sabato 2 giugno 2012

Peppe Servillo racconta «Memorie di Adriano»

Sul sito de Il Manifesto è stata pubblicata una bella intervista al cantante Peppe Servillo a proposito del progetto Memorie di Adriano, di cui recentemente è stato pubblicato un Cd e Dvd.


Il titolo - Memorie di Adriano - fa gustoso riferimento a un classico della letteratura moderna. Ma non è l'imperatore dall'indole melanconica ritratto nelle pagine della Yourcenar a interessare il sestetto jazz, piuttosto il dinoccolato urlatore che da sei decenni non smette di fare discutere. Siano canzoni o sermoni televisivi. E così Peppe Servillo, voce e 'front man', Fabrizio Bosso, Javier Girotto, Rita Marcotulli, Furio Di Castri e Mattia Barbieri si sono messi a rimestare nel repertorio sconfinato di Adriano Celentano. 
«Ma a noi - spiega Servillo - interessava soprattutto il periodo del Clan perché in qualche modo si avvicinava alla nostra esperienza insieme». 
E questa inedita performance che da un anno gira nei teatri e auditorium fuori e dentro i confini nazionali, sempre applaudita, è ora disponibile anche in un cd e un dvd registrati per la Pro Music in presa diretta il 9 e 10 dicembre 2011 al teatro Cavallerizza di Reggio Emilia. 
Da una 24 mila baci strumentale trasfigurata quasi klezmer fino a Un albero di trenta piani 'raccontata' dal fine dicitore Servillo, passando per Storia d'amore, Una carezza un pugno, Pregherò e l'inevitabile Azzurro. «Le canzoni di Celentano e il clan - sottolinea Servillo - hanno rappresentato un momento alto della nostra cultura popolare, con testi di grande spessore e musiche che traevano linfa dalla tradizione».
Il progetto dedicato al Clan e a Celentano, in realtà è il naturale proseguimento di un lavoro dedicato al patrimonio musicale del belpaese su cui il sestetto opera da diverse stagioni: «È iniziato da una serata unica al Teatro di Correggio intorno al songbook di Frank Zappa. In quell'occasione fui invitato solo per un pezzo, c'erano Di Castri, Girotto, ma anche Bollani, gli ex csi Ferretti, Magnetti e Maroccolo. Evento strano ma stimolante. Da lì è nata l'idea di uno spettacolo dedicato a Modugno». 
Due artisti importanti ma con un repertorio agli antipodi per stile e personalità, come sono stati affrontati in fase di arrangiamento? «Su Modugno avevo già lavorato con gli Avion Travel quindi ho trasferito in Uomini in frac (il titolo del recital, ndr)quella sensibilità. Quindi pezzi arrangiati d'istinto scegliendo, per me, una chiave interpretativa teatrale. Con Celentano invece il lavoro è stato affrontato in maniera organica, perché ci siamo divisi i brani in maniera quasi sistematica. E la scelta è stata fatta cercando canzoni che avessero una certa cifra ironica. Personalmente ho anche assunto la funzione di narratore baricentro per singole performance strumentali. Un... piccolo teatrino».
Memorie di Adriano - per voce di Claudia Mori che ha assistito a una data a Lugano - è stato benedetto dal Molleggiato e proseguirà il suo viaggio il 28 giugno a Ravenna, per passare il 9 agosto al Ravello Festival e approdare - il 14 e 15 settembre - addirittura a Mosca, dove Celentano è adorato come un dio.. 
E a proposito, come giudica Servillo Celentano 'televisivo'? «Non giudico, posso solo dire che ho un atteggiamento vecchio stile nei confronti della politica. Preferisco avere una mia opinione e non farmi influenzare dai media. Anche perché credo che la proposizione dei contenuti non possa prescindere dal contenitore e spesso il contenitore rischia di fare da contenuto. Da telespettatore io gli approfondimenti li vedo altrove e non in uno show del sabato sera...». 
Messa in stand by l'esperienza con gli Avion: «Dopo il disco dedicato a Nino Rota tre anni e il relativo tour, solo di recente ci siamo riuniti per uno spettacolo di beneficenza. Abbiamo bisogno di un'idea forte per ricominciare», Servillo affronterà l'esperienza del repertorio napoletano con un disco in uscita in autunno insieme ai Solis String quartet, coinvolti in un disco analogo tempo fa dall'israeliana Noa. 
«Il fatto è che viene più ad artisti non napoletani di cimentarsi con la tradizione perché noi, io personalmente sono di Caserta, abbiamo un certo timore reverenziale ad affrontare i classici. Però con i Solis penso sia uscita una bella cosa, ripescando anche brani poco noti». 
Servillo interprete si è arricchito grazie all'esperienza d'attore fatta negli ultimi anni, a teatro con il fratello Toni, in un recital sulle canzoni con la Mala insieme a Ornella Vanoni - progetto esclusivo per il festival Mito - e a breve al cinema con un film dei Manetti Bros. 
«Sono esperienze fondamentali. Perché alla fine per essere bravi interpreti bisogna essere veramente attori. Rendere la canzone viva, carne e sangue, e non mummificarla. La tradizione - come diceva Eduardo - è vita che continua...».

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