martedì 31 luglio 2012

Keith Jarrett Trio a Roma

Sul blog A proposito di Jazz di Gerlando Gatto è stata pubblicata una bella recensione di Marco Giorgi del concerto di Keith Jarrett a Roma.


Ecco un estratto di questa recensione:
...Con puntualità svizzera, sul palco appaiono Keith Jarrett, camicia rosso fuoco e pantaloni grigi, Gary Peakock e Jack DeJohnette e il concerto, articolato in due set con un intervallo di venticinque minuti, ha inizio. E’ All Of Me ad aprire la serata. Jarrett ne maschera il tema, opera tutta una serie di variazioni prima sui registri medi prima di lasciare spazio a Peacock per un assolo di contrabbasso. 
Al termine Jarrett continua a improvvisare e di tanto in tanto duetta con i “break” di DeJohnette. Sarà questo lo schema tipico che verrà portato avanti per tutto il concerto, senza quasi nessuna eccezione. Summertime, il cui tema strappa subito l’applauso della platea, viene eseguito a tempo medio. Jarrett gioca con il tema, frazionandolo e riproponendolo spesso, evitando di snaturarne la melodicità. Ma è con il terzo brano, una splendida ballad, che il pianista riesce a far scaldare il pubblico....
... Jarrett esegue tutta una serie di improvvisazioni, sempre più ardite moderne prima di lasciare spazio a Peacock, secondo lo schema già noto, prima di riprendere il tema e portare il brano a conclusione. Last Night When We Were Young è eseguita con brio e precede la conclusiva When I Fall In Love che conclude il secondo mini set. 
Il trio ringrazia il pubblico plaudente e si avvia verso le quinte tra gli applausi. Tutti sperano che Jarrett rientri e regali qualche bis. Due giorni prima a Bari ne aveva effettuati ben quattro.
Il pianista centellina i brani e regala On A Clear Day, un profondissimo inchino e poi esce di scena e rientra per G-Blues. 
Un profondissimo inchino, un’altra uscita, un’altra razione di applausi e l’ultimo bis: I Thought About You. A nulla valgono le ovazioni del pubblico tutto in piedi. Il concerto è davvero finito. In definitiva Jarrett ha tenuto un buona esibizione, di livello alto e di durata tutto sommato accettabile. La sensazione che però ci resta dentro mentre ci stiamo allontanando dall’Auditorium è analoga a quella che avvertiamo ogni volta che andiamo a mangiare il sushi. 
Gustando ai piatti ne lodiamo la qualità e ne ammiriamo la fattura, ma quando usciamo dal ristorante, l’istinto è quello di andare alla ricerca della più vicina pizzeria per dare un senso compiuto alla nostra serata gastronomica.
(leggi l'articolo sul blog originale)

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