mercoledì 28 dicembre 2011

Il ritorno delle grandi big bands

Curiosamente due dei più grandi bassisti della storia del jazz hanno deciso quest'anno di pubblicare entrambi il proprio primo album con una big band.
Christian McBride e Ron Carter hanno infatti riunito degli strepitosi musicisti per registrare due album capolavoro: The Good Feeling e Ron Carter's Great Big Band.
Ma tolte queste curiose analogie, i due progetti sembrano alquanto differenti.
The Good Feeling di McBride, sembra un omaggio alle grandi orchestre swing degli anni '40, grazie ad una musica gioiosa, solare, ballabile, in particolare in pezzi come Shake N' Blake, il classico Broadway (celebre hit dell'orchestra di Count Basie) e nei tre pezzi nei quali è presente la strepitosa vocalist Melissa Walker, dal sapore decisamente retrò (in particolare nella abbagliante versione di When I Fall In Love).
Non mancano comunque le tipiche sonorità post-boppistiche di McBride, rappresentate da diversi pezzi originali, tratti da precedenti album del bassista, come Brother Mister, Science Fiction e The Shade Of The Cedar Tree, mentre Bluesin' In Alphabet City è tratto da un lavoro commissionato al bassista da Jazz at Lincoln Center nel 1995.
McBride dirige una straordinaria formazione di musicisti (alcuni dei quali presenti anche nell'album di Ron Carter), che presenta, tra gli altri, i sassofonisti Steve Wilson, Ron Blake, i trombettisti Frank Greene e Nicholas Payton, il trombonista Steve Davis ed una ritmica composta, oltre che dallo stesso McBride, da Xavier Davis al piano e Ulysses Owens, Jr. alla batteria, alla quale il bassista concede grande spazio, ritagliandosi pochi, ma formidabili spazi, come nella magistrale versione del classico I Should Care.
Tanto è swingeggiante ed adatta alle sale da ballo la musica di The Good Feeling, così invece troverebbero migliore accoglienza nei fumosi club newyorkesi, le più oscure ed angolari sonorità che Ron Carter presenta nel suo album, con una musica che tende maggiormente al bebop.
Anche qui la preziosa songlist si compone di classici standard, tra i quali spiccano magnifiche versioni di Caravan, Con Alma, Line for Lyons e Footprints, riproposizioni di pezzi del repertorio carteriano, come la bellissima ballata The Golden Striker di John Lewis e l'originale Loose Change, più una delicata versione di Sail Away del grande Tom Harrell.
Anche la band di Carter presenta fantastici solisti tra i quali segnalerei Steve Wilson, Wayne Escoffery ai sassofoni, Jason Jackson e Steve Davis ai tromboni, Jon Owens e Alex Norris alla tromba ed una sensazionale ritmica con Ron Carter al basso, Mulgrew Miller al piano e Lewis Nash alla batteria. 
Grazie a questi due album, noto con piacere il grande ritorno di quel sound per big bands, che quand'è confezionato in maniera così notevole ed eseguito da musicisti così esplosivi, è una vera goduria per le orecchie.
Benchè consideri questi due album ugualmente eccellenti, se proprio devo dare una mia preferenza, darei un mezzo voto in più all'album di Ron Carter che mi sembra concettualmente più omogeneo, e dalle sonorità un pò più stimolanti.

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