martedì 30 ottobre 2012

REPLAY: Le passeggiate di Monk (2a parte)

(Pubblicato originariamente il 29 dicembre 2011)
Concludiamo la pubblicazione di un estratto di un interessante articolo biografico su Thelonious Monk, pubblicato sul magnifico sito Counterpunch.org.


"Il caso di Monk finalmente arrivò a processo in ottobre. Il giudice del caso sembrava costernato dal fatto che Monk fosse stato detenuto così a lungo in base a prove inconsistenti e lo liberò. Ma il mondo era cambiato in quei sessanta giorni. Per cominciare, il suo produttore Alfred Lion aveva pagato la sua quota sindacale. Lion aveva anche riunito otto vecchi registrazioni a 78 giri, per un long-playing per la Blue Note dal titolo The Genius of Modern Music. Gli LP erano una novità nella scena jazzistica e questo formato consenti a Monk un nuovo tipo di libertà, che gli permetteva di estendere le sue improvvisazioni al di là del rigoroso limite dei tre minuti dei 78 giri.
Ma c'era un problema serio. Dopo l'arresto di Monk, le autorità di New York avevano revocato la sua carta di cabaret, che occorreva per suonare nei locali che servivano alcolici. E sarebbe stato difficile promuovere il nuovo album, se non avesse potuto suonare in pubblico.
Così, durante quei mesi, Monk trascorse la maggior parte del suo tempo a casa: cucinando, pulendo e badando a sua madre ed al suo piccolo figlio. Fece un po' di soldi dando lezioni di pianoforte a casa sua, arrangiando canzoni per altri gruppi, insegnando ai giovani musicisti i cambi di accordi e armonici della nuova musica che lui, Bird e Powell avevano inventato al Minton’s Playhouse negli anni '40.
Monk faceva lunghe passeggiate nella notte, quando Nellie tornava a casa, componendo nuove canzoni nella sua testa, ristrutturando vecchi standard in nuove forme sorprendenti ed ascoltando la musica jazz e blues che veniva fuori dai club di Harlem. A volte andava a Brooklyn a suonare in bar di proprietà di neri, luoghi che sfidavano apertamente il divieto della New York Liquor Authority verso i musicisti senza carta. Altre sere andava a casa di Art Blakey, dove i due titani del jazz giocavano a scacchi fino alle ore piccole.
Tutto sommato, le condizioni di vita di Monk non erano migliorate molto. Le registrazioni con la Blue Note non vendettero molto e neanche gli eccellenti album con la Prestige con Sonny Rollins e Max Roach, che erano seguiti. Ancora non riusciva a fare molti concerti a pagamento ed inoltre gli venivano negate anche le royalties di Round Midnight, una delle canzoni più eseguite negli anni '50.
I critici in gran parte erano confusi dallo stile di Monk. Non era così appariscente o veloce come Art Tatum, e non era così trascendente come Powell, il grande virtuoso. L'idioma di Monk era pieno di passaggi tortuosi e tempi difficili, scandito da strani silenzi e spazi negativi, come se avesse deciso di spogliare le canzoni fino ai soli elementi essenziali.
Nellie chiamò quei giorni di magra "non anni"; Monk impantanato in una sorta di esilio interno, essendogli stato vietato di suonare nei club, si ritirò nella sua testa, andando alla deriva insieme al suo proprio tempo. "Non c'erano soldi", disse Nellie. "Nessun posto dove andare. Un vuoto completo."
Allora Monk ricevette una telefonata da Charles Delaunay che lo invitò in Francia a suonare al terzo Paris Jazz Festival. Monk era in estasi per questa occasione. Era stato a lungo un francofilo, da cui il berretto che indossava per la maggior parte degli anni '40 e la spilletta con la scritta "Free France" inchiodata al bavero. Monk aveva un importante concerto da eseguire prima di salire sul jet Air France per Orly: un concerto di beneficenza per Paul Robeson, il cui passaporto era stato revocato dall'Amministrazione Truman come rappresaglia per la sua opposizione alla guerra con l'Unione Sovietica. Era un evento piuttosto rischioso, ma Monk, che aveva a lungo ammirato Robeson (tanto per la sua prestanza fisica che per la sua recitazione e per l'attivismo), pensava di non avere più nulla da perdere.
