sabato 17 novembre 2012

Di Mina, di anonimo e di altre facezie...

Vorrei cogliere l'occasione per rispondere ad alcuni dei commenti apparsi a margine del mio post sul prossimo album di Mina e per sottolineare alcuni aspetti della discussione, che ha assunto dei toni che non mi sono piaciuti.
Riddle parla a vanvera di "bieco elitarismo" solo perchè cerco di difendere con forza un linguaggio che a causa dello continuo spostamento dell'asticella, sta diventando a rischio di estinzione (come il panda).
Io considero il jazz un linguaggio a tutti gli effetti (come l'inglese), con le sue regole e le sue consuetudini, che pur con tutte le modificazioni e gli aggiornamenti, resta una lingua ben definita; ma se qualcuno parla tedesco non può affermare di parlare inglese perchè "siamo a paradigmi ormai superati (o che dovremmo lasciarci alle spalle)". Perchè sono dei paradigmi superati e soprattutto perchè ce li dovremmo lasciare alle spalle, non è molto chiaro.
Per quale motivo dovremmo lasciare che artisti che cercano faticosamente di mantenere vive le regole e le tradizioni del jazz, vengano cannibalizzati da artisti anche di "fama" che pur non rispettando in alcuna maniera le sue regole, utilizzano il nome per pure operazioni di marketing; in pratica ciò che sta succedendo ai grandi festival di jazz, (Umbria Jazz in primis).
Ciò che mi infastidisce di più di Mina (di cui non discuto le qualità musicali) e che ormai sia un personaggio esclusivamente mediatico, adagiata sul suo passato glorioso, che ormai vive di progetti di una banalità assoluta, studiati a tavolino solo per poter attrarre il grande pubblico; Mina canta i Beatles, Mina canta Napoli, Mina canta Sinatra, Mina canta Brasil e adesso è la volta di Mina canta il jazz.
Quello che denota la sua produzione discografica è la assoluta mancanza di rischi, esattamente il contrario di ciò che caratterizza un artista jazz, altro che "Mina, che ha sempre frequentato il jazz (anche in tempi non sospetti), piaccia o meno". Non basta canticchiare quattro standard per considerarsi una cantante di jazz.
Trovo assolutamente geniale la frase di Gualberto, apparsa su un suo commento, che riassume alla perfezione ciò che penso: "pensare che Mina, e tutto il suo repertorio da bric-à-brac per borghesucci in cerca di ciarpame e succedanei di emozioni, possa suscitare persino il ricordo della musicologia italiana più incanutita, reazionaria e provinciale, mi stupisce. Ma è giusto che ognuno abbia i suoi bibelot eccitanti". Fantastico!
C'è un altra parte del commento di Riddle a cui vorrei rispondere: "pensa forse che tra il pubblico di qualunque artista (pop, soul, r'n'b o che so io) non possano esserci cultori del jazz?"
Non lo penso, io stesso sono un grande appassionato di rock, in particolare di Springsteen, ma non mi passa neanche per la testa il pensiero che siccome nel suo ultimo album ha inserito quattro fiati, abbia prodotto un album di jazz.
Mi sono avvicinato relativamente tardi a questa musica, ma l'ho fatto cercando di imparare a conoscere i grandi del genere, Davis, Coltrane, Parker, Monk, non certo ascoltando Barry White!
Mi fanno ridere quelli (e ce ne sono tanti ti assicuro) che affermano di essere appassionati di jazz perchè magari ascoltano Kenny G., e che invece ignorano l'esistenza di Charlie Parker, ma io sarei un "bieco elitarista" solo perchè preferisco il secondo al primo!
"Lei mostra lo stesso snobismo che alcuni musicisti classici manifestano nei confronti (anche) del jazz: beh, direi che nel suo caso questo snobismo se lo merita tutto, non me ne voglia. Le consiglio di ascoltare il "Clavicembalo ben temperato", forse l'aiuterà a ridimensionare l'intellettualismo musicale di cui si fregia." 
Non amo la musica classica, ma invidio i suoi appassionati perchè combattono per cercare di mantenerne intatta la purezza ed il rigore, mentre purtroppo il jazz (almeno per come lo intendo io) ormai è soggetto a qualsiasi tipo di nefandezza, e chi cerca in qualche modo di difenderne l'integrità viene come minimo tacciato di essere un tradizionalista (detto naturalmente in senso dispregiativo).
Poi accusarmi di intellettualismo musicale è veramente ridicolo, come ho sempre detto sono un semplice ascoltatore che non sa niente di musica, tanto da non saper suonare neanche uno strumento.

