domenica 13 maggio 2012

Sonny Rollins: Una mente jazz alla ricerca del paradiso dell'improvvisazione

Sul sito del Washington Post è stato pubblicato un bellissimo articolo di Chris Richards sul grande Sonny Rollins.


Sonny Rollins ricorda il tempo. Soleggiato. Si ricorda anche la band. Erskine Hawkins e Dud Bascomb entrambi alla tromba, Paul Bascomb e Julian Dash al sax tenore. Ma gli altri dettagli sono sfocati o cancellati.
"E' una terra fantastica per me ora", dice Rollins. "E' nei miei sogni, nella mia mente."
Probabilmente è il 1942. Rollins ha 11 anni, è lontano dalla sua Harlem per trascorrere l'estate ad Annapolis con il padre, ufficiale della Marina. E' uno splendido pomeriggio a Carr’s Beach - una striscia segregata sul fiume Severn, dove i musicisti neri regolarmente si esibivano per un pubblico nero. Rollins ascolta attentamente Hawkins e la sua big band, un gruppo dell'Alabama di cui il ragazzo conosce bene il lavoro. Ma lui ha gli occhi fissi su Marjorie Brown, una donna che ha seguito in città.
"C'erano sempre delle persone sedute sul palco, accanto alla band," dice Rollins, tornando indietro con la memoria di sette decenni. "Sono abbastanza sicuro che quando sono andato lì quel giorno, c'era Marjorie Brown seduta accanto alla band di Erskine Hawkins. Le implicazioni furono che lei aveva un atteggiamento molto amichevole con la band. Ciò mandò il mio cuore in frantumi"
Come può essere che un 11enne si innamorasse di una donna di 10 anni più grande di lui? Delle sonore risate risuanorono al telefono dall'Europa, dove l'81enne Rollins era in tour. "Ero un maturo 11enne" dice.
Maturo, precoce, colto e determinato. A parte un paio di estati in Maryland, Rollins trascorse la sua infanzia ad Harlem, un epicentro culturale, che lo avrebbe fatto diventare una icona del jazz che avrebbe orientato la strada del genere e il concetto di improvvisazione su vasta scala.
Quando Rollins guarda indietro, i capitoli della sua vita sono spesso tagliati in due metà - realtà separate - dove si alternano il successo e la lotta, la fama e la solitudine. Egli imparò dagli dei del bop (Charlie Parker, Miles Davis) mentre combatteva contro le forze oscure della dipendenza. Nel suo momento di maggior successo, si prese un misterioso anno sabbatico che sembrò un atto di fuga. Oggi, Rollins dice di fuggire da "questo mondo pieno di problemi" per raggiungere una più alta stabilità spirituale che "riesce quasi a toccare", ma senza riuscire mai a farlo completamente.
I suoi mondi iniziarono a dividersi in quelle estati formative nel Maryland. Ricorda di essere andato in un cinema di Annapolis per vedere "Cabin in the Sky", un musical la cui title track Rollins esegue ancora oggi. Nel film recitavano Lena Horne, Louis Armstrong, Ethel Waters e Duke Ellington. Così come Ford Lee Washington e John William Sublett, un duo che Rollins aveva visto esibirsi come Buck and Bubbles all'Apollo Theater ad Harlem.
Ad Annapolis, Rollins dovette vedere il film dalla balconata. Ma quel giorno non ricorda di aver provato l'odiosa puntura della segregazione - ma solo la magia che vide luccicare sullo schermo. "Una grande esperienza", dice. "E alla fine del film, il ragazzo si svegliò e si rese conto che era stato tutto un sogno."
Nel saggio del 1958 Sonny Rollins and the Challenge of Thematic Improvisation lo scrittore e compositore Gunther Schuller dichiarò: "Oggi abbiamo raggiunto un altro momento nella costante evoluzione dell'improvvisazione, e la figura centrale di questo rinnovamento in corso è Sonny Rollins". Il mondo presto avrebbe capito ciò che Schuller stava dicendo.
Quando Rollins cercò nuovi fraseggi melodiche nei suoi assolo, il suo playing divenne più articolato, entrando in possesso del ritmo e dell'autorità della voce umana. Da allora, migliaia di nastri e batterie dei computer portatili sono stati utilizzati cercando di spiegare il suo impatto.
"Ascoltarlo mi ha risvegliato il vero potere ed il potenziale dell'improvvisazione jazz", dice Joshua Redman, il tenorsassofonista che ha citato Rollins come sua più grande influenza. "Lui mi ha fatto capire che l'improvvisazione può contemporaneamente essere spontanea, piena di avventura, di audacia e di sorpresa;  ma al tempo stesso può avere una quantità incredibile di struttura e raccontare una storia molto, molto logica e organizzata."
Rollins descrive chiaramente i misteri dell'improvvisazione: "Tu fai quello che potrebbe sembrare una svolta. E poi... bisogna fare un passo indietro, fare un passo in avanti; allora devi fare un passo o due di lato. L'idea che, 'Oh, accidenti, ora ho capito, sono giusto sulla traccia', non si materializza mai davvero".
