domenica 29 luglio 2012

Gli imperdibili - Ornette Coleman: The Shape Of Jazz To Come

The Shape of Jazz to Come è il primo album di Ornette Coleman registrato per l'etichetta Atlantic Records che lo pubblicò alla fine del 1959.
L'album, considerato uno dei primi dischi di avant-garde jazz mai registrati, venne registrato dal quartetto senza pianoforte di Coleman (Ornette Coleman, sax contralto; Don Cherry, cornetta; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria). 
L'opera fu considerata scioccante dagli ascoltatori dell'epoca, poiché non conteneva strutture di accordi memorizzabili e includeva improvvisazioni simultanee da parte degli strumentisti in uno stile completamente libero rispetto a quanto si era precedentemente sentito nel jazz. Il metodo compositivo di Coleman non si basava sulla tradizionale teoria armonica ma si sviluppa invece per linee melodiche destrutturate e spesso indipendenti tra loro.


Ecco una bella recensione di Giovanni Greto pubblicata sul sito AgoraVox:
A quasi 52 anni dalla registrazione, ‘la forma del jazz che verrà’ risulta tuttora di una bellezza e di una freschezza che conquistano al primo istante l’ascoltatore. La scelta della sezione ritmica senza il pianoforte consente una maggiore libertà, rende più attenti gli attori, ogni musicista riesce a dare il meglio di sé stesso, ma soprattutto a mettersi a nudo, senza protezione. 
Il disco segna il debutto del quartetto e, visti i risultati, diamo ragione a Coleman che, in un’intervista del 1968, ripresa in parte nelle nuove note di copertina, afferma: “Contrariamente a ciò che tanti si aspetterebbero, vista la qualità libera della mia musica, noi proviamo ogni volta che possiamo, perché quando suono una musica nuova dobbiamo trovare quello che dovremmo e quello che non dovremmo fare. 
Dunque il suonare assieme con assiduità arricchisce il gruppo e, di conseguenza, si arriva in sala di registrazione preparati e pronti a trovare lo stimolo giusto che poi potrebbe portare alla creazione di un capolavoro. Il disco si apre con ‘Lonely Woman’, forse la composizione più conosciuta di Coleman.
Nei suoi cinque minuti scarsi sintetizza le emozioni, dolorose a volte, di ogni essere umano. E’ intrisa di lirismo, sostenuta dal battito di Higgins, il quale opta spesso per il rullante senza cordiera, mantenendo un tempo più veloce sui piatti, rispetto ai solo dei fiati. 
Haden, come del resto Higgins, ha un timbro e un modo percussivo di suonare, spesso strappando le corde, che lo rendono inimitabile. Cherry e Coleman sembrano narrare con affiatamento amichevole e fraterno i capitoli di una triste storia. 
Altro pezzo lirico e tra i classici di Ornette è ‘Peace’, il più lungo della seduta. Dopo il tema esposto con chiarezza, alla fine del quale Haden incanta con un breve solo con l’arco, parte l’improvvisazione di Coleman, accompagnata con swing dalla sezione ritmica. 
La sonorità di tutti è calda, anche se il drumming di Higgins sembra proteso a tirar fuori quelle regioni d’ombra che giacciono in ognuno di noi.
Una composizione tutta da gustare è ‘Focus on sanity’. Inizia Higgins con una delle sue caratteristiche rullate in crescendo sul suo Ludwig Super Sensitive, il famoso rullante in metallo, più profondo del normale, da cui non si è separato mai, pur cambiando le marche del drum set. 
La cordiera non è aderentissima alla pelle, ma nemmeno lontana, per cui ne esce una sonorità asciutta anche negli altri tamburi. Subito Haden parte con un lungo assolo, sostenuto soltanto da Higgins. All’improvviso un riff della cornetta e del sassofono diventa un segnale. Ad una velocità altissima si sviluppa l’assolo di Coleman, mentre un impeccabile assolo di Higgins prelude al tema finale.

1 commento:

  1. Mi ha colpito subito dal primo ascolto: molti gruppi di rock fra sessanta e settanta hanno davvero attinto a piene mani da quest'opera free form: grande creatività e genio irrefrenabile, mai nulla di scontato e ripetitivo, sempre tensione, vorrei quasi dire inquetudine al massimo. Ottima la recensione, ascolterò senz'altro molto altro jazz.

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