domenica 9 febbraio 2014

Nasce "Tracce di jazz"

Cari amici, ho l'enorme piacere di annunciare che oggi nasce un nuovo portale dedicato interamente alla musica jazz. Si chiama "Tracce di jazz" e nasce dalla passione di tre persone, nessuna delle quali è un musicista, nè a vario titolo collaboratore di case discografiche, promoter, agenzie o magazine dedicati.


Non siamo critici musicali, ma solo semplici jazz fans come la maggioranza di coloro che ci auguriamo ci leggano, con l'unico intento di trasmettere l'amore e la passione per questa meravigliosa musica. 
Con me ci saranno Roberto Dell'Ava, uno dei principali blogger italiani in ambito jazzistico (Mondo Jazz) e Fabio Chiarini, mio vecchio amico, con cui ho condiviso anni fa l'esperienza del sito CiaoJazz, all'epoca uno dei punti di riferimento del jazz in rete in Italia.
Ma la nostra intenzione non è certo quella di chiuderci in noi stessi, anzi saremmo lieti di accogliere contributi interessanti e stimolanti da parte di altri appassionati come noi, che non avrebbero altre possibilità di far ascoltare la propria voce. Allo stesso modo siamo disposti ad accettare anche collaborazioni più durature di persone che mostrino di condividere i nostri ideali e la nostra passione.
Da parte nostra ci impegniamo ad occuparci di jazz a 360°, andando ad esplorare con la stessa curiosità tutte le varie sfaccettature della nostra musica, cercando di mantenerci sempre al passo con i tempi, aggiornando continuamente sulle novità, ma senza perdere di vista la sua storia gloriosa, informando sulle notizie d'attualità e raccogliendo il meglio che la rete offre in ambito jazzistico.
Cercheremo di farlo, affrontando la materia in maniera possibilmente competente ed accessibile, anche per lettori meno esperti, in modo da cercare di avvicinare più gente possibile alla nostra meravigliosa musica.
Da parte mia, devo purtroppo annunciare che con la nascita di "Tracce di jazz" questo blog termina i suoi aggiornamenti; sono stati due anni e mezzo divertenti e spesso ricchi di soddisfazioni, ma ora ho deciso di dedicare tutte le mie forze alla crescita ed alla stabilizzazione del nuovo sito.
Ma questo non vuol dire che "Tracce di jazz" non avrà un proprio spazio social, tutt'altro.
Il mio blog si unirà a quello di Roberto per gestire un blog collaterale al sito, con il quale continuare a commentare e discutere su vari argomenti sia all'interno che all'esterno del mondo del jazz. 
Ci sarà anche una pagina di "Tracce di jazz" sui tre social network principali, Facebook, Twitter e Google +, nelle quali pubblicheremo sia il materiale tratto dal sito, sia materiale inedito ed esclusivo.
Spero che continuerete a seguirci (possibilmente sempre più numerosi) con lo stesso affetto e con la stessa costanza che avete avuto finora con il mio blog, io cercherò di trasferire al nuovo sito il mio entusiasmo e la mia passione per questa musica.

venerdì 7 febbraio 2014

"Febbraio In Musica" al Teatro Tor Bella Monaca di Roma

Dal jazz alla classica, il palcoscenico del Teatro Tor Bella Monaca a febbraio presenta una serie di appuntamenti imperdibili. 


Si comincia domenica 9 febbraio con la matinée a cura del Conservatorio di Santa Cecilia per il ciclo “Domeniche in musica” che vedrà in scena Maria Pia De Vito e il Cecilia Jazz Vocal Ensemble in "Vocal Geographies": un viaggio in jazz attraverso i continenti e i secoli”. 
Il concerto prevede una prima parte con One Heart three voices, che dà il titolo all'album inciso in Francia nel 2005 dalla stessa Maria Pia De Vito insieme a David Linx e Diederik Wiessels per arrivare a Birdland dell'austriaco Joe Zawinul, il brano simbolo dei Weather Report. 
Protagonista del concerto è il Cecilia Jazz Vocal Ensemble, nato all'interno della classe di Maria Pia De Vito di canto jazz e di musica d'insieme del Conservatorio. Questo gruppo di oltre venti elementi svolge una ricerca improvvisativa e di repertorio che spazia dalla polifonia del tardo rinascimento ad autori contemporanei, per una pratica della voce e dell'improvvisazione jazzistica applicata a materiale della più diversa origine storica e geografica. 
Lo dirige Maria Pia De Vito, che è attiva dal 1980 in campo jazzistico, collabora con importanti musicisti della scena jazz mondiale e partecipa a festival internazionali. La sua ricerca su canto e voce abbraccia diversi campi: dalla personale elaborazione della lingua e cultura napoletana attraverso l’improvvisazione e l’incontro con culture diverse, free jazz ed elettronica, la prossimità con la musica barocca, il lavoro sulla forma canzone senza limitazioni di genere. È docente di Canto Jazz presso il Conservatorio di S. Cecilia in Roma. 
Le matinées a cura del Conservatorio Santa Cecilia proseguiranno poi ogni domenica alle 11 con altri appuntamenti, il 16 febbraio con il concerto “Da Buscaglione a Sinatra” e il 23 febbraio con “I grandi arrangiatori”. 

