sabato 10 novembre 2012

REPLAY: Be Good nuovo album di Gregory Porter

(Pubblicato originariamente il 18 gennaio 2012)
Gregory Porter è il più sensazionale cantante emerso in questi ultimi anni; il suo album di debutto, Water è stato un clamoroso successo di critica e di pubblico, avendo ottenuto una sorprendente nomination ai Grammy come Best Jazz Vocal, una situazione non molto frequente per un album di debutto, rilanciando così la figura del cantante nero, divenuta da alcuni anni una vera rarità nel mondo del jazz.


Il prossimo 14 febbraio, Porter uscirà con un nuovo attesissimo album, intitolato Be Good per l'etichetta Motema, una raccolta di 12 pezzi, in gran parte inediti e scritti dallo stesso Porter, più alcuni standard come Work Song, God Bless the Child e Imitation of Life, la title track di un film candidato all'Oscar del 1959 con Lana Turner e Sandra Dee. Il pezzo fu scritto da Paul Francis Webster e Sammy Fain, celebri per aver scritto anche la colonna sonora di "L'amore è una cosa meravigliosa".
Il gruppo che accompagna Porter è composto da Chip Crawford al piano, Aaron James al basso, Emanuel Harrold alla batteria e Yosuke Sato al sassofono con ospiti Keyon Harrold alla tromba e Tivon Pennicott al sax tenore.
Nato a Los Angeles, Porter fu drammaticamente segnato da ragazzo dall'assenza del padre. Nel semi-autobiografico lavoro teatrale "Nat King Cole and Me", ha raccontato la gioia e il dolore che provava mentre ascoltava i dischi di sua madre di Nat King Cole. A quanto pare, un giorno, quando sua madre sentì il suo giovane figlio cantare, osservò che egli cantava come Cole. Ciò ha portato ad una vita ricca di immaginazione, nella quale il giovane Porter realmente credette che il leggendario cantante fosse suo padre, e che l'amore cantato nelle canzoni di Cole fosse segretamente dedicato a lui.
La sua carriera musicale ebbe una svolta quando, mentre cantava nei club di San Diego, incontrò il sassofonista, pianista e compositore Kamau Kenyatta. Riconoscendo il suo grande talento, Kenyatta coltivò il talento del giovane cantante, e, come Porter dirà, "mi ha insegnato tutto ciò che mi occorreva sapere."
Kenyatta invitò Porter a fargli visita in studio a Los Angeles, dove stava producendo l'album del grande flautista Hubert Laws, Remembers the Unforgettable Nat King Cole. Certamente Kenyatta era a conoscenza dell'infatuazione giovanile di Porter per la musica di Cole, e certamente poteva sentire gli echi della voce baritonale di Cole, dalla viva voce di Porter. Quello che non poteva prevedere era che quando Laws gli sentì cantare il celebre pezzo di Charlie Chaplin "Smile", rimase così impressionato che decise di includere una bonus track della canzone, cantata da Porter, nell'album. 
In studio Porter incontrò anche Eloise, la sorella di Laws che in quei giorni stava raccogliendo il cast per un musical teatrale intitolato It Ain’t Nothin’ But the Blues.
Porter fu scelto come una delle otto voci protagoniste dello show, che fu anche programmato con grande successo nei teatri di Broadway, e Porter ricevette entusiastiche recensioni dal New York Times.
Ma Porter, che non intendeva fossilizzarsi nei lavori teatrali, si trasferì a New York dove coltivò la propria carriera solistica, cantando nei celebri locali newyorkesi (specie allo Smoke dove è attualmente ospite fisso) e collaborando spesso con la Lincoln Center Jazz Orchestra di Marsalis.
Nel 2009 finalmente firmò un contratto con la Motema Records con la quale nel 2010 pubblicò il magnifico album di debutto Water.
Anche in Water, Porter presenta una intrigante raccolta di originali e standard di jazz quali una lentissima versione di Skylark e soprattutto una versione da brividi di But Beautiful. Degna di nota è anche una swingante versione di Black Nile di Shorter, nella quale Porter si dimostra anche uno splendido scatter.
Tra gli originali meritano una citazione sopratutto la trascinante 1960 What?, in cui Porter, in versione quasi rapper,  ci consegna un pezzo ricco di funky e la title track Water; strepitoso è anche il superbo traditional Feeling Blue, un blues cantato a cappella che ci riporta alle sonorità delle piantagioni di cotone, che chiude questo bellissimo album.
Nell'album, prodotto dall'amico di sempre Kamau Kenyatta, Porter si avvale di una superlativa formazione che presenta il leggendario altosassofonista James Spaulding, oltre a Chip Crawford al piano, Aaron James al basso, Emmanuel Harold alla batteria, ed ospiti come Yoske Sato (sassofono), Curtis Taylor (tromba) e Robert Stringer (trombone).
Ascoltare la magnifica voce baritonale di Porter è un piacere che bisogna solo sperimentare, ma oltre che un grande vocalist, in Water si dimostra anche un artista completo e versatile, con le radici però ben piantate nella musica nera e nel jazz. 
Speriamo solo che in futuro quest'artista dal talento incredibile, riesca a conservare queste radici e non subisca una deriva commerciale, come purtroppo accaduto a tanti e tante cantanti di talento.

Ecco il video ufficiale di 1960 What? tratto dall'album Water:


Ecco un versione di Be Good, tratta dal nuovo album, registrata live allo Smoke di New York:

8 commenti:

  1. concordo ogni parola dell'articolo. i suoi dischi sono stupendi

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  2. Concordo assolutamente....il più grande cantante jazz del momento...!

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  3. Ho conosciuto Porter grazie a Bollani, è da ieri sera che non riesco a smettere di ascoltarlo... un grande senza dubbio.

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  4. Vado controcorrente, A me non ha particolarmente impressionato nella veste di cantante jazz e Be Good mi è sembrato un po' troppo "leggerino".

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  5. Condivido, bella voce naturalmente, ma tutto cosi' noiosamente prevedibile e senza rischio alcuno da farmi cambiare disco subito.

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  6. In generale condivido anch'io. Ma e' un percorso prevedibile ormai per qualunque cantante, dove il successo porta ad un'inevitabile "popizzazione". Il primo album Water era eccellente, poi c'e' stato un graduale degradamento qualitativo. Ma bisogna ammettere che ha una gran voce.

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    1. Premettendo che conosco solo il disco che ho citato e ho giusto ascoltato il suo intervento nella trasmissione di Bollani, quindi con una visione critica molto limitata, constato che indubbiamente il talento vocale c'è e certo non è che voglio fare quello con la puzza sotto il naso che si aspetta equazioni del tipo: rischio=musica sperimentale, nell'ambito del jazz-pop vocale e dintorni, tuttavia credo si possa proporre qualcosa di più originale a livello di voce e di proposta musicale (penso per esempio a Kurt Elling, che nonostante abbia un percorso discografico tendente al pop abbia un talento vocale decisamente superiore e un approccio al materiale tematico più jazz e musicalmente più da strumentista, oltre ad una produzione discografica di un certo rilievo) e di urgenza espressiva un pochino superiore. Poi è vero che in un panorama vocale tra jazz e pop abbastanza inflazionato dal marketing discografico Porter ci può stare tranquillamente con buone chances di emergere. Insomma il talento potrebbe essere messo più a buon frutto, a mio modo di vedere.

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    2. Dal suo punto di vista l'ha già messo a buon frutto visto il successo.....

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