mercoledì 27 giugno 2012

E' morto il chitarrista Pablo Bobrowicky

Con un comunicato sul sul profilo Facebook, il produttore della Red Records, Sergio Veschi ha annunciato la scomparsa del chitarrista Pablo Bobrowicky.


Dopo lunga malattia, un timore al sistema linfatico come Giampiero Prina, è deceduto ieri a Buenos Aires il maestro Pablo Bobrowicky a poco più di 40 anni.
Amavo e amo molto Pablo per quel senso di definitivo, vero e compiuto che la sua musica aveva la capacità di trasmettermi. Non so cosa dire. Sapevo che era molto malato ma francamente non pensavo che si arrivasse così presto a questo tragico epilogo. Luis Agudo, che mi ha trasmesso poco fa la notizia, mi diceva che Pablo si è battuto con forza indomabile contro la malattia che alla fine, come purtroppo era prevedibile, lo ha vinto. Resta la sua musica. Non molto a dire il vero. E la sua arte rimane come testimonianza di ciò che lui è stato, come uomo e musicista, quando non rimane altro che cenere e silenzio. La sua chitarra parla per noi del grande artista che Pablo è stato del suo amore per la vita.
Gracias Pablo . . . . che il riposo eterno ti sia lieve. (Sergio Veschi)

Sul sito ufficiale del chitarrista c'è una bella biografia, scritta dallo stesso Veschi.
Ho conosciuto Pablo Bobrowicky (pronuncia Bobrovitzky) attraverso Luis Agudo (percussionista argentino da anni residente in Italia e che ha suonato con molti luminari come Elvin Jones, Steve Grossman, Baden Powell, Watson, V. Lewis, e altri) in modo del tutto fortunoso.
All'epoca Luis abitava a Santiago del Cile e di tanto in tanto andava a Buenos Aires per trovare gli amici di gioventù e ciò che rimaneva della sua famiglia. Un giorno di settembre mi telefona dal "Sud del mondo" per dirmi che ha registrato delle cose assieme a dei suoi amici e che mi avrebbe mandato la cassetta.
Il mio atteggiamento non fu molto favorevole giacchè al di là della musica mi domandavo a chi avrebbe potuto interessare una musica fatta da sconosciuti jazzisti di B. A.
Grande errore poichè il primo a cui interessava quella musica ero io.
Mi interessava perchè si esprimeva in timbri, melodie, suoni e soprattutto ritmi insoliti e c'era questo chitarrista che non faceva molte note ma erano tutte giuste e molto espressive.
Insomma Jazz d'alto livello con un armamentario di ritmi e melodie di derivazione africana e afrobrasiliana. Non era la solita cartolina illustrata ma qualcosa che aveva una sua vena, colta e popolare assieme, che esprimeva compiutamente un confronto fra culture diverse.
Inoltre all'epoca, ma ancora oggi, leggevo molto gli scrittori sud americani e mi sembrava che quella musica avesse molto a che fare il soul dei personaggi di quegli scrittori: Coloane, Hernan Rivera Letelier, Borges, Joao Guimaraes Rosa, Vargas llosa, Amado etc.
Bobrowicky (pronuncia Bobrovitzky) ha oggi circa trent'anni, è di famiglia ebrea d'origine libanese trapiantata in argentina da molto tempo. Ha studiato chitarra classica con i più importanti insegnanti argentini, insegna in una scuola di Buenos Aires, è sposato con una psicanalista, ha due figli, ha studiato a New York un paio di mesi con Jim Hall quando aveva 23/24 anni e soprattutto ha suonato per più di tre anni con Norberto Minichillo - batteria, piano, marimba, compositore - che è uno dei padri del jazz in Argentina.
Con Minichillo Pablo ha suonato in trio il che significa che ha dovuto farsi le ossa in tutti i sensi poichè gran parte del peso della musica gravava sulle sue spalle.
Quella esperienza è confluita in un nostro CD dal titolo emblematico: "Baires Blue" dove ci sono alcune melodie che non si dimenticano facilmente.
Il Cd sucessivo di Pablo si chiama "Where We Are" ed è una raccolta di standards: Monk, Ellington, Parker, Coltrane, Gillespie più alcuni originals e dediche a Wes Montgomery, Charlie Christian, Jim Hall e Tal Farlow .
E' un punto d'arrivo perchè permette di verificare il punto in cui si colloca Pablo nei confronti di una illustre tradizione sia strumentale che compositiva. E' un punto di partenza per nuove esplorazioni.
La caratteristica principale di Pablo mi sembra essere l'estrema naturalezza delle cose che suona, l'originalità delle frasi e nell'insieme la sua grande pertinenza jazzistica. C'è tutto del jazz di tutti i tempi ma anche una introduzione lessicalmente pertinente di ritmi insoliti come la Murga, Candombè, Chacarera, Zamba e altri ritmi di derivazione africana e afroindia collocati principalmente nelle zone dell'Argentina che confinano con l'Uruguay, Paraguay, Brasile, Bolivia.
Pablo suona indifferentemente, a seconda delle necessità espressive del brano, sul quattro con uno swing che darebbe dei numeri a parecchi swinger di New York e di Harlem sia sui tempi dispari che sugli spazi. In altre parole sul tempo e sul ritmo non ha alcun problema, possiede il senso della costruzione melodica e dell'architettura dell'assolo e non copia nessuno pur avendo, come tutti, riconoscibili influenze che si stemperano in una originale e personale musicalità che privilegia il feeling all'esibizione tecnica.
Pablo piace e molto ai chitarristi e piace anche a chi lo ascolta nel senso di pubblico generico. Ha lavorato con Luis Agudo, Bobby Watson), Ed Simon, Eric Revis, Pepi Taveira, Norberto Minichillo, Bruce Cox, Fabio Morgera, Jasón Jackson, Sam Newsome, Renato Chico, David Marr, ecc..

Nessun commento:

Posta un commento