venerdì 28 settembre 2012

REPLAY: Fine and Mellow - Billie Holiday

(Pubblicato originariamente il 15 novembre 2011)
L'8 dicembre 1957, il produttore della CBS, Robert Herridge, assemblò molti dei grandi pionieri del jazz per farli suonare insieme in diretta televisiva, come parte di "The Sound of Jazz". Una delle esibizioni più memorabili della serata fu certamente la versione di Billie Holiday di "Fine e Mellow."


Nel 1957, Billie Holiday aveva vissuto la sua parte di problemi con la droga e la vita dura, e la sua voce non era più quella di una volta. Eppure quel giorno, sul set di "The Sound of Jazz", era chiaro che lei era ancora un cantante con un impeccabile senso del tempo ed uno stile che poteva ancora trasmettere gioia e sofferenza. 
In questa intervista, Nat Hentoff, scrittore di musica e parte del team di produzione che organizzò "The Sound of Jazz", ricorda il momento clou della trasmissione:
La canzone che Billie cantò fu, per molte persone (me compreso), il momento culminante dello spettacolo ed era una delle poche composizioni che lei abbia mai scritto: "Fine e Mellow." E' essenzialmente un 12-bar blues. Quello fu l'unico blues che lei abbia mai scritto, anche se la lingua del blues, la trama del blues, il grido del blues era sempre parte di quello che cantava.
Billie Holiday in realtà non scriveva canzoni. Pensava a una melodia, la canticchiava, e poi il suo pianista o qualcun altro l'avrebbe orchestrata o arrangiata. 
E per quanto riguarda i testi, lei li scriveva e poi si consultava con qualcuno come Arthur Herzog, che era il co-autore di "Strange Fruit", che gli avrebbe composti in una forma più cantabile.
Il tema dei testi di "Fine and Mellow" era l'infedeltà, e Billie era un'esperta. Aveva spesso scelto degli  uomini sbagliati, ed era una delle ragioni, perchè poteva cantare questa canzone ed un sacco di altre che avevano a che fare con i sogni e le aspirazioni e le fantasie e il romanticismo, quando volgevano al peggio. Era una esperta di questo.
Il punto culminante dello spettacolo fu il duetto fra lei e Lester Young; lei gli aveva dato il suo soprannome, Prez, e lui la chiamava Lady Day, come poi tutti l'avrebbero chiamata. Erano stati molto vicini per molto tempo, ma poi ad un certo punto smisero di essere vicini. Si prestarono pochissima attenzione l'un l'altro, mentre provavano lo spettacolo.
Lester quella sera non stava bene. Doveva essere nella sequenza della big-band, ma non riusciva a farcela. Allora gli dissi: "Guarda, nella sezione di Billie"; lei era seduta su uno sgabello circondata solo da pochi musicisti. Dissi: "Ciò che devi fare è solo sederti e suonare."
Quando fece il suo assolo, nel bel mezzo di "Fine and Mellow," Lester si alzò in piedi e fece esplodere il più puro blues che abbia mai sentito.
Guardavo Billie e Lester interagire, lei lo stava guardando avendo negli occhi un leggero sorriso, e sembrava come se lei e Lester stessero ricordando altri tempi, tempi migliori. 
Nella sala di controllo, Herridge, il produttore, aveva le lacrime agli occhi. Così l'ingegnere ed anch'io. Era straordinariamente commovente. Penso che tutte le volte che lei ha cantato questa canzone, in sala di registrazione o dal vivo, credo che questa fu la performance che significò di più per lei.
Dopo che tutto fu finito, lei era così contenta di come fosse andata che si avvicinò e mi baciò. E questo per me vale più della Medaglia d'Onore del Congresso.

Questo video rappresenta probabilmente uno dei più grandi momenti di jazz mai trasmessi su una rete televisiva, Billie Holiday per l'occasione è sostenuta da una incredibile formazione di all-stars composta da Lester Young (sax tenore), Roy Eldridge (tromba), Doc Cheatham (tromba), Vic Dickenson (trombone), Coleman Hawkins (sax tenore), Gerry Mulligan (sax baritono), Mal Waldron (piano), Osie Johnson (batteria), Milt Hinton (basso), Ben Webster (sax tenore), Danny Barker (chitarra).

1 commento:

  1. un grande momento. la sfilata degli assoli è un vero gotha e Billie è staordinaria nel suo modo rilassato ma vigile di cantare. ma col blues lei non si esprimeva al massimo, meglio una banale canzonetta da rivoltare a proprio piacimento.

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