giovedì 24 maggio 2012

Don Cherry In The 1960s (audio)

Indiana Public Media ha trasmesso recentemente, nell'ambito del suo programma Night-Lights, una puntata dedicata interamente alla musica di Don Cherry negli anni '60 quando il cornettista, reso celebre dalla sua collaborazione nel quartetto di Ornette Coleman, iniziò a forgiare il suo passo musicale.


Il cornettista Don Cherry si fece notare per la prima volta nel mondo del jazz alla fine degli anni '50, suonando nel quartetto d'avanguardia del sassofonista Ornette Coleman, ma Cherry trascorse gli anni '60 facendo una propria strada musicale, prima come sideman di artisti come Sonny Rollins e Albert Ayler, e poi come leader in proprio.
Cherry è nato il 18 novembre 1936 a Oklahoma City, ed è cresciuto a Los Angeles, dove iniziò a suonare la tromba e il pianoforte. Affascinato dai trombettisti bebop e hardbop come Fats Navarro, Clifford Brown e Miles Davis, Cherry ebbe una esperienza che gli cambiò la vita, quando incontrò Ornette Coleman nel 1956 in un negozio di musica a Los Angeles, diventando un suo fondamentale compagno musicale.
"Aveva i capelli lunghi e la barba," Cherry ricordò in seguito. "ed aveva un lungo soprabito. Avevo paura di lui." La musica che, solo qualche anno più tardi, i due produssero insieme spaventò molti altri nel mondo del jazz.
Lo stile di Cherry come trombettista è stato spesso descritto come semplice e frammentato... termini che descrivono bene il suo uso dello spazio e la sua inventiva melodica e ritmica, e che presto ha cominciato a vagare ben oltre i confini del bop.
Adottò anche una piccola tromba b-flat tascabile pachistana, come suo strumento primario, ma alla fine registrò e fece musica con tutti i tipi di strumenti, tutti al servizio di una visione estetica in espansione.
Nel suo libro Free Jazz, Ekkehard Jost scrive: "L'essenza della musica di Cherry sta nelle sue contraddizioni. E' allo stesso tempo divertente e malinconica, piena di pathos e divertimento, carica di energia e meditativa, complessa e semplice."
Quando nel 1961 Ornette Coleman decise di rallentare la sua attività. Don Cherry si ritrovò con un altro partner di alto profilo come il sassofonista Sonny Rollins, che proprio allora stava emergendo dal suo anno sabbatico, e che voleva portare la sua musica in una direzione che rispondesse al grande impatto che ebbe l'influenza free jazz di Coleman. Un buon modo per farlo era quello di assumere il trombettista di Coleman.
Dopo aver lasciato il gruppo di Rollins, Cherry entrò a far parte di una giovane ensemble d'avanguardia il New York Contemporary Five, che includeva i sassofonisti Archie Shepp e John Tchaï, ed il batterista Sunny Murray.
Cherry aveva vinto il New Star trumpeter award di Downbeat nel 1963, in maniera piuttosto ironica visto che era presente sulla scena da diversi anni, ma come Leroi Jones notò nel suo profilo per Downbeat, Cherry stava avendo difficoltà a trovare lavoro. Jones scrisse che era in conseguenza dello stile "fresco" e "singolare" di Cherry, troppo scomodo per i proprietari di club e per molti appassionati di jazz.
Cherry aveva registrato un album con un trio molto interessante con Henry Grimes e Ed Blackwell per l'Atlantic, ma questa registrazione ancora oggi rimane inedita. Quindi la possibilità di suonare con il New York Contemporary Five fu provvidenziale per Cherry, e Jones ne parlò con entusiasmo nel suo pezzo su Downbeat.
Cherry trascorse anche un po' di questo tempo in Europa con il sassofonista Albert Ayler, un altro sassofonista innovativo. E' incredibile a posteriori considerare che Cherry fu un partner di prima fila per Ornette Coleman, Sonny Rollins, e Albert Ayler
Ma il percorso che Cherry fece nel decennio, attraversò i continenti ed incrociò molti altri artisti; gli studiosi di jazz stanno ancora cercando di ripercorrere i suoi viaggi fisici e musicali. Come un suo compagno musicale di quel periodo ha osservato di recente, occorrerebbe scrivere un libro su questa fase della carriera del trombettista. Cherry registrò diversi album per la celebre etichetta Blue Note, che sarebbero diventati un elemento costitutivo della sua eredità musicale degli anni '60, e l'inizio di un periodo eccitante e creativo, di vitale importanza per Cherry.
Come Ekkehard Jost annotò nel suo libro Free Jazz "Cherry, un veterano di jazz non molto noto, introdusse nella musica della seconda generazione del free-jazz delle idee creative che andavano ben oltre ciò che aveva imparato come sideman con Coleman, idee che ebbero una influenza decisiva nell'evoluzione di quella musica. "
Il contributo dell'album Complete Communion, fu quello di introdurre il concetto di organizzazione formale e tematica in una lunga composizione di free-jazz.
In questo periodo Cherry eseguì alcune delle sue musiche Blue Note dal vivo in Europa, con Gato Barbieri al sax e con una sezione ritmica europea. 
Il bassista Cameron Brown, che ha suonato un periodo nel gruppo, ha ricordato decenni più tardi "Quella band era così forte. Suonavano tutta la storia della musica. Fu incredibile. Prima suonavamo un pezzo di Ornette, e subito dopo "How Insensitive", quindi suonavamo una selvaggia composizione di Albert Ayler, e poi seguiva "Two Bass Hit."; era incredibile.
Un certo numero di performances del gruppo furono registrate e stanno riemergendo in questi ultimi anni, una di queste, "Remembrance", registrata dal vivo a Copenaghen nel 1966, è presentata nel programma.
Don Cherry si riunì brevemente con Ornette Coleman alla fine del decennio, e registrò diversi album che sono ormai degli introvabili capolavori di free-jazz, incluso un album di duetti con il batterista Ed Blackwell e l'album live Eternal Rhythm.
Fece anche una registrazione dal vivo presso l'Ambasciata degli Stati Uniti in Turchia, che mostrò il suo crescente interesse nella world music, un interesse che avrebbe continuato a manifestarsi nei successivi percorsi musicali di Cherry nel corso degli anni '70.
Il programma si chiude con Don Cherry che esegue un pò di musica popolare turca alla fine del 1960.

Clicca qui per ascoltare in streaming questa trasmissione, in Real Audio.

2 commenti:

  1. Complimenti, un articolo davvero interessante e dettagliato. Da grande appassionato di Don Cherry, in particolare per quella fase compresa tra i '60 e la prima metà dei '70, ho da fare un solo appunto: l'assenza di un esplicito riferimento a "Mu", doppio capolavoro assoluto della musica free jazz, che da 40 anni fatica ad arrivare alle orecchie di chi potrebbe amarlo visceralmente.

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    Rende più facile avviare una conversazione.

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