mercoledì 14 novembre 2012

Mina canta il jazz: esce "12 (American song book)"

12 (american song book) esce il 4 Dicembre edito dalla Sony: e' il nuovo atteso disco di Mina, artista galattica che cosi' rilegge (con la sua consueta maestria) alcuni classici della canzone americana con atmosfere jazz, pop, swing...


12 saranno anche le interessanti e originali copertine d’autore, dovute all’abilità di Mauro Balletti, dal sapore retrò e ispirate alla discografia jazz degli anni ’30, disponibili con la prima tiratura. Registrato rigorosamente live in studio nei mesi scorsi, Mina ha chiamato tre grandi musicisti ad accompagnarla: Danilo Rea al piano, Alfredo Golino alla batteria, Massimo Moriconi al contrabbasso e alcuni esecuzioni sono state impreziosite dagli archi arrangiati da Gianni Ferrio.
Un disco di ballate che si preannuncia di classe e decisamente coinvolgente a conferma della voglia che la nostra straordinaria interprete ha nel realizzare dei progetti discografici di spessore, confacenti ai suoi desideri e lontani da criteri commerciali. 
Tra i brani scelti, ci sono dei classici che Mina ha già inciso nel passato, come “Love me tender” di Elvis Presley, inserita in “Caterpillar” del 1991, “I’m glad there is you”, e “Everything happens to me”. 
Passa con disinvoltura alle atmosfere swing con “Just a gigolò” e”Banana split for my baby”, per ritornare a “I'll Be Seeing You" del 1938, una popolare canzone tratta dal musical “Right This Way”, "September Song" di Kurt Weill e “I've Got You Under My Skin”, candidata all’Oscar nel 1937, scritta da Cole Porter per “Born to Dance”, che Mina aveva interpretato in una fantasia musicale a “Studio Uno 65”. 
Il clima natalizio viene creato con due evergreen di Judy Garland: la struggente “Have Yourself a Merry Little Christmas” interpretata nel film “Incontriamoci a Saint-Louis” (Meet Me in Saint-Louis), ripresa più volte con maggiore successo da Frank Sinatra e “Over the Rainbow" dal film “Il mago di Oz” del 1939.
Curiosa ed intrigante la scelta di includere “Anytime anywhere” del gruppo Gotthard, risalente al 2005. Doveroso, infine, l’omaggio a James Taylor, il cantautore americano preferito da Mina, con l’intimista e introspettiva “Fire and rain”, un hit del 1970 che la rivista specializzata Rolling Stone ha messo al 227 posto nella lista delle 500 canzoni di tutti i tempi.
(Fonte MusicalNews)

Pur non avendo ancora ascoltato l'album, già mi immagino questa produzione come la solita, sfacciata, operazione di marketing natalizio da parte Mina. Naturalmente questa è un operazione che non potrebbe essere più lontana dal jazz, almeno per come lo vedo io; la scelta dei pezzi è prevedibile ed assolutamente banale (figurarsi se poteva mancare Have Yourself a Merry Little Christmas!) e naturalmente non potevano mancare i soliti archi a rendere il tutto ancora più melenso. 
Provo una specia di "sadica" soddisfazione nel notare come tanti artisti "pop" recentemente stiano dandosi al jazz, una musica che tutti disprezzano, ma a cui tutti accorrono quando hanno bisogno di fare cassetta.

57 commenti:

  1. Mina non è una cantan te jazz. ha il pop nel sangue e non ha bsogno di essere difesa da nessuno. qualche vola bamboleggia troppo (e temo che qui ce ne siano occasioni per farlo, ahimè) e questo è il suo vero limite.
    altri non ne vedo.
    che poi la promozione citi anche la parola "jazz" non mi sembra scandaloso. ho letto fogli priomozionali ben più spudorati (anche di jazzisti).
    quanto al marketing natalizio, embè? solo lei non dovrebbe farlo?

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  2. Mina canta bene e in modo personale la canzone d'autore italiana. Di gran lunga la migliore.
    Come cantante di un repertorio americano diventa poco interssante e abbastanza ordinaria se non insipida. Comunque se è una cantante di Jazz Rossana Casale ci può stare anche lei senza alcun problema. D'altronde in Italia ormai è la sagra dei pasticci "gezz"...

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  3. Nessuno mette in dubbio il fatto che Mina canti bene, ciò che non mi piace è il suo essere diventata un'icona a prescindere. E come icona ha perso la voglia di prendersi dei rischi ed ormai da vari anni ha preso l'abitudine a fare dei dischi ognuno uguale ai precedenti.
    E' la stesso cosa che imputo a Diana Krall dove ogni passo della carriera è ormai comandato dal marketing, il personaggio diventa predominante rispetto alla musica, ed ogni album giustificato più da ragioni di cassetta che da una vera urgenza di fare musica.
    Poi non mi piace che il suo ufficio marketing abbia iniziato già sin da ora ad ammorbarci con "Mina canta il jazz", visto che sembra ormai faccia "strafigo" che i cantanti pop (da Paul McCartney in poi) facciano a gara a voler eseguire, a modo loro, la nostra povera musica.
    Non voglio che Mina diventi testimonial del jazz e mi batterò con tutta la mia minuscola forza per denunciare che questa melassa non ha niente a che vedere con il vero jazz.
    Mi scuso per lo sfogo.

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    1. Segnalo anche qui che l'ufficio stampa di Mina non ha mai parlato di "Mina canta il jazz". Se ne parla in questo articolo, che è cosa ben diversa, poichè il titolo è responsabilità del giornalista.
      Qui il comunicato stampa ufficiale della Sony:

      http://www.minamazzini.com/extra/-12-mina-american-song-book-_-11

      Poi, oh, può continuare a farvi schifo, ma basatevi su fatti concreti, non sulla fuffa inventata ad arte per screditare il lavoro altrui..

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  4. Ma siamo poi così sicuri che Mina (diventata nel frattempo persino una risibile icona intellettuale) canti così bene, con quella sgradevole voce di testa e quella pesante fissità ritmica? Se non ricordo male, proprio quel simpatico guitto di Renzo Arbore (sempre fine intenditore...) la paragonava addirittura a Barbra Streisand (che potrà non piacere, ma possiede mezzi vocali immensi cui Mina non potrebbe neanche sognare di aspirare).

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    1. dipende in che ambito la collochi. Se si pretende di paragonarla a livello internazionale ce ne sono a bizzeffe di cantanti migliori. Io la considero in ambito nazionale e non mi dice niente quando canta un repertorio internazionale. Come interprete della canzone italiana e a livello nazionale per me ha poche rivali. Poi se non piace la sua voce o la si trova sgradevole c'è poco da fare.

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    2. Non mi pare che Mina sia divenuta icona intellettuale; se lo è per qualcuno, il problema non è della signora in questione, ma di chi non ha altri riferimenti culturali. Ciò detto, etichettare la sua voce come sgradevole e fissa ritmicamente mi pare quanto meno ingeneroso, segno forse di una malcelata idiosincrasia. Scrivere financo che i mezzi della Streisand sono irraggiungibili per Mina anche nei sogni, poi... Basterebbe limitarsi a un più onesto "personalmente non mi piace", piuttosto che lanciarsi in spericolati giudizi (discutibilissimi e facilmente confutabili). Sulla fissità ritmica, vorrei qui citare Maurizio Franco, che notoriamente non vende frutta e verdura al mercato, e che così scrive: «Mina ha una predisposizione naturale per lo swing, per il sillabato ritmico (assolutamente evidente in un pezzo di indiscutibile virtuosismo quale Brava), e sa cantare con le giuste cadenze della voce anche la bossanova, un terreno generalmente ostico per cantanti e strumentisti non brasiliani a causa delle sue molteplici sottigliezze ritmico-timbriche. [...] Per lei i paragoni non si devono fare con gli esponenti della canzonetta o anche della canzone italiana d'autore, ma con le voci che hanno fatto la storia canora del Novecento: le grandissime Maria Callas, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Sarah Vaughan, Cathy Berberian [...] fatte ovviamente le debite e doverose proporzioni». Ciascuno faccia il suo mestiere! Dopodiché sui gusti di chicchessia - anche del fruttivendolo sotto casa - non si discute. Personalmente ritengo intellettualmente limitante l'atteggiamento snobistico di taluni, pronti a innalzare le solite barriere puristiche, quasi che i generi (musicali ma non solo) siano compartimenti stagni, settori non comunicanti. Vi invito ad ascoltare una giovanissima Mina in "Sette uomini d'oro". Altro che fissità ritmica!

