venerdì 27 luglio 2012

Walter Beltrami "Paroxysmal Vertigo Quintet" a Gardone Riviera

Sfrontato, dissacrante, geniale. Lo definiscono spesso così Walter Beltrami – per Musica Jazz al quarto posto della Top Ten dei migliori chitarristi italiani del 2011 - perché così è la sua musica. Chitarrista e compositore, artista eclettico e visionario, bresciano di origine ma da anni di stanza in Svizzera, la sua sperimentazione non trova confini anche se la stampa lo ha definito una perla del jazz contemporaneo. A due anni di distanza, domani, venerdì 27 luglio, torna con il suo Paroxysmal Vertigo Quintet al Vittoriale per il Festival Tener – a-mente, a presentare un nuovo progetto live che presto diventerà anche un album dal titolo “Kernel Panic”. Il concerto si terrà alle 21.15 nella suggestiva cornice delle Limonaie dei giardini privati del Vittoriale. 


Un secondo atto per Beltrami, visto che nel luglio 2010, nell'ambito della Settimana Jazz del Vittoriale, il talentuoso chitarrista presentò, co-prodotto dal festival stesso, il suo primo progetto con un quintetto di star internazionali di primissimo piano. Il progetto diventò un disco, Paroxysmal Postural Vertigo (uscito per Auand nel 2011), che la critica interazionale ha consacrato come “uno dei lavori più interessanti degli ultimi dieci anni”. A fianco del leader, domani sera, i già compagni di viaggio Francesco Bearzatti (nel frattempo insignito del premio "Miglior Musicista Europeo 2011" dall'Academie du Jazz di Francia, e del Top Jazz 2011), Stomu Takeishi e Jim Black, arricchiti questa volta dalla presenza del trombettista Giovanni Falzone (anch'egli Top Jazz 2011 nella propria categoria). 
Dopo le vertigini del lavoro precedente, questa volta Beltrami ha scelto come ispirazione e filo conduttore il famigerato Kernel Panic, ossia, secondo la definizione standard, "una azione intrapresa da un sistema operativo informatico volta a identificare un errore fatale interno". 
Concretamente il Kernel Panic si manifesta sotto forma di una videata composta da caratteri incomprensibili e minacciosi che indica all’utente che il sistema si è inceppato, incartato su se stesso senza possibilità di uscita se non con un drastico Reset. Metaforicamente, per il chitarrista, il Kernel Panic è un ultimo avvertimento, un faccia a faccia con l’ignoto e le emozioni che esso scatena in noi: l’urgenza di una tabula rasa che costituisce la sola via d’uscita possibile al crash di un qualunque sistema, personale, artistico/creativo, politico, economico.
Quando stavamo ultimando il disco precedente in studio, si è verificato un problema sul sistema e abbiamo dovuto fermare i lavori per un giorno intero temendo di dover rifare tutto da capo. C’è stato un momento di panico e da lì sono partito per scrivere questo nuovo progetto che si chiama, appunto, Kernel Panic – spiega Beltrami – Kernel Panic è una metafora del momento storico che stiamo vivendo e, infatti, questo nuovo lavoro è come un percorso, che inizia con Panic e finisce con The Envisioneer. Quando c’è una situazione stressante, stagnante e logorante come quella attuale in Italia, non si può continuare a rattoppare le cose, ad un certo punto si deve capire che è necessario premere il tasto RESET e ripartire, ripartire con il nuovo. Cambiare, non aggiustare. Un artista questo lo può fare in uno spazio parallelo con la propria musica. Ecco perché, dopo aver analizzato musicalmente la sensazione di panico, ho premuto reset e cercato nuove visioni sonore. Questo nuovo lavoro rappresenta tutto ciò e la canzone finale, The Envisioneer appunto, è un sostantivo che in realtà non esiste, ma che ho voluto creare per dare il senso che possono esistere persone che cambiano il mondo dopo aver capito, dopo aver “abbracciato tutto con la vista” e quindi, in qualche modo, compreso”. 
Il Postural Vertigo Quintet, impegnato nei giorni scorsi in un mini tour che termina proprio al Festival del Vittoriale, è una proposta ambiziosa, interessante per il groove, l’arrangiamento, l’uso delle sonorità rock, l’imprevedibilità dell’evoluzione e Walter Beltrami si mostra abile anche nel valorizzare il talento, la sensibilità, l’ispirazione e l’apertura mentale dei singoli musicisti, ai quali viene lasciata libertà di azione e interpretazione. Con lui sul palco Francesco Bearzatti, sax tenore e clarinetto; Jim Black, batteria; Giovanni Falzone, tromba; Stomu Takeishi, basso elettrico. 

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