mercoledì 14 novembre 2012

REPLAY: L'eredità di Clifford Brown (prima parte)

(Pubblicato originariamente il 29 gennaio 2012)
Iniziamo la pubblicazione di un bell'articolo di Barbara Gardener, pubblicato originariamente su Downbeat Magazine il 12 ottobre 1961, che ritrae il grande trombettista Clifford Brown.


Ecco l'estratto dell'articolo: 
Molte fantasie sono intervenute sui fatti che hanno contribuito alla leggenda di Clifford Brown. L'inattesa tragedia che ha ucciso il giovane trombettista, mentre stava raggiungendo quello che sembrava essere il suo picco musicale, alimenta le fiamme come paglia secca. Ma una verità è inequivocabile: nel 1956, il 25enne Brown era il nuovo trombettista di cui tenere conto. I musicisti lo tenevano in grande considerazione da quando Dizzy Gillespie aveva incoraggiato l'adolescente Brown nel 1949. 
J.J. Johnson, Ernie Henry, e lo sfortunato Fats Navarro furono tra i jazzisti di primo piano che investirono tempo, consigli, fede e fiducia in Clifford prima che arrivasse a 20 anni.
La casa di Brown era una dimora familiare e confortevole a Wilmington, Delaware quando, il 10 ottobre del 1930, nacque Clifford. Suo padre teneva in casa diversi strumenti musicali, tra cui una tromba, un violino e un pianoforte. Il padre suonava tutti questi strumenti per divertimento.
Non appena Clifford fu in grado di sgambettare, il suo occhio cadde sulla tromba. "Mi affascinava", disse una volta Brownie. "Quando ebbi 13 anni, mio padre finalmente me ne comprò una solo a causa del fascino che provavo, non avevo alcun interesse per la musica a quel tempo."
Gran parte del merito per la dedizione alla musica che Brown avrebbe sviluppato, la si doveva ad un musicista vicino di casa, Robert Lowery, che cercava di stimolare l'interesse per il jazz a Wilmington, organizzando piccoli gruppi e big bands. Esso costantemente stimolò l'interesse e la curiosità di Brown per la musica.
La storia del ritardo del sideman e la conseguente possibilità  per un ragazzo locale di sfondare è banale, ma in questo caso può essere ribadita.
Dizzy Gillespie era a Wilmington. Il trombettista Benny Harris era in ritardo di 45 minuti. Quello fu un tempo sufficiente per il 19enne Clifford per sedersi sul palco e sbalordire Gillespie, la band e gli ascoltatori. Gillespie prese da parte il giovane e cercò di convincerlo sull'importanza di proseguire sulla strada del jazz.
Brownie però aveva entrambi i piedi ben piantati per terra. Sapeva come prendersi cura degli affari. Così dicono i jazzisti che lo hanno conosciuto e tutte le ricerche indicano che questa valutazione fosse corretta ed era il risultato di un codice personale di condotta ben radicato. L'accettazione del pubblico di Wilmington, l'incoraggiamento dai musicisti jazz, i sostenitori che esortavano il trombettista ad approfittare del momento, non lusingarono il trombettista, che decise invece di continuare a studiare.
Dopo il diploma alla High School, si iscrisse alla Delaware State College e si laureò in matematica. Nel 1949 ottenne una borsa di studio musicale al Maryland State College e si trasferiti lì, dove maturò ulteriori esperienze scrivendo ed arrangiando per la banda scolastica. Il suo primo amore era suonare.
Durante la sua permanenza al Maryland State, Clifford ebbe l'opportunità di incontrare e suonare a Philadelphia con musicisti come Ernie Henry e J.J. Johnson, e con le due più importanti influenze musicali della sua vita, Fats Navarro e Max Roach.
Navarro aveva sette anni più di Brown, ma per il giovane Clifford, Fats era il trombettista fondamentale.
"Ogni volta che facevamo delle trasmissioni radiofoniche o eravamo intervistati e gli chiedevano chi fosse il suo trombettista preferito," Max Roach ricorda: "Brownie sempre metteva in cima alla lista Fats."
Gli amici ricordano come si trattasse di un rapporto reciproco, Navarro, considerato uno degli stilisti più dotati e originali del suo tempo, sentì nel giovane Brown, la debole eco delle sue ormai perdute qualità. Nel momento in cui Brown emerse nel 1949, il deterioramento spirituale e fisico aveva ridotto il suono chiaro e puro di Navarro in un sussurro senza fiato. Nel luglio del 1950, tre giorni dopo l'Independence Day, Theodore (Fats) Navarro morì, liberandosi dall'agonia della tubercolosi e dalla dipendenza di stupefacenti.
Brownie e Fats avevano molto in comune. Erano entrambi polistrumentisti, entrambi iniziarono un serio studio della tromba a 13 anni, grazie agli strumenti regalati dai loro padri, ed avevano dimostrato una comunità di idee nel perseguire la propria direzione musicale. I credenti nelle stelle potrebbero trovare una qualche relazione nel fatto che i due uomini fossero entrambi della bilancia e che entrambi incontrarono la morte prematuramente.