Per quando riguarda ciò che non ho gradito, sono stati certamente i toni che alcuni dei commentatori hanno espresso, non consentirò più a nessuno di insultare su questo blog, una consuetudine che troppo spesso ha ammorbato l'aria di altri blog e forum.
Cerco sempre di usare un tono scherzoso ed ironico nei miei post e nei miei commenti, e l'acidità che ho notato mi ha amareggiato, ancor più perchè spesso espressa da persone che hanno voluto nascondere la propria identità dietro l'anonimato.
L'uso del anonimo ha creato una confusione che ha reso quasi incomprensibile lo svolgimento della discussione.
Invito quindi tutti a inserire perlomeno un nickname all'interno del commento per rendere chiaro almeno con chi si sta parlando, altrimenti sarò costretto ad eliminare il commento.
Sarebbe meglio inserire sempre il proprio nome, come faccio sempre io ed anche Gualberto che ci mette sempre la faccia, ma naturalmente non tutti sono obbligati ad avere il suo stesso coraggio. 

43 commenti:

  1. caro Elfio non condivido nulla di quanto hai scritto, ma sono contento che tu abbia precisato meglio il tuo pensiero, facendo emergere la "perfidia" sottotraccia del precedente articolo.
    riposto qui quello che ho scritto pochi minuti fa a commento del vecchio articolo:
    non voglio fare quello che tira le somme perchè sono di parte, ma vorrei solo evidenziare alcune cose interessanti:
    1 - gli italiani appassionati di jazz di solito disprezzano la musica italiana, anche qui non hanno fatto sconti.
    2 - stupirsi (o fingere di stupirsi) che Mina canti jazz (ovviamente nella versione pop attuale dei Bublé e della Krall) significa dimenticarsi che Mina negli anni 60 cantava Brava... significa dimenticarsi che da anni incide col trio di Rea e che ha avuto spesso ospite dei suoi dischi Ambrosetti. con tutto ciò Mina non è una jazzista, ma non è nemmeno un'aliena.
    3 - invece di chiedersi del perchè del fenomeno Mina, ancora adesso assai in gamba nonostante i 70 anni, si è solo fatta polemica. un'artista che ha rivoluzionato almeno un paio di volte il panorama musicale italiano, meritava qualcosa di più. anche stroncature feroci, ma non l'altezzosità di stimati professori. prima di Mina, l'Italia cantava come Nilla Pizzi e non c'era nessuna artista pop che poteva stare in scena e reggere una serata di varietà. questo senza voler entrare nel merito delle doti vocali.
    4 - come italiani che beotamente siamo ancora qui ad elogiare Mina (gli italiani stessi che guardavano con entusiasmo Studio Uno e che continuano a comprare i suoi dischi) avremmo meritato una stroncatura più articolata, una spiegazione sociologica brillante. invece a noi niente. abbiamo amato ed amiamo un niente e non meritiamo nemmeno di sapere il perchè.

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  2. Francamente mi sono sorpreso anch'io dell'accanimento nella discussione su Mina, degna certamente di miglior causa.
    Mina è una grande intereprete della canzone italiana, non della canzone internazionale, tantomeno degli standards jazzistici. Il suo ambito espressivo, dove il suo contributo è significativo è quello. Jazzisticamente è irrilevante il suo contributo.
    PIù in generale, il problema è che da troppi anni ormai si fa confusione tra ambiti musicali e stilistici, facendoli passare per sincretismi e innovazioni di linguaggio, intorno al jazz. In realtà si tratta di un utilizzo improprio del marchio a fini di marketing, e la commistione di linguaggi c'entra una cippa, ma la cosa avviene ormai in entrambe le direzioni, ossia il pop che invade l'ambito del jazz per motivi di marketing, ma anche il viceversa (tipo i progetti di ns jazzisti con Paoli ad esempio). Tali prodotti non li trovo e non li ho trovati musicalmente migliori di quelli proposti da Mina.
    La cosa da ridere è che chi lo fa rilevare si becca del conservatore retrogrado, del purista, magari da chi di jazz è del suo linguaggio sa ben poco.
    Sono per lo più tutti prodotti derivativi, spesso poco sinceri, che di innovativo hanno ben poco, solo che se li produce Rava o Bollani, va tutto bene, se viceversa li fa Mina alla rovescia allora le stroncature si sprecano. Due pesi e due misure, come sempre nel ns paese...

