giovedì 10 maggio 2012

Richard Galliano & Winton Marsalis - Billie Holiday meets Edith Piaf (video)

Richard Galliano e Wynton Marsalis si incontrarono il 13 agosto 2008 per un sensazionale concerto al celebre Festival Jazz di Marciac. 
Per l'occasione presentarono il progetto From Billie Holiday To Edith Piaf, da cui fu tratto un eccellente album.


Billie Holiday e Edith Piaf pur avendo stili vocali e musicali profondamente diversi, espressero le loro vite tormentate attraverso il loro canto spesso lamentoso. In questo progetto Galliano e Marsalis porgono il loro tributo a queste due dive musicali del passato, attraverso la riproposizione di alcune celebri canzoni associate alle due cantanti.
Oltre a questi due grandi virtuosi, il resto della band, il resto della band era composto dal pianista Dan Nimmer, dal bassista Carlos Hernandez, dal batterista Ali Jackson e dall'ottimo sassofonista Walter Blanding Jr., membri stabili delle formazioni di Marsalis.
Il concerto si apre con una magnifica versione di La Foule, un pezzo espresso in maniera gioisa (anche se era in realtà triste, quando la Piaf lo eseguiva) con un ritmo ondeggiante e dalle sonorità tipicamente francesi, al quale i due artisti contribuiscono con splendidi assoli, mentre il pianista Dan Nimmer aggiunge un sapore latino-americano. L'apparentemente inarrestabile Galliano dispiega il finale ripetendo il riff di base del pezzo.
Tra gli altri pezzi che si possono ammirare nel video c'è sicuramente la leggendaria Strange Fruit (il pezzo più storico di Billie Holiday) con la tromba torturata di Marsalis e i tamburi in assetto funebre che esprimono la serietà e la tristezza del pezzo, mentre il clarinetto ondeggia all'interno ed oltre la melodia. Con l'uso della sordina, Marsalis fa piangere e urlare la sua tromba: si tratta evidentemente di una pezzo che sente profondamente, in quanto racchiude le esperienze brutali degli afro-americani nel corso dei secoli.
Ed infine La Vie en Rose che invece consegna una nota più felice per terminare il concerto. E' una sorta di canzone agro-dolce che possiamo immaginare cantata sia da Billie Holiday che da Edith Piaf. La fisarmonica di Richard Galliano è meravigliosamente lirica ed anche il bassista, solenne in precedenza, viene portato al sorriso.

Ecco il video del concerto, trasmesso dall'emittente Mezzo:

31 commenti:

  1. a me il concerto non era piaciuto quando l'ho sentito su cd. l'ho trovato abbastanza superficiale (come molte reunion improvvisate) con Marsalis bravo ma abbastanza fuori registro.
    meglio Galliamo ma a mio avviso un disco inutile e kitch.

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  2. Tutto il concerto è bellissimo - su youtube si reperiscono video anche della fase prove - a metà tra scorci piafiani e holidayani, in un'ambientazione rilassata e partecipe col quintetto di Wynton alla solita eccellenza e Galliano che ne fa degna controparte, con più d'un momento di vera poesia tra cui la finale Vie en rose. Di più: i musicisti si divertono - e si VEDE. Quello che altrimenti si direbbe un sogno d'una sera di mezza estate.
    Un paio d'anni dopo avrebbero replicato, medesima combine, a significare che il momento è davvero gioioso.
    Per quanto mi riguarda disco e video sono finiti immediatamente in testa alla mia top-ten marsalisiana - nel video a memoria ci sono un paio di brani in più - assieme ad un paio di capitoli dei suoi Standards e al live at the House of Tribes. A me Wynton piace a prescindere, lo sento da sempre, però la gioia che serpeggia in questo progetto lo rende oggetto di menzione senza ma.
    Se la buona musica è un dono, questo è un regalo da farsi, e fare.

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  3. un momento davvero gioiso mi pare sia un concetto leggermente fuori luogo per un omaggio a due delle più tragiche figure del mondo dello spettacolo.
    forse è questo che mi infastidisce.

