Rebel Band.
Gegè Telesforo, considerato uno dei migliori specialisti dello scat a livello internazionale, presenta il suo nuovo album titolato NU JOY, che contiene nove composizioni originali scritte da Telesforo e due nuovi arrangiamenti: “No Woman No Cry” e “Stronzo” (il famoso brano “scat” scritto da Lucio Dalla nel 1983) che sarà riletto da Telesforo in chiave funk.
I Quintorigo con “Plays Jimi Hendrix”: un progetto articolato che omaggia uno dei musicisti più importanti e innovatori del XX secolo, Jimi Hendrix, rileggendone in modo personalissimo e al tempo stesso attento le composizioni, accompagnati da Eric Mingus, figlio del grande jazzista Charles Mingus.
Il gospel, presente tradizionalmente a Umbria Jazz Winter, quest’anno sarà rappresentato da Bobby Jones & The Nashville Super Choir. Il canto religioso è espressione di spiritualità ma anche delle più autentiche radici del jazz e più in generale della cultura popolare delle comunità Nere.
Bobby Jones è uno dei personaggi di primissimo piano di Nashville, uno dei centri nevralgici e pulsanti della musica americana da sempre. È stato numerose volte ospite del festival, sia nell’edizione invernale di Orvieto che a Perugia.
Tutti i giorni infine buon cibo, degustazioni e musica jazz, ma non solo, dalla tarda mattinata a notte fonda al Palazzo del Popolo, al Palazzo dei Sette e al Ristorante San Francesco.
Ennesimi e graditissimi ritorni per due dei beniamini del pubblico di Umbria Jazz Winter: Gary Brown, da New Orleans il duo voce-chitarra Kim Prevost e Bill Solley, elegante formula che è stata talvolta accostata a Tuck & Patty.
Debutto a Orvieto per una nuova e promettente voce proveniente da New Orleans, Anaïs St. John.
Italianissime la Rimbamband, una formazione composta da cinque musicisti “un po’ suonati”, come loro stessi si definiscono, e i Four Vegas, formatasi nel 1999 a Roma grazie alla passione di cinque musicisti innamorati dei suoni e dei costumi degli anni ‘50 e ’60.
Tutti i giorni appuntamento con il concerto multimediale “Elle, singulière, plurielle” dedicato alle donne del XX secolo. Musiche del quintetto di Giampaolo Ascolese, con la voce di Paolo Massera, e gli interventi visivi di Massimo Achilli.
Come tradizione del Festival due esibizioni quotidiane della marching band per le vie del centro storico con i sempre più popolari Funk Off, che interpretano a modo loro questa formula della street band con grande senso dello spettacolo e una originale evoluzione artistica che rivitalizza un genere vecchio di un secolo. Da non perdere il loro show on stage la notte di Capodanno.
Anche quest’anno i migliori studenti dei seminari estivi della Berklee Summer School at Umbria Jazz Clinics si esibiranno il primo giorno del Festival, in un triplo set con il quintetto di Gianluca Pellerito e con la giovanissima Sarah McKenzie, piano e voce.

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