domenica 30 dicembre 2012

REPLAY: Gli imperdibili: Sunday At The Village Vanguard - Bill Evans Trio

(Pubblicata originariamente il 18 marzo 2012)
L'imperdibile di questa settimana si concentra su quello che viene considerato (giustamente) il più grande album per "piano trio" della storia del jazz; il leggendario Sunday At The Village Vanguard di Bill Evans.


Ecco un bella recensione di Gabriele Baldaccini, pubblicata sul sito Ondarock:
Quando all’inizio degli anni 60 la rivoluzione della free-music cominciava a dare i suoi frutti, sembrava che il resto del jazz non destasse più interesse e personaggi come Bill Evans venivano ritenuti alla stregua di pianisti da bar.
Stilisticamente in conflitto tra jazz e musica colta europea, Evans rivoluzionò invece la scena musicale afroamericana tanto quanto Coleman e Coltrane, entrando con forza a far parte dei padri fondatori del jazz modale.
Tecnicamente tra i più preparati del periodo, Evans fu pianista dal lirismo intricato e compositore dallo stile innovativo. Studiava gli incatenamenti armonici degli standard allo scopo di raggiungere, districandone gli stessi accordi, soluzioni melodiche ariose e in completa libertà.
L’evento che mostra palesemente queste sue attitudini, si manifesta tra il pomeriggio e la notte del 25 giugno 1961, ultimo giorno di un ingaggio di due settimane al Village Vanguard di New York.
Il trio, naturalmente, è quello con Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria; quel giorno, i tre musicisti sembrano confluire in un’unica perfetta concordanza di suoni e ritmi, dove lo scambio tra le rispettive improvvisazioni viene percepito in maniera spontanea ed estremamente istintiva, come se a suonare fosse un solo strumento.
Il tema di "Gloria’s Step" parte vellutato e trasversalmente avvinghiato alla parte improvvisata: Evans cerca inizialmente una variazione alla melodia portante, rapidamente trasformata da un leggiadro modulare in una progressione di accordi perfettamente concatenati che aprono la strada al solo ricco di tensione di LaFaro.
Ma il vero talento di Evans si esprime nelle ballad; ecco quindi che "My Man’s Gone Now" è un susseguirsi di inflessioni blues, che riportano il pianista ai ricordi dei primissimi approcci all’improvvisazione con l’orchestra del South Eastern Louisiana College, quando si sentiva affascinato dalla “possibilità di fare in musica qualcosa di bello che non è stato fatto da altri” - come scriveva Enrico Pieranunzi nella biografia “Bill Evans” dedicatagli nel 1994.

Ci sono all’interno della session anche momenti più vivaci (Evans poteva eseguire in un concerto anche fino a tre ballad consecutivamente!), come la più swing "Solar", dove finalmente c’è spazio anche per Motian, che dà sfogo al suo grande gusto ritmico, mai intrappolato in stucchevoli virtuosismi fini a se stessi: qua Evans propone l’aspetto più sincopato del suo pianismo, comunque sia mai aggressivo e anzi al contrario sempre pacato e raffinato.
Superba anche "Jade Visions", posta alla fine del disco: una dilatata armonia senza melodia che dà quasi l’idea di essere totalmente improvvisata.
Purtroppo, dodici giorni dopo le registrazioni Scott LaFaro morì in un incidente: "Sunday At The Village Vanguard" insieme a "Waltz For Debby" (l’altro disco realizzato utilizzando le sessioni di New York), assumono così un valore particolare, quasi come fossero l’ultimo regalo del grande Evans all’amico e collega.
Queste registrazioni sono senza ombra di dubbio, la dimostrazione di come il pianista americano riuscì ad “accentrare su di sé il mondo del jazz, servendosi di materiali musicali concepiti secondo le strutture convenzionali, oppure creandone di nuovi, ma sempre nell’ambito dei codici espressivi più tipici della musica afroamericana”, come affermò Leonard Feather in un profilo dedicato allo stesso Evans.
Noi, non possiamo che essere d’accordo e annoverarlo, senza incertezza alcuna, tra i più rivoluzionari artisti dell’intera storia del jazz.

Ecco in streaming l'intero album:

Sunday at the Vanguard by Elfio Nicolosi on Grooveshark

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