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    3. I mezzi tencici di Mina non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli di Barbra Streisand, affermare il contrario, purtroppo, è come vendere frutta e verdura al mercato: mestiere degnissimo, per carità, ma che nulla ha a che fare con la musica. Il testo di Maurizio Franco, purtroppo, è risibile, mi dispiace per lui. Mescolare Mina a Cathy Berberian, Callas, Vaughan o la Holiday è soltanto un'amenità da captatio benevolentiae disdicevole, fermo restando che è vieppiù risibile paragonare voci dalle qualità e dalle caratteristiche semplicemente imparagonabili fra di loro. già certo tipo di paralleli rischiano di scivolare nel circense. Mina in ambito brasiliano, poi, ha dato dei risultati semplicemente penosi, per non dire patetici, proprio per una fissità ritmica quasi comica. Poi, che diamine, Mina si può anche adorare. Anche a me piace la porchetta d'Ariccia, che molti trovano indigesta...

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    4. Mi piacerebbe che argomentasse - entrando nel merito, s'intende - la questione dei mezzi tecnici della Streisand e di Mina. Detto così, è un suo parere, rispettabile come quello di tutti, ma inconsistente e anch'esso risibile (insieme a tutto ciò che di altri è risibile per lei). E poi 'captatio benevolentiae' nei confronti di chi? Di Mina, forse? O di un supposto lettore? Suvvia, si cerchi di non scadere nella macchietta solo per non confessare un'antipatia peraltro legittima (che però delegittima qualunque tentativo di pseudocritica). Non si dispiaccia per Franco, lui è un professionista della musica. Le faccio altresì notare che lei per primo mette a confronto la voce ("sgradevole") di Mina con quella della Streisand, per poi precisare - contraddicendosi - che «è vieppiù risibile paragonare voci dalle qualità e dalle caratteristiche semplicemente imparagonabili fra di loro». Il che, peraltro, mi trova concorde. Chi innalza muri rivela angustie intellettuali che con la musica - e con la cultura tutta - nulla hanno a che fare.

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    5. Io purtroppo faccio il norcino di professione (per questo amo la porchetta d'Ariccia, prodotto che tratto abitualmente e con la massima cura, dalla pelle croccantina al punto giusto, al ripieno di giusto equilibrio fra aglio e rosmarino), per cui mi avvicino con difficoltà e riverenza ai grandi luminari della critica italiana. E se è pur vero che sono più uso al lardo di Colonnata, morbido e compatto, rosato e che deve sciogliersi in bocca, ciononostante, pur dal basso di una spalla di Mangalica o di un prosciutto cotto di Parisi (e che invidia per lo jabugo, per lo jamon Pata Negra, per il chorizo, per la Cecina de Leon...!!!), avrei avuto delle forti perplessità -da norcino, eh!- a paragonare Mina a Billie Holiday, Sarah Vaughan, Cathy Berberian (!!!!!!!!) o Maria Callas (e perché no, anche a Dawn Upshaw, Shirley Verrett, Leontyne Price, Martha Tilton, Peggy Lee, Jan DeGaetani, Barbara Hannigan e Dolcenera): non solo perché Mina, in tale augusta compagnia, e con il dovuto rispetto ad un'augusta penna (cui m'inchino ancorché un po' unto e, dunque, col rischio di scivolare su qualche cotica che pensavo di risparmiare per una zuppa di fagioli con l'osso di prosciutto e, magari, da arricchire con un pizzico di 'nduja), vi entra come i cavoli a merenda, tanto più se le stesse voci citate nulla hanno a che fare l'una con l'altra. Rese grazie al Signore per la creazione del maiale, di cui nulla si butta, trovo curioso, mentre maneggio una coppa di testa toscana (ben diversa dallo zuzzu siciliano) che si possa ficcare in una stessa minestra sensibilità e tecniche così radicalmente diverse come quelle di Cathy Berberian e Maria Callas, a loro volta aliene nei confronti di Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald o Billie Holiday, a loro volta aliene fra di loro. Ma diciamo che l'augusta penna, colta da un volo pindarico (come mi accade quando mi trovo di fronte ad un culatello stagionato come le divinità dei maiali comandano), abbia utilizzato un artifizio retorico, condito da una minima (minimissima) dose di esagerazione (d'altronde, nulla è più simile all'elogio dell'epitaffio). O meglio, supponiamo che un Tristram Shandy della critica abbia voluto trattare Mina a mo' di ribollita (piatto delizioso, se non fosse che difetta di metafisica porcellica, per quanto, in antico, vi fosse chi non sottraesse il lardo al battuto nel proemio), scaraventandoci un po' di tutto (mi sovviene che a Livorno, all'ingresso in un locale di un paio di bellezze muliebri alquanto appassite, vi fu chi esclamasse: "To', son arrivate le cozze per il cacciucco!"), magari sostenendo (con un delizioso ardire che varrebbe una congrua metratura di luganega in premio) che Mina da ognuna prendesse qualcosa: sarebbe stato comunque improprio, perché certi raffronti sono alquanto peregrini (e v'è bisogno che io le spieghi perch? Se ha bisogno di una dissertazione in materia, vuol dire che Le mancano un po' di dati; ma non si preoccupi, nulla cui non si possa ovviare: alla peggio, verrà a tenermi compagnia negli antichi paesaggi di Norcia). -continua-

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    6. Tralascio il fatto che Barbra Streisand rappresenta l'apice di una (nobile) tradizione che parte da Sophie Tucker e Fanny Brice, con un approccio fondamentalmente (e tecnicamente) colto al genere della pop song e del torch singing, approccio che richiede tecniche particolari di impostazione vocale ed una peculiare capacità espressiva e recitativa. Ciononostante, la giusta pressione sovraglottale e subglottale che la Streisand esercita in determinate interpretazioni, per quanto "aggredite" con una gestione non sempre adeguata dell'emissione e del volume (per questo è semplicemente sciocco paragonare certo tipo di cantanti a interpreti come la Berberian o, ancora diversa, la Callas: né Mina e né, persino, la Streisand posseggono certe doti tecniche e, ambedue, per quanto a livelli ben diversi, avrebbero dei bei problemi senza un'adeguata microfonazione), è quanto di più vicino esista alla tecnica di una cantante impostata per il canto del melodramma: Intonazione perfetta (non è proprio il caso di Mina, almeno non sempre), dominio e fluidità dei passaggi di registro, acuti pieni e ben impostati, senza cedimenti o fratture. Mi voglia concedere, mentre preparo un paio di salamelle da fare al sugo, ricordo di lunghe permanenze a Ferrara, che gli acuti di Mina tendono a essere corti, direi sgraziati, con una tendenza a strozzarsi in gola se a malapena prolungati. Ritmicamente statica? Direi proprio di sì, Mina tende a supplire ad una completa carenza di swing con un'aspirazione alla pirotecnica vocale, che nel suo caso è, purtroppo, di fiato corto, in tutti i sensi. Il suo falsetto, il passaggio, cioè, dalla voce di petto a quella di testa, è incrinato e tende all'urlo, perde omogeneità ed assume un timbro piuttosto acidulo e, a mio modesto parere di norcino, stridulo. E' vero che la canzone italiana ha trovato in Mina un'interprete e non una semplice mestierante, ma va da sé che non è trascurabile il contesto in cui la stessa Mina opera, un contesto non straordinario per quanto gli appassionati del genere lounge possano apprezzare a dismisura.
      Sono spiacente di non poter e di non volere andare oltre: debbo pensare alla salatura di qualche prosciuttello e, oltretutto, non posso che chinare la testa di fronte a pareri critici che vanno così tanto "au delà" delle mie capacità mentali, tutte prese piuttosto che dalla vocalità, dai tipi di budello. Lei non sa quanto mi abbia fatto piacere che Lei mi abbia garantito l'estraneità di Maurizio Franco al contesto ortofrutticolo, offrendomi oltretutto un prezioso scampolo del suo pensiero. Per non essere da meno -anche i norcini hanno un'anima- mi permetto di regalarLe un parere di Glenn Gould su Barbra Streisand. E' ovvio che Gould è, di fronte a certa prosa e ai suoi contenuti, poco più o poco meno di un pirla impegnato nella riparazione di sedie impagliate. Ma perché non dare voce anche ai figli di un dio minore? -continua-

