giovedì 27 settembre 2012

REPLAY: Ricordo di Johnny Griffin

(Pubblicato originariamente il 14 novembre 2011)
Oggi voglio parlare di uno dei musicisti più talentuosi della storia del jazz, il grande tenorsassofonista Johnny Griffin. Denominato The Little Giant a causa della sua modesta statura, ma allo stesso tempo dotato di una immensa potenza al sax tenore, Griffin era celebre per la sua eccezionale velocità allo strumento con il quale, specie dal vivo, riusciva ad inventare dei torrenziali assolo che lasciavano senza fiato gli ascoltatori. 


Ma Griffin non era solo un musicista che suonava "veloce", al contempo era un grande suonatore di ballads grazie ad un timbro pastoso grazie ad un sound capace di incorporare le lezioni di Coleman Hawkins e Lester Young e ad una straordinaria capacità di introdurre nella sua musica delle magnifiche sonorità blues.
Grande amante della musica di Charlie Parker e Dizzy Gillespie, Griffin è rimasto fedele al bebop per tutto il corso della sua lunghissima carriera, iniziata negli anni '50 e praticamente mai interrotta quasi fino alla sua morte giunta nel 2008.
Nella sua carriera ha prodotto una serie di album eccellenti quali A Blowin' Session con John Coltrane, The Congregation entrambi del 1957 per l'etichetta Blue Note, il curioso The Kerry Dancers and Other Swinging Folk, raccolta di musiche folkloristiche irlandesi del 1961, Grab This con Joe Pass del 1963, o i più recenti Chicago, New York, Paris del 1994 con la partecipazione del grande Kenny Barron più alcuni dei migliori musicisti della generazione dei Young Lions (Hargrove, McBride, Withaker ecc...) e lo stupendo Johnny Griffin & Steve Grossman Quintet del 2001.
Ma nonostante la robusta produzione discografica, probabilmente The Little Giant è entrato nella storia del jazz per due sessions in cui è stato eccezionale sideman di altrettanti grandi musicisti, in due album che hanno fanno la storia del jazz, Live at the Five Spot del 1958 con il quartetto di Thelonious Monk e soprattutto lo spettacolare Full House del 1962 di Wes Montgomery.
Molto interessante fu la sua collaborazione con Monk, infatti Griffin è stato uno dei pochissimi sassofonisti (oltre John Coltrane e naturalmente Charlie Rouse) in grado di decifrare ed elaborare in maniera sublime le complicate composizioni del pianista.
Nato a Chicago nel 1928, all'età di soli 12 anni s'innamorò del sassofono ammirando in un concerto il grande Gene Ammons ed a 14 anni iniziò a suonare con dei compagni di scuola in una band chiamata the Baby Band ed occasionalmente ebbe modo di suonare con il chitarrista e cantante blues T-Bone Walker.
Nel 1945 all'età di 18 anni, solo tre giorni dopo aver ottenuto il diploma, Griffin lasciò Chicago per New York, per unirsi alla big band del leggendario vibrafonista Lionel Hampton, con la quale passò definitivamente dall'alto al tenore. Rimase con Hampton fino alla metà del 1947.
Alla fine degli anni '40 iniziò a suonare regolarmente con grandi pianisti quali Elmo Hope e Bud Powell. Dal 1951 al 1953 Griffin fu arruolato nell'esercito ma poco prima di essere spedito in Corea, un colonello lo ascoltò suonare e decise di trasferirlo nella banda dell'Esercito, (una decisione che secondo Griffin, gli avrebbe salvato la vita).
Nel 1957 divenne membro dei Jazz Messanger di Art Blakey con il quale restò per meno di un anno, ma durante quel periodo ci fu una memorabile session che la formazione del batterista registrò insieme a Thelonious Monk e dalla quale venne tratto uno splendido album. Il pianista fu così colpito dalla bravura del giovane sassofonista che l'anno dopo decise di inserirlo regolarmente nel proprio quartetto per sostituire John Coltrane.
Quindi negli anni '60 iniziò un collaborazione con un altro grande sassofonista Eddie "Lockjaw" Davis, con il quale costituì un quintetto con due tenorsassofonisti pubblicando un paio di album di grande successo.
Nel 1963 venne in tourneè in Europa, dove incontrò una serie di musicisti espatriati quali Bud Powell, Dexter Gordon, Kenny Drew e Ben Webster, che, contrariamente a quello che accadeva negli Stati Uniti, qui venivano rispettati e riveriti ed avevano la possibilità di suonare il jazz dei vecchi tempi del quale Griffin era innamorato.
Allora decise di trasferirsi a Parigi, suonando spesso al Blue Note e registrando numerosi album con musicisti locali. Quindi, sposatosi con una donna olandese, decise di trasferirsi lì nel 1973, prima del suo ritorno in Francia con la sua seconda moglie nel 1980 e del definitivo trasferimento ad Availles-Limouzine nel 1984 dove restò fino alla morte.
Fino agli ultimi anni però Griffin continuò regolarmente a suonare anche negli Stati Uniti diventando ospite fisso ed apprezzato in locali quali il Village Vanguard di New York e lo Jazz Showcase di Chicago.
Ora vorrei concludere quest'omaggio al grande The Little Giant, rievocando la mia esperienza nei due concerti che ho avuto la fortuna di assistere, e che entrambi, seppure in maniera diversa, sono stati fonti di grandi emozioni.
Il primo nel 1995 durante una edizione invernale di Umbria Jazz ad Orvieto, dove un Griffin in piena forma dette letteralmente spettacolo nella sua consueta magnifica riedizione di noti standard, rielaborati in maniera torrenziale con il suo fraseggio brillante e ricco di blues (leggendaria una versione di Blue Monk, per confermare la sua smisurata ammirazione per il pianista), con un pubblico in visibilio che richiedeva ripetutamente dei bis che Griffin puntualmente concedeva.
Di diverso tenore le emozioni vissute nel 2007, in un concerto a Bari, con il sassofonista, in precarie condizioni di salute e portato a braccia sul palco, più brillante in qualità di showman (divertentissimi i suoi duetti con la bella presentatrice) che di musicista, anche se pur a 80 anni non ha mancato di consegnare alcune delle sue zampate da leone, ma in condizioni fisiche così malandate da farne purtroppo presagire la fine.
L'impressione che da spettatore si è sempre avuta del Little Giant è quella, oltre che di un grandissimo musicista, di un personaggio semplice, ricco di umanità e di grande simpatia, capace di colpirti ed affascinarti a prima vista.
Ma soprattutto si è sempre avuto l'impressione di un personaggio profondamente innamorato della musica e dei suoi ascoltatori, che ha cercato fino all'ultimo di divertire ed emozionare.

Ecco un straordinario video registrato nel 1971 a Parigi, nel quale Griffin è accompagnato dal suo collega espatriato Arthur Taylor alla batteria, e con René Urtreger al piano e Alby Cullaz al basso. 

1 commento:

  1. Franco D'Andrea era il pianista Italiano favorito di Little Giant

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