venerdì 16 novembre 2012

Due grandi appuntamenti con il jazz dal vivo questa sera sulle radio internazionali

Solito venerdì con due grandi appuntamenti con il jazz dal vivo, in webcast sui siti delle radio internazionali. 


Aprirà la serata l'emittente France Musique, che questa sera trasmetterà in diretta dal Reithalle d'Offenburg nell'ambito del festival Jazzdor, il concerto dello strepitoso quartetto del batterista Billy Hart con Mark Turner al sassofono, Ethan Iverson al piano e Ben Street al contrabbasso.
Billy Hart è da diversi decenni uno dei più creativi batteristi di jazz moderno. Musicista di grande esperienza, ha saputo sempre apportare un contributo di scintillante creatività ai vari gruppi cui ha preso parte nel corso della sua lunga carriera, distinguendosi per un approccio progressista alla musica che trae tuttavia ispirazione e linfa creativa da saldissime radici nella tradizione e nello spirito più autentico del jazz. Molto attivo sin dagli anni sessanta come componente dei gruppi di numerosi grandi musicisti quali Jimmy Smith, Wes Montgomery, Herbie Hancock, McCoy Tyner, Stan Getz e Miles Davis, a partire dalla seconda metà degli anni settanta Billy Hart ha anche realizzato vari progetti a proprio nome. 
Accanto all'esperto leader il gruppo comprende un giovane gigante del sax tenore quale può a buon diritto essere considerato Mark Turner, uno dei più rigorosi, originali e creativi sassofonisti della scena jazz mondiale, componente di vari gruppi di Kurt Rosenwinkel nonché leader di propri progetti a partire dal trio Fly, con Larry Grenadier e Jeff Ballard, accanto al pianista Ethan Iverson, creativo ed eclettico leader del trio The Bad Plus, uno dei gruppi che negli ultimi anni si sono maggiormente distinti nel panorama internazionale, il quale ha inoltre collaborato tra gli altri con Dave Douglas, Bill McHenry e Dewey Redman, e il contrabbassista Ben Street, ferratissimo musicista che ha collaborato tra gli altri con Danilo Perez, Kurt Rosenwinkel, Lee Konitz e Chris Cheek.
Questo quartetto ha recentemente pubblicato l'album All Our Reasons
Clicca qui per ascoltare questo concerto, questa sera in diretta a partire dalle ore 22,30.

Non meno interessante il concerto che questa sera ci propone anche la NorthWest Radio di Brema, che trasmetterà un concerto del quartetto Masada di John Zorn, registrato al Kito di Brema il 7 novembre del 1994, con una formazione che per l'occasione era composta, oltre che da Zorn al sax, da Dave Douglas alla tromba, Greg Cohen al contrabbasso e Kenny Wollesen alla batteria. 
Masada è il progetto a cui sono quasi quindici anni che il genio eclettico e inquieto di John Zorn dedica la gran parte della sua creatività artistica e della sua capacità organizzativa. 
L'idea di Zorn era quella di fondere il free jazz alla Ornette Coleman con le sonorità tipiche della tradizione ebraica, in particolare il klezmer. Il progetto aveva due scopi: difendere la millenaria tradizione musicale ebraica ("masada" significa "fortezza", quella fortezza ebraica che riuscì a non capitolare di fronte alla conquista romana) e, al contempo, contaminarla con il jazz per traghettarla al giorno d'oggi. Nel rispetto tuttavia di una tradizione musicale che già in se stessa è il frutto di diverse contaminazioni – come del resto il jazz stesso. Dal 1993 sono tante e diverse le formazioni che hanno affiancato lo storico quartetto iniziale, dividendosi con lui il nome Masada. Nei tre giorni all'Auditorium sono state ben nove ad avvicendarsi, presentando davvero il meglio che questo progetto è in grado di offrire e, equamente distribuiti nelle diverse formazioni, i musicisti più rappresentativi che vi gravitano intorno.
Se la contaminazione di free jazz e klezmer ne denota l'ispirazione originaria, con quindici anni di sperimentazioni alle spalle, quel tratto caratterizzante iniziale risulta oggi ormai troppo limitativo per definire Masada, che intanto è divenuto davvero inclassificabile e Complete Masada ne è la prova indiscutibile. A Roma, dunque, Masada ha raccolto sotto la sua egida le esibizioni in solo di Erik Friedlander al violoncello (straordinario per intensità e virtuosismo) e di Uri Caine al piano, le sfuriate rock di Marc Ribot con il trio Asmodeus, il raffinato e cerebrale duo di violino e piano Mark Feldman/Sylvie Courvoisier e il trio pianistico di Jamie Saft, il nome nuovo della famiglia Masada. Oltre a dirigere da dietro le quinte l'intera manifestazione, John Zorn è salito sul palco per dirigere le due formazioni più suggestive di Masada, il sestetto Bar Kokhba e il Masada String Trio, entrambe una perfetta sintesi di talento solistico e impeccabile interplay. Tra sonorità tradizionali e avanguardia, queste esibizioni hanno evidenziato in modo stupefacente la creatività e la produttività dell'idea di Masnada. Mentre la chance di ascoltare formazioni come Bar Kokhba e Masada String Trio ha rappresentato un evento eccezionale, invece, negli ultimi anni, Roma ha potuto più di una volta apprezzare il Masada Quartet ed Eletric Masada, le formazioni di cui Zorn fa parte come sassofonista. Ogni volta è, tuttavia, sempre un'occasione imperdibile. E, se Eletric Masada è la formazione più ambiziosa di Zorn, sempre aperta all'innovazione e alla contaminazione degli stili e degli umori più diversi e contrastanti, che impressiona sempre per la potenza sonora in grado di sprigionare, il Masada Quartet rappresenta ancora la vera "fortezza", che regge l'intero progetto – anche in quanto principale destinatario delle composizioni di Zorn per Masada, oltre trecento. Una "fortezza" in più di un senso; non solo per il grande affiatamento dei quattro veterani, ma anche per come visivamente si presentano: compatti e raccolti in pochi metri quadrati, al centro del grande palco della Sala Sinopoli, per il resto vuoto e avvolto dal buio. Ma nessuno sembra accorgersene. (Fonte Jazzitalia)
Clicca qui per ascoltare questo concerto, questa sera a partire dalle ore 22,05

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