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    7. I'M A STREISAND freak and make no bones about it. With the possible exception of Elizabeth Schwarzkopf, no vocalist has brought me greater pleasure or more insight into the interpreter's art. (…)
      For me, the Streisand voice is one of the natural wonders of the age, an instrument of infinite diversity and timbral resource. It is not, to be sure, devoid of problem areas—which is an observation at least as perspicacious as the comment that a harpsichord is not a piano or, if you insist, vice versa. Streisand always has had problems with the upper third of the stave-breaking the C-sharp barrier in low gear is chief among them—but space does not permit us to count the ways in which, with ever-increasing ingenuity, she has turned this impediment to advantage. I cannot, however, let the occasion pass without mention of a moment of special glory—the "Nothing, nothing, nothing" motif, securely focused on D flat and C natural, from the final seconds of that Puccini-like blockbuster, “He Touched Me."
      In truth, though, one does not look to Streisand, as one does to Ella Fitzgerald or, as some will have it – I’m not sure that I will but that's another story – Cleo Laine, for vocal pyrotechnics. The lady can sing up a storm upon demand, but she is not a ballad-belter in the straightforward "this is a performance" manner of the admirable Shirley Bassey. With Streisand, who relates to Bassey as Daniel Barenboim to Lorin Maazel, one becomes engaged by process, by a seemingly limitless array of available options. Hers is, indeed, a manner of much greater intimacy, but an intimacy that (astonishingly, for this repertoire) is never overtly in search of sexual contact. Streisand is consumed by nostalgia; she can make of the torchiest lyric an intimate memoir, and it would never occur to her to employ the "I'll meet you precisely 51 percent of the way" piquancy of, say, Helen Reddy, much less the "I won't bother to speak up 'cause you're already spellbound, aren't you?" routine of Peggy Lee.
      My private fantasy about Streisand (about Schwarzkopf, too, for that matter) is that all her greatest cuts result from dressing-room run-throughs in which (presumably to the accompaniment of a prerecorded orchestral mix) Streisand puts on one persona after another, tries out probable throwaway lines, mugs accompanying gestures to her own reflection, samples registrational couplings (super the street-urchin 4-foot pipe on the sophisticated-lady 16-foot) and, in general, performs for her own amusement in a world of Borgean mirrors (Jorge-Luis, not Victor) and word-invention.
      Like Schwarzkopf, Streisand is one of the great italicizers; no phrase is left solely to its own devices, and the range and diversity of her expressive gift is such that one is simply unable to chart an a priori stylistic course on her behalf. Much of the Affekt of intimacy — indeed, the sensation of eavesdropping on a private moment not yet wholly committed to its eventual public profile-is a direct result of our inability to anticipate her intentions. As but one example, Streisand can take a lightweight Satie-satire like Dave Grusin's “A Child Is Born,” find in it two descending scales (Hypodorian and Lydian, respectively), and wring from that routine cross-relation a moment of heartbreakingly beautiful intensity. Improbable as the comparison may seem, it is, I think, close kin to Schwarzkopf's unforgettable musings upon the closing soliloquy from Strauss's Capriccio and, in my opinion, the bulk of Streisand's output richly deserves the compliment implied. (1976)

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    8. Beh, direi che tra un culatello e l'altro le è sfuggito un particolare di quanto Franco sostiene (e che ho riportato): «[...] fatte ovviamente le debite e doverose proporzioni». Ma naturalmente lei, dall'alto della sua mente illuminata, preferisce trascurare siffatti dettagli. Quando si accosta Mina alla Callas o alla Berberian è evidente (o forse non lo è per tutti) che ci si riferisce all'approccio vocale e a ciò che di nuovo ciascuna delle cantanti citate ha rappresentato nel panorama musicale novecentesco. Voglio esprimerle anche io i miei ringraziamenti per i suoi preziosissimi e originali contributi all'ermeneutica del canto. Quanto poi alla cantantucola italiana Mina, abbaglio storico di decine di musicisti (tutti delle mezze calzette rispetto a lei e al suo pensiero critico), mi piace riferire qui il pensiero di taluni musicologi e musicisti, frequentatori di quella che, un po' snobisticamente, viene definita musica colta.
      «Una voce può essere un’invenzione. Un’invenzione è qualcosa di diverso, che rompe, che scopre. Una voce può essere una scoperta, e una scoperta, una volta che c’è, non ha tempo. Penso, in questi anni, a Cathy Berberian nell’avanguardia […]. E penso – lontana per genere ma davvero accostabile – a Maria Callas, per come ha cambiato l’idea di tanto melodramma. Penso allora anche a Mina. C’è stato qualcosa di comune nel loro modo di concepire la voce, anche come esperimento. […] Già allora – il tempo di Mina urlatrice – la trovavo di una bravura straordinaria […] La stessa canzonetta sentimentale. Il cielo in una stanza, per esempio. […] non riesco a pensare alla melodia, ma alla maniera in cui Mina la dice, le gira attorno, la riempie di voce e la punisca parrebbe, sceneggiandola e filtrandola in un fatto gestuale, lucido, intenso, convincente, soprattutto credibile. Rende infatti incredibile la canzonetta. Erano gli anni di questi effetti dirompenti. Mina, appunto, e la Callas, la Berberian. Una svolta interessante […] nelle nostre tradizioni di canto. Militavamo a Darmstadt e nella controcanzone […]. La controcanzone divenne forse soprattutto Mina. Luigi Nono trasformava la vocalità e, ricordo, ammirava Mina, voleva chiamarla per una sua opera. Ci vuole del resto una grande tecnica, padronanza, senso della novità per rendere incredibile la canzonetta, standole dentro. […] Mina pratica un recitarcantando tutto suo, dentro il quale però si ascoltano […] tanto le radici storiche e antropologiche del cantastorie popolare della “seconda prattica” monte verdiana, quanto, e forse soprattutto, l’assimilazione, di certo altrettanto inconsapevole, ma evidente, della ricerca e pratica della vocalità moderna a cominciare perfino dallo Sprachgesang schoenberghiano degli inizi di secolo. Inteso, s’intende, come liberazione della voce che insieme canta e recita, dall’intonazione obbligata, precostituita». (Luigi Pestalozza)

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    9. «L’eclettismo di Mina è sottolineato […] dalla varietà delle canzoni […] [nelle quali] intercorrono divari di tono, do conformazioni vocali, di impostazioni interpretative a volte complesse, ma l’abilità di Mina è questa: di volta in volta muta accento, timbro, tono, ma è pur sempre lei. In un altro ambito chi vantava una simile capacità era […] Maria Callas la quale, è vero, impersonava figure patetiche o addirittura tragiche, scansando le parti comiche. Ma la sola volta che accettò un personaggio brillante di un’opera di Rossini dimenticata (la smaniosa Fiorilla del Turco in Italia) mise in moto la cosiddetta ‘Rossini-renaissance’, tutt’ora in corso. […] Viene spontaneo domandarsi: ‘Ma con chi ha studiato questa donna?’. Domanda idiota, tuttavia. Certe finezze, certi accenti, certe modulazioni non si acquisiscono pappagallescamente, ma nascono per germinazione spontanea. Sono frutto della fantasia. […] Sarebbe molto azzardato accordarle il titolo di ‘Callas della piccola lirica?’» (Rodolfo Celletti)