Diana Torto a Ferrara

Sabato 8 febbraio (ore 21.30) i riflettori del Jazz Club saranno puntati su Diana Torto, una delle voci più espressive dell’attuale scena jazzistica europea, accompagnata dal lirismo e dalla poesia di un grande maestro come John Taylor al pianoforte e da un ospite speciale, Julian Siegel ai sassofoni. Il trio presenterà Three Sides of a View, tre voci, tre differenti punti di vista per un vibrante dialogo in musica.


Reduce da Conversazioni con Noam Chomsky, la talk-opera su e con Noam Chomsky (regia di Fabio Cherstich, musiche di Emanuele Casale) andata in scena all’Auditorium Parco della Musica di Roma lo scorso gennaio, Diana Torto torna a fianco di John Taylor per calcare il palcoscenico del Torrione San Giovanni e presentare Three Sides of a View.
L’inossidabile collaborazione quasi decennale tra la cantante pescarese ed il pianista di Manchester, definito da The Guardian “Uno dei più grandi esecutori del jazz contemporaneo”,  ha raggiunto un equilibrio tale per cui l’identità musicale e umana dei due artisti ha trovato ideale compiutezza. 
Peculiare è infatti lo straordinario interplay che sorprende ogni volta laddove da ogni singola sfumatura, sia essa nota di pianoforte o canto, si dipanano nuovi racconti frutto di un vibrante caleidoscopio musicale.
Il percorso di Diana Torto è costellato da molteplici successi, basti menzionare che si tratta dell’unica cantante al mondo ad essere stata invitata per otto volte consecutive dalla prestigiosa WDR Big Band nell’arco di soli cinque anni. 
Da segnalare poi, oltre al già citato sodalizio con John Taylor, la collaborazione stabile con Kenny Wheeler con cui si è esibita in diverse formazioni partecipando altresì al tour inglese per l’ottantesimo compleanno del celebre trombettista e compositore canadese. 

giovedì 6 febbraio 2014

Stan Getz - Munich Philharmonic Hall 1990 (video)

Questo concerto, registrato alla Munich Philharmonic Hall, il 18 luglio 1990 è considerato l'ultimo registrato di Stan Getz, prima della sua morte, avvenuta il 6 giugno del 1991. La formazione del concerto era composta da Stan Getz (sax tenore), Kenny Barron (piano), Alex Blake (basso), Terri Lyne Carrington (batteria), Eddie Del Barrio, Frank Zottoli (synthesizer).


Stan Getz stava avendo un'estate piuttosto eccezionale del 1990, quando questa performance ebbe luogo presso la Sala Filarmonica di Monaco, in Germania. 
Aveva recuperato con successo dalla rimozione di un tumore maligno e sembrava che il susseguente cancro al fegato stesse cominciando a calare grazie ad una rigorosa dieta macrobiotica. Era sobrio da cinque anni, aveva un nuovo amore nella sua vita e, sopratutto, i suoi passaggi al sax erano ancora intatti. 
Ascoltando questo concerto, da cui è stato tratto un album doppio, si può quasi sentire l'esuberanza che un Getz rivitalizzato, sentiva in questi momenti. Era in buona forma ed il suo caratteristico lirismo non era diminuito dai suoi 63 anni autodistruttivi nel mondo del jazz. 
Ma mentre questo risulta un meraviglioso addio ad un gigante del jazz, questo ultimo concerto registrato non sembra affatto una retrospettiva sulla carriera di Stan Getz. 

Enrico Pieranunzi - The day after the silence

L'etichetta AlfaMusic ha appena ripubblicato The day after the silence, album del 1976 per piano solo di Enrico Pieranunzi, primo numero della collana Enrico Pieranunzi The Early Years.


"The day after the silence", a quasi quarant'anni dalla sua prima pubblicazione può ritenersi un Album..."contemporaneo", perché uno degli aspetti del presente jazzistico è proprio la varietà di riferimenti, lo sguardo senza pregiudizi a tutto il passato al fine di costruire in modo nuovo la musica di oggi, cioè una maniera di concepire il jazz di cui Pieranunzi è stato, in Italia, uno dei primi esempi. Tra l'altro, gli influssi più avvertibili nel suo linguaggio di allora erano quelli di McCoy Tyner e Chick Corea, soprattutto per la concezione armonica di tipo tonale-modale, mentre le sue composizioni si rivelavano già personali e interessanti, offrendo un florilegio di situazioni differenti che rifletteva un mondo musicale ricco di spunti e di fantasia.
Un gioiello musicale di grande interesse, che era doveroso recuperare e in cui troviamo quella parte della personalità di Pieranunzi divenuta, negli anni, un retaggio sotterraneo, ma sempre vivo, nel suo ricco e immaginifico mondo musicale.