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  3. aggiungo solo alcune considerazioni supplementari nate dopo aver letto il tuo nuovo intervento:
    1 - ti puà dare fastidio il divismo di Mina, ma ti sembra l'unico esistente? tralasciamo rock e pop dove il divismo è non solo inevitabile ma necessario (ed il nostro caro amato Springsteen non fa il divo "politcally correct" coi miliardi in tasca?), prendiamo il jazz. Miles Davis (il mio N.1) era un divo a tutti gli effetti e Jarrett lo è, come Metheny o la Krall (in guepiere) ecc. attaccare solo Mina nasconde dell'altro...
    2 - "il suo repertorio da bric-à-brac per borghesucci in cerca di ciarpame e succedanei di emozioni..." la perfida frase di Gualberto potrebbe applicarsi al 90% del pop al 95% del rock ed anche a tanto jazz!
    quando si entra nel terreno dei gusti "borghesucci" si entra in un campo assai minato che è meglio evitare. se uno ha certe idee, è meglio che non ascolti pop o rock o anche il jazz attuale che ha molto degli elementi borghesucci rassicuranti che tanto odiate. ed è proprio un tuo tanto amato jazzista che ama titillarli spesso (Winton).

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    1. Perché invece titillarsi con l'ultima brodaglia musicale artimica edonistica europea per cultori del suono formato ECM cos'è? Roba per anarchici rivoluzionari, autentici visonari della musica?

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  4. caro Riccardo, perchè ti limiti al cortiletto italiano? ma secondo te Norah Jones fa jazz più di MIna? o Madeleine Peyroux? eppure in Usa sono considerate jazziste e partecipano a festival anche importanti.
    la stessa Krall (bellissima donna e pianista molto piacevole) fa jazz?
    perchè ti fermi sempre nel nostro cortiletto a polemizzare? il trend è mondiale e noi andiamo a ruota anche in questo

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    1. Può darsi tu abbia ragione, estendendo il ragionamento a livello internazionale, ma polemizzo più sul ns cortiletto perché da noi, al di là del merito della questione, è la faziosità per lo più a determinare i giudizi, su tutto, applicando come detto sempre due pesi e due misure. E' questo a non starmi bene.

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  5. Non mi disturba il divismo, anzi auspicherei un maggior dose di divismo negli artisti jazz perchè significa attirare maggiore interesse verso la nostra musica. Ma il divismo dovrebbe essere raggiunto mantenendo una certa integrità, non certo diventando la Krall o Michael Bublè. Nè tantomeno mi disturbano i miliardi.
    La cosa che mi disturba è il non prendersi dei rischi, specie da parte di un talento come Mina almeno da 25 anni a questa parte.
    Poi se vogliamo parlare a fondo di Springsteen, dovrei aprire un altro blog (forse lo farò), ma di tutto lo si può accusare tranne di non essersi preso dei rischi nel corso di tutta la carriera.

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Singolare che venga accusata di rischiare poco una cantante che da almeno trent'anni potrebbe vivere (e bene!) esclusivamente di diritti su quello che ha inciso negli anni 60 e 70 e che invece continua a metterci la faccia, a sperimentare e a fare dischi con gente come Boosta, Afterhours, Seal, Javier Zanetti (sì, ha cantato anche con lui), Mondo Marcio e potrei continuare. Senza contare gli artisti completamente sconosciuti che lei sceglie tra i provini che le arrivano e porta come autori nei suoi dischi. Se questo è "adagiarsi sul proprio passato glorioso"...

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    1. Caspiterina, hai proprio ragione. Ma non vorrei però dovermi offendere. Cos'hai contro Aurelio Fierro?