      «Fila la voce di Mina come un canto di Nono. A sua insaputa, probabilmente, Mina ha una vocalità rivoluzionaria, è un nodo di passaggio dalla vocalità classica dell’Ottocento a quella nuova, sfumature, ampiezza della dinamica. Il fatto che fosse una diva televisiva ha allontanato un certo mondo di studi dalla comprensione di un fenomeno che ha paragone solo con la Callas. […] Padrona d’una voce che si esprime su tre ottave, capace di sovrastare ogni groviglio polifonico» (Adriano Guarnieri)

      «Una voce intuitiva che collega, alle sue flessibilità, mondi e linguaggi diversi, con semplice naturalezza. Il jazz innanzitutto. E anche la musica colta contemporanea […]. Questa voce non è poi così tanto leggera perché si presta a letture diverse, anche in riferimento a ‘modelli’ compositivi di ‘generi diversi’. Come ha potuto fare tutto ciò, a sua insaputa? […] Dopo la guerra vi furono due stelle nel panorama vocale dell’epoca a brillare. Sopra tutte Maria Callas nell’opera e Mina nella ‘musica leggera’. […] Musica alta, dunque, e genere colto anche per Mina, applicato intuitivamente a una semplice canzonetta – queste interazioni fra ‘generi’ opposti furono anticipati dal basso proprio con la specifica vocalità di Mina- […] A quei tempi pochi compositori e raffinati musicologi captarono questa fenomenologia musicale […]. Tra questi specialisti […] abbiamo compositori come Luigi Nono e Bruno Maderna; come pure musicologi quali Massimo Mila e Luigi Pestalozza. […] La sua vocalità ‘leggera’ era ben presente tra gli intellettuali di allora […]. Il parlato-cantato, il glissato in giù o in su, gli smorzamenti improvvisi, la rapidità puntilistica quasi weberniana per settima maggiore […]; bastano questi pochi dettagli vocali per capire come Mina avrebbe potuto anche essere impiegata nel genere contemporaneo e come le si addice una sequenza vocale di Berio. […] Sarebbe un sogno avere Mina tra gli interpreti di un brano contemporaneo, per le sue intrinseche proprietà tecnico-vocali, che nessuna accademia al mondo saprebbe insegnare» (Adriano Guarnieri)

      «una voce tutta di un timbro, dai bassi alle note centrali, agli acuti, un'intonazione da spaccare la nota in quattro, un'intelligenza musicale ed una musicalità spontanea tali da rendere belli e interessanti anche i pezzi più banali: Mina. La ascoltavo cantare e pensavo: 'Dio! Che talento! Dovrebbe fare la lirica, dovrebbe cantare i Lieder, dovrebbe cantare il Seicento, con questa duttilità vocale dove il vibrato appare e scompare, si fa largo e stretto a comando [...] è stata Mina la prima cantante a farmi sentire il valore del colore unico della voce (unico nel senso di un'emissione sempre uguale dai bassi fino agli alti, con note centrali piene, risuonanti tutte, come una cantante solo dopo anni di studio riesce a ottenere). [... ] quel colore straordinario di una voce senza filature d'aria, piena, tutta piena di suono in ogni punto» (Giovanna Marini).

      Ah... prima di salutarla, le consiglio il malox, la aiuterà contro i bruciori di stomaco. Cordialità!

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    10. Callas, Berio, Nono, Schoenberg... Sicuri di non esservi dimenticati Van Gogh, Maradona, Leopardi e Paul Dirac?

      :D

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    11. Mi sembra che qui non si comprenda lo strumento di Mina. Mina non e' una cantante Jazz, ma una cantante che canta tutto incluso il jazz.
      E' innegabile che la sua voce sia ancora oggi un miracolo della natura.
      Mi limito a fare la lista dei suo ammiratori, tra cui pure Renzo Arbore (che la elogiava al di sopra della Streisand la quale - conoscendo i propri limiti vocali - ritiene ancora oggi Mina una grandissima cantante.
      Lista:

      qualcuno tra i tanti:

      Quincy Jones
      Michael Jackson
      Ella Fitzgerald
      Sarah Vaughan
      Liza Minnelli
      Celin Dion
      Mirella Freni
      Claudio Abbado
      Riccardo Muti
      Severino Gazzelloni
      De Andre'
      Salvatore Accardo
      Luciano Pavarotti
      Placido Domingo
      Mercedes Sosa
      Luis Armstrong
      Armando Trovajoli
      Ennio Morricone
      Jennifer Lopez
      Antony e the Jonsons
      Frank Sinatra
      Barbra Streisand
      Aretha Franklin ... e la lista continua.

      Uno puo' dire di non amare la voce di Mina. Ma in quanto a bravura, tecnica, forza interpretativa, versatilita', potenza, estensione, durata di fiato e cambi di timbrica, la signora Mazzini puo' solo insegnare il jazz che mastica senza nessun problema.

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  5. Ecco, per l'appunto: fottendomene io del repertorio nazionale...

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  6. 1 -atmosfere jazz, pop, swing...
    il promo dice così, non mi pare che pigi il pedale molto sul concetto jazz.
    2 - Diana Krall cantante (lasciando perdere la pianista che mi piace molto) è jazz quanto Mina, con un'estensione ridotta.
    altre cantanti in giro a livello internazionale non ce ne sono molte migliori di lei.
    3 - quanto alla Streisand, non capisco cosa abbia di meglio di Mina, salvo la sua capacità di commediante.
    4 - concordo invece sul fatto che MIna, a furia di non confrontarsi dal vivo col pubblico e con altri interpreti, si è molto seduta. specialmente nelle scelte di repertorio.
    5 - ultima considerazione generale: il canto jazz è la cosa più ambigua del jazz, sempre pronto a sbandare nel pop per motivi di cassetta.

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    1. Tecnicamente, è semplicemente impensabile fare un paragone fra Barbra Streisand e Mina: si tratta proprio di organi vocali non paragonabili fra di loro. Fermo restando che la Streisand, quando vuole, ha anche la capacità di essere flessibile ritmicamente, cosa che è difficile da dire di Mina. La Streisand ha inoltre una tecnica vocale che Mina non possiede.

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    2. Non concordo sull'ambiguità del canto jazzistico. I cantanti di jazz, quelli specifici, da Ella Fitzgerald a Kurt Elling, lavorano su un linguaggio specifico, che ogni tanto possono anche prestare ad altro. Diverso è il caso, che so, di un Frank Sinatra o di una Barbra Streisand, che hanno semplicemente incorporato alcuni tratti jazzistici in un loro approccio alla canzone popolare.

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  7. Il titolo del comunicato è "Mina canta il jazz" altro che non pigia molto sul pedale del jazz!
    http://www.newsmag.it/24459/musica/mina-canta-il-jazz-il-4-dicembre-esce-12-american-song-book

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    1. Quello è il titolo dell'articolo dato dal giornalista, non del comunicato stampa.

      http://www.minamazzini.com/extra/-12-mina-american-song-book-_-11

      Come potete ben vedere, nel comunicato ufficiale della sony, il jazz è citato solo per parlare delle copertine e mai della musica. Perchè per avvalorare la propria tesi bisogna distorcere in modo così clamoroso la realtà? Fermo restando che si sta parlando di un disco che nessuno ha ancora ascoltato..quando si dice che il giudizio dovrebbe giungere dopo un attento ascolto..