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  4. Se a me evoca gioia, e ai musicanti bien sur, e a te no, non vedo il problema. O di questo passo smettiamo d'ascoltare Jazz perchè buona parte dei suoi eroi è morta in circostanze tragiche. E smettiamo di leggere la Storia, e vivere la vita, perchè non c'è solo acqua di rose sotto questi ponti.
    Gli omaggi si rendono ricordando il bello che un personale punto di riferimento ci ha lasciato: conosciamo tutti l'infanzia di Billie e la sua vita in balia d'uomini che di lei hanno profittato (a parte il sempre signore, e amico e platonico amante, Prez) e così per Edith, ma la parte brutta lasciamola al vissuto ché già basta. Non serve rammentarne a tutti i costi, un ricordo dev'essere sorriso. Però oltre i dubbi, oltre la sospensione del giudizio, basta guardarli quei musicisti - tutti provati nel loro mestiere, certo non superficiali nel rendere omaggio - e vedere come davvero si divertono durante questo atto di deferenza musicale. E' tutto quello che serve, comunque io non chiedo altro.
    La musica va sentita a pelle: se la prima impressione regala brividi, così è stato nel mio caso, non c'è altro di cui discutere.
    Rimpiango solo di non esserci stato, questo si, ma va bene anche così.

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  5. ovviamente non sono d'accordo.
    se fai un omaggio a Holiday e Piaf non puoi suonare come se facessi un omaggio a Fitzgerald e Silvie Vartan!
    Edith Piaf cantava storie tristi d'amore che non posso essere restituite con gioia perchè altrimenti si è fuori tema. Fiaf ha cantato gli amanti siuicidi di Albergo a ore, e La Foule che tanto gioiosamente suonano i musicisti è la storia di un amore improvviso nato tra la folla e finito tra la folla perchè i due (che non si conoscevano) vengono travolti dalla folla e divisi.
    Solo la Vie en rose è una canzone serena, e viene suonata in maniera competente ma usata solo come passerella per i musicisti.
    E Billie ha cantato in maniera drammatica per tutta la parte finale della sua cariera, per colpa delle condizioni in cui si trovava, certamente, ma il risultato era sempre un pugno al cuore. Pugno che i nostri musicisti evitano di dare, invitando tutti in un brasserie a ballare ed a bere.
    Che i musicisti si divertano suonando è bello, ma non dimostra nulla.

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  6. Rimarremo di parere discorde.
    Quando ascolto Chet a me la musica evoca _solo_ gioia, e azzardo - correggimi se sbaglio - pure a te: nel caso, a tuo dire, non dovrebbe, perchè ne ha passate tante e tali che il provare piacere per quanto produce sarebbe da definire blasfemia. Anche quando sento Bird dovrei tapparmi le orecchie e versare fiumi di lacrime ma non lo faccio, come _solo_ gioia in diverse tonalità produce in me l'ascolto di qualsiasi brano inciso da qualsiasi musicista nero. Sappiamo che il Jazz è nero e sappiamo come sono arrivati i neri - i neri sopravvissuti - a creare alfine quel tipo di musica, passando per quali tormenti per più d'una generazione. E non parliamo del blues. Che faccio: smetto di sentire musica perchè dovrei attenermi filologicamente al comparto emotivo di un'ala di terapia intensiva, se non peggio? La musica è gioia, storicamente, visceralmente qualunque musicista esegue musica per un pubblico lì radunato per provare piacere, per gradire ciò che ascolta e dimenticare, il pubblico, le angosce della propria vita; esattamente come il musicista salito sul palco, anche se magari fino a due minuti prima e da due minuti finito il concerto ripiomberà in un'esistenza di soprusi ad opera di compagni violenti, droga, segregazione razziale. Non è una recita drammatica: è musica; è l'esatto contrario. E' il modo in cui a New Orleans le bande di neri festeggiano - si: festeggiano - la dipartita di un compianto. E' stato uno spettacolo pirotecnico e pieno di urla e applausi e caldi corpi in movimento a suo tempo anche la commemorazione di Freddie Mercury per dirne un'altra: dovevano obbligare le decine di migliaia di persone radunate nell'arena a starsene buone buonine perchè gli ultimi anni dell'artista sono stati pena e dolore e avrebbero quindi assistito ad una riedizione funebre? Che senso ha questa cosa? Quanta gente ci sarebbe andata nel caso? Quanta, a un tristo concerto Marsalis-Galliano?
    La musica è joy-making, per definizione. Gli omaggi si fanno anche così. Quelli stillanti lacrime di tristezza ci stanno di quando, ma lasciamoli ai circoli di poesia beatnik. Si può fare un omaggio a Billie anche (soprattutto?) evitando di far pensare al pubblico quanta sofferenza ci sia in un trascorso esistenziale che le ha viste tutte; perchè a. al pubblico probabilmente non frega niente; b. il pubblico magari già lo sa; c. quell'omaggio viene fatto COMUNQUE in quel concerto: l'hai sentita la Strange Fruit che si esegue lì dentro?
    La musica è questo, per me almeno e come si nota anche per quei musicisti - non sottostimare Wynton: ne sa di Jazz più della totalità degli storici e musici di maniera. E lui lo è, nero.
    La parte triste lasciamola per chi chieda approfondimento a seguire - mi ci metto - permettendo che un bel concerto di una serata di mezza estate in quel della Francia rimanga l'evento gioioso che i paganti biglietto lì giustamente si aspettavano di trovare.