Quando Enrico Pieranunzi incise questo album, il primo in piano solo della sua carriera e il secondo in assoluto, l'Italia stava attraversando una fase politica esplosiva, di cui si sentivano gli effetti anche sulla nuova scena jazzistica, nella quale stava cominciando a ridursi lo iato con gli altri paesi europei; il jazz italiano si apprestava a vivere un vero e proprio rinascimento, che avrebbe portato a una crescita esponenziale nella quantità di musicisti e nella varietà delle tendenze. 
Dal periodo di isolamento dei grandi solisti come Basso, Valdambrini, Cerri, Kramer, modellati sul linguaggio americano, o degli artisti d'avanguardia, di marca più europea, come Gaslini, Intra o il Modern Art Trio, che davano respiro internazionale a un panorama nel quale c'era posto solo per l'eccellenza, si passò così a una fase ricca di talenti e proposte, nella quale Enrico Pieranunzi cominciò ad affermarsi grazie all'originalità e alla maestria tecnica ed espressiva presenti nella sua musica e di cui questo Cd è una chiara testimonianza. 
Negli anni settanta vennero infatti alla ribalta un gran numero di nuovi musicisti, che si affermeranno nel decennio successivo animando una scena completamente rinnovata, alla radice di quella odierna, e nasceranno anche le prime scuole popolari di musica, come quella del Testaccio, di cui proprio il pianista fu uno dei fondatori. Ma, nel clima generale di una fase storica cruciale, la sua figura rappresentava, per vari motivi, un'anomalia. 

Vijay Iyer - Mutations

E' stato appena pubblicato, per l'etichetta Ecm, il nuovo album del pianista indo-americano Vijay Iyer, intitolato Mutations, che presenta una formazione che presenta il piano ed un quartetto d'archi.

Mutations rappresenta il primo album di Vijay Iyer come leader per la ECM, ed è una registrazione che amplia la percezione del lavoro del pianista-compositore. 
Al suo centro c'è "Mutations I-X", una composizione scritta per quartetto d'archi, pianoforte ed elettronica. 
Un pezzo importante costruito su cellule e frammenti, che vira attraverso molte atmosfere, di momento in momento, propulsivo, avvolgente, lirico, luminescente, e stranamente bello.
Attraverso l'interattività tematica, l'intreccio di trame sonore acustiche ed elettroniche, e di alcuni decisivi interventi di improvvisazione su musica scritta, Vijay Iyer ha creato una suite multi-sfaccettata il cui soggetto è il cambiamento.
La Mutations suite è incorniciata da tre affermazioni personali: Spellbound and Sacrosanct, Cowrie Shells e Shimmering Sea, una lettura per pianoforte solo di una delle prime composizioni di Iyer, e Vuln, Part 2 e When We're Gone, pezzi creati nell'estate del 2013.

martedì 4 febbraio 2014

Ted Nash Big Band: "Chakra" - Live at the Lincoln Center (video)

Lo scorso 2 novembre la favolosa Ted Nash Big Band è stata ospite del Lincoln Center di New York, dove ha presentato dal vivo il suo ultimo progetto discografico Chakra


Per l'occasione la big band era composta da Ted Nash - conduttore, sax alto, flauto; Ben Kono - sax contralto, sax soprano, flauto, clarinetto; Charles Pillow - sax alto, clarinetto, flauto, ottavino; Dan Willis - sax tenore, clarinetto; Anat Cohen - sax tenore, clarinetto; Paul Nedzela - sax baritono, clarinetto basso; Kenny Rampton - tromba; Alphonso Horne - tromba; Ron Horton - tromba; Tim Hagans - tromba; Alan Ferber - trombone; Mark Patterson - trombone; Charley Gordon - trombone; Jack Schatz - trombone basso; Christopher Ziemba - pianoforte; Martin Vento - contrabbasso; Ulysses Owens - batteria.
Il polistrumentista Ted Nash esplora nuove tessiture e colori, creando un sound fresco espresso dall'emozionante ed imponente setting della Big Band.
Nash ha appena pubblicato il suo dodicesimo album da solista, "Chakra" dedicato ai sette chakra, e presenta una favolosa big band di ben 16 elementi presi tra alcuni dei più grandi musicisti di New York, con la quale esegue una nuova lunga composizione divisa in sette movimenti.