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  8. ok. pensavo che il titolo fosse tuo. comunque, a parte questo, non mi pare che il problema si sposti di molto.

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  9. Quanto poi al «notare come tanti artisti "pop" recentemente stiano dandosi al jazz, una musica che tutti disprezzano», direi che quell'avverbio ("recentemente") è senz'altro non pertinente parlando di Mina, giacché le sue frequentazioni con il mondo del jazz sono di vecchie di circa cinquant'anni. E poi: il jazz disprezzato da tutti? Rammento all'autore del post che non si sta discutendo di musica dodecafonica. Scrivere che il jazz ("il" jazz, categoria quanto mai plurivoca) è inviso a tutti puzza tanto di elitarismo.

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    1. Naturalmente la mia era una battuta, ma neanche tanto lontana dalla realtà, visto la considerazione praticamente nulla che il jazz gode da parte dei principali media, che rispecchia la considerazione da parte del grande pubblico.
      Io escluderei di essere afflitto da elitarismo, anzi considero il jazz la musica popolare per eccellenza (viste anche le origini), invece sono stati proprio i media che hanno voluto creare questo alone di "superiorità" del jazz che spinge tanti artisti pop a fingere di dedicarsi al jazz per darsi una rinfrescata "chic".

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    2. La rinfrescata chic cui fa riferimento certamente è un fatto (penso soltanto alla recentissima collaborazione tra Bollani e Irene Grandi), e però, ribadisco, nulla a che vedere con Mina, che ha sempre frequentato il jazz (anche in tempi non sospetti), piaccia o meno. Si tenga conto che la pubblicazione di cui si discute non avrà l'etichetta Verve, bensì Sony, per cui è naturale che la scelta dei brani tenga conto del pubblico cui si rivolge, cercando di puntare su un grosso un bacino d'utenza. Il che non va necessariamente a nocumento della qualità. Si può fare opera di divulgazione senza essere mediocri. Il pregiudizio, però, è altra cosa e non consente ampi sguardi. Quanto all'elitarismo, in verità parole come «la nostra povera musica» paiono avvalorare l'impressione che ho tratto da quanto scritto; magari mi sbaglio. La musica - classica, pop, jazz, blues... - è di tutti; spiace leggere di levate di scudi contro chiunque "osi" frequentare territori "altrui". Mina, come chiunque altro/-a, potrebbe essere il tramite per il quale nuovo pubblico potrebbe avvicinarsi al jazz. Quest'aspetto evidenzierei, piuttosto che la crociata contro la supposta melassa.

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    3. A furia di spostare sempre l'asticella del jazz, di allargarne i confini e a rincorrere il tipo di pubblico di Mina, si è arrivati alla degenerazione rappresentata ad esempio dall'annaquamento di Umbria Jazz. Anch'io vorrei che il jazz avesse un maggior bacino d'utenza, ma che si dedicasse ad esempio a John Coltrane o a Wayne Shorter, piuttosto che a Mina o a Giovanni Allievi, che sono dei tramiti di cui farei volentieri a meno.
      Credo che un fenomeno analogo succeda nella musica classica con Bocelli, considerato un "parvenu" dai veri intenditori ed osannato da un pubblico che vuole sembrare più di quello che è.
      Ma naturalmente, come ho detto, fa "figo" dire che si ascolta musica classica o jazz, però non ci si vuole sforzare ad avventurarsi seriamente in musiche intellettualmente più impegnative e ci si accontenta di questi pallidi surrogati.
      L'invito che faccio alle persone che si vogliono avvicinare al jazz è quello di ascoltare quello vero, non queste false imitazioni.

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    4. Lei non fa che avvalorare la mia prima impressione: il suo è bieco elitarismo, null'altro. Non si può parlare di degenerazione, anna(c)quamento, veri intenditori, musiche intellettualmente più impegnative... Qui siamo a paradigmi ormai superati (o che dovremmo lasciarci alle spalle). Scusi, ma chi sarebbero i veri intenditori? Lei ha la patente di intenditore? Da chi l'ha avuta? Pensa forse che tra il pubblico di qualunque artista (pop, soul, r'n'b o che so io) non possano esserci cultori del jazz? Lei mostra lo stesso snobismo che alcuni musicisti classici manifestano nei confronti (anche) del jazz: beh, direi che nel suo caso questo snobismo se lo merita tutto, non me ne voglia. Le consiglio di ascoltare il "Clavicembalo ben temperato", forse l'aiuterà a ridimensionare l'intellettualismo musicale di cui si fregia. Saluti.

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    5. Ma non sarebbe ora di andare a dormire, per quanto temi di così planetaria portata possano rendere insonni? Lei avrà anche le Sue brave ragioni, anzi sono felice di darLe ragione su tutto, se questo può farla sentire meglio, ma entrare in casa d'altri per prendere il padrone di casa a gratuite pedate nel didietro, solo perché, oltretutto, non la pensa come lei... mi pare un bell'esempio di complesso di Zarathustra. E poi, mi creda, come tutti, anche lei non sfugge alle improprietà e alle inesattezze, per quanto Lei, è evidente, si senta molto coraggioso, outré, moderno, aperto e via discorrendo. Ribadisco, avrà pure ragione Lei, ma il Suo argomentare, fino ad ora, è stato piuttosto vacuo e pretenzioso. Temo, purtroppo, che prima di riempirsi la bocca con il Clavicembalo ben Temperato (che Lei, naturalmente, non solo conosce a menadito, ma di cui ha saputo svelare ogni mistero, ça va sans dire) dovrà prima imparare a non esondare fuori dal vaso, magari evitando la erronea banalità di parlare di musica classica o musicisti classici. Perdiana, da un Matamoros come Lei mi aspettavo un pizzico più di scientificità...
      Poi, ripeto, Lei avrà ragione su tutto. Sul Galateo, un po' meno. E' l'unica certezza che mi ha saputo dare.

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  10. Ho cercato il comunicato stampa ufficiale (non quello riportato dalle varie testate, come la citata MusicalNews), che di seguito copio-incollo:

    Comunicato Stampa

    MINA“12 (american song book)” 12 standard della canzone americana 12 copertine d’autore ispirate alla discografia jazz nel nuovo disco in uscita il 4 dicembre 12 come gli intramontabili standard della canzone americana interpretati magistralmente da un’artista che non ha bisogno di presentazioni: MINA; 12 come le stupende copertine d’autore ispirate alla discografia jazz dagli anni ’30, disponibili con la prima tiratura. Esce il 4 dicembre “12 (american song book)”, il nuovo disco della più grande artista italiana, che canta in modo unico e inconfondibile celebri brani della tradizione musicale d’oltreoceano. Ad accompagnare la straordinaria voce di Mina, Danilo Rea al piano, Alfredo Golino alla batteria, Massimo Moriconi al contrabbasso e gli archi arrangiati da Gianni Ferrio, che rendono l’atmosfera ancora più coinvolgente e suggestiva. Un album di grande qualità artistica, caldo ed emozionante.

    L'unico riferimento esplicito al jazz è quello delle copertine; per il resto si parla di standard della canzone americana (d'altra parte James Taylor non mi pare collocabile nel jazz). Di più, nell'articolo di MusicalNews si scrive di "atmosfere" jazz - ma anche pop - (ancorché il titolo riporti "Mina canta il jazz").

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  11. questa scorribanda di anonimi contraddittori e irritanti non merita molta attenzione. se uno ha delle opinioni le esprima con un nick qualunque ma riconoscibile...
    una sola cosa vorrei confutare: la Streisand non ha mezzi vocali superiori a Mina, anzi.
    ed è molto meno ecclettica ed agile nel gestire la voce. Barbra è monumentalmente kitch ma non è un esempio di equilibrio e sobrietà.
    al suo confronto, Mina è agile e disinvolta ecclettita forse un po' troppo.
    la disinvoltura con cui canta in brasiliano è notevole, con una felicissima leggerezza di emissione vocale. meno interessante quando canta in inglese dove tende a fare troppo la diva sexy.
    in ogni caso è un caso che va ben oltre le beghe italiane. un interprete pop di statura sicuramente mondiale.