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  7. per favore, tu fai un errore molto semplice: scambi il PIACERE con la GIOIA.
    a me la musica di Chet (ma anche quella di Miles) non da gioia, mi piace moltissimo ma mi da diverse senzazion da brano a brano, e in queste sensazioni c'è anche tristezza, meditazione e melanconia.
    e non per la vita di Chet, ma perchè la sua poetica intimistica ed essenziale è più vicina al crepuscolo che all'alba.
    ascolta la colonna di Ascensore per il patibolo o Sanctuary di Miles e dimmi dove sta la gioia? non c'è gioia ma c'è il piacere d'ascoltare della musica che sa pugnalarti al cuore e che lo fa rendondoti lieto del dolore.
    Ascolta Psalm da love supreme: non c'è gioia ma una meditazione così profonda da strapparti le budella.
    quanto al concetto che "La musica è joy-making, per definizione" chiedilo a Schoenberg, Berg, pensa a Requiem di Tristano, a Django, a Strange Fruit, pensa ai quartetti di Scubert...

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  8. "Quelli stillanti lacrime di tristezza ci stanno di quando, ma lasciamoli ai circoli di poesia beatnik. "
    --
    a parte che la poesia beatnik non si piangeva addosso, noi dubbiamo andare oltre e non curarci perchè siamo quelli che non "devono chiedere mai?".
    Quanto alla descrizione del nero che viene fuori dalle tue righe è molto vicina a quelle del buon selvaggio cui basta poco per essere felice...
    Chiediamo a Wynton che ne pensa?

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  9. Diamine: ascensore per il patibolo è musica a tema, colonna sonora di film con gente che muore e gente che scappa perchè ha ucciso. E' bellissima ma è fatta per evocare angoscia, l'esempio non è proprio calzante. Sanctuary è quel po' più rilassata e, credici o no, a me evoca gioia. Una gioia di ordine minore se vuoi, ma tale rimane. La tua piramide vede il piacere al vertice, e la gioia da qualche parte sotto. La mia non riesce a distinguere le due entità, apposta dicevo delle diverse tonalità, così che magari è più melanconica, o furiosa, o triste, ma è una tristezza che ha la gioia, aka piacere d'ascolto, come punto di partenza. Tu li distingui, io no. Poi si apre il ventaglio delle emozioni, ma la linea di start è definita. Da cui: o la musica mi dona gioia - ergo piacere - nelle sue varie sfumature emotive, o non me ne dà. Quest'ultima non la ascolto quindi il conto torna. Miles però mi piace meno - capolavoro assoluto del '59 a parte - di Chet, beh ok mi piacciono entrambi ma gli preferisco il ragazzo dalla tromba d'oro e la voce vellutata, e in quest'ultimo invece tutta la musica è joyful di prim'ordine. Tu chiamalo pure piacere e basta se vuoi, non c'è problema. Tra l'altro il crepuscolo è di gran lunga il preferito anche da me tra i due stati temporali, quindi il responso non può che essere questo.
    Rimane che un pagante biglietto si mette in coda per assistere ad uno spettacolo musicale perchè sa che ne trarrà gioia, magari verserà lacrime durante la performance ma queste saranno di gioia, anche quando l'ascolto farà scattare ricordi tristi, o sentimenti meno azzurri.
    Nelle opere le eroine muoiono ma ti riempiono il cuore durante. E' tristezza velata, e sotto nasconde il sentimento opposto. Facciamo l'esempio estremo: il Requiem di Mozart a me evoca brividi, e così quello di Verdi e quello di Brahms, di nuovo è chiara la destinazione della composizione ma io non riesco a non sorridere durante. La contemporanea - per ora - la ascolto meno, ma la rabbia che evoca Strange Fruit sottende la delizia del poterla ascoltare - e il senso di rivincita ultima, aggiungo: una negra del cazzo secondo certi parametri di quegli anni che svermina così platealmente e con quale distribuzione mediatica la fase più acuta e terribile del principale problema sociale statunitense. Hai mai visto sul volto di un nero la consapevolezza di averlo messo in quel posto a cento e passa anni di segregazione? E' tristezza? E' un si vabbè insomma? E' gioia, gioia furente, la stessa che sta alla base di quel brano terribile. C'è un senso di rivincita ultima nell'universo, e noi siamo felici di poterlo a tratti testimoniare. E' chiaro che il penzolare di un essere umano non può essere oggetto di buoni sentimenti, ma non è di questo che parliamo qui.