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  7. Salve a tutti, ho scoperto da poco questo blog che seguo con molto interesse.
    Questo dibattito ha secondo me alcuni aspetti condivisibili altri meno, ma come sempre è questione di opinioni. Condivido soprattutto quanto più volte ripetuto da Elfio Nicolosi, ovvero che il jazz (ma direi la musica in generale) va presa con rischio. Anche il difetto principale di molti interpreti di musica classica è quello di non prendere rischi e finire per appiattirsi. Alcuni potrebbero dire che nel jazz questo è addirittura un "must" ed è chiaro che quando azioni di marketing usano classificazioni arbitrarie per promuovere operazioni puramente commerciali la cosa dà abbastanza fastidio.

    Personalmente considero persa questa battaglia e ho optato per una posizione più diplomatica: nonostante tutto anche se tramite Allevi e non Hamelin, tramite Mina e non Maria Pia De Vito, è un piccolo passo avanti il fatto che questa musica (anche se non è la migliore, ma ce ne sono di ben peggiori in circolazione) arrivi nelle case.

    In ultimo un piccolo appunto sul presunto snobbismo della musica classica (so che è la citazione di un commento): attenzione ai facili luoghi comuni. Basta sfogliare qualsiasi numero di importanti riviste dedicate alla musica classica come "Music (BBC)", "Gramophone" o "International Piano" per trovare recensioni, monografie a articoli sul jazz. Anche in ambito ancora più piccolo come "PianoNews" (rivista tedesca) ci sono jazz workshop e altro. Non ricordo invece a memoria alcuna citazione per la musica classica ad esempio sulla rivista italiana "Musica Jazz".

    Giusto per dire che secondo me alcuni giudizi (anche sull'argomento in oggetti) partono da una presupposta posizione del jazz che definirei autoreferenziale e che a mio avviso andrebbe anch'essa piano piano superata.

    Un saluto a tutti e complimenti per il blog.

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    1. Allevi non ha nulla a che fare col Jazz e il bello che bisogna continuare a ripeterlo, il che è sintomatico e criticarlo asparamente nulla ha a che fare con lo snobismo. Semplicemente non c'entra un fico secco.
      Non si capisce perché dovrebbe veicolare in termini divulgativi il Jazz verso chi non lo conosce, visto che probabilmente nemmeno Allevi sia interessato al Jazz. In questo modo si creano solo delle distorsioni.
      E' un po' come sentirsi tecnologici o scientifici perché si possiede un tablet o un iphone. Mai visti tanti aggeggi del genere in giro e mai visto un periodo con così tanta ignoranza scientifica nella massa, come quello che stiamo vivendo. Snobismo anche questo? No è solo una constatazione personale su realtà che frequento tutti i giorni.
      Frequenta un po' di scuola come faccio io da un po' di tempo: ho ragazzi di 18 anni che maneggiano alla perfezione un i-phone e non riescono a fare un minimo comune multiplo, risolvere una equazione di primo grado e a momenti pensano che la fisica sia l'esemplare maschio del fisico... Un po' la stessa cosa avviene quando senti qualcuno parlare di jazz da uno sprovveduto: ti citano giusto Allevi e Nick La Rocca come inventore del Jazz, quest'ultimo guarda caso giusto perché l'hanno letto recentemente sul giornale. Francamente di pastoni incolti intorno al Jazz non se ne può più...

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    2. Ovviamente intendevo scrivere che la fisica è l'esemplare FEMMINA del fisico, sorry :-))

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    3. Ciao Riccardo, onestamente non capisco cosa centri Allevi col jazz. Hai completamente frainteso il mio commento. Infatti scrivo Allevi e Hamelin, e quest'ultimo è un pianista classico trai i migliori interpreti contemporanei!!
      Il senso del discorso è che ("considerata la battaglia persa di portare buona musica nelle case") se il pianoforte deve arrivare alla gente per mezzo di Allevi e non di Hamelin, meglio così che proprio niente. Il tutto parafrasato anche al jazz.
      Io i ragazzi li frequento e come, il più vecchio dei miei alunni ha 17 anni. Per questo ho accettato il compromesso "meglio qualcosa, a volte pure annacquata, che proprio niente".
      Se non è chiaro così non so come spiegarmi meglio.