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    1. Chiedo scusa, la scelta di "Anonimo" era solo più veloce. Io sono l'anonimo che sostiene Mina, giusto per chiarire.

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    2. Carissimo, sarà come dici tu. Da brasiliano, ogni volta che ascolto Mina nella musica del mio Paese mi viene da ridere... Per carità, mi capita anche con interpreti americane ben più blasonate, per cui... Non so con quali cantanti brasiliani storici tu abbia fatto i raffronti (Jobim? Gilberto? Bonfa? Elis Regina?!, Gal Costa? Nara Leao? Chico Buarque de Hollanda? Elizeth Cardoso?), tenendo conto della forte componente etnica che vi è nella musica brasiliana (non è il jazz...), ma, come si suol dire, a mio parere "there's no match". Pur accettando che così come vi è chi vuole insegnare gli afroamericani a essere afroamericani, vi possa essere chi vuole insegnare ai brasiliani a fare i brasiliani. Però, la discussione, per quanto molto divertente, mi sembra non abbia motivo decente di essere. Sono sicuro che Mina interpreterà alcuni standard da par suo.

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    3. Non la capisco neanche io. E' partito tutto da una battuta.
      Ma evidentemente Mina è proprio un'icona se non la si può criticare senza scatenare un putiferio.

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    4. Be', come tutte le cose ridicole, la querelle ha aspetti divertenti e... picareschi. Se Mina è un'icona, forse è ora di convertirsi al feticismo, collezionando, che so, scarpe di Manolo Blahnik e Jimmy Choo, guepière usate, dischi di Mina (soprattutto quelli di musica brasiliana) da usare come frisbee, ecc. D'altronde, anche Raffaella Carrà è diventata un'icona... Questa è la vera violenza di Internet, la diffusione dell'analfabetismo, mascherato dietro il Primo Emendamento. Internet, più che un salotto, è la cucina di un edificio da edilizia popolare anni Sessanta, in cui chiunque abbia la pretesa di respirare può entrare e proclamare al mondo la propria vacuità, che altro non è se non l'ostentazione di idee (idee?) personali, molto personali. Il mondo, dicono, è bello perché è vario, per quanto, di questi tempi, la varietà è una pseudo-virtù che solo l'analfabetismo di ritorno può innalzare come vessillo. Pensare che Mina, e tutto il suo repertorio da bric-à-brac per borghesucci in cerca di ciarpame e succedanei di emozioni, possa suscitare persino il ricordo della musicologia italiana più incanutita, reazionaria e provinciale, mi stupisce. Ma è giusto che ognuno abbia i suoi bibelot eccitanti, il sex-shop del mondo è vasto è vario. Ma non sarebbe ora di non occuparsi più di Mina e dei suoi grandi sacerdoti e di passare a qualcosa -come dire?- di intellettualmente più eccitante?

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    5. "Questa è la vera violenza di Internet, la diffusione dell'analfabetismo, mascherato dietro il Primo Emendamento. Internet, più che un salotto, è la cucina di un edificio da edilizia popolare anni Sessanta, in cui chiunque abbia la pretesa di respirare può entrare e proclamare al mondo la propria vacuità, che altro non è se non l'ostentazione di idee (idee?) personali, molto personali...".
      Per scrivere queste sublimi parole s'è per caso guardato allo specchio, analizzando il suo rapporto con internet? Non proietti verso gli altri ciò che la contraddistingue in pieno. Le faccio notare che nessuno la obbliga a rispondere, il fatto che anche lei sia qui indica: a) che la conversazione è interessante se, dall'alto della sua sapienza, dedica del tempo a questi argomentucci b) che anche a lei piace parlare del ciarpame, visto che partecipa con così tanta passione all'argomento.
      Fermo restando che anche lei, come un po' tutti qui, sta parlando di un disco che non ha ancora sentito. Ergo, i suoi interventi finiscono per alimentare "la vera violenza di internet". A meno che non abbia, tra le infinite doti che la contraddistinguono, anche quella della preveggenza..

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    6. Eh, caro amico, abbia pazienza. Cosa mi contraddistingue o meno, credo che non sia per Lei caso di parlarne, visto che non mi conosce. Difficile, poi, basarsi solo su degli scritti: dovessi basarmi solo sui suoi (impagabile l'abbinata Celletti-Pestalozza, con quell'aroma fra provincia, velleitarismo ideologico d'antan, vociomania e poco altro), potrei solo dire che Lei non ama il contraddittorio, sempre così piccato, preso a lanciare strali contro l'elitarismo (Lei deve esserne stato evidentemente una vittima: chissà quante volte devono averLa esclusa...) e altro, sempre con l'aria del Barone di Munchausen però in versione dispeptica. Via, si calmi, altrimenti finirà per continuare a farsi bellamente prendere per i fondelli. Ogni volta che si lascia andare a corse lancia in resta riesce a strapparmi un sorriso, per quanto Lei sia veramente poco urbano. Ha scelto male il Suo nuickname: di Riddle ha ben poco, anzi è sin troppo leggibile. In effetti, serve un norcino per certi dialoghi e dialoganti...
      Via, si tranquillizzi, stiamo parlando di Mina, non di qualche dogma. Peraltro, io non ho mai parlato del disco in uscita, al contrario di quel che afferma: ho parlato di Mina, per quanto mi renda conto che è un argomento fesso. Su tutti i Suoi altri commenti sorvolo, non v'è materia per fare altro. E nei confronti del padrone di casa cerchi di essere meno aggressivo: in fin dei conti ospita i suoi e i nostri sproloqui con un bel garbo. Buona giornata.

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    7. Caro Gianni, tra un aggettivo e l'altro, non si è accorto di chi ha scritto cosa. Un vacuo saluto ;-)

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    8. Talmente pieno di se stesso (tanto da farne indigestione), da non accorgersi che l'anonimo e Riddle sono due persone perfettamente distinte. Chissà chi è che prende per i fondelli chi.Suvvia, non disturbiamolo, la torre d'avorio lo aspetta. Con le sue ragnatele, i suoi scheletrucci nell'armadio e quel tedioso odore di naftalina che emana da ogni suo scritto..

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    9. caro Morelenbaum, secondo me, Mina vale Elis, è meglio di Gal Costa, anche se è più vicina a Nara Leao e Joyce.
      ovviamente è un giudizio da non brasiliano, che quindi non tiene conto di sfumature di pronuncia e cadenze che possono rovinare l'effetto d'assieme.
      per il resto mi sembra un gran polverone inutile.
      paragonarla alla Carrà è pura polemica. tanto per capire la sua posizione, vorrei sapere che ne pensa della Streisand, che per me non è meglio di Mina, essendo meno versatile e piena di birignao.
      ritengo piuttosto irritante la sua altezzosità nei confronti della suddetta, che liquida senza fare nessuna analisi (nè musicale nè sociologica sul fenomeno), cosa che invece spesso fa nei confronti di molta musica di consumo afroamerica, anche di serie c...