Monk era pronto per Parigi, ma i parigini, che avevano abbracciato così tanti musicisti jazz neri, non sapevano cosa farne di Monk, quando spavaldamente sul palco della Salle Pleyel in un vestito azzurro, si lanciò in una versione tutta curve di Off Minor. Secondo molti, Monk era ubriaco, dopo aver trascorso la maggior parte della giornata a fumare e a bere il potente cognac francese. Egli dovette anche suonare con due musicisti francesi che non capivano e neanche conoscevano la sua musica. Avevano provato una volta sola le canzoni. Ma fu la musica di Monk e il suo playing che sembrava stordire, se non spaventare, i francesi. Questo non era Count Basie o Duke Ellington. Monk si contorceva e grugniva mentre suonava, calpestava i pedali con i grandi piedi, schiaccianva i tasti con il gomito. Era sudato e gemeva mentre martellava quegli strani accordi, frantumando le modulazioni e stabilendo riffs fratturati, mescolati tra loro come in un film di Godard. Quando tutto fu finito, molti dei francesi, abituati a dixieland e swing, fischiarono le esecuzioni di Monk, mentre altri si limitarono a scuotere la testa chiedendosi che cosa fosse appena accaduto. In generale, gli europei non sembrano comprendere la musica di Monk. Il poeta Philip Larkin descrisse Monk come "un elefante alla tastiera." 
Come spiegare questa ostilità? Forse perché il playing di Monk, a differenza di quello di Ellington, Powell o Bill Evans, non doveva nulla alla tradizione classica?
Dietro le quinte, Monk incontrò la sua amica Mary Lou Williams, la pianista jazz e straordinaria compositrice che aveva lavorato con Duke Ellington, Dizzy Gillespie e Benny Goodman. Williams si era trasferita a Parigi due anni prima. Con la Williams c'era una donna esile grondante di gioielli di nome Nica, che avrebbe alterato il corso della carriera e della vita di Monk. Nica era la baronessa Pannonica de Koenigswater, una erediera della famiglia di banchieri Rothschild. Nica strinse la mano a Monk e gli disse di ignorare i fischi del pubblico. "Ascolto la tua musica da anni", disse, raccontando a Monk di aver pianto la prima volta che lo sentì suonare Round Midnight.
Nica era conosciuta come la Baronessa del bebop. Disse a Monk che si era trasferita a Manhattan dopo la separazione con il marito, Jules, un barone austriaco e magnate minerario. Nica viveva in una suite sulla Fifth Avenue, presso il Stanhope Hotel, dove successivamente fu trovato morto Charlie Parker. Disse a Monk di cercarla quando fosse tornato a Manhattan.
Quando Monk tornò a New York, la sua carriera iniziò a decollare. Firmò un contratto con la Riverside Records e presto registrò due dei suoi migliori album: il sorprendente Thelonious Monk Plays the Music of Duke Ellington e Brilliant Corners con Sonny Rollins al sax. Entrambi i dischi vendettero abbastanza bene e permisero a Monk di ottenere alcune delle sue migliori recensioni.
Nel 1957, gli venne offerto un lungo ingaggio al Five Spot Café di Cooper Square, nella Bowery, che era luogo di ritrovo per scrittori beat come Jack Kerouac e Allen Ginsberg e pittori espressionisti astratti come Franz Klein e Willem de Kooning. La banda di Monk al Five Spot presentava John Coltrane al sax e Wilbur Ware al basso. Il locale era pieno ogni notte.
Quando finì l'ingaggio al Five Spot, Coltrane lasciò il quartetto di Monk per ricongiungersi a Miles Davis. A Monk occorsero alcuni mesi prima di assemblare una nuova band per un ingaggio di una settimana al Comedy Club di Baltimora. Il nuovo quartetto presentava Charlie Rouse al tenore, Ahmed Abdul-Malik al basso e Roy Haynes alla batteria.