Rollins rimane ipercritico a proposito del suo lavoro, ma dice che già in giovane età sapeva come fosse destinato a diventare "importante". Nato a Harlem il 7 settembre 1930, Theodore Walter Rollins era il figlio di una mamma lavoratrice e di un papà in Marina, nati entrambi nelle Isole Vergini. Da bambino spesso sua nonna si prendeva cura di lui, ma per molti versi, fu cresciuto dalla città. Da adolescente ossessionato di jazz, avrebbe perseguitato il sassofonista Coleman Hawkins e convinto Thelonious Monk a nasconderlo nei bar.
"Penso solo che sia nato al momento giusto e nel posto giusto perché tutto intorno a me era musica", dice Rollins. Da bambino, ascoltò i dischi blues della fidanzata di suo zio, guardò i suoi fratelli più grandi suonare il violino e il pianoforte. Passava davanti al Cotton Club per andare a scuola. Cominciò a suonare il sassofono a 13 anni e qualche anno più tardi suonò al fianco del futuro grande del jazz Jackie McLean.
Ma la sua famiglia rimaneva scettica: "Non avevano una grande opinione del jazz", dice Rollins. "Più tardi, quando iniziai a fumare erba e tutta quella roba, ebbero la conferma della loro idea che la musica non fosse niente e che non stessi andando da nessuna parte."
Ma dal 1953, dimostrò sia che si sbagliavano, sia che avevano ragione. Aveva già scontato un periodo in carcere per una rapina a mano armata nel 1950, ma la sua stella era in crescita, come premiato sideman di Monk, tutto questo mentre nutriva una dipendenza dall'eroina che riuscì a scacciare per sempre nel 1955.
Saxophone Colossus, l'album che avrebbe cementato la sua importanza nel jazz, fu pubblicato l'anno successivo.
Ma nel 1959, quando le lodi cominciarono a diventare intollerabili, Rollins interruppe la sua carriera per lavorare in solitudine. Durante una passeggiata pomeridiana verso Delancey Street a Manhattan, inciampò nel suo nuovo spazio per le prove, il Willliamsburg Bridge.
"Era una cosa perfetta", dice Rollins a proposito della distesa d'acciaio che si stende attraverso l'East River a Brooklyn. Lì, avrebbe trascorso giorni e notti suonando in completo anonimato, nascosto in un angolo dal passaggio delle macchine e dei treni. "Rispondevo con il mio sax alle barche quando suonavano le loro sirene. Tutto questo fu grande. Ero in un posto dove nessuno poteva vedermi", dice. "Questo era il paradiso."
Quando tornò nel 1962, gli sembrava fosse ancora prematuro. "Avrei probabilmente potuto trascorrere il resto della vita sul ponte," dice. "Ma poi ho capito che dovevo tornare nel mondo reale".
Ciò significò un nuovo contratto con la RCA ed una striscia di avventurose registrazioni. Ma ben presto, iniziò a sentire quella stessa "voce interiore" che gli diceva di tornare su quel ponte. "Ero un po' disilluso", dice Rollins a proposito del business musicale del periodo. "Il jazz è morto ogni 10 anni. Questo fa parte di esso." Aveva anche coltivato una crescente curiosità sulla meditazione, lo yoga, il Rosacrocianismo ed altre cose dello spirito. Nel 1970, visitò un ashram vicino a Bombay.
"Feci questo viaggio, perché volevo scoprire per me stesso, volevo vivere l'atmosfera e l'ambiente, in cui tutte queste persone avevano queste grandi rivelazioni", dice. Ma la rivelazione di Rollins non avrebbe potuto essere più semplice.
"Avevo un sacco di problemi su cui meditare" dice. "Molte di queste pratiche hanno a che fare con la meditazione e cercano di allontanarsi dalla vita ordinaria. Lo Swami mi disse: 'Bene, Sonny, quando suoni il tuo sassofono, stai meditando.' Una luce si accese nella mia testa. 'Wow, questo è vero!' Sembra come se sia ovvio, ma per alcune di queste cose, anche se sembrano così semplici, c'è bisogno di qualcosa in grado di illuminarle".
Rollins dice di aver tenuto le luci accese da allora. "Suonavo ed avevo pensieri positivi e sono riuscito ad entrare nel profondo della mia musica," dice. "Che in realtà è quello che faccio quando improvviso. L'idea è quella di entrare in uno stato di subconscio."
Continuava ad oscillare da un mondo all'altro. Dopo che le torri del World Trade Center crollarono, non lontano dal suo appartamento, Rollins e sua moglie, Lucille, si trasferirono in una fattoria nello stato di New York. Quando Lucille è morta nel 2004, ha trovato conforto negli infiniti periodi di prova ed ha fondato un'etichetta per pubblicare le sue registrazioni.
Oggi, Rollins vive sia a casa che in viaggio. Alla fine del suo ultimo tour al Kennedy Center, gli fu data una medaglia con un nastro arcobaleno.
Ma Rollins non vede il riconoscimento come un qualsiasi tipo di trofeo o come lieto fine. Esso permette semplicemente al suo lavoro di andare avanti. "Potrei avere migliori posti di lavoro in modo da poter continuare la mia vita e quello che sto facendo", ha detto nel ricevere il premio. "Perseguire quella cosa musicale che sto cercando e, allo stesso tempo, rappresentare questa grande musica che è molto più grande di me."
Si tratta di una ricerca che non ha un punto finale.
"Io non realizzerò mai la perfezione - l'ho capito," dice Rollins. "Ma voglio andarci più vicino di dove sono ora."

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