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    4. ok, per il fraintendimento, ma non condivido comunque la posizione del meglio qualcosa che niente.
      La diplomazia o il consenso hanno a che vedere con la politica non con l'educazione musicale o scientifica. Il compromesso semmai è sul metodo, non sulla semplificazione o l'edulcorazione del contenuto. altrimenti si va verso l'ottenimento di obiettivi distorti e sempre più minimi, al punto che comunque si arriva al nulla, come infatti succede nelle scuole ad indirizzo tecnico-scientifico, ad esempio.
      Bisogna mostrare le cose per quel che sono realmente, in modo stimolante, ma non per quello che farebbe comodo o piacere a chi le riceve. Per me è esattamente la forma di pedagogia errata che oggi è maggioritaria in ambito formativo ed è per me assolutamente devastante in funzione dell'ottenimento di menti autonome e (auto)critiche, giusto ciò che serve in ambito scientifico (e forse anche in ambito artistico).

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    5. Condivido il tuo ragionamento, ma si tratta di punti di vista. Per me quel qualcosa, piuttosto che niente, è un punto di partenza non di arrivo. Saluti

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    6. In effetti, sei stato un po' crudele: affiancare Hamelin ad Allevi è veramente da sadici sopraffini...

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  8. In linea di massima sono d'accordo con Elfio. Soprattutto per una cosa: pare che, almeno da quando seguo il jazz seriamente io (dieci anni, più o meno), chiunque possa arrivare a questa musica e giostrarsela un po' come gli pare, appropriarsene in maniera disinvolta per farci le peggio merde etc, senza che nessuno dica niente. Anzi, se lo dici sei reazionario, quando magari vorresti solo che questa musica venisse trattata con rispetto. Perché tanto è facile darsi il colorino jazz con due blue note e qualche sincope, e con l'ospitata di turno e il giornalista compiacente - tanto nessuno ti dirà nulla, qualsiasi boiata tu suoni, faccia o dica. Anzi, ti applaudono pure.

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  9. Che Mina si cimenti col jazz non mi disturba. Libera lei di fare quello che vuole. Mi perplime di più che Bollani si metta con la Ghergo. Come si dice a Milano ognuno faccia il suo mestiere... E non vorrei che siccome il jazz è spesso sinonimo di improvvisazione, ognuno si senta il diritto di improvvisarsi col jazz. Ma poi, il jazz non era morto? Mala tempora... Fabio

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  10. Mi consenta di muoverle alcune critiche ,poi e’ liberissimo di non pubblicarle.

    Primo . piu’ che un blog di jazz sembra DIVENTATO un covo di comari, discutere su mina e’ veramente assurdo

    secondo - io capisco che miles davis , sia il suo musicista preferito , ma non mi sembra il caso
    di citarlo in ogni articolo , diventa stucchevole ,soprattutto insistendo sulla sua svolta elettrica ,
    che come sa meglio di me sono pochi ad apprezzare i dischi che lei cita in continuazione.

    Provocatoriamente le confermo che il jazz non e‘ finito nel 1975 e le chiedo cosa conosce di :
    Art ensemble of chicago
    Wadada leo smith
    Henry threadgill
    Tim berne
    Myra melford
    Rob mazurek
    Ken vandermak ecc. Ecc. Ecc.

    Le dico questo perche’ si sta perdendo molta buona musica , e sono alcuni di quelli che hanno portato veramente una ventata di aria nuova ,
    in particolare l’ART ENSEMBLE OF CHICAGO ha davvero cambiato i canoni della musica afro- americana degli ultimi trenta anni

    cordiali saluti
    mauro rossi

    ps . visto che vi occupate anche di necrologi , vorrei ricordavi che e’ mancato - FARUK Z BEY –
    musicista piuttosto bravo di DETROIT , naturalmente meno famoso di Mina

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    1. Mi scusi Maghetto, a parte il fatto che io non ho MAI eliminato alcun commento, ma lei ha qualche volta letto il mio blog?
      Probabilmente no, perchè mi mette in bocca cosa che sono esattamente il contrario di quello che penso.
      1) Miles Davis non è il mio artista preferito, sopratutto quello della svolta elettrica che davvero non sopporto. Se proprio lo vuole sapere il mio preferito è Monk.
      2) Mai detto che il jazz è morto anzi sono uno dei pochi che ritiene che il jazz sia ancor oggi vivo, vegeto ed in discreta salute.
      3) Non mi piace quasi niente dei nomi che ha citato, ma è solo un gusto personale; non ho alcun dubbio però sul fatto che siano dei grandi artisti jazz (avrei qualche piccolo dubbio su Ken Vandemark).
      4) Mi scuso per l'ignoranza ma non conosco il suddetto Faruk z Bey, ad ogni modo qui non c'è una sezione di annunci funebri.