Brown ebbe un primo incontro con la morte nel giugno del 1950. Di ritorno da un ballo, la vettura che stava guidando fu demolita in un incidente. Mentre Clifford era ricoverato, Navarro morì. Brown è rimasto per mesi in gravi condizioni. A quel punto sembrò che entrambe le nuove speranze della tromba jazz, fossero perdute. Ma Clifford recuperò lentamente, e nel maggio 1951, fu dimesso dall'ospedale.
Quando Brown tornò a suonare, trascorse gli anni 1952 e 1953 in tour con un gruppo di rhythm-and-blues guidato da Chris Powell. In questo gruppo, Brown suonava la tromba e il pianoforte.
I trombettisti ed i musicisti rispettavano la tecnica impeccabile e la ricchezza del tono che erano le principali caratteristiche distintive dell'uomo dal Delaware. Ad Art Blakey, che doveva andare a suonare a Philadelphia nei primi anni 1950, Charlie Parker consigliò: "Non prendere un trombettista. Non ne avrai bisogno dopo che avrai sentito questo giovane ragazzo, Clifford Brown."
"Ho incontrato Clifford Brown nella primavera del '53 a Philadelphia", ha detto Art Farmer. "Stava lavorando con Chris Powell, ed io ero con Lionel Hampton. Quando Miles venne a suonare sulla costa nel '51 o '52, disse che Brownie mi sarebbe piaciuto, perché aveva un suono così caldo, quindi mi aspettavo che fosse uno bravo. Beh... aveva superato le mie aspettative. "
Farmer attualmente uno dei trombettisti più acclamati del jazz, è l'unico musicista in grado di rivelare dei sentimenti personali sulla competizione che Brown stimolava.
"Devo ammettere che ero un pò più che geloso della sua capacità di suonare così bene," Farmer ammise seccamente. "Tuttavia, egli era un essere umano così dolce e caldo, mi piaceva anche se mi rendeva le cose molto difficili come trombettista."
Farmer non era l'unico trombettista che doveva aver sentito che il formicolio interiore dell'invidia. Quasi ignorando Miles Davis, la stampa jazz elogiava Brown come "The New Dizzy". Nessuno si preoccupò di ricordare che il "vecchio" Dizzy era ancora lì.
"Nell'estate del '53, era ad Atlantic City con Tadd Dameron," ha ricordato Farmer. "Ero a Wudwood con Hamp, e una notte, con Quincy Jones, Jimmy Cleveland e alcuni altri compagni della band di Hamp, andammo fino a Atlantic City dopo il lavoro. Facemmo una session al Club Harlem che durò fino alle 9 o alle 10 del mattino. C'era la sezione ritmica e quasi tutti i trombettisti della zona. Ce n'erano almeno sei di noi, e Brownie ci dava veramente dentro, non si può immaginare che tipo di esperienza sia stata."
Questo fu solo l'inizio della relazione "Farmer contro Brown". Farmer ricorda la caduta del '53 ironicamente:
"Brownie, insieme con Benny Golson, entrarono nella banda di Hamp. Hamp amava le battaglie quindi questa era la sua occasione per una battaglia di tromba senza fine tra me e Brownie.
"Benchè sapessi che Brownie fosse migliore di me come musicista, non potevo proprio essere contento che mi facesse a fettine".
Poi aggiunse Farmer, con gli occhi d'acciaio ed un breve sorriso riluttante, "Quindi penso che ci siano state alcune serate molto interessanti. In effetti, ogni notte era molto interessante".
Lionel Hampton sapeva esattamente come ottenere il massimo da ognuno dei trombettisti. Farmer ricorda che prima che Brown entrasse nel gruppo, lui suonava la maggior parte degli assoli jazz. Hamp non gli tolse alcun assolo. Semplicemente modificò gli arrangiamenti per fare spazio a Brownie.
"Aveva sistemato Brownie di fronte me e noi due avremmo eseguito dei chorus. La pressione era qualcosa di doloroso, ma più spesso era un piacere affrontare la cosa."
Brown sarebbe rimasto solo un eccellente musicista e compagno di Farmer, tranne che in una sessione di registrazione in cui, per un breve momento, quest'ultimo intravide un po' di divino in Brownie e non ha mai dimenticato quell'esperienza:
"Una sera avemmo una sessione di registrazione dopo un concerto a Goteborg [Svezia]. Brownie e Bengt Hallberg stavano suonando Yesterdays, e fu come se quella musica non sarebbe potuta essere stata suonata da nessun altro."
"Clifford era una persona dolce". Questa breve osservazione è quella che si ottiene quando si chiede ad un altro musicista di descrivere ciò che Brown è stato per lui. Riusciva a farsi benvolere dalla popolazione jazz senza creare quel sapore di saccarina che imbarazza la maggior parte degli uomini. Anche se era molto giovane, aveva una responsabilità sociale verso i musicisti più giovani, come un senso di obbligo verso chi era meno fortunato di lui.
"Andavo a casa di Clifford Brown a Philadelphia ogni volta che era in città", ricorda il trombettista Lee Morgan. "Avevo circa 14 o 15 anni allora, ma ero molto vicino a lui. Mi ha mostrato tante cose che mi avrebbero aiutato nel suonare la mia tromba".
Brown non sapeva che stava faticosamente formando un giovane che sarebbe, in un decennio, diventato il solista di tromba più promettente dai tempi dello stesso Clifford Brown.... (continua)

Ecco un rarissimo video di Clifford Brown in Lady Be Good, che sembra essere l'unico video conosciuto di Brownie in circolazione:

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