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  10. Il nero che descrivo E' il buon selvaggio. Buono per il padrone bianco, buono perchè deve esserlo; ma furioso dentro e complesso, e che usa la musica per evadere. Ciò che il padrone non può levargli e anzi concede, dopotutto lo fa rimanere rilassato no?, nemmeno immaginando che questo è letteralmente il substrato che tiene assieme tutta la negritudine. Ti consiglio un libro: "Davide Sparti - Musica in nero. Il campo discorsivo del jazz". Lì dentro è spiegato tutto molto bene, ed è storia: niente che si possa arrotolare come fossero opinioni.
    Chiediamo pure a Wynton che ne pensa, anzi: magari!; preparati però ad essere deluso. Lo so cosa pensa, è il mio trombettista preferito, di più: è il mio musicista Jazz preferito, di tanti, davvero tanti che seguo e apprezzo. Non esageravo dicendo che lo seguo da sempre, o almeno da quando ho capacità per capire cosa la buona musica è.
    In effetti è disponibilissimo, impegni permettendo non esito a immaginare che risponderebbe volentieri ad una domanda simile. Dopodichè direbbe: wanna play something? tirerebbe fuori la tromba e inizierebbe a suonare - credici, ho memoria di aneddoti in tal senso.
    Da cui per te quel concerto avrebbe dovuto essere più deferente e compreso nel ruolo che testimoniano quelle due eroine della musica. E' il tuo punto di vista, va bene. Per me il concerto è perfetto così, e mi piace proprio perchè è leggero, divertente, divertito, complice, irresistibile, al punto che ogni volta inserisco il cd in auto o il dvd nel player, poi gran difficilmente riuscirò a interromperlo prima della fine. In effetti non succede mai. E durante, durante, so già che mi discenderanno la schiena brividi. Di gioia. Come esattamente ora, al solo ricordarlo per scriverne a te.
    Come dicevo rimarremo di parere discorde, ma va bene così.

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  11. Hey Gio, sei capitato nel posto giusto. Questo blog sponsorizza l'inserimento di Wynton Marsalis (ed anche Joe Lovano, un bianco) tra i più grandi jazzisti della storia del jazz, alla faccia di chi considera il jazz finito negli anni '60

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    1. Lovano lo conosco meno, da trombettista sono preformattato per farmi piacere i trombettisti - non me ne vogliate - ma condivido in pieno il parere. Al punto che ho smesso d'ascoltare Jarrett da quando ho saputo di suoi piccoli pareri da villano nei confronti del nostro - non sopporto la stupidità, nemmeno nei geni - che a suo dire non inventa nulla, ripete solo musica già nota bla bla; e abbandonato un forum di trombettisti italiano quando, sgarbatamente, hanno voluto insistere sul fatto che Wynton fosse bravino si, ma nulla più, finendo col rispondermi 'hey perchè non te ne vai a creare il tuo forum personale pro Wynton'? Ho seguito il consiglio, forum a parte.
      Le preferenze sono materia personale capiamoci, ma a me queste paiono solo piccole invidie, per uno che ha sfondato alla grande e di fatto rappresenta negli USA, ergo nel mondo, il gotha del Jazz. Tra l'altro oltre la tecnica sbalorditiva che lo contraddistingue, ora riproduce si il repertorio dei primi decenni del Jazz, ma a parte che non fa solo quello e che comunque non vedo che problema ci sia nella cosa, è ottima musica dopotutto, prima di fare questo il Jazz l'ha inventato alla grande. Black codes era osannato da critici e musicisti vari prima di diventare Wynton 'fastidioso' e non è l'unico album innovatore che il giovane Marsalis ha inciso. Se lo ricorda nessuno che militava nell'Art Blakey group appena maggiorenne?
      E poi s'è beccato il pulitzer, che non vorrà dire niente ma intanto l'ha preso.
      Il mio voto ce l'avete. Conta se volete alzo entrambe le mani?