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    2. Egr. Sig. le assicuro che leggo quotidianamente il suo blog, anche perche’ le informazioni sui programmi audio sono molto utili, e di questo le sono grato.
      A conferma di questo ( mi corregga se sbaglio) quello che segue e’ uno stralcio dell’articolo pubblicato giovedi :
      michael Henderson "Electric Miles" ad Aperitivo in concerto

      Dal 1970 al 1977, Michael Henderson, eccezionale bassista, fu una delle colonne portanti dei gruppi di Miles Davis che all’epoca portarono a compimento la cosiddetta “svolta elettrica” del leggendario trombettista, realizzando capolavori discografici come Live-Evil, Pangæa, A Tribute to Jack Johnson, On The Corner, Get Up With It, Big Fun, Dark Magus e dando testimonianza di una nuova estetica improvvisativa, fatta di un ribollente tribalismo in cui si fondevano, esaltanti, il jazz e i ritmi incalzanti della nuova musica popolare afroamericana.

      Cordiali saluti

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    3. Grazie per i complimenti, ma quello che hai letto è un comunicato stampa, non è farina del mio sacco.
      Credevo fosse abbastanza chiara la differenza tra ciò che traggo dalla rete ed i comunicati stampa rispetto a quelle che sono le mie considerazioni personali.
      Ma evidentemente non è così e questa è probabilmente una mia colpa.
      Cercherò di essere più chiaro le prossime volte.

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    4. evidentemente e' anche una mia lacuna se non sono riuscito a capire che era un comunicato stampa.
      l'importante e' aver chiarito dove avevo letto la fonte, in quanto non mi permetterei nel modo piu' assoluto di accreditarle cose che non ha detto
      cordiali saluti

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    5. No problem! Pubblicando sei o sette post anche piuttosto corposi al giorno, non avrei il tempo di inserire tutto materiale originale, dovendo dividere il tempo con il lavoro, la famiglia, ecc...
      In realtà, in gran parte, il blog è un aggregatore di notizie prese dalla rete, il mio contributo è piuttosto relativo e per gran parte è riservato alla ricerca e quindi alla scelta del materiale da pubblicare.
      Solo ogni tanto decido di inserire delle note personali sia per parlare di artisti o di dischi che mi sono piaciuti, che per commentare delle notizie che mi sembrano di un certo interesse o che possano accendere un dibattito.

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    6. In effetti era uno stralcio di un nostro comunicato stampa (www.aperitivoinconcerto.com). In cui, è vero, si esalta il periodo elettrico di Davis (che a mio parere ha realizzato in quel periodo delle pagine musicali straordinarie: visto che è un amante di Chicago, se lo faccia spiegare da Roscoe Mitchell o da Leo Smith, che a quel periodo davisiano rende costante tributo). Ciò detto, abbiamo ospitato l'Art Ensemble, Leo Smith, Rob Mazurek. E' vero. ci manca Threadgill. Ammiro Myra Melford, Ken Vandemark mi lascia indifferente. Quanto a Faruk z Bey, lo abbiamo ospitato come poeta e voce recitante, parecchi anni fa. Si fa quel che si può...

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    7. il periodo elettrico anni '70 di Miles è creativamente straordinario ed è peraltro opinione sempre più diffusa con gli anni e abbastanza consolidata a livello di critica, ammesso che ciò sia rilevante. Quanto al fatto che lo apprezzino in pochi, mi piacerbbe sapere in quanti anche solo conoscono alcuni dei nomi citati rispetto a quelle opere di Davis e questo senza nulla togliere al merito dei nomi citati, ovviamente.