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    10. Credo sia perfettamente inutile fare analisi su ciò che non lo merita. E non è detto che lo meriti perché lo desidera qualcuno (che potrebbe, allora, cimentarvisi in prima persona). Mi dispiace di non essere il norcino di Norcia, di cui condivido gran parte di quello che scrive. Così come condivido ancora di più lo scritto di Gould che, ovviamente, ragiona in modo di gran lunga superiore a quanto potrei fare io. Chiedere ancora qualcosa sulla Streisand dopo uno scritto del genere, mi pare pleonastico. Per il resto, le smanie di Riddle e l'orgia di anonimi o di nickname più o meno elucubrati mi lasciano del tutto indifferente. Riddle è adorabile, perché pare nato per essere preso per il fondo dei pantaloni, altri anonimi sono carini e basta. Tutta la discussione, come al solito, è degenerata per stoltezza, per scarsa lettura del Della Casa. Poi, certo, vi sono state anche delle perle e mi è dispiaciuto per una grande interprete come Elis Regina, finita a essere paragonata alla Sora Cecioni di turno. La quale, quando affronta la musica brasiliana ne fa strame, non avendo alcun tipo di "balanço". Ma chi se ne frega, come ho già detto, se vi è qualcuno che vuole insegnare agli africano-americani ad essere tali, non vedo perché non vi debba essere chi vuole insegnare la musica brasiliana ai brasiliani. Va tutto bene, continuo a non capire tutta questa esagitazione: per me Mina è una cantante modesta, com'è modesta la cultura che l'ha espressa e che continua, provinciale e fiacca, a intonarne le lodi con preteso intellettualismo da propaggine dell'Impero. Ho adorato il citazionismo su Pestalozza, Guarnieri, Celletti e calibri inferiori: la dice lunga.
      Per il resto, tutto questo dannarsi mi sembra sciocco. Io non amo Mina, v'è chi la ama. Embè?
      PS: Vedo che qualcuno addirittura afferma che io abbia scheletrucci nell'armadio. Lo spero proprio, mi dispiacerebbe, a 57 anni, non averne, cacchio: sono quelli a rendere una vita interessante. Non c'è piacere più grande che, ogni tanto, arrossire dei propri peccati. E poi, che diamine, perché "scheletrucci"? Spero di non essere così limitato nel peccato.

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    11. caro Gualberto io non sono brasiliano, non ho il balanço ma quando Joao Gilberto ha cantato Estate, non ho fatto il difficile su qualche accentazione, accettando con entusiasmo la sua interpretazione. oggi tutte le cantanti importanti brasiliane cantano anche in inglese: possono farlo senza che il Gualberto americano di turno le critichi per mancanza di drive?
      non le piace Mina e va benissimo, va molto male la sua altezzosità con cui schifa il suo retroterra culturale e cioè l'Italia. sarà un paese di merda, ma lei non ha il balanço per dirlo! e a noi non ci viene a dare dei "cecionari" che amano il brick a brack!
      il kitch di Mina non è superiore a quello della Streisand, piena di birignao ed impegnata solo a fare il monumento a sè stessa, incapace di un duetto che non sia prevaricazione ed ammicco.
      ma per la Streisand mi verrà a spiegare che dietro c'è tutta una tradizione hyddish che ci sta dietro...
      tornando al Brasile, che ho visitato rapidamente una volta e che non pretendo di capire al volo, ho però una notevole quantità di cd della sua musica, per cui non capirò una mazza, ma lo faccio da uno che ha sentito la musica di cui sta parlando. incapce ma acculturato.
      e trovo che accostare Elis a Mina sia una cosa del tutto naturale, visto i tanti punti in comune che hanno.

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    12. Se avesse scritto "credo sia inutile fare analisi su ciò che non si conosce", saremmo stati tutti felici e amen. Il fatto che non le piaccia Mina è legittimo, meno l'alterigia con cui giudica un repertorio a lei sconosciuto. E' evidente che Mina non la conosce. Legittimo anche questo. Ma si dovrebbe tacere quando non si ha contezza di ciò di cui si vorrebbe discettare.

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    13. C'è della comicità involontaria in tanti di questi scritti. Tutti incentrati sull'alterigia del sottoscritto. Potrei, ovviamente pensare (come, ahimé, mi capita di pensare troppo spesso): e chi se fotte). Però, mi riesce difficile contenere il riso di fronte a certe pretese di analisi: io non pretendo di conoscere il prossimo, perché mai il prossimo avrebbe la pretesa di interpretare il sottoscritto? Non sono né Plotino né Origene, non vale un fico secco fare un'esegesi sul sottoscritto, avete veramente tempo da perdere. Caro Loopdimare, quanto potrei apprezzarti di più, se invece di seccarti, scrivendo brick a brack (che dev'essere una sottospecie del Tetrapack, di cui però nessuno mi ha messo a conoscenza. Mea culpa...) e altre perle da nazionalismo offeso (cazzo, ragazzi, che lesa maestà: offendere Mina, che nel frattempo ha sostituito nella mente di alcuni il D'Azeglio, il Guerrazzi e persino Mazzini, Benedetto Croce e Ferruccio Parri) o scrivendo hyddish (non ti stupiresti se io scrivessi Luois Alrmstreng? O Deke Allington?), evitassi qualche assioma di troppo. Io sarò "americano" o amerikano (le tue tirate sull'americanismo sarebbero comprensibili se, perdio, almeno dimostrassi di non parlare a vanvera di una cultura: tutto è criticabile o lodabile, purché con cognizione di causa, con proprietà di linguaggio e qualche altro dato), pazienza, ma un minimo di sostanza... Ma di quale birignao parli, di una lingua che evidentemente non conosci? E che diamine, figliolo caro, datti da fare... Non avverti la cultura yiddish in Barbra Streisand? Problemi tuoi, ti perdi qualcosa di una cultura che varrebbe la pena di conoscere. Inutile scrivere tanto per scrivere. A me non interessa la popolarità o essere simpatico a qualcuno, queste sono stronzate per il popolo di Internet: si deve scrivere, per contestare o meno, con specifica cognizione di causa. Altrimenti, esprimiamo opinioni. Allora, benissimo: ma non ci si incazza. Io ho le mie, tu hai le tue. Se invece vuoi scendere nell'agone della polemica, scrivi bric-à-brac, yiddish e quant'altro. Altrimenti, è inevitabile non capirsi. Per il resto, a questo Paese ho dato trent'anni e altro di lavoro, non ho vissuto di elemosina, inoltre sono cittadino italiano e la locale Costituzione mi permette di esprimere opinioni difformi da quelle del prossimo. Non ho dato del "cecionaro" a nessuno, per quanto questo neologismo in pseudo-romanesco, espresso con l'indignazione di un Savonarola vestitosi da Zara, mi lasci perplesso. Credo che Mina sia un prodotto di una media-borghesia piuttosto depressa culturalmente, in ritardo culturalmente rispetto all'Occidente, il frutto di una cultura neanche proletaria e finita nella borghesia più greve senza i consueti riti di passaggio. Sbaglierò... Ripeto: embè? Qual è il problema? Caro loopdimare, i tuoi appelli patriottardi, francamente, mi paiono pleonastici. Nessuno qui ha sputato o pisciato sulla bandiera. E poi? A te piace Mina, a me no? Pensi che il mondo cambierà? Pensi che siamo così importanti?Non gliene frega un cazzo a nessuno, ed è giustissimo così. Abbiamo un po' di tempo da perdere, cazzeggiamo pure, è un nostro diritto. Domani c'è da guadagnarsi il pane, altro che... E rimarrtemo, felici e contenti, ognuno della propria opinione. Non è bello così?

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    14. grandioso! metà del testo a fare il correttore di bozze non mi sembra una gran risposta.
      il birignao della Streisand non è nella pronuncia, non mi permetterei, ma nelle leziosità musicali che usa in quantità industriale e da cui Mina, purtroppo ha attinto a piene mani.
      io non faccio patriottismo, ma visto che lei ha una spiegazione sociale o antropologica ad ogni fenomeno musicale del pianeta, mi stupisce che liquidi il "fenomeno Mina" in due parole sprezzanti, dando a tutti gli italiani che hanno amato quel fenomeno dei borghesucci ignoranti e pretenziosi.
      non è obbligato ad amare e nemmeno ad apprezzare Mina, ma se avesse argomentato meglio il suo pensiero (invece di riempire pagine di polemiche acide non solo con me) non avrebbe generato tutto questo bailamme.