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    2. prima di votare Wynton e Lovano, gradirei leggere la lista per vedere chi è stato escluso.
      d'acchito sarei più per Lovano che per Marsalis.

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    3. Jarrett è antipatico ma ha ragione...

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  12. ci rinuncio.
    la musica è in grado di esprimere qualsiasi emozione: gioia, tristezza, rabbia, rilazzatezza, meditazione ecc. dipende da come è scritta (ed anche da come viene fruita).
    che tu sia contento di ascoltare il tuo jazzista preferito, non dovrebbe coprire tutto di gioia.
    ripeto piacere non è gioia.
    io posso assistere ad Amleto con grande piacere, ma la sensazione che ricevo non è di gioia. e la musica non è la felice arte degli sciocchi.
    detto questo, io sono convinto che bastava cambiare il titolo alla serata, eliminare qualsiasi riferimenti a tributi vari e saremmo stati tutti contenti.

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  13. Scusami Alberto, ma perchè bisogna escludere qualcuno? Quello che intendevo dire è che c'è purtroppo c'è sempre la tendenza (e non solo nel jazz) a considerare leggendario quello che c'era nel passato e merda quello che c'è adesso.
    Io tendo a considerare Lovano a livello di un Sonny Rollins (del passato perchè sono ormai 30 anni che Rollins fa schifezze) e Wynton Marsalis a livello di Clifford Brown, senza per questo voler sminuire la grandezza di nessuno dei quattro.
    Però questo non si può dire perchè sembra una bestemmia.

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  14. io chiedevo la lista, solo per capire i criteri.
    se l'elenco è di 10 nomi o di 100 le cose cambiano.
    se listi 10 nomi, nè Marsalis nè Lovano ci entrano (Armstrong, Ellington, Basie, Parker, Tatum, Gillespie, Davis, Coltrane, Monk, Rollins), se ne listi 100 probabilmente si...

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    1. Se l'elenco è 10, Lovano e Marsalis non ci entrano ORA, ok per me Wynton ci entra più che no ma le somme si fanno a babbo morto, casi particolari eccedendo. I riferimenti sono per definizione sul passato, e ci sono certo dieci numi titolari tra quelli che hanno fatto il Jazz. In realtà sono di più. Ciò detto, a intervalli le stime si rifanno e quello che per certuni ora pare sgonfio, tra cento, cinquanta, vent'anni per molti potrebbe esse pieno.
      Le stime su Marsalis fatte ora sono come critiche ad un film non ancora arrivato alla fine. Morti i rancorosi, drenati di un mercato che li vedeva primissimi fino a poco prima, qualcun altro rifarà il punto, che per me è già fatto.
      Rava comunque non titilla particolarmente nemmeno me.

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  15. Gli elenchi e le classifiche vogliono dire ben poco. Non hanno un carattere oggettivo, se chiediamo a 100 persone probabilmente avremo 100 elenchi differenti. Come tener fuori Lester Young, Coleman Hawkins, Sidney Bechet, Charles Mingus ecc..
    Mi piace di più il concetto molto americano di Hall of Fame e ritengo che sia Marsalis che Lovano ne facciano già parte.