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    8. speravo che il discorso fosse gia' terminato con il sig. Elfio, come gia' detto non mi piacciono queste baruffe da comari.
      a questo punto solo due precisazioni , io trovo che AGARTHA ad esempio sia un disco orredo , e volevo solo evidenziare la sopravvalutazione ,
      cosi' come e' vero che LEO SMITH dieci anni fa ha pubblicato un progetto che si chiamava YO MILES (e che ha dato si e no 10 concerti dal vivo) bisogna sapere se per sua scelta per iniziativa della casa discografica o invitato da altri musicisti , del resto si deve anche mangiare.
      mi complimento con il sig. Gualberto che trova delle affinita' tra roscoe mitchell e miles davis , io non sono cosi bravo, e gia' che c'e' spieghi al sig. RICCARDO di che musicisti stiamo parlando .
      cordiali saluti

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    9. Veramente, se non erro, il progetto di Leo Smith su Davis va avanti da anni, credo sia arrivato alla terza incisione. Ma inutile rivolgersi a me, meglio rivolgersi a Leo Smith è chiederglòi perché è così imbecille.Lo stesso dicasi per Roscoe Mitchell: io non trovo affinità fra Mitchell e Davis (ma ho mai detto qualcosa del genere? Perché non si impara a leggere?), ho sentito con le mie orecchie Mitchell cantare le lodi del Davis elettrico. Anche lì, inutile rivolgersi a me: meglio chiedere le ragioni allo stesso Mitchell, ma è inutile parlare di questi se non se conosce il pensiero. Ho l'impressione che certo ascolto nasca da un partito preso, senza che ci si renda conto di deterimate identità culturali. Con tutta la stima che posso avere per Wynton Marsalis e Stanley Crouch, alcune fra le più crasse idiozie su Davis l'hanno profferire proprio loro. Comunque, non capisco l'atteggiamento tribunalizio di alcuni... Peraltro, che uso volgare e un po' provincialotto del termine "sig."... Vorrebbe essere ironico? A me pare solo un po' cafone, da portineria con aroma di zuppa di cavoli: chiamiamoci tutti per nome, è meglio. O, comunque, senza quel "sig." che vorrebbe essere ironico e invece appare solo il vezzo di un inclita.

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    10. chiarimola una volta per tutte.
      io ritenevo di parlare solo con il sig. elfio ,con il quale si e' chiarito senza animosita'.
      visto che lei ha ritenuto opportuno intervenire nel discorso
      invece di fare il saccente , legga tutti i messaggi e vedra' che il primo e' firmato MAURO ROSSI , cosa che ritenevo inutile ripetere.
      per quanto riguarda la musica ,puo darsi che io non sappia leggere bene come lei, ma lei ha scritto questo :

      visto che è un amante di Chicago, se lo faccia spiegare da Roscoe Mitchell o da Leo Smith, che a quel periodo davisiano rende costante tributo).

      naturalmente siamo tutti concordi sulla produzione discografica di leo smith ( TRA PARENTESI FRA I PIU' BRUTTI ) in una carriera quarantennale piena di gemme,
      ma e' lei che con arroganza mi dice "se lo faccia spiegare da ROSCOE mitchell " sapendo benissimo che non e' possibile , lo stato per lei in quanto organizzatore
      di concerti jazz.

      ps : io uso il termine sig. quando mi riferisco a persone che non conosco, forse provincialotto , ma a noi persone no piu' giovani hanno insegnato cosi'.

      mauro rossi

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    11. Egr Sig. Rossi,

      la tratto allo stesso modo, solo formalmente educato a mio avviso, ma lei, mi lasci dire, in poche righe si è dimostrato più che altro un bel impertinente, visto che si introduce in un dibattito con una certa dose di villania, esordendo dando genericamente delle comari a tutti quanti e pretendendo poi di mantenersi a un dialogo a due.
      "Spieghi al sig. Riccardo ...etc.etc." Ma le sembra il modo di porsi all'alterità?
      Guardi che non funziona così. Forse è lei che deve imparare a interloquire in un dibattito in rete, non crede?
      Legga meglio cosa scrivono altri e metta a confronto le sue convinzioni musicali, discutibili come tutte, con quelle di altri e vedrà che ci si può scambiare opinioni senza offendersi a vicenda.

