giovedì 22 novembre 2012

Songs and Portraits - Third World Love

Concludo questo speciale sul Third World Love, in occasione del loro arrivo in Italia per il concerto di domenica a Milano, con la recensione del loro ultimo album, il superlativo Songs and Portraits, senza dubbio uno dei più bei dischi pubblicati quest'anno.  


Songs and Portraits è il quinto album di questa sensazionale formazione, che ha trovato in maniera sublime una giusto equilibro tra il linguaggio jazzistico ed una miriade di influenze di musiche del mondo, riuscendo a costruire in maniera quasi magica una musica che è semplicemente "bella". 
Tango, walzer, rock, flamenco, musiche africane e medio-orientali, sono solo alcune delle sonorità che si possono assaporare in questo frullatore musicale che è Songs and Portraits, ma la cosa sorprendente è che nonostante queste influenze, questi quattro grandi musicisti riescono ad esprimere una musica profondamente jazz, che presenta un giusto compromesso tra belle melodie e vibranti  improvvisazioni solistiche, offerte da alcuni tra i più sensazionali musicisti in circolazione in questo momento.
Naturalmente parliamo di Avishai Cohen, trombettista dal suono avvolgente, che con il suo spiccato  senso melodico detta il tono a tutto l'album, il sorprendente Yonatan Avishai, a mia parere una vera rivelazione, pianista dal tocco sopraffino e in possesso di uno swing naturale, l'ormai giustamente affermato Omer Avital, bassista dal suono robusto e rotondo ed il batterista Daniel Freedman che aggiunge il tocco newyorkese a questa band.
Ma oltre ad essere grandi strumentisti, i quattro si dimostrano anche ottimi compositori; infatti si dividono i meriti su sette degli otto pezzi che compongono Songs and Portraits, tre sono di Avital, due di Freedman, uno ciascuno per Cohen e per Avishai, più una riproposizione molto gustosa di un tema tradizionale liturgico ebraico yemenita, dal titolo Im Ninalu, che apre l'album e viene qui reso in maniera piuttosto funkeggiante.
Segue la bellissima melodia di Song For A Dying Country, una stupenda composizione di Cohen (a livello di scrittura forse il pezzo più bello dell'album) con una ritmica che ricorda vagamente un waltzer, nel quale si mette in evidenza il pianista Avishai, con un assolo che esprime una grande tecnica ed un notevole senso della misura.
Seguono quindi i tre pezzi scritti da Avital; Sefarad nel quale le sonorità latine e spagnoleggianti (Sefarad è l'antico nome ebraico della Spagna) si accompagnano ad una ritmica "tanguera", The Abutbuls influenzato dal flamenco, ma a cui si aggiungono sonorità medio-orientali molto pronunciate, in cui si può apprezzare lo spiccato senso lirico della tromba di Cohen, ed infine la nostalgica e toccante melodia di The Immigrant's Anthem (Sad Song).
Splendidi anche i due pezzi scritti da Freedman, Song for Sankoum ispirata da una linea di kora del musicista senegalese Sankoum Cissoko, eseguita brillantemente dal pianista Yonatan Avishai, dalle sonorità naturalmente africane, e l'incredibilmente dolce melodia di Alona, una specie di ninna-nanna ispirata dalla figlia di sei mesi del batterista, inserita anche nel bellissimo album di Freedman, Bamako by Bus, pubblicato contemporaneamente a quest'album, nel quale il pianista consegna un assolo con delle sonorità che ricordano il playing del grande Errol Garner.
L'album quindi si chiude con l'inquietante e spigolosa melodia di A Night in Zeboulon di Avishai che  presenta un assolo decisamente bop della tromba.
Un album pieno di musica in grado di emozionare, divertire, coinvolgere, per un gruppo che, come dichiarato nelle note per la stampa, ha meritatamente, "raggiunto in Israele lo status di una rock band che trasforma i propri concerti, sempre sold-out, in turbolente dance-parties"
Altamente consigliato!

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