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  16. e allora dev'è il problema.
    la verità è che qui (cambi gli interlocutori ma non la sostanza) non si può parlare male di Wynton!
    nemmeno di un concerto assiemato in maniera sbagliata (e forse nemmeno da lui).
    non si può (penso) nemmeno scrivere che il concerto (cd e DVD) da lui organizzato per ricordare Ray Charles è poca cosa, sbagliato negli interlocutori (Wille Nelson e Norah Jones sono agli antipodi del genius) e suonato in maniera professionale ma niente più.
    non si può (penso) dire che l'incontro con Clapton (nonostante gli strombazzamenti) è una delusione, per l'incapacità di entrambi di trovare degli arrangiamenti che facciano coesistere bene le sonorità della chitarra di Eric con la squillante fanfara New Orleans gestista da Marsalis...

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    1. Come non si può parlare male di Marsalis! Ma se hai scritto una decina di post contro Marsalis e non mi sembra ti sia stata negata la parola.
      Mi sembra poi che si stia discutendo in maniera molto distesa. Se poi vuoi avere ragione per forza è un altro discorso.
      Tu sai come la penso a proposito dei concerti con Willie Nelson ed Eric Clapton perchè ne abbiamo già parlato, su questo il mio giudizio è più sfumato, anche se non è certo il miglior lavoro di Marsalis, ma credo che neanche Gio lo pensi.

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    2. guarda che il disco si fosse chiamato: marsalis meets galliano, io non avrei scritto una riga di lamentele...

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    3. Beh il disco con Eric a me piace; lo stavo giusto per scrivere dianzi. E' bello nel complesso ma ha un paio di episodi da urlo. Però Eric è il mio riferimento nel blues, quindi il giudizio anche qui è obbligato.
      L'omaggio a Ray è più rilassato, carino ma lo ascolto gran meno.
      Signori: guardate che si può essere non favorevoli a Marsalis. A qualcuno non piace Wynton, a me non piace altra gente. Che problema c'è? Per quanto mi riguarda ho accumulato abbastanza ore-musica per capire che il trombettista qui in esame è de facto inseribile in una fantomatica hall of fame. Se altri la pensano diversamente va bene; il mio giudizio, fondato, non muterà.

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  17. comunque nelle liste da me fatte sui grandi del jazz, i 5 trombettisti top sono:
    Louis ARMSTRONG
    Dizzy GILLESPIE
    Miles DAVIS
    Clifford BROWN
    Wynton MARSALIS
    elenco solo temporale e non di merito, anche se l'ultimo è anche l'ultimo come importanza e meriti.
    quanto a quello che succederà tra 50/100, visto che non mi riguarderà (voi non so...) non m'interessa. credo che i grandi del passato godano del favore del mito, ma godono dello sfavore di non essere sempre ricordati al meglio.
    Io per esempio, ho dimenticato tra i top 10, nientemeno che Mingus!

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    1. E Freddie Hubbard? E Woody Shaw? Santa pazienza..
      Premesso che io ne metto parecchi altri davanti a Marsalis (Lee Morgan no? Dizzy Gillespie no? Blue Mitchell no?). Comunque la discussione sul valore trombettistico di Marsalis mi pare sfiorare l'assurdo qui in Italia, spinto forse da qualche musicologo italiano che ha la pretesa di fare tendenza e che dà addosso a Marsalis da decenni in modo ideologicao e inspiegabilmente pregiudiziale. La trovo assurda soprattutto se penso che magari gli stessi che danno addosso a Wynton sono gli stessi che lodano una ciofeca di trombettista che corrisponde al nome di Enrico Rava che suona lagne aritmiche con una tecnica decisamente insufficiente e un fraseggio limitatissimo nel quale il jazz si coglie come un radiotelescopio coglie i segnali di un quasar. Ma si sa lui è un "poeta" invece Marsalis è un freddo tecnico con l'imperdonabile difetto che sa suonare il suo strumento. Dai ragazzi, mi pare che a forza di ascoltare musica si perda il senso delle proporzioni.

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    2. Quanto a Jarrett, io che sono da sempre un suo estimatore incondizionato e che me ne sono sempre fregato delle sue bizze, dico che sarebbe il caso che la smettesse di parlare troppo e di rivolgere pistolotti al pubblico, cosa che una volta non faceva suonando invece della gran musica, e che oggi fa sempre più spesso lasciando sempre più a desiderare creativamente quando suona. Ho letto lodi sperticate al suo ultimo Rio che è invece parecchio inferiore al precedente triplo e a parecchia produzione precedente, ma si sa, il marketing ECM aveva deciso che era un capolavoro e allora tutti a fare il coro...guardate che la musica o si suona o si sente con le orecchie...

