venerdì 11 maggio 2012

Don Was nuovo presidente della Blue Note

Don Was, il produttore vincitore di Grammy Award, ha un chiaro ricordo del suo primo incontro con la Blue Note Records. Era un adolescente, ed ascoltava l'autoradio nella sua città natale, Detroit, quando sentì la title track di un album del 1966 di Joe Henderson. "Ho sentito questo sassofono suonare, e fu veramente affascinante", ha detto di recente. "Io non sapevo niente di jazz. Ma questa cosa venne fuori e mi afferrò completamente. L'album era Mode for Joe". 
Quella scintilla del rapporto tra ascoltatore ed etichetta è diventata una fiamma persistente per Was, che a 59 anni è il nuovo presidente dello Blue Note, con un piatto pieno di nuovi sviluppi al suo attivo. E' ancora presto, ma la sua energica gestione potrebbe essere proprio ciò che occorre in un momento di transizione societaria per l'etichetta, in un clima difficile per il settore.


Da quando ha cominciato nel mese di gennaio, Don Was ha riacceso la collaborazione con il venerato sassofonista Wayne Shorter, che registrò una serie di classici album Blue Note nel 1960, ed il trombettista Terence Blanchard, il cui contratto era scaduto qualche anno fa. 
Ha firmato il contratto del cantante José James e del bassista Derrick Hodge, dei giovani talenti che fondono jazz e soul. Inoltre si è assicurato degli accordi con artisti più vicini alla sua base stilistica, come Van Morrison, che aveva un precedente album con la Blue Note, e Aaron Neville, che invece farà il suo debutto con l'etichetta.
Tutto che sembra segnalare la fine di un incerto momento di tregua per la più venerabile etichetta jazz, che divenne anche una casa per artisti pop, dopo il successo di Norah Jones un decennio fa.
"L'ultimo paio di anni sono stati molto frustranti", ha detto Bruce Lundvall, che ha terminato, dopo 25 anni, la sua carica di presidente dell'etichetta nel 2010, diventando presidente emerito. "Abbiamo arruolato solo due persone."
La scelta di Was, provenienti dal di fuori dell'ambito jazz, è stata inaspettata, ma ispirata alla scelta di far correre l'etichetta, un outsider che, come Lundvall, è tenuto in grande considerazione in tutta l'industria discografica. Ha prodotto l'album di Bonnie Raitt del 1989 "Nick of Time", che vinse il Grammy come album dell'anno. Ha prodotto tutti gli album dei Rolling Stones da "Voodoo Lounge", che nel 1995 vinse come miglior album rock e gli valse il titolo di produttore dell'anno.
Non è un caso che Don Was fosse un musicista, un bassista che ha lavorato con Bob Dylan ed Elton John. Il suo incarico più visibile è ancora con Was (Not Was), l'eclettica rock band che costituì con David Was nel 1979. (Prima di allora, Don si chiamnva Donald Fagenson, entrambi i musicisti adottarono lo stesso cognome.)
All'inizio della sua carica, ebbe un incontro con il nuovo vice presidente e general manager, Hank Forsyth. Insieme hanno messo in atto una strategia che includeva anche le pubblicazioni messe in moto prima che Don Was arrivasse. Nel suo primo giorno di lavoro ascoltò un mix di "Radio Black," l'album del pianista Robert Glasper che abilmente fonde jazz, hip-hop e soul. "Rappresenta tutto ciò che voglio fare alla Blue Note,"  disse Was poco prima che l'album fosse pubblicato con delle vendite molto forti.
Egli chiede un'esuberanza simile per il nuovo album di Norah Jones, "Little Broken Hearts", che è stato prodotto da Danger Mouse e pubblicato recentemente, e per i prossimi album da parte del sassofonista Ravi Coltrane ("Spirit Fiction", 19 giugno), il chitarrista Lionel Loueke ("Heritage", il 28 agosto) e il sassofonista Joe Lovano ("Cross Culture", il prossimo gennaio).
Allo stesso tempo, Was ha posto la sua attenzione sul profilo pop instaurato da Lundvall. "Dubito che chiunque altro avrebbe capito quello che stavo cercando di fare, come ha fatto lui", ha detto Aaron Neville di Don Was, riferendosi al suo nuovo album, un progetto doo-wop, prodotto con Keith Richards dei Rolling Stones.
Don Was ha inoltre avviato due nuovi programmi di ristampa: una serie "Mastered per iTunes", e una partnership con HDtracks, specializzata in download digitali che superano la qualità del suono dei CD. Descrivendo il processo di rimasterizzazione ad alta definizione, ha riflettuto sulla questione filosofica delle intenzioni originali dei musicisti in studio.
"Ho chiesto i nastri di 'Mode for Joe", ha detto, riferendosi all'album della sua infatuazione adolescenziale. "Siamo andati in una stanza per il mastering e gli ho ascoltati. E fui davvero choccato, perché suona in maniera completamente diversa. Nessuno ha mai ascoltato i nastri nella loro forma originale".
La questione di intenti è diventata acutamente urgente per Was, che conserva una copia della registrazione originale sul suo Blackberry. "Penso sia un errore ricreare la musica degli anni '60", ha detto. "Abbiamo un catalogo completo di essa che non può essere battuta. Abbiamo fatto firmare Wayne Shorter, e Wayne è un grande esempio, perché è un musicista che ha fatto la musica negli anni '60. Ma se suona ora quei pezzi, li interpreta in modo diverso. E noi vogliamo catturare proprio quello".

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