giovedì 15 dicembre 2011

James Farm

James Farm è il nome di una nuova formazione composta da quattro grandi musicisti della scena del jazz, come il sassofonista Joshua Redman, il pianista Aaron Parks, il bassista Matt Penman ed il batterista Eric Harland, che si sono riuniti nel 2009 per dar vita a questo nuovo interessante progetto.
Dopo un anno di intensa attività dal vivo, la band si è ritrovata infine in studio per pubblicare il loro primo album, l'omonimo James Farm, una notevole raccolta di pezzi originali scritti dai quattro componenti del gruppo, pubblicato quest'anno dall'etichetta Nonesuch Records.
Benché la band abbia un nome proprio, l'impressione che si ha ascoltando l'album e che il realtà siamo di fronte ad un Joshua Redman Quartet visto, sia il predominio che ha il sax nell'intero contesto dell'album, sia le sonorità che si avvicinano molto a quelle già ascoltate nei precedenti lavori di Redman.
L'album è essenzialmente un album di jazz mainstream, con una chiara visione post-boppistica, che presenta prevalentemente una ritmica molto lenta e sonorità oscure, quasi dark, che attraversano quasi tutti i pezzi che compongono l'album.
Naturalmente visto il livello dei partecipanti a questo progetto, è lecito aspettarsi un ottimo playing dai quattro componenti del gruppo; ed in effetti affianco al magnifico sax di Redman, dal sound sempre molto stimolante ed avvolgente, che incorpora le lezioni di maestri come Coltrane e Rollins, brillano in maniera notevole il limpido fraseggio del piano di Parks, un giovane artista dalla tecnica sopraffina e dal tocco classico, e soprattutto il tumultuoso drumming di Harland, che domina la ritmica sovrastando nettamente il basso di Penman che rimane un pò sottotono.
Per quando riguarda i pezzi che compongono l'album, a mio parere non tutti hanno la stessa potenza espressiva e lo stesso interesse; accanto a piccoli capolavori come Polliwog di Redman, il pezzo più intrigante e vivace dell'album, Chronos di Parks dalle sonorità orientaleggianti, o Star Crossed sempre di Redman, poderoso pezzo dai riflessi coltraniani, appaiono un paio di pezzi non perfettamente riusciti, come ad esempio I-10 e Unravel, che purtroppo abbassano il livello medio dell'album.
Inoltre la prevalenza di pezzi dalla ritmica piuttosto lenta, rende alla lunga l'ascolto dell'album un pò monotono, ma nel complesso giudicherei l'album più che buono, anche se forse da artisti di questo livello era lecito aspettarsi ancora qualcosa in più.
Probabilmente questa è una formazione che rende meglio dal vivo che in studio, date le recensioni incredibilmente buone date solitamente ai loro concerti.

Sul sito della formazione è possibile ascoltare i pezzi che compongono l'album (alcuni dei quali un campione, alcuni in versione integrale).

Ecco un video di James Farm che presenta una spettacolare versione di Polliwog, registrato dal vivo al Jazz Standard di New York nel giugno del 2011:

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