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    15. Eh, bailamme, addirittura... Insomma, mi sarei dovuto autocensurare. Caro Loopodimare, eccoti accontentato, mi ritiro " a vita privata", così non turbo il tuo caminetto e le tue pantofole...!!! Insomma, nessuno è obbligato a leggermi, così come nessuno mi obbliga, giustamente, a scrivere. Ragion per cui, mi astengo placidamente e ritorno per un bel po' ai casi miei. Importante è che tu riacquisti la placidità d'animo che reputi di aver perso a causa del mio... bailamme. Mi spiace veramente di averti inquietato.

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    16. non mi sembra una grande soluzione. avevo (ed ho ancora) una gran stima delle sue conoscenze e delle sue capacità critiche e speravo di imparare qualcosa da ogni suo intervento. adesso ho imparato che nessuno è perfetto.

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    17. Non mi posso distrarre un attimo che le cose scappano di mano!
      Caro Gualberto spero di tutto cuore che cambi idea, per il blog sarebbe una grave perdita la mancanza dei suoi commenti sempre arguti.
      Anche se spesso siamo stati in disaccordo, trovo sempre i suoi interventi molto stimolanti ed istruttivi che spesso mi hanno aiutato a riflettere ed alle volte hanno anche contribuito a farmi cambiare idea (cosa non facile) su diverse questioni.

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  12. Tanto per essere precisi, il falsetto non è il passaggio dal registro di petto a quello di testa, come qualcuno qui erroneamente scrive. Non è il passaggio, innanzitutto, né s'identifica tout court con il registro di testa. Si parli di ciò che si conosce, altrimenti meglio dedicarsi al culatello.

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  13. Ha ragione a dedicarsi al culatello. Per il resto, ha semplicemente torto, ma è libero di far finta di saperla lunga o di avere il fucilino (o altro) più grande. Internet è nato per tipi come Lei, devoti al proprio fallo. Si compri un paio di libri che non siano scritti da redattori di Annabella e Grazia, la smetta di citare il peggio della musicologia italiana più vecchia e decadente e vedrà che la vita le sorriderà. io nel frattempo mi prendo il Maalox, lei continui a consumare Imodium, prima o poi dovrebbe farle effetto. Nel frattempo, le preparo dei verzini. Da qualche parte dovrebbe poterli assumere...

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    1. Attendo consigli sui libri da leggere. Nel frattempo, tra un salame e l'altro, può dare una sbirciata a un qualunque trattato di canto, le chiarirà qualcosa sul falsetto. Ma forse ne ha già scritto uno, un contributo scientifico che spazzerà via la paludata musicologia italiana, quella che smentisce le sue farneticazioni, s'intende (e poi, sono tutti musicologi quelli che ho citato?). Spero che il Maalox funzioni. Saluti cari.

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  14. A me pare evidente invece che il maalox non l'ha preso. O forse era scaduto. Controlli la data di scadenza, non vorrei che fossimo costretti a leggere altri attacchi di bile..

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  15. non voglio fare quello che tira le somme perchè sono di parte, ma vorrei solo evidenziare alcune cose interessanti:
    1 - gli italiani appassionati di jazz di solito disprezzano la musica italiana, anche qui non hanno fatto sconti.
    2 - stupirsi (o fingere di stupirsi) che Mina canti jazz (ovviamente nella versione pop attuale dei Bublé e della Krall) significa dimenticarsi che Mina negli anni 60 cantava Brava... significa dimenticarsi che da anni incide col trio di Rea e che ha avuto spesso ospite dei suoi dischi Ambrosetti. con tutto ciò Mina non è una jazzista, ma non è nemmeno un'aliena.
    3 - invece di chiedersi del perchè del fenomeno Mina, ancora adesso assai in gamba nonostante i 70 anni, si è solo fatta polemica. un'artista che ha rivoluzionato almeno un paio di volte il panorama musicale italiano, meritava qualcosa di più. anche stroncature feroci, ma non l'altezzosità di stimati professori. prima di Mina, l'Italia cantava come Nilla Pizzi e non c'era nessuna artista pop che poteva stare in scena e reggere una serata di varietà. questo senza voler entrare nel merito delle doti vocali.
    4 - come italiani che beotamente siamo ancora qui ad elogiare Mina (gli italiani stessi che guardavano con entusiasmo Studio Uno e che continuano a comprare i suoi dischi) avremmo meritato una stroncatura più articolata, una spiegazione sociologica brillante. invece a noi niente. abbiamo amato ed amiamo un niente e non meritiamo nemmeno di sapere il perchè.

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  16. Credo che l’altezzosità degli ultimi post di Morelenbaum («chiunque abbia la pretesa di respirare può entrare e proclamare al mondo la propria vacuità», osserva l’illuminato forumista) abbia la sua scaturigine in quell’atteggiamento piccato che rimprovera a me (o al forumista anonimo che scambia per me, non è ben chiaro). Allorché scrive: «ogni volta che ascolto Mina nella musica del mio Paese mi viene da ridere... Per carità, mi capita anche con interpreti americane ben più blasonate, per cui... […] Sono sicuro che Mina interpreterà alcuni standard da par suo», non mi pare di ravvisare nelle sue parole quell’atteggiamento sussiegoso che, di converso, caratterizza gli altri post. Evidentemente l’esimio forumista si è sentito attaccato e ha risposto piccato, per l’appunto, con uno stile verboso – spero non me ne vorrà –, come di chi vuole fare bella mostra di sé, tirando in ballo la musicologia incanutita e reazionaria, salvo poi erigere barriere tra generi, a separare quelli nobili dal ciarpame a uso e consumo dei poveri 'illitterati', rivelandosi in tal modo come il più reazionario e incanutito tra i musicologi. Giacché è mia abitudine restare sempre al testo, di qualunque natura esso sia, mi piacerebbe che m’indicasse dove asserisco di conoscere a menadito il 'Clavicembalo ben temperato'. Mi esorta a non tirare in ballo la musica classica (e perché mai? Forse lei ne è l’unico depositario?), non notando, però, che un attimo prima la stessa è stata tirata in ballo dal padrone di casa - che tanto si affanna a difendere – per giustificare l’elitarismo. Con atteggiamento spocchioso, poi, giudica il «repertorio [mazziniano] da bric-à-brac per borghesucci in cerca di ciarpame e succedanei di emozioni» (eh, sì, financo le emozioni altrui sono di serie B); di più, dopo avermi rimproverato l’incapacità di accettare un contraddittorio, solo perché muovo al padrone di casa accuse di elitarismo (che grave ingiuria!), si arroga il diritto di giudicare chi non conosce e mette in campo psicologia spicciola («Lei deve esserne stato evidentemente una vittima: chissà quante volte devono averLa esclusa...»), facendo torto a quanto dichiara a inizio post («Cosa mi contraddistingue o meno, credo che non sia per Lei caso di parlarne, visto che non mi conosce»). Mi congedo – definitivamente – segnalando all’esimio forumista che siamo in un blog in cui chiunque può esprimere un parere, che piaccia o meno. Se Elfio Nicolosi l’avesse invitata nel salotto di casa sua e io avessi forzato la porta per intervenire, allora avrebbe potuto rimproverarmi qualcosa. Internet, però, è una finestra sul mondo, come si dice, dunque le idee (o anche i pensierini) di chicchessia hanno diritto di cittadinanza, fossero anche dell’ultimo dei portinai di «un edificio da edilizia popolare anni Sessanta». Cordialità.

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    1. Be'... musica classica significa musica del periodo classico... Non musica accademica tout court. Ciò detto, mi è venuto ancora da sorridere, leggendo tale tirata. Non se la prenda, caro amico. Questa non è un'arena, né un ring. Amici come prima.

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  17. Su Riddle non se la prenda tanto, io non me la sono presa anche se mi ha dato del "bieco elitarista" e che mi fregio del mio "intellettualismo musicale".
    Se si usano certi termini, non si può pensare di essere immune dal riceverli.

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  18. Elfio, non me la prendo, mi creda. Grazie per l'ospitalità. Un saluto

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