mercoledì 30 maggio 2012

Intervista a Wayne Shorter

Il DailyNews ha pubblicato recentemente un bell'articolo con intervista a Wayne Shorter, in occasione di un recente concerto al Lincoln Center di New York.


Dopo oltre seicento spettacoli, il Wayne Shorter Quartet funziona in maniera quasi telepatica.
"Ci vuole una specie di coraggio ed una attitudine nel cogliere le occasioni e di fiducia per fare ciò che facciamo quando siamo insieme", dice Shorter.
Quello che questa formazione, vincitrice di un Grammy, fa è suonare senza un copione, creando una musica che fluisce e rifluisce, ascende e discende; il loro intento improvvisativo è quello di creare una unità organica sul posto, in quel preciso momento. 
Shorter, probabilmente il più grande compositore vivente di jazz, riesce a portarti intorno al mondo in 80 minuti di conversazione. Queste discussioni di alto livello svariano attraverso la musica, i fumetti, la scienza, il cinema e la filosofia, in un batter d'occhio.
Similarmente al suo modo di suonare il sassofono, Shorter è una persona altamente associativa, con una frase o idea che porta ad un'altra, a volte direttamente, altre volte attraverso schemi laterali o salti di pensiero discorsivi o sonori.
Certi schemi e temi emergono nella vita e nell'opera di un maestro, le cui composizioni illuminarono i gruppi guidati da Art Blakey, Miles Davis, Herbie Hancock e altri negli anni '60, e la cui co-leadership dei Weather Report negli anni '70 ha contribuito a definire il suono di un'epoca.
Il Wayne Shorter Quartet si è costituito nel 2000 con il batterista Brian Blade, il bassista John Patitucci e il pianista Danilo Perez.
Shorter apprezza la differenti personalità e gli attributi caratteriali che ogni componente apporta nel gruppo.
"Blade una di quelle persone che se provi a trovarlo, dovresti essere Sherlock Holmes", dice Shorter. "Ma quando è pronto a lavorare, ed è sulla scena, è divertente. Egli fornisce un altro strato, ed è un altro tipo di narratore che continua la storia della vita".
Il bassista Patitucci, nato e cresciuto a Brooklyn, è un devoto cristiano che insegna presso la Berklee School of Music. Shorter ammira "la sua scrittura di musica per gruppi da camera e di musica per sollevare gli animi, quando lui è a casa per le vacanze." 
Le locale si tramuta in globale attraverso il pianista panamense Perez. "Danilo è coinvolto con l'umanità", dice Shorter. "Lui vuole che tutto sia globale".
Perez è il direttore artistico del Berklee Global Jazz Institute e dirige il Festival Jazz di Panama.
Anche Shorter sostiene tali iniziative a livello mondiale, compresa quella come l'International Jazz Day con il suo amico Herbie Hancock. 
"Essi sradicano i confini artificiali e le zone di comfort che diventano soffocanti nel cammino della vita, zone di comfort che diventano cancerose ed epidemiche, separando e alienando tutti i tipi di persone provenienti da ovunque, qualunque siano le loro radici", dice Shorter.
"Le loro radici sono unite. Le differenze di razze, etnie e nazionalità sono come le foglie di molti alberi", aggiunge. "Ma tutti gli alberi nel mondo vengono infine collegati tra loro. E c'è una connessione con l'universo e lo spazio, anche, ma non deve essere di forma solida". 
Shorter è nato a Newark nel 1933. "Non avevo voglia di essere un musicista", dice. "Ero un'artista al liceo. Avevo tanti fumetti nel luogo in cui sono cresciuto. Poi la musica mi ha streagto. Ciò che mi ha colpito di Charlie Parker, Miles, Dizzy Gillespie e Thelonious Monk era che essi rappresentavano dei supereroi per me. "
L'influenza del suono e dello stile del sax di Shorter a partire dagli anni '60 su altri musicisti jazz è paragonabile solo a quello di Sonny Rollins e John Coltrane. I tre titani del tenore condividono anche una ricerca dell'illuminazione spirituale. Nel caso di Shorter, è un buddista di lunga data. 
Una volta ha parlato con Miles Davis di filosofia. "Avevamo parlato un pò di queste cose, e Miles era in quella stessa zona", Shorter dice. "Allora diceva, (Shorter imita il sospiro rauco di Miles) 'Perché non la suoni?' Ed io rispondevo, 'Wow!' Miles era così."
Temi essenziali nella visione del mondo di Shorter sono la convinzione che la fine sia un'illusione, e il concetto di essere "nel momento", che egli descrive come centrale nella sua musica.
"Il jazz è fatto in questo momento", dice. "Essere in questo momento è uno dei processi che ci libera dalla paura dell'ignoto."
"Nella filosofia in cui sono coinvolto, il momento, ora, è l'unico posto nel quale si può modificare il passato e determinare il futuro", aggiunge Shorter. "In altre parole, non bisogna continuare a vivere nel passato, ma occorre essere il regista, l'attore, è il produttore della propria vita. Questa è una sfida. La vita è l'avventura definitiva."

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