martedì 26 giugno 2012

Jimmy Giuffre – The Complete Remastered Recordings on Black Saint & Soul Note

Per molti appassionati di free jazz o di avanguardia, l'etichetta Black Saint (nata nel 1977) e la sua etichetta sorella, Soul Note (inaugurata nel 1979), furono luoghi importanti per scoprire la musica improvvisata al di fuori della norma. Il catalogo produsse contributi di Archie Shepp, Oliver Lake, il World Saxophone Quartet e molti altri, tra cui Jimmy Giuffre (scomparso nel 2008). 
Le etichette furono poi acquisite dalla Cam Jazz nel 2008 e in quest ultimo anno l'etichetta ha iniziato a pubblicare una serie di cofanetti di alcuni di questi artisti, ognuno dei quali impacchettato in confezioni di cartone in stile LP. In aprile di quest'anno, l'etichetta ha pubblicato un cofanetto di 4 CD di musica di Giuffre, intitolato The Complete Remastered Recordings on Black Saint & Soul Note, che raccoglie tre album dal Jimmy Giuffre 4: Dragonfly (1983), Quasar (1985) e Liquid Dancers (1991), ed uno in trio, Conversations with a Goose (1996), con Paul Bley e Steve Swallow.


Giuffre ebbe una lunga carriera che non fu mai convenzionale. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni '90, ha lavorato in diversi generi jazz, collaborando con artisti che vanno da Jimmy Dorsey, Buddy Rich e Woody Herman negli anni '40 a Howard Rumsey’s Lighthouse All-Stars e Shorty Roger’s Giants negli anni '50 e fondò un proprio gruppo agli inizi degli anni '60. Mentre la maggior parte dei suoi fan probabilmente prediligono i suoi progetti cool jazz e la sua produzione mainstream, Giuffre fu anche un artista innovativo che sviluppò metodi di jazz che accettavano una libera (o almeno più libera) interazione fra i musicisti, alcuni dei quali prevedevano successive forme di libera improvvisazione. 
Due album cruciali che anticipavano il free jazz furono Fusion (1961) e Thesis (1962) con il bassista Swallow e il pianista Bley, che comprendeva modi alternati, improvvisazione e ritmi complessi, ma realizzati con il caratteristico approccio di Giuffre alla tessitura ed un'asserzione sulla sottigliezza ed agli spazi aperti. Il suo era free jazz con sfumature. 
Quando venne pubblicato nel 1996, Conversations with a Goose fu un gradito ritorno a quello stesso trio con alcuni piccoli aggiustamenti, come il passaggio di Swallow al basso elettrico. La maggior parte delle 13 tracce sono concise, un'antitesi alla maggior parte delle marmellate di free jazz, ma ognuna con una quantità impressionante di interazione creativa. Diversi pezzi hanno un tratto meditativo e introspettivo, dove i fiati di Giuffrè si piegano o volano intorno alle tastiere. C'è spesso una sinuosa sensazione di calore, ma senza sacrificare un sensibile spirito d'avventura.
I tre album in quartetto hanno un attitudine diversa. Dragonfly è ovviamente plasmato dalla fusion degli anni '70 e '80.  C'è una certo sapore Weather Report o Return to Forever, che influisce su alcuni pezzi. Le sette composizioni originali di Giuffrè più una cover dello standard Stella by Starlight, mostrano una precisione nodosa ma accessibile ed un grande entusiasmo. Il batterista Randy Kaye e il bassista elettrico Bob Nieske creano una base ritmica vibrante, mentre il tastierista Pete Levin (al piano elettrico Rhodes e synth) è un risoluto accompagnatore e solista. Giuffre espande il suo arsenale con flauto, flauto basso, clarinetto e sax soprano e tenore. Le tastiere di Levin datano la musica, ma non peggio di altre registrazioni della stessa decade. Il timbro a volte oscuro di Giuffre e il suo stile di improvvisazione, che incorpora elementi di swing nel suo disegno disinibito, forniscono un anticonformismo unico che è puro Giuffre. Ciò è confermato dalla cupa Moonlight, nonché dalla reinterpretazione in chiave decisamente moderna di Stella by Starlight
Quasar impiega la stessa formazione con risultati equivalenti. Benchè il risultato sia anche qui apertamente elettronico a causa delle tastiere di Levin (che alle volte riecheggia Joe Zawinul), il materiale (scritto dai diversi componenti della band) riflette l'individualità rilassata ma inquieta di Giuffre. 
Liquid Dancers (pubblicata nel 1991 ma registrata nel 1989) continua la libera ma anche vitale comunicazione del quartetto che si trova negli album precedenti. Il basso elettrico di Nieske e la batteria sempre cadenzata di Kaye conserva uno swing facile, ma fluttuante, mentre le tastiere di Levin si estendono su una serie di suoni ed effetti elettronici. 
Sebbene ci sia una fiduciosa approcciabilità, il quartetto scivola spesso in aree affascinanti, ma mai troppo a lungo a detrimento degli ascoltatori che non sono appassionati di free jazz. 
Questi quattro album rappresentano un suono ed uno stile singolare per Giuffre: a volte audace e in varia misura, oltre il mainstream. Coloro che hanno familiarità con le produzioni più popolari Giuffrè possono non trovare questi quattro progetti attraenti, ma per chi vuole scavare più a fondo nel vasto background jazz di Giuffre, questo un bel posto per fermarsi ad ascoltare.

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