sabato 28 aprile 2012

Don Byron Gospel Project al Blue Note di Milano

Don Byron sarà in concerto lunedì 8 maggio al Blue Note di Milano, per l'unica data italiana del suo tour, dove presenterà Gospel Project, il progetto tratto dal suo ultimo album Love, Peace and Soul
Byron sarà accompagnato da Barbara Walker voce, Nat Adderley Jr. al piano, Brad Jones al basso e Pheeroan akLaff alla batteria.


Come affronta il gospel, una delle radici del jazz, un musicista che ha collocato il suo stile nella ricerca?
Don Byron ha scelto un doppio binario: da una parte una godibilità melodica che di quella musica religiosa valorizza le strutture più immediate, dall’altra una rilettura verso territori consacrati all’improvvisazione più libera, a lui congeniali.
Il leader alterna composizioni originali a omaggi dedicati a padre Thomas A. Dorsey (scomparso nel 1993 a 94 anni), considerato artefice di una sintesi originale fra spiritual e altri canti religiosi, creando un canone non solo dal punto di vista musicale: il reverendo Dorsey (nessun legame con i due fratelli della Swing Era) impostò nei canti una relazione diretta fra il singolo fedele e Dio mentre in passato era il gruppo dei credenti a rivolgersi collettivamente al Creatore.
La cantante Mahalia Jackson cominciò la carriera proprio interpretando i gospel di Dorsey, e cogliendo (insieme a molti altri jazzisti) nei canti ricchi di pathos una sorta di «prologo» del blues, eredità artistica alla quale guarda anche la cantante del quintetto in scena al Blue Note, Barbara Walker. Fra i classici riletti da Byron figurano in scaletta «Take My Hand Precious Lord» e «There’ll Be Peace in the Valley».
In formazione anche un figlio d’arte, il pianista Nat Adderley Junior, figlio del trombettista omonimo e nipote del celebre altoista Cannonball Adderley.
Con queste premesse, il solista newyorkese (che circa due anni fa, sempre al Blue Note, presentò lo stesso progetto) rilegge con rispetto l’opera del reverendo nero (spesso i canti erano metafore per un’agognata fuga) ma dà il suo meglio quando si libera da vincoli e fissità stilistici e porta in primo piano il suo linguaggio al clarinetto e al sax tenore, anche se su quest’ultimo non raggiunge l’espressività che ha sul primo strumento.
L’omaggio ricorda anche personaggi come Sister Rosetta Tharpe, Alex Bradford e Jesse Dixon, nomi passati alla storia per aver traghettato i canti religiosi sull’avventurosa strada verso il blues e il jazz moderno.

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