Shanir Blumenkranz "Abraxas" ad Aperitivo in concerto

Domenica 16 febbraio 2014, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano, “Aperitivo in Concerto” presenta un affascinante progetto dedicato alla musica di John Zorn, artista con cui da anni la rassegna ha stabilito uno stretto rapporto di collaborazione. 


Il gruppo Abraxas, guidato dal bassista Shanir Ezra Blumenkranz (collaboratore da anni dello stesso Zorn), rilegge in modo originalissimo, teatrale e trascinante, parte della produzione compositiva zorniana inserita nella raccolta denominata “Book of Angels”.
Blumenkranz (che si è anche esibito a fianco di artisti come George Garzone, Satoshi Takeshi, Hank Roberts, Daniel Carter, Sabir Mateen, Roy Campbell Jr., Tony Malaby, Jim Pugliese, Jamie Saft, Anthony Coleman, Mark Dresser, Anthony Braxton, Sonny Simmons, Ned Rothenberg, Marty Erlich, Trevor Dunn, Susie Ibarra, Cyro Baptista, Marc Ribot, Kenny Wollesen, Joey Baron, Erik Friedlander, Roberto Rodriguez, Louie Belogenis, Ikue Mori) e Abraxas reinterpretano l’universo creativo di Zorn in un modo del tutto innovativo e originale, esplorando innanzitutto le sue radici ebraiche, che in esso assumono la veste particolarissima di una tradizione mediorientale reinventata quanto inventata: il materiale linguistico è inconfondibilmente e arcaicamente ebraico, utilizzato però per composizioni che “trasportano” nella contemporaneità un mondo antichissimo e di radicali coerenza e personalità. 
Blumenkranz (che fa largo uso della peculiare, ancestrale sonorità del gimbri, conosciuto anche come guembri o sintir, strumento a tre corde utilizzato soprattutto dagli Gnawa, popolazione marocchina discendente dagli schiavi neri provenienti dai paesi dell'Africa a sud del Sahara) “spinge” la forza espressiva di tali arcane melodie ancora più oltre.

Note Noire - Incontri

Note Noire è un quartetto che unisce nel proprio repertorio il mondo musicale mediterraneo e quello mitteleuropeo. 


La musica è il guado possibile tra queste due sfere così inconsapevolmente collegate da tradizioni sonore conservate riposte nelle abili, preziose mani dei musicisti zigani; ma la musica non è mai pura conservazione e sempre trova la propria strada, come fa l'acqua, come fanno i popoli quando per necessità si muovono. 
Non è un caso che il suono di Note Noire si ispiri a quello degli ensembles di Django Reinhardt, vero e proprio traghettatore della musica europea verso il jazz nel periodo tra le due guerre, ma, allo stesso tempo, vettore di un'enorme quantità di timbri ed espressioni tipici della tradizione dei popoli del Vecchio Mondo.
La ricerca sonora di Note Noire parte dalle corde dei bouzouki rebetiko di Markos Vamvakaris per spingersi fino ai violini zigani dell'orchestra di Sandor Lakatos e alle più familiari composizioni di Goran Bregoviç, ma il quartetto inevitabilmente apre questi patrimoni a soluzioni figlie del suo tempo. 

Multiculturita “Europe Contest”

Terza edizione per il Multiculturita “Europe Contest”, organizzato dall’associazione Multiculturita J.S., con la direzione artistica di Michele Laricchia e il coordinamento artistico di Alceste Ayroldi.


Finalità del concorso è promuovere progetti musicali innovativi nell’ambito della musica afroamericana (jazz, blues, funky, soul, rhythm and blues, fusion), fornendo a talenti e gruppi emergenti l’opportunità di esibirsi di fronte a una giuria composta da musicisti professionisti e critici di settore, direttori artistici, oltre al pubblico.  
Il Multiculturita “Europe Contest” intende così promuovere la cultura e la pratica della musica afroamericano sul territorio e dare visibilità a giovani impegnati nella ricerca e nello sviluppo stilistico ed esecutivo di tale musica. 
Possono partecipare, solisti, gruppi, band, ensemble, la cui età non superi il trentacinquesimo anno. Nel caso dei gruppi (anche band o ensemble), si intende che l’età media non superi il trentacinquesimo anno di età. I progetti che verranno presentati dovranno contenere anche – e almeno – due brani originali a firma del solista, ovvero di un rappresentante del gruppo, band o ensemble. 
La partecipazione al concorso è totalmente gratuita.  
I premi: Euro 1.000,00 per il I° Classificato; euro 500,00 al secondo classificato. 
Al primo classificato sarà anche attribuito n.1 contratto per la partecipazione all’edizione 2015 del Basilijazz, rassegna partnership del contest. 
I gruppi che intendano partecipare dovranno inoltrare, a mezzo Poste Italiane o corriere, entro e non oltre il termine di adesione, fissato al 24 maggio 2014, la seguente documentazione: