mercoledì 14 dicembre 2011

Il salario minimo garantito per il jazz

Sul sito Giornalettismo è apparso questo articolo sulle rivendicazioni dei jazzisti newyorkesi di questi giorni contro i proprietari dei locali jazz.

Ecco il testo dell'articolo:
I jazzisti newyorkesi – da Harlem in giu’ – sono sul piede di guerra contro i proprietari dei famosi club della Grande Mela, quelli dove si sono esibiti i musicisti che hanno fatto la storia di questo genere musicale.
Sotto le direttive del sindacato Local 802, gli artisti hanno incrociato le braccia manifestando davanti allo storico Blue Note, nel Greenwich Village, al grido di “giustizia per i musicisti jazz”. Gli oltre 8.000 iscritti vogliono un adeguamento dei contributi versati dai proprietari nei fondi pensione e un salario minimo, cosi’ come spetta da altre categorie di artisti. Secondo quanto riportato dal New York Times infatti i jazzisti sono il gruppo piu’ bistrattato, e poco importa se tra loro ci potrebbero essere gli eredi di Dizzy Gillespie o di Miles Davis.
Il disaccordo tra i leader sindacali e i proprietari dei club risale al 2005, quando i primi hanno aderito alla richiesta rivolta dagli imprenditori allo Stato di New York: ridurre le imposte sui biglietti di ingresso. Le associazioni dei lavoratori appoggiarono la proposta, chiedendo che pero’ i soldi risparmiati fossero utilizzati per pagare i fondi pensionistici e sanitari per i jazzisti. L’agevolazione fiscale e’ stata approvata nel 2006, ma cinque anni dopo nessuno dei locali ha ancora firmato un accordo di contrattazione collettiva e rimangono divisi sui diritti dei musicisti, anche perche’ ritengono che a risparmiare siano i clienti e non chi possiede un night club.
Alcuni di loro sostengono che la maggior parte degli artisti preferirebbe ricevere una somma extra per la prestazione, invece che un adeguamento della pensione. Altri sono favorevoli alla richiesta in linea di principio, ma la ritengono di difficile attuazione e credono che si dovrebbe raggiungere un accordo di massima con tutti i locali, a prescindere dal genere musicale.
Lorraine Gordon, del Village Vanguard – storico locale dove ancora risuonano le note del sassofono di John Coltrane – ha detto di aver sostenuto la protesta delle pensioni, ma che ora i margini di guadagno sono troppo risicati per poterla mettere in pratica. Nessun commento arriva invece dai proprietari del Blue Note, dove e’ iniziata la protesta. Nel caso non si raggiunga un accordo, i musicisti potrebbero decidere di prolungare la serrata ed il Natale newyorkese rischia di rimanere senza una delle piu’ importanti colonne sonore. 

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