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    3. E Chet? E Bix? E Sandoval, Ferguson, Farmer, Hargrove...
      Sono - coerentemente - d'accordo anche con te, Riccardo. I gusti son personali, uno; e due: in Italia, ma non solo, c'è una buffa fatwa contro Wynton ad opera di critici e musicisti, reo a quanto pare di fare gran bene il suo dovere. Piace troppo, e ciò non è bene.
      Rifacendomi al pleonasmo 'a me piace ciò che a me piace' io decido cosa preferisco ascoltare, e gli altri facciano un po' come credono. De gustibus...
      Però io ce lo metto prima di molti altri, il nostro.

      Ps: il jonfen lì sopra son sempre io, con liceità di login.

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    4. Nessuno, penso e spero, vuol fare classifiche tra trombettisti di gran valenza ( su Hargroove io avrei qualche perplessità a inserirlo a questi livelli, ma è un dettaglio irrilevante) e io non ho messo Bix pur avendolo considerato per non essere tacciato di tradizionalismo, ma è un grandissimo senza alcun dubbio. Poi dipende come si valuta e cosa si valuta: solo lo strumentista, il compositore, l'innovatore, il musicista, l'artista, o tutto assieme? Le valutazioni possono cambiare a seconda del criterio.
      In generale osservo che si fanno periodicamente campagne pro o contro dei musicisti in funzione della propria idea di jazz (o per qualche altro motivo?). Marsalis è tacciato da decenni di conservatorismo e questo pare basti a giudicarlo negativamente. E chi lo stabilisce? CHi magari ascolta è apprezza quattro pernacchie free da 50 anni? Oggi apprezzare il free è conservatore tanto quanto suonare mainstream, modern o meno, ma qualcuno la chiama ancora "avanguardia". Mezzo secolo di jazz mi pare basti ed avanzi a rendere classico qualsiasi cosa in un ambito che ha appena oltrepassato il secolo. O no? Si vive di etichette precostituite, di pre-giudizi, a me parrebbe. E' un approccio ideologico precostituito e pregiudizialmente classificatorio di cui non ci si libera (in generale osservo che la critica è o è stata in maggioranza di una certa area politica di sinistra molto ideologizzata e a mio avviso riversa tale approccio anche sulla musica ancora oggi), che non condivido minimamente e che a mio avviso inficia la valutazione sul musicista e la musica che si ascolta. Per fare un altro esempio, ho letto per decenni di quanto sia stronzo, montato ed antipatico Jarrett su riviste e giornali vari, condizionandone il giudizio, oppure viceversa mi si dice che l'Enrico nazionale è una gran brava persona. Ok, ma posso dire che non me ne frega un tubo e non c'entrano un tubo discorsi del genere? Stiamo parlano di musicisti e della loro musica o di galateo e/o morale da educande mancate? Posso dire che tali considerazioni non dovrebbero entrare nella valutazione di ciò che si ascolta? Io di 'ste storie ne ho le tasche piene...

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    5. La mia era solo lista d'esempi in continuazione dei tuoi, con Hargrove infilatoci in proiezione futura - chiaro che è giovane, ma fa musica strepitosa da subito. E giusto perchè se ne parla: è un protégé di Wynton, da lui scoperto e lanciato assieme a molti altri. Punti in più per il nostro, se posso.
      La premessa era anzitutto che siamo d'accordo.
      Su etichette e critiche lascerei perdere: faranno sempre l'interesse di qualcuno, o qualcosa, quel tal musicista così intimista nel suo linguaggio di tre lettere e piace quindi alle elite, quell'altro troppo efficiente, troppo premiato dal mercato quindi chiaramente lo detestiamo. Che facciano, sono parole di gente che avrà i suoi motivi per scriverle, magari con all'ascolto un decimo della musica che conosco io, o tu. Sono parole e basta, opinioni; che come recita il detto...
      Lascio agli altri le tristi campagne a levare con voti negativi e piccoli odii; io esercito l'approccio solo positivo alla musica, con punti a sommare e cercando di farmela piacere tutta. Chiaro che poi alcuni li preferirò ad altri. Il giudizio finale in ogni caso è solo il mio, e della Storia, in ultima analisi.

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