      Lasci poi perdere Agharta, ché Davis ha prodotto ben altro e di ben altro valore in quegli anni. Sarebbe come a dire che per l'A.E.O.C. si citasse un disco scialbo come "Certain Blacks" per costruirci sopra una critica negativa. Mi pare come minimo un modo superficiale e pressapochista di approcciare una critica.
      Si riascolti meglio l'opera di Davis di quegli anni prima di mettere in dubbio cosa sanno gli altri dei musicisti da lei citati, che peraltro mi sono guardato bene dallo sminuire, come invece lei lascia intendere, o si limiti a dire semplicemente che non è roba di suo gusto. Si fa prima.

      saluti formalmente molto distinti, se le va bene, senno ciao ciao e stammi bene.

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    12. naturalmente questa non e' una replica perche' come tutte le cose deve esserci una fine, e naturalmente ognuno rimane della propria idea.
      pero' anche per sdrammatizzare la voglio invitare(dall'alto della sua cultura) a leggere i commenti apparsi oggi sul blog parallelo MONDO JAZZ , e converra' con me che si tratta di un covo di comari.

      pS. e' vero che non so interloquire in rete , infatti ho pubblicato solo due commenti in tutta la mia vita, pero'
      se puo' tranquillizzarla questo e' anche l'ultimo
      cordiali saluti
      mauro rossi

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  11. vorrei solo aggiungere una cosa: quando si sente bisogno di continuare a definire qualcosa, vuol dire che quel qualcosa sta fuggendo, cambiando in maniera radicale. è un segno di crisi. ma le crisi possono anche generare nuove forze.
    credo però che quando queste domande siano troppe, ci sia le necessità di rivedere i criteri che le generano.

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  12. Vorrei sottolineare che in questa replica non c'è un solo accenno al fatto che tutto nasce da un errore di valutazione di chi gestisce questo blog.
    Mina e il suo staff non hanno mai parlato di questo disco come di un album jazz, ma si è citato un articolo di un blog come se fosse il comunicato stampa ufficiale.
    Mi premeva sottolinearlo, così come mi ha fatto un po' sorridere l'affermazione per cui Mina è ormai solo un personaggio mediatico.
    Detto di una che non si fa vedere in tv da 34 anni, non ha programmi radiofonici, non rilascia interviste è un po' curioso, ma tant'è..

    Marco

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  13. Si può essere, calcolatamente, personaggi mediatici anche in "assenza". La sottoesposizione può essere mediaticamente meglio della sovraesposizione. Mina scrive sulla Stampa di Torino e sa sfruttare l'attesa che la sua sottoesposizione provoca. Se non è strategia mediatica questa...

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    1. Sì, come no, infatti tutti i manager consigliano ai propri assistiti di farsi vedere in giro il meno possibile e di non rilasciare interviste, perfino di non andare in tv. Strategia che produrrebbe grandi vendite e soldi a palate. Ma per favore. E comunque Mina non scrive più sulla Stampa da quasi due anni. Ora cura solo una rubrica di posta su Vanity Fair. Proprio un grandissimo lancio per la sua visibilità. Fermo restando che Mina decise di scomparire dalla scena pubblica nel 1978, compiendo un vero salto nel vuoto.

      Marco

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  14. E invece, se sapesse un po' di marketing, scoprirebbe che questa strategia è stata adottata più volte. Quanto ai salti nel vuoto di Mina... behh, però, con quel peso là io eviterei di saltare.

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  15. Ci illumini, caro, con le sue lezioni di marketing. Quali sarebbero i cantanti che hanno adottato questa strategia? In Italia sono stati solo 2, Mina e Battisti. Un po' pochini, visto che l'assenza può essere migliore della sovraesposizione. Quanto allo spirito di patata, ha mai considerato di fare domanda a Colorado cafè o Zelig? Potrebbe fare grandi cose con questo genere di battute..

    Marco

    P.S. Ma non si era detto che gli anonimi privi di nome dovevano essere cancellati?

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  16. con la crisi nel settore musicale, la strategia dell'assenza non paga più. ci vuole presenza e non è detto che basti.
    ee poi adesso i soldi non si fanno più con i dischi ma con i concerti.

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  17. stiamo parlando di strategie musicali, Elfio.

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