lunedì 21 maggio 2012

John Zorn - Nosferatu

Sul bel sito Sound Contest è stata pubblicata un bella recensione di Olindo Fortino, di Nosferatu, ultima novità nella sterminata produzione discografica di John Zorn.


John Zorn sta nuovamente lasciando aperti i rubinetti della sua produzione, cosicche' dischi e progetti tornano a zampillare uno dietro l'altro. 
La sua e' una prolifica megalomania che ha propinato in parti uguali "sole" e piccoli grandi capolavori ma chi ama il personaggio e insegue accanitamente ogni sua uscita ci ha ormai fatto la bocca. E allora diciamo subito che Nosferatu, pubblicato il mese scorso per celebrare il centenario della scomparsa di Braam Stoker (avvenuta il 20 aprile del 1912), e' un lavoro piu' che dignitoso, all'altezza della proverbiale eccentricita' dell'estetica zorniana.
Innanzitutto la formazione schierata dal Nostro e' di quelle su cui non c'e' nulla da dire e obiettare. Bill Laswell, Rob Burger e Kevin Norton sono e restano fior di musicisti che anche in questo contesto confermano di eccellere ognuno nel proprio ambito strumentale. 
Altro valore aggiunto e' la presenza, in diversi brani, del contralto di Zorn (negli altri all'opera con piano, tastiere ed effetti elettronici), delizia e tormento che sempre piu' negli ultimi anni sono venuti a mancare.
Il discorso musicale dell'album e', in generale, meno sinistro e orrorifico di quanto la vampiresca creatura del titolo lasci presupporre. L'intro strumentale di Desolate Landscape diffonde sensazioni opprimenti e suoni taglienti, laminati da bagliori elettronici, un'ambient tenebrosa che tuttavia precede la sorprendente dolcezza e malinconia contemporanee di Mina, concepita come un esclusivo dialogo tra i tasti del piano e i soffusi colpi dei mallet sul vibrafono. 
The Battle Of Good And Evil e' invece un cataclisma claustrofobico di foggia noise-jazz che ha come suo epicentro la tellurica e distorta energia del basso di Laswell e l'allucinato urlo prolungato del sax di Zorn, abile nel dislocare, qua e la', anche qualche cantabile e idiomatico fraseggio in chiave free e un inaspettato motivo klezmer. 
Sinistera (per piano, organo e tastiere) ritorna ad atmosfere rilassate ma piu' concettose, con qualche strizzatina d'occhio alla lezione del compianto Joe Zawinul. Alla rarefatta trance-ambient di Van Helsing si contrappone il crepuscolare linguaggio jazz di Fatal Sunrise, un altro bel dialogo tra il sax di Zorn e il basso timbricamente fusion di Laswell, accompagnati dai fruscianti contrappunti di Norton.
Questo intreccio altalenante di climi e generi, luci e ombre, si trascina fino alla sedicesima traccia finale, Stalker Dub, sorta di ripresa della piu' estesa e antecedente Stalking un mesmerico motivo "dubbato" a dovere da Laswell e Norton, puntellato dalle scale mediorentali di Burger e concluso dall'ancia schizofrenica in echo-delay di Zorn. Tutto sommato e' un bel sentire per cui non resta che farsi mordere al collo.

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