giovedì 29 marzo 2012

Duology nuovo album del duo Fasoli-Garlaschelli

Duology è il nuovo album del duo Luca Garlaschelli e Claudio Fasoli dove il sassofono e il contrabbasso sono i due strumenti essenziali. Questa raccolta è una ricerca fatta su forme più o meno convenzionali, senza però abbandonarne le strutture. La musica scaturita è molto speciale, poiché il suono di questi due strumenti da soli caratterizza in maniera assoluta il risultato, valorizzando ogni dettaglio espressivo, sempre assai significativo. 


Garlaschelli parla del potere misterioso della musica, che ha la capacità di colpire i cuori più duri e di scalfire l'indifferenza. Questo è quello che gli artisti con Duology vogliono trasmettere, la musica deve essere intesa come un’espressione urgente e vera di chi la produce, frutto di passione, disciplina, lavoro, studio e talento. 
Questo cd, essenziale e scarno, si pone al centro di una particolare visione della musica, che va contro l'idea che i suoni prodotti per il mercato della musica  hanno solo e soltanto un valore di consumo, per abbracciare la  grande tradizione, la  ricerca del linguaggio e per ritrovare una tensione emotiva lontana dagli schemi commerciali.
L’album Duology è pubblicato dalla bFlat, etichetta jazz della casa discografica RadioSNJ Records.

Ecco un intervista a Luca Garlaschelli a proposito dell'album, pubblicata sul sito JazzCovention:
Luca Garlaschelli: L'idea nasce da una jam session che facemmo assieme a Tiziana Ghiglioni al Circolo Arci Corvetto di Milano. È un luogo importante perché è la sede storica dove suonava Ivan Della Mea. All'inizio della jam session, non so per quale ragione, ci siamo messi a suonare Claudio ed io. Funzionava benissimo! Poi Claudio ha un suono che è una roba totalizzante, che riempie tutto. Basta lui! Allora ci è venuto in mente di vederci e di costruirci qualcosa su. Abbiamo cominciato a vederci, facilitati dal fatto che abitiamo vicini, ed è venuto fuori il disco. Erano anni che avevo in mente di fare un disco in duo. In passato ho suonato diverse volte con Claudio ma non era mai scattata questa cosa del disco. 
Jazz Convention: Progetto pronto, idee chiare e la casa discografica?... 
LG: Abbiamo proposto il lavoro ai ragazzi di SNJ che si sono detti disponibilissimi a prendere in considerazione la realizzazione del disco. 
JC: Un disco in duo richiede un repertorio adeguato. Come avete gestito la scelta dei brani? 
LG: La prima cosa a cui abbiamo pensato è stato il repertorio. Sono particolarmente felice perché per la prima volta Claudio ha inciso degli standard. Nella sua carriera non ha mai registrato standard, tranne in un disco di qualche hanno fa in cui c'erano delle variazioni agli standard. Abbiamo deciso di procedere in quel senso perché Claudio ci teneva moltissimo. Sono dei pezzi (How Insensitive, Long And Far Away, Dear Old Stockhom e Invitation), in cui il motivo conduttore è la melodia. 
JC: Oltre agli standard, tra i nove brani incisi, ci sono anche pezzi vostri... 
LG: Si, ci sono due pezzi di Claudio scritti qualche anno fa, Kod e Hair, e tre miei pensati per l'occasione, Una Nuova Primavera, Mr. Luis, dedicato al percussionista Luis Agudo, e Il Romanzo di Aldo. 
JC: È stato difficile eseguire questi brani in duo? 
LG: No. Nel senso che gli abbiamo dato una forma e un'eseguibilità. Il disco lo abbiamo inciso in un giorno. Poi è successa una cosa curiosa: alla fine di quella giornata, ho preso il master della registrazione e sono andato a casa. Inserendolo nel lettore mi sono reso conto che c'erano ottantacinque minuti di musica. Troppe per farle entrare in un solo cd. Allora è cominciato il lavoro di taglio. A quel punto è venuta fuori la bravura e l'esperienza di Claudio che ha voluto rifare certe cose, altre tagliarle, e così alla fine ci sono rimasti una cinquantina di minuti di musica. 
JC: Non vi ha minimamente sfiorato l'idea di aggiungere qualche altro strumento in alcuni brani? 
LG: Il disco è stato realmente pensato in duo. Ci sono degli illustri precedenti in materia. Per esempio il duo Konitz/Mitchell o il recente Shepp/Brown. Non è una formazione desueta, anche se mi rendo conto delle difficoltà. Però suonare con Claudio è un grande piacere e nello stesso tempo si riesce a lavorare con facilità. Ti mette nella condizione di essere molto attento, di misurati sempre in funzione dell'interplay da portare avanti. Quello che mi ha stupito di più non è la relazione tra noi due ma la relazione con il pubblico. Abbiamo suonato in posti non facili, facendo un'ora e mezza di concerto, con la gente lì a chiedere il bis. Questa cosa ti scalda il cuore perché vuol dire che si è riusciti subito ad arrivare dritti al sentire della gente, grazie soprattutto al suono del sax di Claudio. Uno dei nostri dubbi era proprio la fruibilità di un concerto in duo. Ma sul campo abbiamo notato che il progetto funziona. 
JC: Quindi il collaudo è andato bene, adesso arriva la tournèe. 
LG: Il cd è un tassello in funzione della possibilità di suonare. La musica deve andare in giro. Noi abbiamo il dovere di farlo.

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