giovedì 21 giugno 2012

La donna che sparò a Lee Morgan (terza parte)

Lee cominciò a vedere una nuova ragazza, che conosceva da quando era ancora un tossicodipendente. Subito dopo, Helen smise di andare ai club per sentire Morgan suonare. Gestiva ancora la sua attività economica e vivevano ancora insieme. Uscivano ancora insieme in pubblico e quando Lee era invitato negli special televisivi, era Helen che lo accompagnava, non la sua nuova fidanzata. Ma questa situazione non poteva durare ed esplose quando Helen cercò di suicidarsi ingerendo del veleno. Lee era in casa la sera che successe. Chiamò un taxi e la portò in ospedale per farle fare la lavanda gastrica. Appena rimessa Helen ebbe un colloquio a cuore aperto con Lee per parlare del loro incerto futuro.


La signora Morgan chiese a Lee di andarsene ma lui non volle. Non era abbastanza sicuro di andare a vivere con la sua nuova fidanzata, poiché ebbe abbastanza buon senso per immaginare che questa storia lo avrebbe ributtato giù. Ma Helen era convinta che lei gli avrebbe portato la tanto agognata stabilità. Quindi gli disse che se lui non se ne fosse andato, l'avrebbe fatto lei e sarebbe andata a Chicago a visitare alcuni vecchi amici. Helen informò Lee di non sapere quando sarebbe ritornata e che forse al ritorno avrebbero "deciso insieme il da farsi".
Ma Lee non si arrese e le supplicò di non partire, così Helen decise di restare. Questo si rivelò un errore drammatico perché la portò a fare un passo insolitamente stupido per una signora che, fino a quel momento, aveva sempre fatto le cose giuste. 
Continuò a stare in casa e anche Lee tornò a casa per una notte o due dopo la loro discussione. Ma non durò a lungo. Prima del fine settimana, lui era di nuovo per strada, in giro con la sua amica, tirando cocaina fino alle prime ore del mattino. In quel periodo stava lavorando allo Slug, un club di downtown che lo aveva ingaggiato per tutta la settimana nel febbraio del 1972. 
Helen aveva promesso al proprietario del club, come aveva fatto tante volte in passato, che sarebbe stato lì e Lee infatti era lì, con il suo quintetto, suonando meravigliosamente, inconsapevole di ciò che stava per succedere e senza sapere che questo tanto atteso, concerto di routine allo Slug sarebbe stato l'ultimo.
Secondo il racconto di Helen: "Quel sabato, non so cosa mi possedeva. Andai allo Slug. Lee stava lavorando laggiù per tutta la settimana. Non ero mai stata lì quella settimana. Ed avevo una pistola. Lee me l'aveva comprata perché voleva che mi proteggessi quando lui non era in casa. Misi la pistola nella mia borsa. Ero con un collega di nome Ed, Ed era gay. Io gli chiesi di venire con me e Ed mi disse di no. Mi disse: 'Non andare, non andare laggiù, non voglio che tu vada!' Io gli dissi, ho intenzione solo di fermarmi allo Slug, dire ciao e poi andare al Vanguard a sentire Freddie. Così presi un taxi e andai allo Slug. E Morgan venne dove mi trovavo e la sua ragazza si avvicinò e disse: 'Pensavo che non avresti più dovuto essere con lei.' E lui disse: 'Io non sono con questa puttana, le sto solo dicendo di lasciarmi in pace.' ed in quel momento l'ho colpito. Non appena l'ho colpì mi buttarono fuori dal club, era inverno e non avevo neanche il cappotto. 
Allora la pistola mi cadde dalla borsa, e l'ho guardata. Mi alzai. Andai alla porta. Credo di aver chiesto al buttafuori se potessi tornare dentro, ma il buttafuori mi disse, 'Miss Morgan mi dispiace dirtelo, ma Lee non vuole che ti faccia entrare. Credo che il buttafuori vide la pistola perché l'avevo in mano. Allora vidi Morgan correre verso di me e tutto quello che  vidi nei suoi occhi fu rabbia." 
E' fu in quel preciso momento che la signora Morgan sparò a Lee ed il suo mondo cambiò per sempre. 
Helen cadde in preda al panico e gettò la pistola sul bancone del bar. Scoppiò un pandemonio e i frequentatori del bar fuggirono. Quando la polizia e l'ambulanza arrivarono sulla scena, Helen era seduta in mezzo a tutta questa confusione in un completo stato di stordimento, chiedendosi se fosse un sogno, o un incubo.
Helen fu arrestata e trascorse alcune settimane in prigione sull'isola di Riker, prima di rendersi conto che nessuno l'avrebbe aiutata, tranne se stessa. Licenziò il suo avvocato, dopo averla visitata una sola volta e non essere riuscito a dirle niente dopo il loro primo incontro. I suoi unici sostenitori rimasero i familiari ed i suoi amici stretti che continuarono a restare con lei sia dentro che fuori di prigione.
Fu quasi vent'anni dopo, che lei, cagionevole di salute, e tornata al sud in North Carolina, vicino a dove la sua vita cominciò, si decise a concedere l'intervista e parlare del triste, tragico evento che l'ha trasformata dall'essere "la signora di Lee Morgan," una donna possessiva nella corsia di sorpasso, in una devota, amorevole mamma e nonna, conosciuta come la signora Morgan.
Meno di un mese dopo aver concesso questa intervista nel febbraio del 1996, la canzone di Helen giunse alla sua coda, alla sua nota finale, quando il suo debole cuore smise di battere e lei morì in un ospedale di Wilmington, North Carolina, circondata dai suoi cari.

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