Il giorno prima che Monk partisse per Baltimora, Nellie si ammalò e disse a Monk di non aver voglia di andare con lui. Così chiamò Nica che si offrì di accompagnare Monk e Rouse a Baltimora con la sua Bentley bianca. Monk sembrava avesse contratto l'influenza da Nellie, perché si sentiva male ed era di cattivo umore. Quando entrarono nel Delaware, Monk chiese a Nica di fermarsi per prendere un drink. "Una bevanda fredda," Monk disse mentre attraversavano la Route 40. "Una birra, un bicchiere d'acqua, qualcosa"
Nica si fernò in un posto chiamato il Park Plaza Motel, appena fuori la città di New Castle. Nica aspettò in macchina, mentre Monk scese ed entrò. Rouse dormiva sul sedile posteriore. Nica probabilmente non sapeva era il Delaware era uno degli stati più razzisti ad est. Alcuni neri si riferivano ad esso come il Mississippi del Nord. Pur essendo geograficamente uno stato del nord, il Delaware ancora rispettava rigidamente le leggi e le attitudini di Jim Crow. Era l'unico Stato settentrionale ad avere la segregazione scolastica inserita nella costituzione. Anche nel 1960, il Delaware presentava club, servizi igienici e motel per soli bianchi. E Thelonious Monk era appena entrato in uno di essi. 
Monk entrò nel motel, non vide nessuno alla reception e si diresse verso la cucina, dove chiese ad una donna un bicchiere d'acqua. La donna era la signora Tonge, la moglie del proprietario. Fissò Monk in maniera ostile e gli chiese di lasciare l'hotel.
"Tutto quello che voglio è un bicchiere d'acqua," rispose Monk. "Non voglio una stanza. Solo un drink. "
"Non abbiamo l'acqua per voi, vattene via" scattò la donna.
Monk non si mosse.
Ritornò alla reception, il signor Tonge era al telefono per chiamare la polizia, che arrivò in albergo in pochi minuti. Monk era ancora in piedi nella hall quando i poliziotti si presentarono, con una furiosa Nica dietro di loro. Cominciarono a tormentare Monk, che si rifiutò di parlare con loro. Nica disse ai poliziotti che Monk era malato. I poliziotti lo afferrarono per le braccia e lo trascinarono fuori. Monk continuò a piedi fino alla macchina, aprì la porta, entrò e chiuse lo sportello. Nica lo seguì.
Ma quando la Bentley uscì dal parcheggio, i poliziotti dello stato, sospettando di due uomini neri e una donna in una macchina di lusso, li seguirono a sirene spiegate. I poliziotti batterono sul finestrino di Monk, chiedendogli di uscire della vettura. Monk rifiutò.
"Perché diavolo dovrei?" Monk urlò ai poliziotti.
A questo punto arrivarono altre due macchine della polizia. I poliziotti circondarono la Bentley, con i manganelli spiegati. Monk non si mosse. I soldati non avevano alcun mandato e nessun motivo di fermare l'auto.
"Esci da questa fottuta macchina, negro", urlava il poliziotto, picchiando sullo sportello. Monk fieramente rimase fermo. In quel momento la polizia iniziò a colpirgli le mani con i manganelli, picchiandolo violentemente più e più volte, mentre Nica gridava: "Basta a colpire le sue mani! E' un pianista." 
Ma i poliziotti continuarono a picchiare Monk. Le lamentele di Nica sembravano solo alimentare la loro rabbia. Picchiarono selvaggiamente le sue mani, le braccia, la testa. Strapprono la cravatta di seta rossa di Monk e la gettarono a terra.
"Monk non si tirò indietro," disse Charlie Rouse. "Se pensa di aver ragione lui insiste su ciò che pensa. Se gli dicevano di sedersi, si alzava. Se gli dicevano di dire qualcosa, egli non diceva niente."
Con i due soldati che gli tenevano le braccia, Monk si diresse verso l'auto di pattuglia con aria di sfida, le mani sanguinanti ammanettate dietro la schiena, canticchiando."

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